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mercoledì 23 luglio 2025

Antecedenti dell’euro: l’Unione monetaria latina


di Daniele Dal Bosco

Quando Platone propose una nomisma hellenikon, una moneta per gli scambi commerciali tra le polis, si scontrò con gli interessi particolari delle stesse. 

Fu solo con l’emergere di Roma che si svilupparono delle monete utilizzate per gli scambi commerciali tra diverse regioni del mediterraneo, europee e non solo: l’asse di bronzo, il denarius d’argento e, con l’Impero, l’aureus d’oro. Augusto contribuì a riordinare tale sistema monetario, concentrando la produzione di monete d’oro ed in parte d’argento a Lione, e fissando l’aureusa 7,80 grammi ed il rapporto tra oro ed argento a 12,5.

Dopo di lui, nei secoli successivi iniziarono graduali svalutazioni della moneta romana e, esaurite le miniere d’oro spagnole, la bilancia commerciale negativa fece uscire dall’Impero sempre più oro, destinazione Oriente. 

L’inflazione galoppante che ne derivò e le successive incursioni barbariche, che privarono l’Impero di molto metallo prezioso, contribuirono alla decadenza di Roma ...

martedì 9 maggio 2023

73 anni di Europa: tra guerre, inflazione e tessere verdi

Il 9 maggio è la data in cui si celebra la festa dell’Europa, a distanza di 73 anni dalla dichiarazione dell’allora Ministro degli esteri francese Robert Schuman, che preannunciava la nascita della prima Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio.

Sarebbe quindi l’occasione giusta per riflettere sui difetti dell’Europa unita oggi, in uno dei momenti più bassi della sua storia, e capire una volta per tutte se valga davvero la pena proseguire questo cammino.

La retorica delle istituzioni europee

E invece le principali istituzioni del continente hanno preferito riempire l’aria con manifestazioni di autocompiacimento e di vuota retorica. “Oggi celebriamo la Festa dell’Europa unita, da 73 anni garanzia di pace e prosperità per tutti i suoi cittadini”, è il commento surreale scelto dalla Farnesina per ricordare la ricorrenza del 9 maggio ...

mercoledì 21 ottobre 2020

Perché la BCE ha proprio bisogno di introdurre la moneta digitale?


di Maurizio Blondet

(Una risposta rozza)

La Lagarde ha annunciato che la BCE studia l’emissione di euro digitale. Fabio Panetta, l’italiano nel board della BCE (Bankitalia) dice che è “urgente”. 
Ma i motivi forniti per questa urgenza, e raccolti devotamente dai giornalisti di regime, appaiono tra il fantasmagorico e l’improbabile. 

Fino al comico involontario di Fabio Panetta: “L’introduzione di un euro digitale sosterrebbe la spinta dell’Europa verso la continua innovazione”, visto che la politica monetaria eurocratica, gestita dagli Spilorci germano-olandesi con l’ossessione ideologica di tenere tutti a stecchetto, pareggio di bilancio, austerità per ripagare il debito pubblico – ha provocato, fra le altre rovine, l’aver reso l’Europa, dal centro degli avanzamenti e innovazioni scientifiche quale è stato per secoli, un retrobottega di vecchiumi, un sottoscala di arretratezza dipendente dai prodotti cinesi più sofisticati.

La BCE ha ipotizzato “ “tre scenari” ( i tecnocrati adorano gli scenari), che faranno accelerare l’introduzione della moneta digitale, gestita con la tecnologia blockchain che (come dice Fabio Dragoni serve ad “assicurarne la scarsità”, che è il contrario di quel che deve essere una moneta sovrana): 

1) un aumento della domanda di pagamenti elettronici nell’area dell’euro che richiederebbe l’adozione di un mezzo di pagamento digitale europeo privo di rischi; 
2) un calo significativo dell’uso del contante come mezzo di pagamento nell’area dell’euro; 
3) l’introduzione di mezzi di pagamento privati di portata mondiale (tipo la Libra di Facebook) che potrebbero generare problematiche regolamentari nonché porre rischi per la stabilità finanziaria e la tutela dei consumatori; un’ampia diffusione di monete digitali emesse da banche centrali estere”.
Mah ...

lunedì 6 febbraio 2017

Col Paese fuori dall'euro si risparmiano 8 miliardi

Facendo finta di capirne di economia - non è il mio caso - e quindi di riconoscere il "debito" come realtà tangibile, ineluttabile, sulla base della quale si deve per forza ragionare, cerchiamo di entrare nella parte e di seguire le argomentazioni proposte in questo articolo: si tratterebbe (condizionale) delle conclusioni di uno studio riservato di Mediobanca che mette in luce i vantaggi dell'uscita dalla moneta unica. 
...A patto che sia immediata.
Catherine


È uno di quegli studi delicati. Il team di Mediobanca lo ha riservato ai suoi clientoni. Uno di loro ce lo ha fatto vedere. Ogni copia è marcata con nome e cognome. Si tratta di roba che non dovrebbe finire alla stampa, almeno non subito.

Il titolo potrebbe trarre in inganno, ma il succo è di quelli buoni: Il rischio di una ridenominazione in lire del nostro debito pubblico scende con il passare del tempo.

Quando un profano lo legge, capisce subito una cosa. La finanza si prepara a ItalExit, o almeno tiene in forte considerazione l'uscita del nostro Paese dall'euro. Mentre la politica ha confinato a movimenti politici che vengono definiti populisti, la questione dell'uscita dall'euro, nei salotti che contano si fanno già le simulazioni su quanto ci verrebbe a costare. Lo studio di Mediobanca è molto rigoroso e si limita a mettere in fila i costi e i vantaggi del ritorno alla lira. Una cosa è certa, più il tempo passa, sostengono gli analisti, e più costerà abbandonare la moneta unica. 
È la sintesi dei loro calcoli...

martedì 18 dicembre 2012

Il sistema Bestia è destinato a morire?

In quest’epoca in cui tornano in auge Berlusconi, le sue puttane e le sue puttanate e tutti si lamentano di Monti e di quello che ha fatto al povero Belpaese, se già non lo immaginate, quale sarà il futuro della nostra cara vecchia penisola?

Che sia per l’aumento della popolazione, o per la crisi economico-finanziaria, la situazione del lavoro è tragica per tutto il pianeta. A partire, ovviamente, dall’Italia, le notizie recenti riportano come la disoccupazione stia crescendo a livelli record, e che il 2013 sarà se possibile anche peggio.

Se l’Italia uscisse dall’euro, se solo ne avesse almeno l’intenzione, potrebbe risorgere e farsi addirittura portavoce, grazie alla sua eccellenza in ambito industriale e manifatturiero, di una nuova ripresa e sviluppo del mercato dell’intero bacino Mediterraneo, dagli Stati del sud d’Europa al nord Africa.

Ma questo non accadrà fintantoché chi decide le sorti dell’Italia, non gliene importa poi un granché perché è più attento a soddisfare i bisogni di un progetto finanziario mondiale globale. E se noi siamo d’accordo o no con questo progetto, non importa: zitti, lavorare, divertirsi e se vi lamentate, manganellate...

L’Italia è un Paese forte. Abbiamo un’industria di prima linea a livello mondiale (siamo anche tra i migliori produttori d’armi del mondo, settore che da sempre fa guadagnare bene) ma i capoccia della finanza internazionale vogliono che l’Italia rinunci un poco alla volta al 50% della sua produzione, in nome della globalizzazione, per agevolare la transizione al nuovo assetto geopolitico mondiale (NWO). Ciò significherà il completo collasso sia economico che sociale del Paese...

giovedì 2 agosto 2012

Uscire dall'euro non è un dramma, è una liberazione

L’Euro non può essere un tabù. Ripristinare la leva del cambio consente non solo di agire sul livello dei prezzi relativi dei beni prodotti in paesi diversi ma anche sul valore delle attività e passività finanziarie senza influire sui rischi di rimborso del capitale.

Il disordine regna sovrano in Europa.
Se il presidente della Bce Mario Draghi asserisce in un’intervista al quotidiano Le Monde che l’euro è irreversibile, il cancelliere tedesco Merkel si dichiara «ottimista» ma non sicura della sopravvivenza dell’euro. 
La scorsa settimana l’Eurosistema ha deciso di non accettare titoli di stato emessi o garantiti dalla Repubblica ellenica come collaterale per ottenere prestiti fino alla «conclusione dell’esame condotto dalla Commissione europea, in raccordo con la Bce e l’Fmi, sui progressi compiuti dalla Grecia»; il Fondo Monetario Internazionale, a sua volta, secondo quanto riportato da autorevoli fonti di stampa, starebbe valutando l’idea di bloccare gli aiuti alla Grecia. Il mese di luglio è ormai trascorso senza che siano state avviate misure concrete per rendere operativo il cosiddetto «scudo anti spread» che era stato approvato alla fine di giugno, con grande risalto mediatico, dai capi di stato e di governo dell’Unione europea.
La prolungata assenza di indicazioni precise, convergenti e realizzabili, oltre che di misure concrete, da parte di coloro che hanno il potere di prendere decisioni rilevanti per i mercati finanziari ha favorito l’attuale drammatica situazione...

venerdì 20 luglio 2012

Conviene all’Italia rimanere nell’euro?

Secondo un rapporto di Merrill Lynch all’Italia converrebbe uscire dall’euro.

Il rapporto di Lynch evidenzia che l’Italia e l’Irlanda sono i due paesi a cui converrebbe di più uscire dall’euro. E’ stata fatta una graduatoria dei paesi con più incentivi se lasciassero l’euro e l’Italia e l’Irlanda sono in cima alla classifica. L’Italia uscendo dall’euro beneficerebbe dell’aumento delle esportazioni e a differenza di altri paesi potrebbe godere di una fuoriuscita abbastanza ordinata.
Inoltre il nostro paese in futuro avrà un probabile piccolo avanzo primario nel bilancio.
Un problema abbastanza rilevante sarebbe pagare l’interesse sul debito pubblico e il debito pubblico stesso in euro mentre non si è più nell’euro. In futuro in uno scenario simile si potrebbe arrivare anche ad una rinegoziazione del debito con i creditori. L’Italia ha un’economia abbastanza produttiva a differenza della Grecia soprattutto, ma anche del Portogallo e della Spagna e questo è un altro fattore di propensione all’uscita dall’euro. L’Europa può permettersi la fuoriuscita dell’Italia dall’euro? Sarebbe una catastrofe perché è un paese grande con una produttività molto importante.
Come si dice sempre riferendosi all’uscita del nostro paese dall’euro, conviene all’Italia rimanere nell’euro? Conviene ai cittadini italiani sprofondare in un declino lento e inesorabile rispetto ai paesi più forti dell’eurozona dal punto di vista economico? Conviene agli italiani pagare nuove manovre economiche o nuovi tagli alla spesa per rimanere nella moneta unica?
Il futuro ci darà le risposte a tante domande come queste.