mercoledì 17 ottobre 2018

I miti di Cthulhu - Lovecraft


Quando la fantasia somiglia alla realtà a volte ci si chiede quali delle due abbia ispirato l'altra ..
Catherine


Il 16 luglio 1906, all’età di 16 anni, lo scrittore Howard Phillips Lovecraft - morto nel 1937 a 46 anni - scriveva una lunga lettera alla rivista Scientific American nella quale sulla base delle sue profonde conoscenze astronomiche congetturava la esistenza di un altro pianeta oltre la orbita di Nettuno.

Lovecraft aveva così previsto con quasi 25 anni di anticipo la scoperta del pianeta più lontano (anche se si parla oggigiorno di un ulteriore “ Pianeta X “) del nostro Sistema Solare: Plutone - scoperto nel 1930 (1). La lettera fu pubblicata poi sulla stessa rivista il mese successivo.

Ho deciso di esordire con questo episodio in questo mio articolo perché esso rappresenta solo uno dei numerosi esempi che porterò a sostegno di una tesi che vedrà il personaggio H.P. Lovecraft, o più semplicemente HPL, non più nella comune immagine di scrittore “solitario di Providence“, la sua città natale, quanto nella a mio parere molto più calzante veste di “veggente“, o meglio di incredibile precursore dello attuale e alternativo nuovo modo di ripensare la Origine e la Storia della Terra e dell’Uomo, che piano piano sta prendendo piede nella vita quotidiana delle attuali generazioni di studiosi di frontiera, ben oltre la ristretta cerchia dei collaboratori e lettori di riviste specifiche.

Molti di voi avranno saputo di Lovecraft, come il sottoscritto fino a poco tempo fa, come di un grandissimo delle letteratura dell'orrore della prima meta del ‘900, definito infatti dai critici come un vero e proprio “Copernico dell’Horror “, e già questo sarebbe sufficiente a porlo tra i grandi di questo genere dello occulto, secondo (forse) solo ad Edgar Allan Poe ...

martedì 16 ottobre 2018

Un altro mondo è possibile. Lettera dalla Kirghisia

Un paese dove si lavora tre ore al giorno, dove non ci sono scuole, ma “valli della vita”, dove al compiere dei 18 anni ognuno riceve dallo Stato una casa da abitare, dove si mangia tutti insieme in lunghe tavolate che riservano sempre un posto in più, perché “chi arriva deve avere la sensazione che gli altri, tutti gli altri, lo stavano aspettando.”

Questo paese è la Kirghisia. Esiste davvero o è un luogo immaginario? Non importa saperlo: se lo puoi pensare, allora esiste.

Silvano Agosti, regista e scrittore, l'ha pensato e visitato e, da lì, ha inviato lettere agli amici, dove racconta il suo viaggio attraverso questa terra ideale; tanto ideale quanto semplice nelle sue regole. Le dieci Lettere dalla Kirghisia (giunto alla sesta edizione) sono la possibilità di un altro mondo, fatto a misura di donne e uomini.

In Kirghisia, il tempo non è denaro, ma un tesoro prezioso da spendere con gli altri; il lavoro non è una costrizione, ma l'espressione della propria creatività; la scuola non esiste, perché per imparare è sufficiente giocare, confrontarsi, sbagliare, essere liberi. Chi ruba non viene carcerato o condannato, ma deve vestire di giallo per il periodo equivalente a quello che, altrimenti, dovrebbe trascorrere in cella, perché “la sola condanna possibile è la consapevolezza del delitto.” ...

lunedì 15 ottobre 2018

La distanza da Sé

Non c’è niente lì fuori che possa colmare il vuoto che ti separa da te stesso.

Esiste uno spazio piccolissimo ma allo stesso tempo così difficile da colmare. Una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un’infinità di tesori e segreti preziosi da tempo celati all’interno di ognuno di noi.

Questa distanza è tutto ciò che ti separa da te stesso, dal tuo vero te stesso, quello che continui a cercare ancora là fuori nel mondo, tentando di mendicare approvazione, gratificazione e sicurezza, ma non c’è nulla che possa arrivare dall’esterno a colmare questa piccola/enorme lacuna, solamente tu lo puoi fare, tu e nessun altro per te.

Avere tutto, ma non se stessi

Gli esempi di questa evidenza li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La storia più o meno recente pullula di persone che nella vita, hanno avuto tutto ciò che un essere umano possa desiderare a livello materiale, ricchezza, fama, successo, abbondanza di ogni bene di consumo, hanno avuto tutto e anche oltre, eppure hanno concluso la loro esistenza miseramente, soli, spesso stroncati da overdose letali di droga, da suicidi e da crisi depressive sconvolgenti. Perché? ...

domenica 14 ottobre 2018

Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.

di Noam Chomsky (basato su dibattiti tenuti in Illinois, New Jersey, Massachusetts, New York e Maryland nel 1994,1996 e 1999)

Negli ultimi venticinque anni il capitale finanziario multinazionale, piuttosto che negli investimenti e nel commercio, è stato impiegato nelle speculazioni sui mercati azionari internazionali, al punto da darel’impressione che gli Stati Uniti siano diventati una colonia alla mercé dei movimenti di capitali internazionali. Non ha più importanza chi detiene il potere politico, tanto non sono più loro a decidere le cose da fare.

Che portata ha, oggi, questo fenomeno sulla scena intemazionale? 

Per prima cosa dobbiamo fare più attenzione al linguaggio che utilizziamo, me compreso. Non dovremmo parlare semplicemente di “Stati Uniti”, perché non esiste una simile entità, così come non esistono entità come l'”Inghilterra” o il “Giappone”. Può darsi che la popolazione degli Stati Uniti sia “colonizzata”, ma gli interessi aziendali che hanno base negli Stati Uniti non sono affatto “colonizzati”. 

A volte si sente parlare di “declino dell’America”, e se si osserva la quota mondiale di produzione che viene effettuata sul territorio degli Stati Uniti è vero, è in declino. Ma se si considera la quota di produzione mondiale delle aziende che hanno sede negli Stati Uniti, ci si accorgerà che non c’è alcun declino, anzi, le cose vanno per il meglio. Il fatto è che questa produzione ha luogo soprattutto nel Terzo mondo. Quindi possiamo parlare di “Stati Uniti” come entità geografica, ma non è questo ciò che conta nel mondo degli affari. In sintesi, se non si parte da un’elementare analisi di classe non si riesce nemmeno a comprendere il mondo reale: cose come “gli Stati Uniti” non sono entità...

sabato 13 ottobre 2018

Umberto Eco - 40 regole per parlare bene l'italiano


Ricordando Umberto Eco, un maestro nell'arte della scrittura che non mancava certo di umorismo.


1 - Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2 - Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3 - Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4 - Esprimiti siccome ti nutri.

5 - Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6 - Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7 - Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8 - Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9 - Non generalizzare mai...

venerdì 12 ottobre 2018

Mauro Biglino: les 10 commandements.. Que dit réellement la Bible?

Pour les nombreux amis francophones qui suivent les travaux de Mauro Biglino, et qui "en redemandent" voici un nouvel article.

* Versione originale qui: 
Mauro Biglino: i 10 comandamenti che l’elohim Yahweh diede a Mosè e agli israeliti… Cosa dice davvero la Bibbia? *

L'alliance entre Moïse et son Elohim: dix paroles

Dans l'article précédent, nous avons rappelé que l'affaire du kevòd est associée à la période pendant laquelle Moïse se rendait souvent sur la montagne où vivait l'Élohìm.

L'histoire de la remise des Tables de la loi, que nous connaissons sous le nom de "Dix commandements" ou "Décalogue", s'inscrit dans le même contexte.

Dans ces extraits nous verrons que le matérialisme dont fait preuve cet Elohìm est plutôt éloigné de la vision traditionnelle qu'on nous en présente, celle d'un "dieu" qui s'occupe de l'homme dans son intégrité, corps et âme.

Nous découvrirons qu'il existe souvent une certaine confusion - fortuite ou délibérée? - entre la liste d'instructions données par l'Elohìm et les lois qu'il définit lui-même comme étant les fondements du pacte qu'il a contracté avec le peuple élu (voir Exode 34,27).

L’expression hébraïque qui indique ces lois est devarìm-as asret , "dix paroles" qui nous sont toujours clairement indiquées comme étant celles que "Dieu a écrit sur la pierre" (Ex 34: 28; et 10.4).

C'est donc sur la base de ces dix paroles que toute la religion juive et la religion chrétienne - qui en descend directement - sont sensées être fondées.
Mais les dix paroles explicitement mentionnées par l'Elohìm sont-elles vraiment les mêmes que celles que nous connaissons? ...

giovedì 11 ottobre 2018

Gli stati emotivi causa di malattie

I fattori psichici sono stati emotivi che hanno sede negli Organi e vengono chiamati “I sette sentimenti” (QI QING). Il numero 7 è il simbolo della forza che si irradia e che è pertanto difficile da controllare.

Il fatto che le emozioni siano 7 vuole evidenziare come i sentimenti siano qualcosa di molto potente, ma difficile da governare e possano quindi esplodere in modo improvviso. Inoltre il numero 7 rappresenta l’orientamento; in particolare le 6 direzioni spaziali più il centro: ciò significa che i 7 sentimenti ci orientano nelle scelte, ci consentono di dare una risposta agli stimoli esterni, ci indicano in una parola la strada da seguire.

I 7 sentimenti sono ovviamente parte della vita dell’uomo e non sono quindi di per sé fattori o cause di disarmonia. Lo divengono quando sono eccessivi o permangono a lungo, soprattutto quando non si è consapevoli della loro esistenza, cosicché divengono repressi, causando stagnazione dell’energia.
In realtà, l’eccesso di un sentimento può essere sia causa che conseguenza di uno squilibrio. Ad esempio, la paura, alla lunga, genera un deficit dell’energia dei reni, ma d’altro canto un indebolimento dei reni può generare uno stato di paura.
Le distinzioni sono quindi utili, ma sempre riduttive. Inoltre, l’eccesso di qualsiasi sentimento tende a “consumare” lo Yin del corpo e, col passare del tempo, a generare calore (o meglio, falso calore) e fuoco, creando un circolo vizioso dal quale è difficile uscire senza un aiuto esterno ...

mercoledì 10 ottobre 2018

L’inquietante banalità

Italo Romano

Ne siamo circondati, avvolti e spesso travolti.
Sto parlando della banalità.

Viviamo tempi di sintesi e semplificazione, dove ogni concetto, anche il più astruso, è banalizzato. Tutto sprofonda nell’abisso oscuro della mediocrità, o rasenta un insignificante piattume. La convinzione indotta è la migliore arma di banalizzazione di massa mai creata. Esse, oggi, sono strabordanti e si propagano alla velocità della luce, grazie ai grandi mezzi di diffusione di massa, vere fabbriche di convinti.

Spesso, però, la convinzione è una falsa credenza, dettata da una palese ignoranza, velata da uno pseudo fortino di arroganza mista a superficialità. Ciò porta a riassumere fatti, concetti e idee nell’unica forma possibile che consente questo modus vivendi, con la banalità. La persuasione subliminale ha creato questa dotta ignoranza che purtroppo riesce a far scadere ogni discussione nei soliti elementari archetipi del banale.

Saul Bellow nel suo romanzo biografico “Ravelstein” ha scritto che “la banalità è il travestimento di una potentissima volontà tesa ad abolire la coscienza“. Niente di più vero. Questo qualunquismo filosofico è premeditatamente presentato alle deboli menti, la maggioranza, che si auto schiavizzano, scadendo in una condizione di servilismo. Un servilismo che si palesa nella più abietta forma, servo è fiero di esserlo, perché essendo l’unica forma di vita conosciuta, è sicuramente la migliore. 
L’individuo diviene suddito perché non riesce più a distinguere la finzione dalla realtà.

Chi sta dietro questo progetto di banalizzazione di massa deve essere un genio...