Che il deficit non debba essere più un tabù, gli economisti della MMT (Teoria Monetaria Moderna) lo dicono d tempo.
Ora non sono più gli unici.
Ora non sono più gli unici.
Intervista a Stéphanie Kelton.
di Riccardo Staglianò
Senza che nessuno ce l’abbia detto stiamo vivendo un assaggio di «Teoria Monetaria Moderna» (MMT). E, a occhio, non ci dispiace. D’altronde cos’altro è il permesso di Bruxelles agli Stati membri di spendere senza preoccuparsi dei sacri vincoli di bilancio, con la fondamentale complicità della BCE che comprerà debito pubblico fino a quando serve?
Senza che nessuno ce l’abbia detto stiamo vivendo un assaggio di «Teoria Monetaria Moderna» (MMT). E, a occhio, non ci dispiace. D’altronde cos’altro è il permesso di Bruxelles agli Stati membri di spendere senza preoccuparsi dei sacri vincoli di bilancio, con la fondamentale complicità della BCE che comprerà debito pubblico fino a quando serve?
Tra sirene di ambulanza e bollettini medici l’opinione pubblica ha altro a cui pensare ma, rispetto all’ortodossia economica europea, non è un’eresia da poco. La stessa che da anni predica la scuola scismatica americana di cui Stephanie Kelton, professoressa all’università Stony Brook e alla New School di New York, nonché autrice di Il mito del deficit, è probabilmente l’interprete più convincente.
Piccolo assaggio, perché il menu completo dice che «i governi che emettono la propria valuta non possono mai “finire i soldi”, né possono diventare insolventi sui titoli di debito emessi nella loro stessa valuta. Perché possono semplicemente creare dal nulla "tutto il denaro di cui hanno bisogno"».
Servono più terapie intensive? Ristori a chiunque abbia perso qualcosa?
Stampando moneta si può ...


























