mercoledì 11 novembre 2020

L’agricoltura del non fare di Masanobu Fukuoka

 
Masanobu Fukuoka è considerato il pioniere dell’agricoltura naturale. La sua agricoltura del non fare dal Giappone è diventata famosa in tutto il mondo.

Siamo abituati a pensare che coltivare l’orto debba essere sempre molto faticoso e che sia difficile adattare alle nostre esigenze il terreno che abbiamo a disposizione. Fukuoka nel corso degli anni ha ribaltato questo punto di vista molto comune e ci ha insegnato che l’agricoltura dovrebbe basarsi sempre sui cicli della natura.

In poche parole, non far niente è il miglior metodo agricolo. 
Cosa significa? 
Significa che per coltivare non bisogna utilizzare pesticidi o fertilizzanti e che si possono ridurre al minimo i propri sforzi.

Fukuoka dopo aver studiato botanica all’università iniziò a approfondire le malattie delle piante seguendo però ancora una prospettiva accademica. 
Dopo una grave malattia – una polmonite che avrebbe potuto ucciderlo a soli 25 anni – Fukuoka cambiò la propria prospettiva sulla vita e decise che dedicandosi all’agricoltura naturale doveva lasciare un dono a tutta l’umanità ...


Agricoltura del non fare, i principi fondamentali di Fukuoka

Per Fukuoka stare a contatto con la natura è fondamentale così come coltivare le piante in modo naturale.

Fukuoka è riuscito a ideare un metodo agricolo rivoluzionario in grado di assicurare rese abbondanti limitando al minimo gli interventi in campo, evitando le lavorazioni del terreno e l’impiego di concimi e pesticidi di qualunque tipo.

L’agricoltura del non fare di Fukuoka è stata diffusa in Europa dall’agronoma spagnola Emilia Hazelip.

L’agricoltura del non fare di Fukuoka nasce dall’osservazione della natura e del suolo per comprendere quali sono i processi naturali che permettono di mantenere il suolo un organismo autonomo e in grado di rigenerarsi senza l’intervento dell’uomo, dunque senza fertilizzanti.

Sono le piante stesse che aiutano a mantenere la fertilità del terreno. Nell’agricoltura del non fare l’orto va progettato in modo che sia autonomo e che non richieda troppi interventi da parte dell’uomo.


Agricoltura del non fare passo dopo passo

Vediamo come dovremmo iniziare a creare un orto di sussistenza ispirandoci agli insegnamenti di Fukuoka sull’agricoltura del non fare.

1) Ripulire il suolo dalle radici delle piante spontanee e formare delle aiuole o dei letti rialzati dove coltivare.

2) Creare un sistema di irrigazione goccia a goccia per ridurre gli sprechi d’acqua.

3) Procedere alla semina.

4) Ricoprire le aiuole con della paglia, che serve per proteggere il suolo e per arricchirlo di microrganismi buoni.

5) Circondare le aiuole con delle piante che le proteggano dai parassiti, ad esempio tagete, nasturzio, lavanda e basilico.

6) Sistemare archi e sostegni in legno o in fil di ferro per agevolare la crescita delle piante.

7) A questo punto non vi resterà che godere dei frutti del vostro raccolto. Solo a fine stagione dopo aver raccolto gli ortaggi, dovrete intervenire per tagliare le piante lasciando però le loro radici nel terreno in modo che contribuiscano a fertilizzarlo in modo naturale.


Masanobu Fukuoka, i libri

Per chi volesse approfondire le tematiche dell’agricoltura naturale e il metodo Fukuooka suggeriamo la lettura di due libri molto interessanti che vi aiuteranno a scoprire come coltivare l’orto nel rispetto dell’ambiente e senza troppa fatica.

L’agricoltura del non fare

Masanobu Fukuoka: l’agricoltura del non fare è un libro scritto da Larry Korn che ha conosciuto molto da vicino la filosofia e il metodo di lavoro del pioniere dell’agricoltura naturale. 

Oltre a narrare il lungo percorso che ha portato l’autore de “La rivoluzione del filo di paglia” ad abbandonare la sua carriera di fìtopatologo per dedicarsi all’agricoltura del non fare, in queste pagine Korn illustra, attraverso le parole di Fukuoka, le basi scientifiche e pratiche del suo metodo di coltivazione.

La rivoluzione del filo di paglia

La rivoluzione del filo di paglia è l’opera che Masanobu Fukuoka ha voluto scrivere per lasciare in eredità al mondo il proprio pensiero e le proprie pratiche di agricoltura naturale. Questo libro rappresenta un punto di svolta per riavvicinarsi con occhi fiduciosi e non distruttivi alla natura, tenendo conto che l’uomo può coltivare il proprio cibo senza usare sostanze dannose e senza inquinare l’ambiente.

Chi di voi ha già sperimentato l’agricoltura del non fare e coltivato un orto sinergico?

Marta Albè










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