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venerdì 13 febbraio 2026

Psicopatici al Potere

 
di Leonardo Guerra
 
“Il Partito persegue il potere esclusivamente per il suo bene. Non ci interessa il bene degli altri; ci interessa solo il potere…. solo il potere, il potere puro. Cosa significhi potere puro lo capirete tra poco. Siamo diversi da tutte le oligarchie del passato perché sappiamo quello che stiamo facendo. Tutti gli altri, anche quelli che ci assomigliavano, erano codardi e ipocriti. I nazisti tedeschi e i comunisti russi si sono avvicinati molto a noi nei loro metodi, ma non hanno mai avuto il coraggio di riconoscere le proprie motivazioni.” (George Orwell, 1984)

L’importanza della visione

In ogni società è importante condividere una visione ampia, profonda e chiara che origini dai valori e dai principi fondativi della stessa. Serve per il suo sviluppo e per quello degli individui che la compongono.
Questo succede, in bene e/o in male, in ogni civiltà. Rappresenta un tipo di percezione e di concezione della vita e del mondo condivisa.

Una mappa mentale collettiva, così che la bussola valoriale consenta a tutti di orientarsi nello stesso modo nell’ambiente circostante. Ne deriva un lessico e un dizionario condiviso che consente di comunicare efficacemente e capirsi in modo univoco. In questo modo tutti hanno gli stessi punti di riferimento.
Ne deriva un linguaggio, un relativo codice lessicale, termini, significati e concetti comuni...

mercoledì 21 gennaio 2026

George Orwell e la libertà delle parole

76 anni fa moriva lo scrittore britannico autore dei romanzi "La fattoria degli animali" e "1984", un simbolo di audacia intellettuale e sensibilità sociale.

 «Non bisognerebbe mai intraprendere un’attività del genere a meno di non essere guidati da un qualche demone incomprensibile al quale non si può resistere». 

Nel saggio Perché scrivo, del 1946, George Orwell, pseudonimo letterario di Eric Arthur Blair, descrisse in questi termini il lavoro dello scrittore, definendo la creazione di un libro «una lotta orribile ed estenuante, come un lungo periodo di dolorosa malattia».

Una lotta che poteva essere affrontata, a suo giudizio, solo tentando di sfidare lettori e lettrici, cercando di aggiungere tasselli di conoscenza alla narrazione della realtà e «trasformare la scrittura politica in un’arte». Orwell cercò di farlo per tutta la vita, fino alla morte avvenuta il 21 gennaio 1950, diventando uno degli autori più originali, e in prospettiva influenti, del XX secolo...

giovedì 23 ottobre 2025

1985: come Brazil, di terry Gilliam, ha predetto il nostro presente

Era il 1949 quando George Orwell scriveva 1984, un romanzo distopico incentrato su una società oppressa dal totalitarismo (diretta conseguenza dei regimi autoritari). 

Ed è proprio nel 1984 che Terry Gilliam gira BRAZIL, una rivisitazione dell’opera di Orwell, il capolavoro di un autore che come pochi altri ha saputo dar valore all’immaginazione, all’elemento onirico in termini tecnici, visivi, narrativi, utilizzandolo come fuga dal conformismo (sociale e filmico).

Quest’anno BRAZIL compie quarant’anni, e l’imprecisato presente distopico di Gilliam sembra solo una leggera esagerazione della realtà contemporanea.

VEDI QUI...

lunedì 10 febbraio 2025

Il crollo dell’ordine mondiale globalista

  
di Vasko Kohlmayer

C'è qualcosa che sta cambiando un'epoca in tutto il pianeta.

Ciò che sta accadendo intorno a noi non è altro che un crollo del regime globalista mondiale.

Il primo chiaro segnale che qualcosa di veramente grande stesse accadendo è stato lo storico ritorno di Donald Trump; otto settimane dopo il primo ministro canadese, Justin Trudeau, avrebbe annunciato le sue dimissioni.
Ora sembra sempre più probabile che nelle prossime settimane assisteremo alla caduta dei governi e delle coalizioni al potere in Austria, Germania, Francia e Gran Bretagna. Altri, come la Romania, probabilmente seguiranno.
I burattini e i tecnocrati globalisti che gestiscono questi governi occidentali stanno perdendo la presa proprio mentre parliamo. 
Il bacino di malcontento popolare, riempito fino all'orlo dalle azioni egoistiche dell'élite globalista, è in pieno fermento. 
E ora vengono sonoramente espulsi dai movimenti populisti in tutto il mondo.

Ecco alcune delle sofferenze e delle depredazioni che le élite globalista hanno inflitto alle masse negli ultimi anni: ...

sabato 2 marzo 2024

La lista di Zelensky degli italiani pro-Putin


Lista di Zelensky sui pro-Putin alla Von der Leyen e ai giornalisti: il governo chiarisca la sua posizione. È l’alba di un nuovo totalitarismo?

di Claudio Messora

Nel corso di una conferenza stampa a Kiev, Zelensky ha sostenuto, senza che i giornalisti presenti battessero ciglio, che sta stilando una lista di “filo putiniani” che consegnerà alla Commissione Europea e ai giornalisti (compiacenti?). Attenzione perché non stiamo parlando volgarmente di spie: Zelensky sta facendo una lista di persone che sono semplicemente critiche con lui più che con Putin. Ecco cos’ha detto: 

"In Italia ci sono tanti filo-putiniani e in Europa anche. Stiamo preparando una loro lista, non solo riguardo all’Italia, da presentare alla Commissione europea. Riuscirete a zittirli?"

Questa, né più né meno, può essere definita delazione! Cosa farà la Von Der Leyen? Preparerà treni speciali dove caricare i critici di Zelensky? Passiamo dalle liste di proscrizione dei fact checkers agli elenchi dei deportati? 
Niente carta di identità digitale né servizi e conti correnti congelati per i soggetti presenti nella “lista di Zelensky“? ...

mercoledì 31 agosto 2022

Pandemia - Immersi in un ipnotizzante totalitarismo

 
di Cristiano Mais

E’ sbagliato parlare di ‘dittatura’, in questi tempi di pandemia. E’ più   giusto usare il termine di ‘totalitarismo’.

Lo spiega, in un suo scritto, il professor Mattias Desmet, psicologo, psicanalista, esperto di psicologia di massa, docente all’Università di Gent, in Belgio. 

Il concetto-base che viene espresso è quella sulla “formazione di massa” che in questi mesi sta prendendo, giorno dopo giorno, sempre più corpo. 
Come un vero virus.

Ecco le sue frasi, non poco illuminanti ...

venerdì 5 agosto 2022

La nuova psicologia del Totalitarismo

Mattias Desmet è un professore universitario belga che ha pubblicato un saggio dirompente sulle nuove forme di dittatura: “Psicologia del totalitarismo” (Edizioni La Linea, Bologna). 

Molte persone non riescono a comprendere che “le dittature si basano su un meccanismo psicologico primitivo, ossia la paura che un regime dittatoriale incute nel popolo. Lo Stato totalitario, invece, si fonda su un processo psicologico potente, che è quello della formazione di massa”. 

Questa nuova “formazione di massa è essenzialmente una forma di ipnosi collettiva che priva gli individui della capacità di distanziamento critico e di ricorso alla coscienza” personale (introduzione). 
In realtà si tratta di un lungo processo difficile da percepire e difficile da superare.

Questo saggio molto ficcante del professor Desmet segue “la visione distopica del futuro evocata da Hannah Arendt, secondo cui un nuovo tipo di totalitarismo, guidato da ottusi burocrati e tecnocrati, sarebbe sorto dopo la caduta del nazismo e dello stalinismo” ...

giovedì 16 giugno 2022

Il liberismo come nuova forma di totalitarismo

 di Luciano Lago

Ha destato un certo scalpore, pochi giorni fa (articolo del 2 luglio 2019 - NdC), il discorso fatto da Vladimir Putin quando il presidente russo, in un’intervista con The Financial Times, ha annunciato “la fine dell’era del liberalismo”.

Secondo Putin, l”ideologia liberale” , quella che prevale nel mondo occidentale, è divenuta obsoleta. Questo è particolarmente percepibile nel momento in cui i popoli europei manifestano la loro opposizione al massiccio afflusso di migranti, così come rifiutano l’idea delle frontiere aperte e la politica del multiculturalismo. Questo vuole significare che l’ideologia liberista è ormai arrivata al suo capolinea e non si identifica più con le aspirazioni dei popoli, in particolare in Europa.

Il presidente russo, nel corso dell’intervista, aveva anche osservato che i liberali hanno cercato di dettare la loro volontà a tutto il mondo e hanno commesso molti errori: “L’idea liberale è superata”, ha affermato Putin. “È entrata in conflitto con gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione”.

Tale la conclusione del discorso di Putin, sebbene molto più articolato ed argomentato nella sua intervista ...

mercoledì 27 aprile 2022

Intervista ad Aleksandr Dugin

 

Aleksandr Gel’evič Dugin (Mosca, 7 gennaio 1962) è un celebre politologo e filosofo russo vicino alle posizioni dottrinarie del mondo della Tradizione.

1. Il concetto del “Dasein” (l'esserci) di Martin Heidegger è un significativo ancoraggio della sua riflessione sulla concretezza antropologico-esistenziale della condizione umana, tra Terra e Mondo. Ritiene il suo pensiero una geofilosofia?

Io considero Martin Heidegger come il più grande filosofo. Ma esiste una sua parte esplicita, nei suoi scritti, ed una sua implicita. Egli fu in grado di sviluppare una base filosofica per molte differenti applicazioni del suo pensiero che egli stesso non specificò. In tal maniera io ho trovato in Heidegger molti principi di filosofia politica che, però, sono approcciabili solamente se siamo in grado di cogliere alcune allusioni, correzioni, precisazioni che possiamo dedurre dal contesto generale della sua opera filosofica. 
Tutto ciò non ha quasi nulla a che vedere con il suo personale coinvolgimento politico. E’ qualcosa di più profondo. 
In tal maniera, essendo a qualsiasi grado dei seguaci della Terza Teoria Politica egli ha posto le condizioni per la fondazione di una Quarta Teoria Politica e Metapolitica. Ciò valga anche per la geofilosofia. Sul piano esplicito egli non ha mai sviluppato nulla in merito ma se consideriamo il significato pieno del Da nel concetto di Da-sein, siamo in grado di scoprire la dimensione fondamentale della cosiddetta geografia, o anche del concetto di ambiente, dei mezzi per comprendere qualcosa di esistenziale. Io lo chiamo orizzonte esistenziale ...

domenica 18 luglio 2021

Cinque lezioni sul potere

Prima lezione sul potere 

La società può essere influenzata facilmente se viene promesso che lo stato farà di tutto per scacciare i brutti tempi. 

Lo stato crea i problemi piuttosto che risolverli, visto che una situazione di emergenza continua rappresenta nuovi poteri da prendere.

Seconda lezione sul potere 

La percezione del consenso crea un consenso legittimo. 

Quando le persone credono che i loro pari abbiano accettato un certo livello di tirannia, anche loro lo accetteranno in modo da non distinguersi o attirare l'attenzione su di sé. 

Le persone che cercano il potere devono solo creare l'illusione del consenso di massa. 

Anche quando la maggior parte delle persone è contraria, la percezione della conformità a volte può sopraffare la logica. 

Il controllo è solitamente ottenuto passivamente, senza forza ...

martedì 6 luglio 2021

Il Villaggio

 

Ieri mi è capitato di rivedere una vecchia serie TV degli anni '70, Il Prigioniero. 
L'ambientazione, il Villaggio, è una prigione travestita da paradiso: i suoi abitanti non hanno una vera libertà, non possono lasciare il Villaggio, sono costantemente sorvegliati e tutti i loro movimenti monitorati. 
I residenti sono privati della loro individualità e identificati solo dai numeri. 

Questa serie TV distopica, a metà strada tra James Bond, George Orwell e Franz Kafka, affronta temi sociali che sono dannatamente attuali: l'ascesa di uno stato di polizia, la perdita di libertà, sorveglianza 24 su 24, corruzione del governo, totalitarismo, pensiero di gruppo, marketing di massa e la tendenza degli esseri umani ad accettare docilmente la propria sorte di prigionieri in una prigione di propria creazione. 

Celebre è il motto che permette al Numero 6, il protagonista, di restare attaccato ad un briciolo di sanità mentale e, soprattutto, ligio ai suoi diritti individuali: "Non sono un numero, ma un uomo libero!"

La serie TV è una lezione su quanto sia difficile ottenere la propria libertà in una società in cui i muri delle prigioni sono mascherati dagli ornamenti apparentemente benevoli del progresso tecnologico e scientifico, della sicurezza nazionale e della necessità di proteggersi da terroristi, epidemie, disordini civili, e tutte le altre amenità scelte dall'apparato statale come suo obiettivo ... 

domenica 25 aprile 2021

La neolingua del potere

di Giuseppe D’Avanzo

LA DISTRUZIONE del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione. 

Se si ricorda il presagio di Karl Kraus, è indispensabile esaminare nei suoi esiti più radicali la semplificazione del discorso pubblico del governo che appare così vincente e convincente da far sostenere che «la democrazia contemporanea è più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole»; 
che «la sinistra» deve darsi da fare, lungo questa strada semplificatoria, per sopravvivere nell’èra del «pensiero sbrigativo»; 
che «ridotta a format, l’offerta politica contemporanea fa riaffiorare mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere».

Credo tuttavia che il ragionamento sarebbe monco se non ci chiedessimo anche che cosa cova quella diluizione superficiale del linguaggio. 

Quale pensiero, potere e democrazia annuncia quell’alienazione della parola che, colonizzati dalla cultura televisiva, diciamo format? 
Quella lingua, che non riconosce alcuno statuto alla realtà, che riduce drasticamente ogni complessità (anche lessicale), è soltanto una mera tecnica di consenso o custodisce di più: una strategia e addirittura un destino politico? 
Temo che l’entusiasmo per le magie del marketing politico trascuri pericolosamente l’«Ospite Indesiderato» che, nascosto nel format, bussa alla porta della nostra democrazia ...

mercoledì 9 dicembre 2020

Il vaccino contro il Covid siamo noi

 
di Barbara Tampieri

In questo dramma intitolato "Covid-19" - si, 19 nonostante abbia debuttato nel '20 e questo è il primo mistero - dramma che ogni sera fa il tutto esaurito fin dal mese di febbraio nei teatri di tutto il mondo, è ormai chiaro che il coronavirus in sé non ne fosse affatto il protagonista ma un comprimario e per giunta anche cane. 
Diciamo che, poverino, mi ricorda quelle band un po' scalcagnate ma piene dell'entusiasmo dell'inizio carriera che una volta erano incaricate di aprire i concerti dei grandi gruppi rock.

Per il coronavirus possiamo anche scomodare nuovamente Andy Warhol e il suo trito e ritrito quarto d'ora di celebrità. 

Di questo virus all'inizio presentato come lo sfidante del cugino Ebola per il titolo di Grande Sterminatore dell'Umanità e chiamato anche SARS-cov2 per distinguerlo dalla sua prima versione uscita qualche anno fa, si è già detto molto. 

Che è fatto strano, che all'analisi genetica presenta frammenti anomali, addirittura di HIV, probabilmente inseriti in laboratorio con una tecnica di bioingegneria assai discussa e diverse volte in passato sottoposta a moratoria, che si chiama gain of function. 

Dopo aver tirato in ballo improbabili e casuali scambi di effusioni in natura tra pipistrelli e pangolini, mi pare infine assodato che il virus sia nato nel laboratorio di Wuhan, uno strano luogo mezzo cinese, mezzo francese, americano e onuiolo, dove appunto era noto si giocasse un po' troppo allegramente con i virus, si può sospettare su commissione ...

giovedì 14 maggio 2015

Simone Weil- Manifesto per la soppressione dei partiti politici

Pochi anni fa è stato tradotto in italiano e pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi il Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone Weil. 

Il titolo italiano per la verità non è felice e non è fedele all’originale francese, che suona "Note sur la suppression générale des parties politiques"; è noto infatti come Weil fosse poco incline a redigere e a firmare manifesti, proclami e simili. 

Tuttavia, questa traduzione è sicuramente meritoria, in quanto rende accessibile al pubblico italiano un saggio che, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1950, fu salutato da Breton e da Alain, dei quali opportunamente si riportano nell’edizione italiana i commenti entusiastici, come un testo di scottante attualità. 

Sia in Breton sia in Alain era ancora viva, nel 1950, la memoria dello stalinismo e della sua influenza sul partito comunista francese e, più in generale, l’asservimento delle coscienze, all’interno dei partiti, in nome di parole d’ordine più o meno altisonanti.

Nel tempo che ci separa dalla prima pubblicazione di questo testo, avvenuta a sette anni di distanza dalla morte dell’autrice, la sua attualità non ha fatto che crescere. Potremmo dire che le tesi qui sostenute diventino tanto più condivisibili quanto più cresce il discredito nei confronti della politica dei partiti; un discredito che oggi, in Italia, non è certo minore di quello che Breton ed Alain denunciavano nel 1950 in Francia; verrebbe da dire: “il peggio non è mai morto”, come recita un noto proverbio popolare ...