Ieri mi è capitato di rivedere una vecchia serie TV degli anni '70, Il Prigioniero.
L'ambientazione, il Villaggio, è una prigione travestita da paradiso: i suoi abitanti non hanno una vera libertà, non possono lasciare il Villaggio, sono costantemente sorvegliati e tutti i loro movimenti monitorati.
I residenti sono privati della loro individualità e identificati solo dai numeri.
Questa serie TV distopica, a metà strada tra James Bond, George Orwell e Franz Kafka, affronta temi sociali che sono dannatamente attuali: l'ascesa di uno stato di polizia, la perdita di libertà, sorveglianza 24 su 24, corruzione del governo, totalitarismo, pensiero di gruppo, marketing di massa e la tendenza degli esseri umani ad accettare docilmente la propria sorte di prigionieri in una prigione di propria creazione.
Celebre è il motto che permette al Numero 6, il protagonista, di restare attaccato ad un briciolo di sanità mentale e, soprattutto, ligio ai suoi diritti individuali: "Non sono un numero, ma un uomo libero!"
La serie TV è una lezione su quanto sia difficile ottenere la propria libertà in una società in cui i muri delle prigioni sono mascherati dagli ornamenti apparentemente benevoli del progresso tecnologico e scientifico, della sicurezza nazionale e della necessità di proteggersi da terroristi, epidemie, disordini civili, e tutte le altre amenità scelte dall'apparato statale come suo obiettivo ...

