giovedì 25 agosto 2016

La rabbia

Vincenzo Bilotta


Sin da piccoli si è portati a provare rabbia. Nella prima infanzia, infatti, può capitare che i nostri genitori non soddisfino le nostre richieste e che scatenino in noi, per ciò stesso, l'emozione rabbia. 

Essa è, a mio parere, l'emozione più deleteria che un essere umano possa provare in quanto può portare a conseguenze disastrose sia per chi la prova sia per chi si trova ad interagire con il soggetto arrabbiato.

Da piccoli, come da adulti, gli schemi che provocano la rabbia hanno la stessa caratteristica e cioè quella di porre di fronte a noi una situazione che viene a deludere quelle che sono le nostre aspettative e che proprio per questo non è da noi accettata. 

Ma ciò che mi preme sottolineare è che, dal momento in cui nasce l'emozione rabbia, essa provoca in noi un comportamento di reazione inconsapevole che ricalca schemi appresi in precedenza dai nostri genitori o dalle persone che abbiamo osservato da vicino arrabbiarsi durante la nostra infanzia...

mercoledì 24 agosto 2016

H.A.A.R.P., terremoti, paura, cervello..

Proponiamo alcuni estratti da un articolo scritto da Alessio Di Benedetto ed intitolato Angeli, non suonate quest'arpa. 

Come è noto, con H.A.A.R.P. si intende un gigantesco sistema di antenne ubicate a Gakona (Alaska), il cui scopo ufficiale è lo studio della ionosfera, ma che in realtà è una potente arma per manipolazioni climatiche e tettoniche. 
Occorre ricordare che impianti simili, altrettanto potenti, sorgono anche altrove, in Svezia, Russia, Francia, Italia... 

Lo studio di Alessio Di Benedetto è un contributo fondamentale, poiché dovuto ad un esperto nel campo delle frequenze: l'autore, infatti, è docente di Storia ed estetica musicale presso il conservatorio di Foggia. Ha scritto numerosi libri di argomento musicale, in cui spazia dalla storia antica alla fisica, dalla simbologia alle scienze di frontiera. Le sue numerose pubblicazioni hanno riscosso grande successo di critica e di pubblico. 

Chi meglio di Di Benedetto dunque, abituato a disquisire di armoniche, frequenze, vibrazioni... può comprendere i veri fini di H.A.A.R.P.? 
Il testo illumina, con mirabile chiarezza e sulla base di investigazioni scientifiche, la relazione tra risonanza Schumann, la pulsazione naturale della Terra, e l'inquinamento elettromagnetico...

martedì 23 agosto 2016

La follia e la realtà

I fisici, con un processo di rielaborazione ancora lento ed esitante, si stanno rendendo conto che il cosiddetto “modello standard” del reale, che con tanta difficoltà è riuscito parzialmente a unificare la dottrina atomica di Bohr con la cosmologia di Einstein, è soltanto un' approssimazione rozza del vero, valida entro parametri limitati, come lo era l’universo–orologio concepito dal meccanismo di Cartesio e Newton.

Nel mondo reale, al di fuori della scala limitata offerta dai nostri sensi e dai nostri processi razionali e istintivi, non ci sono certezze ma soltanto probabilità. Il tempo non è lineare, bensì si ramifica, torna su se stesso, scorre al contrario. 

E soprattutto la percezione non è PURO ATTO DI REGISTRAZIONE DELL’ESISTENTE, ma è ciò che in effetti DETERMINA il piano di realtà sul quale stiamo agendo. I fenomeni si definiscono e si completano in quanto li percepiamo, altrimenti rimangono in uno stato di indeterminazione probabilistica,non-vivi e non-morti come il gatto di Schroedinger.

Gli scienziati di vecchia formazione, concettualmente inadeguati ad affrontare in modo consapevole questo stato di cose, continuano ad elaborare il tutto in formule che si basano sui soliti modelli, tagliandone via le variabili di cui non sanno come tenere conto.
I filosofi, digiuni di matematiche e intrisi di ottocentesco razionalismo, percepiscono tuttavia che qualcosa sta cambiando e, incapaci per difetto d’ingegno di afferrare il nuovo, ricorrono ad architetture deboli per mascherare la loro inettitudine ad affrontare la rivoluzione in atto.

I letterati, digiuni di tutto fuorché del proprio ego, non hanno ancora capito nulla di quel che sta succedendo e hanno ridotto la narrativa moderna a pamphlet politico, o a catena di montaggio per esercizi d’evasione, o a pratica psico-masturbatoria...

lunedì 22 agosto 2016

Il terzo occhio

Il terzo occhio dello sciamano

La ghiandola pineale viene detta “terzo occhio”, poiché secondo antiche credenze, una volta attivata, conferirebbe la vista interiore, cioè la capacità di accedere a poteri psichici ed a livelli elevati di conoscenza.

La ghiandola pineale o epifisi (dal greco epi-fysin, che significa al di sopra della natura) è una ghiandola endocrina situata nell’epitalamo, tra diencefalo e terzo ventricolo, attraverso il quale comunica con il liquor cerebro-spinale (o cefalo-rachidiano). Circondata dal sistema limbico, con la base collegata al talamo ottico, l’epifisi si trova tra i due emisferi, al centro del cervello.

Grande più o meno come una nocciola (diametro circa 10 mm, peso 150-200 mg), la pineale ha un colore rosso bruno ed una forma simile ad una pigna, da cui deriva la sua denominazione. È riccamente vascolarizzata, in quanto riceve il più abbondante flusso sanguigno di qualsiasi altra ghiandola del corpo.

Nella parte interiore sono presenti fotorecettori (bastoncelli) simili a quelli presenti nella retina. La pineale viene detta “terzo occhio” poiché, secondo antiche credenze, una volta attivata, conferirebbe la vista interiore, cioè la capacità di accedere a poteri psichici ed a livelli elevati di conoscenza. Infatti nell’antico Egitto l’occhio di Ra o occhio di Horus si identifica col terzo occhio presente, peraltro, anche nella banconota del dollaro americano. Tuttavia, in generale, l’epifisi è simbolicamente rappresentata presso varie culture come una pigna...

domenica 21 agosto 2016

I segreti occulti della pigna nell'arte e nell'architettura

Il simbolo della pigna è uno degli emblemi più misteriosi che si possono trovare nell’arte antica e moderna oltre che nell’architettura. 

Pochi studiosi se ne rendo conto, ma la pigna allude al più alto grado di illuminazione spirituale possibile.

Ciò venne riconosciuto da varie culture antiche e il simbolo può essere trovato tra le rovine indonesiane, Babilonesi, Egiziane, Greche, Romane, e Cristiane, solo per citarne alcune. Appare anche nei disegni delle tradizioni esoteriche, come nella Massoneria, nella Teosofia, nello Gnosticismo e nel Cristianesimo esoterico.

La pigna mantenne il suo significato originale nelle varie incarnazioni: Simboleggia un organo, la “ghiandola pineale” o “Terzo Occhio”, che tutti noi possediamo...

sabato 20 agosto 2016

Kemosh e Yahweh


Chemosh (o Kemosh) era la divinità dei Moabiti ed il nome probabilmente significava "distruttore", "dominatore", o "dio dei pesci". L'etimologia esatta di "Chemosh" è sconosciuta. Il nome del padre di Mesba, Chemosh-melek ("Chemosh è Malik," o "Chemosh è re"; si veda la riga 1 della Stele di Mesha), indica la possibilità che Chemosh e Malik (o Moloch) siano la stessa persona ..

In Giudici 11 Jefte, comandante delle forze israelite, sta combattendo con Ammoniti, Moabiti… e nella controversia con il re di Ammon dice (versetto 24):

“Non possiedi tu quello che Kemosh, tuo elohim, ti ha fatto possedere? Così anche noi possediamo tutto ciò che Yahweh, elohim nostro, ha dato in possesso a noi”.

Yahweh e Kemosh sono evidentemente uguali, hanno gli stessi diritti e gli stessi poteri, nessuno dei due è considerato superiore all’altro.

Annoto due cose:
la prima è che questo è uno dei tantissimi errori commessi dai masoreti che hanno attribuito agli ammoniti l’elohim Kemosh che invece era l’elohim dei moabiti: pazienza… poco ci importa in questa fattispecie (di errori ne hanno commessi circa 1500, come ha rilevato il Prof. Menachemk Cohen, Univ. Bar-Illan, Tel Aviv).
La seconda annotazione è che questi elohim di rango inferiore combattevano tra di loro per dei fazzoletti di terra, mentre i loro colleghi più alti in grado si occupavano dei grandi imperi...

venerdì 19 agosto 2016

La storia di "Amicizia"

Ripropongo, in forma aggiornata, questo articolo precedentemente pubblicato qui il 29 luglio 2013.
Catherine


Nikola Duper

Certe volte la vita ci sorprende con dei risvolti inaspettati. Molti di voi mi conoscono come un modesto ricercatore che da anni si dedica al fenomeno dei cerchi nel grano.

L’ufologia è sempre stata un mio forte interesse, ma non ho mai approfondito la tematica a tal punto da poter essere considerato un esperto. Però, grazie ai cerchi nel grano, ho conosciuto molte persone che studiano ufologia in Italia e all’estero.
Forse proprio per la mia attività nell'ambito del mistero, e per le mie conoscenze degli ambienti ufologici, è iniziata per me una vicenda che ha degli aspetti imprevedibili.

Nell’ottobre del 2008 sono stato contattato da una persona che, avendo sentito che mi occupavo dei cerchi nel grano, voleva conoscermi. Mi sono presentato all’appuntamento, abbiamo chiacchierato per più di un’ora e poi questa persona mi ha chiesto se potevo aiutarla nella divulgazione, del tutto disinteressata, di una storia molto importante. La persona stessa non poteva, per alcune ragioni, presentarsi “allo scoperto”, e quindi serviva un tramite. Ho risposto che avrei aiutato volentieri, nel limite delle mie possibilità, e ci siamo dati un appuntamento per due mesi dopo.

Infatti, ci siamo rincontrati nel gennaio del 2009 e ho saputo che il mio interlocutore è stato, per una lunga parte della sua vita, uno dei protagonisti diretti della cosiddetta “Amicizia”...