Visualizzazione post con etichetta ideologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ideologia. Mostra tutti i post

domenica 7 settembre 2025

Evoluzione, non Rivoluzione

L'uomo non ha bisogno delle leggi, statuti, regolamenti.

Io non ho bisogno di una legge che mi dice "non uccidere", per non uccidere.
Un uomo sano di mente non vuole odiare, uccidere, torturare.

Sarebbe contrario alla sua natura.
Un uomo sano di mente desidera che i suoi fratelli siano felici, non oppressi.
Ogni legge è una "punizione" per coloro che sono malati.

Il crimine è una forma di malattia mentale.

Poiché bisogna essere malati per fare del male al prossimo.
Il crimine - però - è una malattia contagiosaSe non viene curata, subito si propaga.

Logicamente un malato mentale va curato e non torturato.
Torturando o uccidendo il suo corpo, non guarisce (e non sparisce) né lui né la società che lo ha prodotto.
Nelle civiltà primitive e violenti, i malati vengono odiati e torturati ...

martedì 22 aprile 2025

Liberi di obbedire

Dopo quasi cent’anni di democrazia, finalmente ci siamo accorti che alla maggioranza delle persone non importa affatto essere libera. 
Anzi, quel che desiderano è esattamente il contrario.


di Stefano Re

Desiderano che qualcuno gli dica che cosa fare e come farlo. E che obblighi chiunque a fare lo stesso.

Desiderano che qualcuno gli venga presentato come “esperto” per potergli ubbidire sentendo di stare facendo “la cosa giusta”.

E istintivamente indirizzano le proprie frustrazioni ed angosce contro chiunque non si allinei, contro chiunque dissenta o metta in discussione gli ordini dell’esperto cui essi vogliono obbedire.

Poco importa se l’esperto non ne sappia in effetti più di loro: la sua funzione non è realmente quella di aiutare ad analizzare, affrontare o persino risolvere un problema, bensì soltanto quella di scrollare di dosso alla massa la responsabilità di decidere.

Fornire ai molti l’alibi per ubbidire, sentendosi anche tanto, tanto intelligenti.
E soprattutto, sentendosi “liberi” ...

venerdì 1 marzo 2024

Cronache della Pandemenza – Invertire il Significato delle Parole

di Piero Cammerinesi

Questa storia merita di essere raccontata perché, come altre di questo genere, può darci il senso della gravità della Pandemenza – epidemia globale di demenza – che ormai ha contagiato buona parte dell’umanità ma che si accanisce, in modo particolarmente selvaggio, sul nostro mitico Occidente libero e democratico.

E come opera la Pandemenza? In prima luogo tramite il linguaggio, mediante l’inversione del significato del singolo significante, della parola.

Guerre di aggressione diventano guerre di liberazione, o esportazioni di democrazia.
Occupazioni illegali si trasformano per incanto in missioni umanitarie.
Dittatura sanitaria diviene scelta responsabile
Militari che occupano Paesi sovrani sono truppe alleate, mentre coloro che cercano di difendere il proprio Paese dagli invasori – come anche chi mette in dubbio il pensiero unico – sono terroristi.
Legge del più forte diviene ordine internazionale basato su regole.
Legalizzazione del genocidio viene definita diritto alla difesa.
Razzismo invertito diventa antirazzismo ...

martedì 7 marzo 2023

L’ideologia egoistica e un nuovo paradigma

 Tommaso Merlo  

I politicanti tradiscono perché un conto è ripetere slogan per strappare applausi e voti, un conto è incarnare il cambiamento che si vuole realizzare nel mondo. 

Son decenni ormai che i politici si rimangiano le promesse e una volta ottenuta la poltrona non cambia mai nulla. 

Questo perché la politica e le caste di ogni risma sono parte del problema. 
Viviamo un’era dominata da una devastante ideologia egoistica che ci sta portando verso l’autodistruzione individuale e collettiva. 

Le vecchie ideologie pensavano che organizzando il mondo “là fuori” si costruisse un futuro roseo, ma hanno fallito clamorosamente perché i mali del mondo non sono altro che la proiezione dei mali che affliggono le persone. Per immaginare un nuovo paradigma bisogna partire da “dentro” di noi, non da “fuori” ...

sabato 14 gennaio 2023

Dov'è finita l'ideologia?

 di Daniele Di Loreti

All’origine l’ideologia era una scienza che, sulla scia della corrente illuminista, applicava le più avanzate conquiste del sapere, allo studio dell’origine delle idee. Applicando il metodo scientifico gli ideologi cercavano di risolvere i problemi sociali.

Oggi il concetto di ideologia è mutato drasticamente, e il risvolto passionale che esso implica sopravvive ormai solo nell’immaginario collettivo.
L'ideologia oggi è il cieco ed ottuso schieramento che spinge gli adepti a sostenere qualsiasi "verità" professata dall'istituzione o l'autorità di riferimento. Gli individui sostengono la genuinità delle decisioni che determinano le loro vite ed il destino sociale, con lo stesso coinvolgimento emotivo ed atteggiamento, nonché la medesima partecipazione di una tifoseria sportiva. Purtroppo la massa è assuefatta ai dogmi.

Come spero sia chiaro, la struttura politica economica sulla quale si basa la nostra società è obsoleta, ed in quanto tale, non è solamente inutile, ma è la principale causa della tragica situazione di schiavismo camuffato in cui verte l'intera umanità, è la causa della necessità di lavoro, è la causa della fame, dell'inquinamento, della violenza sotto ogni sua forma e del basso livello intellettuale e culturale in cui verte la stragrande maggioranza degli esseri umani e fondamentalmente è il principale ostacolo all'avanzamento scientifico che, per quanto possiamo demonizzarlo, è il reale fautore di quel poco di miglioramento dello stile di vita ottenuto dall’uomo.

Un sistema che non offre nulla di buono, ma al contempo genera le peggiori piaghe sociali, in una civiltà sana verrebbe essere ripudiato, mentre allo stato attuale viene sostenuto, difeso e propagandato dalle sue stesse vittime, l'umanità intera. Perché? ...

giovedì 30 giugno 2022

Il postmoderno, ovvero il lasciapassare per il nulla

 
di Francesco Lamendola

Quando incomincia il postmoderno? E, innanzitutto, che cos’è il postmoderno?

Citiamo la definizione data dall’Enciclopedia Treccani:

Termine usato per connotare la condizione antropologica e culturale conseguente alla crisi e all’asserito tramonto della modernità nelle società del capitalismo maturo, entrate circa dagli anni 1960 in una fase caratterizzata dalle dimensioni planetarie dell’economia e dei mercati finanziari, dall’aggressività dei messaggi pubblicitari, dall’invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni sulle reti telematiche. 

In connessione con tali fenomeni, e in contrasto con il carattere utopico, con la ricerca del nuovo e l’avanguardismo tipici dell’ideologia modernista, la condizione culturale postmoderna si caratterizza soprattutto per una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti elaborati a partire dall’Illuminismo e fatti propri dalla modernità, dando luogo, sul versante creativo, più che a un nuovo stile, a una sorta di estetica della citazione e del riso, ironico e spregiudicato, del repertorio di forme del passato, in cui è abolita ogni residua distinzione tra i prodotti “alti” della cultura e quelli della cultura di massa ...

giovedì 16 giugno 2022

Il liberismo come nuova forma di totalitarismo

 di Luciano Lago

Ha destato un certo scalpore, pochi giorni fa (articolo del 2 luglio 2019 - NdC), il discorso fatto da Vladimir Putin quando il presidente russo, in un’intervista con The Financial Times, ha annunciato “la fine dell’era del liberalismo”.

Secondo Putin, l”ideologia liberale” , quella che prevale nel mondo occidentale, è divenuta obsoleta. Questo è particolarmente percepibile nel momento in cui i popoli europei manifestano la loro opposizione al massiccio afflusso di migranti, così come rifiutano l’idea delle frontiere aperte e la politica del multiculturalismo. Questo vuole significare che l’ideologia liberista è ormai arrivata al suo capolinea e non si identifica più con le aspirazioni dei popoli, in particolare in Europa.

Il presidente russo, nel corso dell’intervista, aveva anche osservato che i liberali hanno cercato di dettare la loro volontà a tutto il mondo e hanno commesso molti errori: “L’idea liberale è superata”, ha affermato Putin. “È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione”.

Tale la conclusione del discorso di Putin, sebbene molto più articolato ed argomentato nella sua intervista ...

giovedì 9 giugno 2022

I 73 anni di ‘1984’, il romanzo sulle degenerazioni perpetue del Potere

Uno strano destino quello di ‘1984’, il romanzo di George Orwell, pubblicato l’8 giugno 1949 e che oggi festeggia i suoi 73 anni.

Si inseriva inizialmente in un clima di guerra fredda e Orwell metteva sulla carta tutte le paure che il mondo occidentale sentiva nei confronti di una potenza, quella sovietica, all’apice dello stalinismo.

Dalle pagine di 1984 il lettore degli anni Cinquanta apprendeva dei pericoli insiti nel totalitarismo burocratico, dove gli esseri umani sono semplicemente un numero, un dettaglio, ingranaggi necessari del sistema. 

Non erano estranei al romanzo elementi autobiografici: Orwell aveva combattuto nella guerra civile spagnola, vicino al Partito operaio unificato marxista di orientamento socialista e antistalinista ...

mercoledì 27 aprile 2022

Intervista ad Aleksandr Dugin

 

Aleksandr Gel’evič Dugin (Mosca, 7 gennaio 1962) è un celebre politologo e filosofo russo vicino alle posizioni dottrinarie del mondo della Tradizione.

1. Il concetto del “Dasein” (l'esserci) di Martin Heidegger è un significativo ancoraggio della sua riflessione sulla concretezza antropologico-esistenziale della condizione umana, tra Terra e Mondo. Ritiene il suo pensiero una geofilosofia?

Io considero Martin Heidegger come il più grande filosofo. Ma esiste una sua parte esplicita, nei suoi scritti, ed una sua implicita. Egli fu in grado di sviluppare una base filosofica per molte differenti applicazioni del suo pensiero che egli stesso non specificò. In tal maniera io ho trovato in Heidegger molti principi di filosofia politica che, però, sono approcciabili solamente se siamo in grado di cogliere alcune allusioni, correzioni, precisazioni che possiamo dedurre dal contesto generale della sua opera filosofica. 
Tutto ciò non ha quasi nulla a che vedere con il suo personale coinvolgimento politico. E’ qualcosa di più profondo. 
In tal maniera, essendo a qualsiasi grado dei seguaci della Terza Teoria Politica egli ha posto le condizioni per la fondazione di una Quarta Teoria Politica e Metapolitica. Ciò valga anche per la geofilosofia. Sul piano esplicito egli non ha mai sviluppato nulla in merito ma se consideriamo il significato pieno del Da nel concetto di Da-sein, siamo in grado di scoprire la dimensione fondamentale della cosiddetta geografia, o anche del concetto di ambiente, dei mezzi per comprendere qualcosa di esistenziale. Io lo chiamo orizzonte esistenziale ...

lunedì 28 marzo 2022

Ripartire dagli accordi di Minsk?

di Volodymyr Ishchenko

Tutto quello che volevate sapere sull’Ucraina ma non avete mai osato chiedere. 

Risponde, da Kiev, il sociologo Volodymyr Ishchenko

Se avete contato sui media dell’establishment per seguire gli eventi in Ucraina negli ultimi otto anni, è probabile che vi siate fatti un’idea errata di quelle vicende. Nonostante il – o, più probabilmente, a causa del – tumulto che l’ha attraversata l’Ucraina ha cominciato a entrare nell’agenda sia interna che estera statunitense e i suoi conflitti sono stati tra quelli più oggetto di propaganda verso il pubblico occidentale.

Volodymyr Ishchenko, sociologo e ricercatore associato all’Institute for East European Studies, ha trascorso anni a scrivere di politica ucraina, della rivoluzione Euromaidan del 2014 e del disordinato incrocio di proteste, movimenti sociali, rivoluzione e nazionalismo. 

Qui discute con Branko Marcetic di Jacobin a proposito di ciò che in Occidente bisogna comprendere sull’Ucraina e sulla situazione di stallo internazionale in corso ...

lunedì 3 gennaio 2022

Totalitarismo Patologizzato

di CJ Hopkins

"Ho descritto la Nuova Normalità come "totalitarismo patologizzato" e ho previsto che la "v@xxinazione" obbligatoria sarebbe arrivata almeno dal maggio 2020.  

Uso il termine “totalitarismo” intenzionalmente, non per effetto, ma per amore della precisione. La Nuova Normalità è ancora un totalitarismo nascente, ma la sua essenza è inequivocabilmente evidente. Ho descritto quell'essenza in una colonna recente:

"L'essenza del totalitarismo - indipendentemente dai costumi e dall'ideologia che indossa - è un desiderio di controllare completamente la società, ogni aspetto della società, ogni comportamento e pensiero individuale. Ogni sistema totalitario, che sia un'intera nazione, un piccolo culto o qualsiasi altra forma di corpo sociale, evolve verso questo obiettivo irraggiungibile... la totale trasformazione ideologica e il controllo di ogni singolo elemento della società … Questa ricerca fanatica del controllo totale, dell'assoluta uniformità ideologica e dell'eliminazione di ogni dissenso, è ciò che rende totalitarismo il totalitarismo”.

Ad ottobre 2020 ho pubblicato Il culto c-o-v-i-d-iano, che da allora è cresciuto in una serie di saggi che esaminano il totalitarismo New-Normal (cioè patologizzato) come "un culto scritto su larga scala, su scala sociale". Questa analogia vale per tutte le forme di totalitarismo, ma soprattutto per il totalitarismo New Normal, così com'è la prima forma globale di totalitarismo nella storia, e quindi ...

martedì 16 novembre 2021

La lunga marcia della menzogna

 
Secondo Jacques Derrida (1930 - 2004) è possibile tracciare una (veritiera) storia della menzogna solo considerandola in una dimensione collettiva, inserita come architrave di un sistema fondato sull'ideologia e sulla collaborazione con il potere. 
È proprio lì che la dissidenza assume il valore di vocazione alla verità.

Cosa succede se combiniamo insieme il Derrida di Storia della menzogna e il Vàclav Havel de Il potere dei senza potere? Ne sortisce una lettura estremamente illuminante sulle menzogne collettive che camminano a passo spedito nel corso della storia, così da concludere che la menzogna stessa abbia una sua storia, e che questa conosce il proprio trionfo in una modernità tutt’altro che libera.

Nell’azzardarne un excursus storico, una domanda sottotraccia rischia di rendere il tentativo impossibile: come fa a essere veritiera una storia della menzogna? Uno di quei quesiti che verrebbero liquidati sbrigativamente da Bertrand Russell come logica autoreferenziale, perché della menzogna è impossibile dimostrare la veridicità. 
Ma Jacques Derrida è evidentemente un ottimista e ritiene di poterci riuscire partendo da una definizione: “La menzogna non è un fatto o uno stato, ma un atto intenzionale, il mentire” ...