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venerdì 29 maggio 2026

“Gingoismo”, una categoria perduta per indagare l’imperialismo di oggi

 di Gigi Sartorelli

Quello che state per leggere non è una trattazione sistematica, ma è più un amo gettato nel mare di uno scenario politico in subbuglio. Le coordinate del mondo che siamo stati abituati ad avere di fronte negli ultimi trent’anni sono state scompaginate da eventi che, senza tanti dubbi, verranno registrati dai futuri storici come passaggi epocali.

Nel mezzo di questa tempesta, che di certo fa sentire spaesate tante persone, è utile non lasciarsi trascinare dal flusso della storia, ma fermarsi un attimo e darsi il tempo per ragionare sui caratteri dei fenomeni che abbiamo di fronte. ( ... )

Tutto il dibattito, a partire dai testi di John Atkinson Hobson...

venerdì 1 maggio 2026

Hormuz. Non solo petrolio, bloccato anche l'elio che serve l'IA delle big tech

Dal Golfo ai semiconduttori, la guerra con l’Iran minaccia il cuore dell’economia digitale. Non contano soltanto il petrolio, il gas o le rotte marittime. Esistono materie prime meno note, che però reggono interi sistemi industriali e tecnologici. L’elio è una di queste.

Un articolo di “La Rivista Intelligente” ricorda che dallo stretto passa anche il gas prodotto principalmente dal Qatar: duecento contenitori criogenici di elio, del valore di circa un milione di dollari ciascuno, sono bloccati nel Golfo Persico.

Dallo Stretto di Hormuz passano non soltanto petrolio e fertilizzanti ma passa anche un gas insostituibile per raffreddare i macchinari che producono i semiconduttori: l’elio. Lo ricorda un interessante articolo su La Rivista Intelligente a firma Patrizia Tenda. L’elio, noto ai più per essere utilizzato nel riempimento dei palloncini, ha la sua applicazione principale in criogenia: principalmente per raffreddare i magneti superconduttori per imaging a risonanza magnetica. 
Non solamente: pressurizza i serbatoi di carburante dei razzi e serve per altre applicazioni nei sistemi di propulsione nel settore aerospaziale. Il grande acceleratore di particelle del Cern dipende da sistemi criogenici all’elio. Problema numero uno: non esiste sostituto per l’elio. Il problema numero due è che l’elio è raro, perché non può essere prodotto o sintetizzato. 
Per accumularsi gli servono milioni di anni...

mercoledì 25 febbraio 2026

11 motivi per eliminare la Federal Reserve

 "Se gli americani capissero come funziona la Federal Reserve e quello che ha fatto, ne chiederebbero subito l’abolizione" 

di Michael Snyder, economista.

La Federal Reserve, la banca centrale americana, basa il suo funzionamento su un meccanismo che è stato progettato da banchieri internazionali a beneficio di altri banchieri internazionali e che sta sistematicamente impoverendo il popolo americano.

Ecco, in 11 punti, perché la Federal Reserve andrebbe eliminata :

1. Le fasi di prosperità sono state quelle in cui la Federal Reserve non esisteva, ossia durante la guerra civile e nel 1913.

Dopo il 1873, l’economia americana si è ripresa con l’avvento dell’industrializzazione. Dal 1869 al 1879 l’America ha vissuto una fase di crescita ad un tasso del 6,8% per quanto riguarda il Pil reale e del 4,5% per quanto concerne il Pil pro capite.
Nel 1880, la ricchezza della nazione è salita invece ad un tasso annuo del 3,8%, mentre il Pil è raddoppiato ...

giovedì 21 agosto 2025

Dopo il collasso e lo smantellamento dell'URSS, gli USA potrebbero essere i prossimi sulla lista?


È ciò che ipotizzava Konstantin Pavlovič Petrov, un generale dell'esercito sovietico pensionato dal 1995 e entrato poi in politica.

Secondo la sua ipotesi, i "globalisti mafiosi" avrebbero prima messo l'una contro l'altra le due superpotenze per evitare una loro eventuale alleanza (a scapito loro, l'élite, presente comunque ovunque) e poi hanno iniziato l'operazione di smembramento dell'URSS. Sembrerebbe assurdo ma, nonostante le apparenze, per i "globalisti mafiosi" il mondo multipolare che molti si auspicano oggi sarebbe invece perfetto, più conveniente e più controllabile.

Brevemente: nel 1967 Petrov si è laureato presso la Scuola Superiore di Comando e Ingegneria delle Forze Missilistiche di Serpukhov. 
Nel 1976 si è laureato presso il dipartimento di comando dell'Accademia F.E. Dzerzhinsky delle Forze Missilistiche. 
Ha prestato servizio nelle forze militari-spaziali dell'URSS e della Federazione Russa. 
Ha ricoperto gli incarichi di Capo di Stato Maggiore del 4° Centro, Capo del 4° Centro del Cosmodromo di Baikonur, Vice Capo del Centro di Controllo di Volo, Vice Capo dell'Accademia Spaziale Militare AF Mozhaisky. 
Ha partecipato allo sviluppo e ai test del sistema spaziale Energia-Buran.

Quando pubblicò il libro "I segreti della gestione dell'umanità" (Dead Water: The Secret of Managing Humanity or Secrets of Globalization), in due parti, l'opera fu dichiarata estremista nella Federazione Russa e l'edizione del 2004 fu vietata. 

Morì il 21 luglio 2009. La sua morte suscitò polemiche tra i suoi sostenitori che avallavano l'idea che l'assassinio fosse stato orchestrato dalla CIA  ( sr.wikipedia.org)...

domenica 2 marzo 2025

John Fitzgerald Kennedy, Federal Reserve, sistema bancario dell'Occidente

 
Un mito con cui convivono tutti gli americani è la farsa nota come "Federal Reserve". Per molti potrebbe essere uno shock scoprire che non è un'agenzia del governo degli Stati Uniti.

Il nome "Federal Reserve Bank" è stato progettato per ingannare, e lo fa ancora. Non è federale, né è di proprietà del governo. È di proprietà privata.

Paga le proprie spese postali come qualsiasi altra società. I ​​suoi dipendenti non sono impiegati statali. La sua proprietà fisica è detenuta tramite atti privati ​​ed è soggetta a tassazione locale. 
La proprietà governativa, come sapete, non lo è.

Si tratta di un motore che ha creato una ricchezza privata inimmaginabile, perfino per i più sofisticati dal punto di vista finanziario.

Ha permesso a un'élite imperiale di manipolare la nostra economia per i propri scopi e ha arruolato il governo stesso come suo esecutore. Controlla i tempi, detta le regole del business, influenza le nostre case e praticamente tutto ciò a cui siamo interessati ...

martedì 28 gennaio 2025

C'è speranza nella politica?


(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/ce-speranza-nella-politica)

Mentre gli osservatori della Beltway dibattono intensamente sulle scelte del gabinetto della nuova amministrazione e sulle nomine alla Casa Bianca, gli osservatori più disillusi della nostra condizione economica hanno buone ragioni per chiedersi: che differenza fa? L'ordine politico è dominato da lobbisti con interessi particolari e burocrati assetati di potere, e non ha gli incentivi per ridurre l'interventismo e restituire le decisioni al popolo. La burocrazia può essere resa utile da burocrati migliori, o può essere frenata solo dalla rinascita della scelta individuale?

In che modo Robert Kennedy Jr., se confermato nel suo ruolo proposto di Segretario della Salute e dei Servizi Umani, ridurrà l'obesità in America? Promuoverà nuove normative e tasse, che invariabilmente si prenderanno cura di interessi radicati, a scapito di soluzioni individuali e sperimentali? 
Si rivolgerà, come hanno fatto altri, ai regolatori per vietare questo o quell'ingrediente, senza conoscere i costi economici o sanitari della sua sostituzione? Ridurrà le barriere alle opzioni alimentari sane e fermerà i sussidi che contribuiscono all'obesità? Ridurrà le conseguenze indesiderate generate dalle precedenti “soluzioni” alla salute pubblica? In breve, combatterà la sclerosi politica esattamente con gli strumenti che ci hanno portato fino a qui, chiedendo consiglio a coloro che traggono vantaggio dallo status quo? O sfiderà la collusione burocratica-aziendale e risveglierà un mercato competitivo? ...

domenica 21 luglio 2024

C’era una volta il mercato

Com’era bello, il mercato. È stata una straordinaria invenzione. Diecimila anni fa – o forse anche prima. 

Ancora oggi ci divertiamo, da turisti, quando in qualche paese straniero dove la tradizione sopravvive esploriamo un mercato in tutta la sua turbolenta vitalità. O quando, anche da noi, ne troviamo qualcuno che conserva la stimolante atmosfera d’altri tempi.

All’epoca in cui nascevano i mercati, viaggiare era difficile, lento e rischioso. Si andava a piedi, tutt’al più a cavallo o a dorso di cammello (o con una zattera o una canoa lungo un fiume – i più coraggiosi si azzardavano ad attraversare un po’ di mare).

Da parecchi millenni l’umanità aveva imparato che non tutti sanno fare bene tutto, non a tutti si possono insegnare tutti i mestieri, è meglio dividersi i compiti e collaborare. Poi si scoprì che è ancora più vantaggioso se, invece di restare nei limiti della tribù o del vicinato, si allarga lo scambio ad altri, che sanno dove trovare, o come fabbricare, qualcosa di diverso.

Era nata la fertile economia del baratto. Ma c’era di più e di meglio. Allo scambio di oggetti (e delle conoscenze tecniche per farli e usarli) si univa la curiosità degli incontri. Presto si aggiunsero teatranti e saltimbanchi, giocolieri e buffoni, artisti e musicisti, cantastorie e portatori di notizie o leggende su luoghi e personaggi reali o immaginari. 

Con feste e danze, giochi e scherzi, corteggiamenti e seduzioni, in cui si intrecciavano amori, tresche o avventure che contribuivano all’esigenza biologica di arricchire la diversità genetica (anche se nessuno conosceva le leggi dell’evoluzione) ...

domenica 28 aprile 2024

Cos'è andato storto?


di Francesco Simoncelli

Un brutto posto è dove siamo diretti. 
Tanto per cominciare cerchiamo di capire come ci arriveremo. 

Il periodo 1950-1980 non ha rappresentato grossi grattacapi in termini di problemi economici, ma poi è arrivato il successivo periodo di 40 anni: l'arco temporale 1980-2020 avrebbe dovuto essere il periodo più ricco della nostra storia, invece s'è rivelato un grande flop. 
Nonostante alcune delle più grandi innovazioni tecnologiche mai realizzate, i tassi di crescita sono diminuiti, i salari reali sono rimasti stagnanti e, secondo quasi tutti i confronti e gli indicatori, le cose sono andate male. “Cosa è andato storto?” è la domanda più importante nell’economia moderna. 
Le banche centrali non hanno stimolato abbastanza l'economia? Gli ultimi 40 anni sono stati il teatro dei più grandi stimoli monetari mai visti. Sfortuna? Dove? Come? Nel XIII secolo la peste colpì l’Europa e sterminò circa un terzo della popolazione; il Covid è stato un lieve fastidio al confronto. Non ci sono state grandi pestilenze negli ultimi 40 anni, nessun vero disastro climatico e nessun meteorite si è schiantato sulla Terra. 
Allora, cosa è andato storto? ...

venerdì 16 febbraio 2024

Quello che tutti si stanno perdendo nell'intervista di Carlson a Putin


Orwell, quando scrisse “1984”, non stava scrivendo un semplice romanzo di fantascienza. Era un monito al futuro riguardo i pericoli insiti nell'ideologia della propaganda, soprattutto quella di guerra. «Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato». Così la storia non viene più letta, ma riscritta. 

Non conta più come si siano svolti i fatti, ma come vengono interpretati dalla grancassa della propaganda. Si forma, quindi, un esercito più pericoloso di quello composto da soldati: una pletora di fanatici che manderebbero al macello i propri pari pur di vedere la “propria fazione” vincere. Ragione, logica, non contano più; c'è solo emotività. 

Vincere. Sono pronti al massacro e, ancor peggio, sono pronti a far massacrare. Non esiste escalation che non valga la pena perseguire pur di vincere. 

La fallacia dei costi irrecuperabili diventa il motto di chi non ha problemi a veder bruciare il mondo. 
Qui siamo ben oltre l'incapacità o prese di posizione buffonesche; siamo di fronte a una politica estera errata, fallimentare e deliberatamente provocatoria che ha creato una frattura insanabile (spero di sbagliarmi) tra Est e Ovest ...

mercoledì 6 dicembre 2023

Qual è il piano israeliano del canale Ben Gurion e perché Gaza è importante


Mentre Israele intensifica il suo attacco a Gaza, l’attenzione si sposta sul controverso progetto del canale Ben Gurion, originariamente proposto negli anni ’60 come alternativa al Canale di Suez.

Mentre Israele continua il suo assalto alla Striscia di Gaza assediata , online si parla di un’opportunità economica a lungo discussa, nota come Progetto del Canale Ben Gurion.

Prendendo il nome dal padre fondatore di Israele, David Ben-Gurion , il progetto, concepito alla fine degli anni '60, mirava a creare una rotta alternativa al Canale di Suez, la principale rotta marittima che collegava l'Europa e l'Asia.

Mentre Israele rifiuta le richieste di cessate il fuoco e la sua campagna militare su Gaza non mostra segni di fine immediata, diventa fondamentale approfondire il contesto storico del progetto del Canale Ben Gurion , il suo significato proposto e l’intricata geopolitica che circonda il Canale di Suez.

Per comprendere le motivazioni alla base della proposta è necessario esplorare la complessa storia del Canale di Suez, l’ Aggressione Tripartita del 1956 e gli shock inaspettati per il commercio mondiale derivanti dalla sua chiusura.

Questo contesto sottolinea la potenziale importanza strategica di un canale alternativo, controllato da Israele, nelle dinamiche in continua evoluzione della regione ..

mercoledì 29 novembre 2023

Manipolare l'uomo. Il "sogno" dei "poteri forti"

Andiamo verso la strumentalizzazione dell'omosessualità e/o dell'androginia? Com'è successo già nel passato - e con i risultati che sono ahimé sotto gli occhi di tutti - con i movimenti femministi? E prima ancora con le varie "rivoluzioni" che avrebbero dovuto cambiare in meglio la nostra società?
Oppure questi grandi "cambiamenti", come sempre, miglioreranno soltanto la vita di pochi, consolidando il loro potere e lasciando le briciole (avvelenate?) al popolino?
Forse non è così, ma prima di entusiasmarsi, inneggiando alle tanto sospirate liberalizzazioni e alla nuova evoluzione delle mentalità, riflettiamo sul fatto che questi stessi poteri, se lanciano e/o cavalcano un'onda, non lo fanno mai in modo disinteressato.
Catherine


Primo capitolo del libro "UniSex" di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta

La grande rivoluzione culturale, che i Poteri Forti stanno oggi promuovendo in tutto il mondo – e specialmente in Occidente – ha un nome: ideologia di genere (o, in inglese, gender)
Nell’occhio del mirino, in questo caso, è finita l’identità stessa dell’essere umano nel suo – da sempre riconosciuto come “naturale” – dimorfismo maschile/femminile.

Secondo l’ideologia gender, infatti, le differenze sessuali tra maschio e femmina sarebbero solo “morfologiche” e dunque, nella sostanza, non avrebbero quasi alcuna importanza; in base a questo “nuovo” punto di vista, la differenza maschile/femminile sarebbe invece soprattutto culturale; ovvero, gli uomini sarebbero uomini solo perché educati da uomini, mentre le donne sarebbero donne solo perché educate da donne.

Il nostro scopo, pertanto, è quello di cercare di comprendere perché, al giorno d’oggi, si voglia intervenire e rimodellare l’immagine stessa dell’uomo, per imporre una concezione della sessualità ideologica e avulsa da qualunque retaggio “naturale”: un processo, questo, che – come vedremo – nelle sue forme più estreme sembra destinato a sfociare nel modello di un “uomo artificiale”, un vero e proprio Transumanesimo ...

martedì 7 marzo 2023

L’ideologia egoistica e un nuovo paradigma

 Tommaso Merlo  

I politicanti tradiscono perché un conto è ripetere slogan per strappare applausi e voti, un conto è incarnare il cambiamento che si vuole realizzare nel mondo. 

Son decenni ormai che i politici si rimangiano le promesse e una volta ottenuta la poltrona non cambia mai nulla. 

Questo perché la politica e le caste di ogni risma sono parte del problema. 
Viviamo un’era dominata da una devastante ideologia egoistica che ci sta portando verso l’autodistruzione individuale e collettiva. 

Le vecchie ideologie pensavano che organizzando il mondo “là fuori” si costruisse un futuro roseo, ma hanno fallito clamorosamente perché i mali del mondo non sono altro che la proiezione dei mali che affliggono le persone. Per immaginare un nuovo paradigma bisogna partire da “dentro” di noi, non da “fuori” ...

giovedì 26 gennaio 2023

Hayek, sulla differenza tra scienza e scientismo

 
 di Adnan Al-Abbar

«La fiducia nel potere illimitato della scienza si basa troppo spesso sulla falsa convinzione che il metodo scientifico consista in una tecnica già pronta, o nell'imitare la forma piuttosto che la sostanza della procedura scientifica, come se fosse necessario solo seguire alcune ricette di cucina per risolvere tutti i problemi sociali.»

Hayek, F. A., “The Pretense of Knowledge”, Conferenza alla memoria di Alfred Nobel, 11 dicembre 1974.

È una pratica comune tra gli scienziati che ottengono il premio Nobel per un determinato merito intellettuale tenere un discorso su un altro risultato intellettuale che ha più bisogno di attenzioni. 

Tale è stato il caso di Albert Einstein, il quale ottenne il premio Nobel per la fisica nel 1921 “per i suoi servizi alla fisica teorica e in particolare per la sua scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico”, ma che tenne un discorso sulla teoria della relatività ristretta, un'idea controversa per molti scienziati dell'epoca. 
Allo stesso modo, Friedrich August von Hayek ottenne il premio “per il [suo] lavoro pionieristico nella teoria della moneta e delle fluttuazioni economiche e per la [sua] penetrante analisi dell'interdipendenza dei fenomeni economici, sociali e istituzionali”, e tenne il suo discorso sull'abuso della ragione nelle scienze sociali ...

lunedì 21 novembre 2022

Kennedy predisse che le banche avrebbero creato una grande crisi globale. Poi morì.

Il 4 Giugno del 1963, un decreto presidenziale di John Fitgerald Kennedy, detto Ordine Esecutivo 11110, fu firmato impedendo alla Federal Reserve Bank di prestare soldi a interesse al Governo Federale degli Stati Uniti. La FRB sarebbe presto fallita e l’America sarebbe tornata l’unica vera detentrice del proprio debito.

John Fitzgerald Kennedy fu il primo presidente della storia a comprendere quanto lo strapotere delle banche private avrebbero ben presto creato un collasso dell’intero sistema economico e decise di combatterlo.

Secondo JFK, le banche private, non potevano esseri i creditori di un’intera nazione e, cosa più importante, non potevano avere il potere di stampare moneta. 
Le somiglianze fra la Federal Reserve e la BCE, nonché la nostra cara Bankitalia, sono a dir poco imbarazzanti.

JFK fu il primo ad opporsi alle banche private ma purtroppo anche l’ultimo. Il suo assassinio fece desistere qualsiasi altro presidente, americano e non, dal dichiarare guerra alle banche private ...

giovedì 20 ottobre 2022

Il presunto “successo” della Rivoluzione Verde è l'ennesimo mito progressista

di Kristoffer Mousten Hansen

Uno dei miti chiave del ventesimo secolo è il ruolo benevolo svolto dalle istituzioni internazionali, a guida americana, dopo la seconda guerra mondiale. 

I progressisti/liberal americani, freschi di New Deal e vittoria in una guerra mondiale, rivolsero lo sguardo agli affari internazionali: gli Stati Uniti avevano una missione storica mondiale di proporzioni messianiche, ovvero, portare i Paesi in via di sviluppo alle porte della modernità ricostruendoli a immagine dell'America.

L'era della Guerra Fredda fu ricca di progetti e organizzazioni per realizzare questa visione: da Bretton Woods al Fondo monetario internazionale (FMI) nell'area della finanza internazionale e all'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) negli affari militari fino al finanziamento del Congresso per la libertà culturale che diffondeva propaganda progressista e favorevole agli Stati Uniti. 
Tutte queste organizzazioni hanno avuto influenze deleterie – ho indicato in un precedente pezzo come Bretton Woods e il sistema finanziario internazionale moderno possono essere meglio descritti come imperialismo finanziario – ma in un'area l'interventismo americano è ancora oggi acclamato come benigno: la Rivoluzione Verde ...

venerdì 15 luglio 2022

Non sappiamo più contro chi ribellarci: ecco perché il neoliberismo funziona e fa star bene i ricchi

 
Il neoliberismo, distruggendo l’economia reale, a vantaggio di quella finanziaria, sposta nelle Borse non solo i valori, ma anche la proprietà delle cose, speculando sul debito e sulla povertà della gente. 

Affinché la gente non possa liberarsi sono necessarie due condizioni: la prima è quella di non sapere contro chi ribellarsi, per farlo è necessario creare delle sovrastrutture contro le quali non sia possibile la ribellione; la seconda è farla vivere in un regime di terrore, di paura e di precarietà fisica e dell’anima. 

Quanto alla prima condizione, questa è realizzata con sovrastrutture, come per esempio l’Unione monetaria europea, unica condizione di unità: tu puoi facilmente ribellarti contro il tuo sindaco se le strade della tua città non sono asfaltate, e puoi non rieleggerlo. In maniera meno facile puoi ribellarti al tuo deputato, che sovente non conosci e che probabilmente ti sarà stato paracadutato dall’alto, con riforme che allontanano il popolo dalla politica e avvicinano le lobby. 
Ma certamente non potrai prendertela con il tuo Governo quando ti dirà la frase ‘Lo vuole l’Europa’ ...

giovedì 16 giugno 2022

Il liberismo come nuova forma di totalitarismo

 di Luciano Lago

Ha destato un certo scalpore, pochi giorni fa (articolo del 2 luglio 2019 - NdC), il discorso fatto da Vladimir Putin quando il presidente russo, in un’intervista con The Financial Times, ha annunciato “la fine dell’era del liberalismo”.

Secondo Putin, l”ideologia liberale” , quella che prevale nel mondo occidentale, è divenuta obsoleta. Questo è particolarmente percepibile nel momento in cui i popoli europei manifestano la loro opposizione al massiccio afflusso di migranti, così come rifiutano l’idea delle frontiere aperte e la politica del multiculturalismo. Questo vuole significare che l’ideologia liberista è ormai arrivata al suo capolinea e non si identifica più con le aspirazioni dei popoli, in particolare in Europa.

Il presidente russo, nel corso dell’intervista, aveva anche osservato che i liberali hanno cercato di dettare la loro volontà a tutto il mondo e hanno commesso molti errori: “L’idea liberale è superata”, ha affermato Putin. “È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione”.

Tale la conclusione del discorso di Putin, sebbene molto più articolato ed argomentato nella sua intervista ...

sabato 21 maggio 2022

Il codice dell'Anima

James Hillman è stato descritto alternativamente come uno psicologo indipendente, un mago, un visionario, un maniaco e un Re-filosofo contemporaneo.

Ha studiato con il grande psichiatra svizzero Carl Jung ed ha insegnato in varie università americane. Malgrado queste credenziali, Hillman è lontano dall'essere considerato una figura appartenente al mondo della psicologia. Infatti è visto da molti suoi colleghi come un pensatore profondamente sovversivo, una spina nel fianco degli psicologi rispettabili.

Come fondatore della "psicologia archetipica", una scuola di pensiero diretta a revisionare e "reimmaginare" la psicologia, Hillman crede che la psicologia debba evolversi oltre il suo "riduzionismo" presente ed abbracciare teorie sullo sviluppo umano.

Dagli anni sessanta ha scritto, insegnato e tenuto conferenze sulla necessità di portare le terapie fuori dalle sale di consulenza e nella realtà del mondo. "La psicologia si è ridotta ad una ricerca banale ed egocentrica, egli afferma, piuttosto che ad un'esplorazione dei misteri della natura umana".

Uno dei più grandi di questi misteri, secondo Hillman, è la questione del carattere e del destino. Nel suo recente bestseller "Il Codice dell'Anima" afferma che il nostro carattere e la nostra vocazione di vita sono qualità innate e che è la missione della nostra vita realizzare quelle spinte. La chiama "la teoria della ghianda", l'idea che le nostre vite sono formate da un'immagine particolare, come il destino della quercia è contenuto nella piccola ghianda. Ecco il suo pensiero...

martedì 5 aprile 2022

Vite rovinate

 
Chissà, forse un giorno qualcuno si prenderà la briga di contare con equilibrio e razionalità quante vite sono state rovinate in conseguenza diretta del covid19 e quante invece lo sono state per via di una delle millanta fesserie che sono state montate l'una sull'altra perché il castello stesse in piedi. 

Non poteva mancare "il Giorno": per ogni castello di menzogne c'è un Giorno che lo celebra, come poteva non esserci quello in memoria delle vittime del covid? 

E tu, che nel tuo cuore soffri per ogni vittima di ogni cosa ma quando si arriva alla celebrazione istituzionale nel tuo buco del culo ti suona un campanello (per la verità in questo caso ti suonano le campane di tutte le chiese, e da molto prima), non puoi nemmeno dirlo, un ma, che subito sei bollato come insensibile (come ti permetti? tutti quei poveri morti!), esattamente come quando nel Giorno della Memoria ti permetti di opinare che l'olocausto ebraico è stato solo uno tra i tanti eccidi, e nemmeno il primo in classifica dell'orrore, e non ti riferisci certo alle foibe che dalle e dalle il loro bel Giorno del Ricordo l'hanno ottenuto, ma a massacri di gente a milioni su cui sono fondate molte nazioni dell'Occidente sedicente democratico (ad esempio, per non fare nomi, gli USA) ...

Equilibrio e razionalità, dicevo. 150mila e rotti morti, dicono. In tre stagioni influenzali. 
Si potrebbe dire: come tre stagioni influenzali dure come quella del 1970, consecutive. 


Al tempo, infatti, non esistendo il fatidico tampone (tecnologia giudicata dal suo stesso inventore inadatta all'uso che ne è stato fatto, e la cosa è stata presa per buona solo per giustificare il super green pass, per ottenere il quale i tamponi non servono, ma con acrobazia logica vertiginosa continuano a essere indispensabili per poter entrare in sala operatoria), l'etichetta "morto per virus" e la relativa contabilità erano molto diverse. 

Tanto che non c'è un modo corretto di confrontare le statistiche degli ultimi tre anni con quelle storiche, e chi lo fa o è in malafede o è vittima di inganno o autoinganno. Ma un modo indiretto per dedurre che qualcosa non quadra c'è: la diminuzione drammatica delle altre cause di morte. 

Per neutralizzarla dai calcoli ci sarebbero due vie, entrambe grossolane: o estendi agli ultimi tre anni i morti per altre cause degli ultimi anni precedenti, e vedi di quanto diminuisce il totale che si può attribuire senz'altro al covid, oppure prendi l'eccesso di morti rispetto alla media del decennio precedente, e togli quanti di loro sono morti perché magari non curati, suicidi per disperazione economica, o per malori inspiegabili e improvvisi dopo essersi vaccinati, e di nuovo vedi eccetera eccetera.

Se dopo tutto questo procedimento restasse comunque un eccesso di vittime, la sua proporzione sarebbe senz'altro meno impressionante delle cifre sbandierate quotidianamente da oltre due anni, certo molto meno adatta a giustificare tutte le disastrose misure messe in piedi. 


Ma io nel titolo non parlo specificamente di morti, ma di "vite rovinate". 

Perché tolto chi, quasi sempre avendo altri problemi, alla fine di covid è morto, povero lui e i suoi cari, e magari anche chi è stato ricoverato a lungo e si è portato appresso uno strascico di problemi, e poi si anche tutti coloro che sono passati dalla terapia intensiva, ecco, una volta tolti questi, per tutti gli altri, i milioni di altri, che hanno contratto e ricontratto il covid, il danno diretto è stato nel peggiore dei casi qualche giorno di influenza, e molto ma molto più spesso "poco più di un raffreddore" (cito i soloni a proposito della Omicron, che reputandola tale si fanno i belli sbandierando la fine dell'emergenza - semplificando nello stesso decreto le modalità per ricominciarla - ma ripeto non si sono preoccupati di far smantellare gli assurdi protocolli sanitari che impongono tamponi molecolari il giorno prima dell'anestesia, per cui ti rifiutano un intervento che non reputano vitale mentre magari per te lo è, e tu manco sei raffreddato) e ancora più spesso molto ma molto meno, se non niente (i milioni di "asintomatici", neologismo con alone semantico di "untori" appioppato a persone sane per alimentare il terrore).

Quindi, in attesa di un conteggio preciso, ecco il mio. 

In totale, tra morti e "feriti" di covid, arriviamo forse a qualche centinaio di migliaio di italiani che hanno perso la vita o l'hanno avuta rovinata direttamente dal virus. 

Contiamo ora, sempre a spanne, i morti e i feriti delle misure anticovid. Cito a memoria, ma vi invito a integrare l'elenco da voi. 
Piccoli imprenditori falliti: centinaia di migliaia, ma bisognerebbe contare le famiglie (che se a tuo figlio attacchi il covid molto probabilmente non gli fa niente, ma se subisci un tracollo economico gli togli il pane di bocca). 
Medici e infermieri senza lavoro, in un settore che certo non registrava esuberi. 
Malati di altre malattie trascurati, alla faccia della prevenzione, per via di una marea di reparti chiusi o ridimensionati e resi ad accesso problematico, in una rosa che va dall'oncologia alla procreazione assistita, includendo tutti gli apparati corporei e tutte le età. 

L'elenco è lunghissimo, e anche non volendo contare le semplici rotture di scatole di reclusioni assurde per protocolli ad minchiam aggravati e alleggeriti sempre ad minchiam, anche senza contare le vittime indirette della tremenda recessione attivata a partire dai lockdown e di certo nemmeno scalfita dai ridicoli piani di carità pelosa made in UE, prima del colpo di grazia della escalation bellica causata ancora una volta dall'imperialismo USA e relative ricadute sull'energia e il grano (due robette che toccano la vita di tutti), siamo a milioni di vite rovinate. 
Milioni, tra cui anche molti sciagurati che danno la colpa alla pandemia o a Putin - perché rifiutare una spiegazione semplice che ti servono a portata di mano, d'altronde? si risparmia la fatica di pensare, e non ci si mette nei guai.

Morale della favola: se l'avessero trattata come dovevano, cioè come una influenza più seria del solito, attrezzando la sanità (non potendo rimediare in un mese ai tagli di decenni, ma magari in un anno si) ad affrontare l'emergenza e istruendo i giornalisti a non creare e fomentare allarmismi (anziché, come hanno fatto spudoratamente, il contrario), senza minimamente occuparsi di chi non avesse sintomi seri o addirittura non ne avesse affatto, della epidemia se ne sarebbero accorti solo le vittime e i loro cari, più o meno come sempre (a me è accaduto nel 2019). 

E una società e una economia sane avrebbero potuto aiutarli certamente meglio di quanto è successo in questo disastro. Per tutti gli altri, sarebbe passata liscia. 

E invece. E invece. 
Ora, io continuo a preferire che lo abbiano fatto apposta, che i cosiddetti effetti indesiderati delle misure resosi necessarie non siano invece che i veri obiettivi di misure altrimenti assurde. 
Ma se non volete passare anche voi per complottisti, potete anche pensare che non lo hanno fatto apposta, dal che si deduce visto il bilancio che siano degli incompetenti. 
Meglio essere governati da farabutti o da scemi? Ecco un dilemma vecchio come il mondo.

Chiudo con un link. Qualcuno di voi ricorderà una delle tante volte in cui vi ho detto che il green pass resterà, e sarà legato alla transizione gretina. Ecco le prime prove pratiche.

No, due. Questo botta e risposta posticcio tra Draghi e Mazzucco è impagabile.

Meglio tre. Perché questo post di Pecchioli spiega benissimo il legame stretto tra le tre "guerre", pandemia e ambiente.



martedì 18 gennaio 2022

Capitalismo pandemico: il virus come strumento di politica monetaria

 
Se pensate che il principale problema che affligge la nostra società oggi sia il virus Sars-Cov2, siete stati completamente catturati dalla narrazione dominante.
Parafrasando, state guardando il dito che indica la Luna. 
C’è una questione molto più drammatica nelle potenziali conseguenze. 

Il capitalismo, per come lo abbiamo studiato fino ad oggi, sta clamorosamente implodendo con effetti che saranno piuttosto catastrofici per la maggioranza di noi.

Siamo alla crisi terminale dell’economia capitalistica ma quasi nessuno se ne sta accorgendo. Tutti si interessano dell’emergenza sanitaria, qualcuno di quella democratica e praticamente nessuno di quella economica. Non siamo di fronte ad una crisi da ciclo economico, innescata da qualche surplus, spread o carenza di materie prime, bensì ad un vero cambio di paradigma economico resosi necessario dopo le scorribande della finanza mondiale ...