Ci sono storie che diventano virali perché toccano un nervo scoperto dell’opinione pubblica, e poi ci sono storie che sembrano arrivare sulla scena già perfettamente confezionate, con il protagonista giusto, il messaggio giusto, i media pronti, gli amplificatori già posizionati e la politica che, quasi per magia, possiede già la risposta legislativa al problema appena esploso.
La vicenda di Jacob Coxon appartiene, almeno per come si sta delineando, molto più alla seconda categoria che alla prima. La narrazione che ci viene proposta è semplice e potentissima: un ricercatore di Anthropic abbandona una delle aziende più importanti del settore perché profondamente preoccupato dai rischi dell’intelligenza artificiale, rompe il silenzio e avverte il mondo che non siamo pronti per ciò che sta arrivando.
La storia perfetta: abbiamo il whistleblower, il colosso tecnologico, la minaccia esistenziale, il coraggio individuale di chi decide di parlare nonostante tutto.
Il problema comincia quando si guarda a ciò che accade intorno a quella storia, perché a quel punto la spontaneità diventa sempre più difficile da distinguere da una campagna preparata in precedenza...









