Per anni abbiamo raccontato la storia dell’universo giovane come un tumulto ancora informe. Le prime galassie, secondo i modelli classici, erano piccoli agglomerati disordinati, dominati da instabilità, collisioni e turbolenze: tutt’altro che pronti a scolpire bracci a spirale netti e simmetrici. Le strutture eleganti - i dischi sottili, i bulge ben definiti, le spirali a grande disegno - venivano considerate il risultato di una lunga maturazione cosmica, il frutto di miliardi di anni in cui la gravità avrebbe lentamente ordinato il caos. Eppure, come spesso accade in cosmologia, la realtà osservata supera l’immaginazione.
Quando il James Webb Space Telescope ha osservato uno degli angoli più dinamici del cielo, l’ammasso di Pandora (Abell 2744), ha trovato qualcosa che ha lasciato perplessi anche i ricercatori più cauti: una spirale perfettamente formata, antica non nel contenuto ma giovanissima nell’epoca in cui è apparsa. L’hanno chiamata Alaknanda, un nome che evoca un fiume sacro, una sorgente luminosa, un ponte simbolico verso la Via Lattea. E forse non c’era scelta migliore ...









