È proprio lì che la dissidenza assume il valore di vocazione alla verità.
Cosa succede se combiniamo insieme il Derrida di Storia della menzogna e il Vàclav Havel de Il potere dei senza potere? Ne sortisce una lettura estremamente illuminante sulle menzogne collettive che camminano a passo spedito nel corso della storia, così da concludere che la menzogna stessa abbia una sua storia, e che questa conosce il proprio trionfo in una modernità tutt’altro che libera.
Nell’azzardarne un excursus storico, una domanda sottotraccia rischia di rendere il tentativo impossibile: come fa a essere veritiera una storia della menzogna? Uno di quei quesiti che verrebbero liquidati sbrigativamente da Bertrand Russell come logica autoreferenziale, perché della menzogna è impossibile dimostrare la veridicità.
Ma Jacques Derrida è evidentemente un ottimista e ritiene di poterci riuscire partendo da una definizione: “La menzogna non è un fatto o uno stato, ma un atto intenzionale, il mentire” ...
