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venerdì 26 settembre 2025

Quando gli italiani invasero la Jugoslavia

Il 6 aprile 1941 iniziò l'invasione della Jugoslavia, avviata dalle truppe nazifasciste tedesche, subito sostenute da quelle ungheresi (11 aprile) e italiane (15 aprile).
 
Novemila soldati del Regno d’Italia partiti da Zara (allora italiana) raggiunsero Sebenico e Spalato e due giorni dopo Dubrovnik e Mostar dove si riunirono a quattro divisioni comandate dal generale Alessandro Pirzio Biroli, salite dall’Albania; la seconda armata (9 divisioni di fanteria, 4 motorizzate e 1 corazzata) comandata dal generale Emilio Giglioli, dal Friuli Venezia Giulia si diresse su Lubiana. 
Il 15 aprile re Pietro II Karađorđević fuggì a Londra e il 17 aprile il generale Kalafatovik firmò l’armistizio. 

L’occupazione fu la risposta di Germania e Italia alla sconfessione del patto che il principe Paolo (reggente) aveva firmato con loro un mese prima (4 marzo 1941): principe che un colpo di Stato appoggiato dalla Gran Bretagna aveva poco dopo sostituito col principe ereditario Pietro, non ancora diciottenne... 

domenica 19 maggio 2024

Lei è morto

di Nicolò Targhetta
(Non è successo niente)

- Lei è morto.
- Morto?
- Come i quotidiani, Blockbuster o i coniugi Wayne in un vicolo buio.
- Ma com'è successo?
- Vediamo subito.
- Avete le registrazioni?
- Certo. Ecco, qui c'è lei che grida “ho una pistola e non ho paura di usarla”.
- Ah, un'aggressione?
- No, stava parlando allo specchio.
- Oh. 
- Va be', su col morale, adesso andrà meglio.
- Significa che vado in paradiso?
- Ahaha, in paradiso. No, no. Quello è per gli umili stagnini indiani, i disabili dal cuore d'oro e le bimbelle morte di gioia o per salvare un cucciolo.
- Ti dirò, un po' me l'immaginavo che non ci sarei entrato. Va be', ci abbiamo provato. Quindi Purgatorio. C'è una navetta? Un pedalò? ...

venerdì 2 giugno 2023

Analfabetismo funzionale: significato e differenze con l’analfabetismo “classico”

 da dott. Emilio Alessio Loiacono

Con l’espressione “analfabetismo funzionale” (anche detto “illetteralismo“) si indica per definizione l’incapacità di un soggetto nell’usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle varie situazioni della vita quotidiana, sia professionali che sociali. 

L’analfabetismo funzionale – essendo in realtà un concetto molto dinamico e complesso – viene continuamente ridefinito in base allo sviluppo di una società e non può essere definito precisamente in modo assoluto: i criteri per valutarlo variano da nazione a nazione e da periodo storico a periodo storico. E’ complesso se non addirittura impossibile mettere a paragone ad esempio l’analfabetismo funzionale di uno spagnolo che ha vissuto negli anni ’70 del secolo scorso, con quello di un tedesco che ha vissuto i primi anni del nuovo millennio.

L’analfabetismo funzionale trova il suo naturale sfogo su internet, nei vari social network come ad esempio Facebook, dove intere discussioni sono spesso governate dal totale analfabetismo funzionale dei partecipanti, in modo a volte così grottesco da rendere il funzionalmente analfabeta del tutto indistinguibile da un “troll”, cioè un utente quasi sempre anonimo che invia messaggi provocatori, irritanti o volutamente fuori tema per intralciare la discussione o scatenare la reazione degli interlocutori ...

giovedì 22 dicembre 2022

Salario minimo in Italia: lo stato attuale e le proposte per il 2022

 
La guida dettagliata sul salario minimo in Italia, l’attuale scenario sociale, normativo, politico ed europeo con le nuove proposte di legge per il nostro Paese.

Nell’Unione Europea, in 21 dei 27 Stati membri è stato già introdotto il salario minimo, ma l’Italia non ha ancora provveduto a tale riforma.

Tra i Paesi dell’UE, il salario minimo non esiste, oltre che in Italia, anche in Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, qui i salari sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali.

Scopriamo insieme qual è l’attuale situazione italiana relativamente alla legge sul salario minimo, norma che interessa almeno 4 milioni di lavoratori in difficoltà ...

sabato 28 marzo 2020

La rinascita d’Italia attraverso l’amore

Massimo Rodolfi, editore, scrittore ed attivista, ha recentemente dato alle stampe un prezioso volumetto, “La rinascita d’Italia attraverso l’amore”.

Il titolo non inganni: siamo lontano anni-luce dalle utopie pseudo-ambientaliste o dalle sdolcinate derive New age. Lo stesso amore va inteso come rispetto per se stessi, per gli altri, per il pianeta e la sua Anima.

Il libro è un grido d’allarme: l’umanità e la Terra sono minacciate da forze inquietanti e distruttive. L’autore, con uno stile brioso, ripercorre alcune sue cruciali esperienze per ampliare poi la visione verso l’attualità più incandescente.
L’amarcord è agrodolce, il piglio è ironico, di un’ironia amara di chi ha compreso l’inganno e vorrebbe che tutti si scrollasero di dosso inveterati pregiudizi e reazioni pavloviane.

Siamo di fronte ad un bivio: o ci svegliamo o siamo spacciati.

Siamo spacciati, perché Rodolfi, con il suo sguardo sornione ed acutissimo, ci permette davvero di comprendere in quale ragnatela siamo invischiati. Lo scrittore non ci offre il solito opuscolo di economia, ecologia e sociologia in cui, nel migliore dei casi, si gratta via un po’ del trucco con il quale si tenta di abbellire il volto sfigurato del sistema.
Il Nostro, pur con la levità del paradosso, mette a nudo le radici di un potere mostruoso, non esitando a chiamare i veri responsabili con i loro nomi.
Non è più tempo di nascondersi dietro un dito, di nicchiare e di tergiversare: il momento è decisivo, il pericolo mortale. Ne va della sopravvivenza nostra e delle generazioni future, ma anche della sorte dell’uomo, in quanto essere che non è solo carne ed ossa ...

lunedì 25 novembre 2019

La crisi del riciclo negli Stati Uniti

A un anno dal blocco delle importazioni di rifiuti da parte della Cina molte città sono tornate agli inceneritori: uno dei problemi, però, è proprio la raccolta differenziata.

A partire dagli anni Ottanta i paesi industrializzati hanno iniziato a esportare gran parte dei loro rifiuti da riciclare verso la Cina, un mercato in espansione disponibile ad accontentarsi anche di rifiuti di bassa qualità per trasformarli in materie prime.

Solo per quanto riguarda la plastica si calcola che dal 1992 – cioè da quando si è cominciato a raccogliere dati a riguardo – la Cina abbia ricevuto il 45 per cento di tutti i rifiuti prodotti, arrivando nel 2016 ad assorbire più del 70 per cento di tutti i rifiuti di plastica.
La Cina prendeva dai rifiuti quello che poteva riciclare e bruciava il resto, sopperendo a una carenza di materia prima causata dall’ancora diffusa povertà del paese.

Tutto questo è stato possibile fino a quando, nell’estate del 2017, il governo cinese ha deciso di diminuire le importazioni dei rifiuti plastici e cartacei, imponendo a partire dal 1 gennaio 2018 il blocco delle importazioni di 24 tipologie di rifiuti, tra cui plastica, carta da macero e scarti tessili, a cui nel 2019 sono state aggiunte altre 16 tipologie, tra cui rottami di auto e navi demolite. Si trattava infatti di materiale considerato di bassa qualità, i cui costi di importazione e riciclaggio non erano più convenienti per il mercato cinese ...

sabato 13 gennaio 2018

Cambiamo il mondo un sacchetto alla volta...

Marcello Pamio – 7 gennaio 2018

L’Italia è stata trasportata in discarica e serve quanto prima un sacchetto. Possibilmente biodegradabile…
Il cervello e l’intelligenza del gregge oramai sono un optional e un vero e proprio mistero. 


Viviamo in una dittatura oligarchica sfacciatamente manifesta, nella quale ci hanno svuotato e privato di ogni diritto, libertà e sovranità (monetaria, economica, politica, ecc.) e il popolino si preoccupa e si scandalizza per il sacchetto della spazzatura!

Migliaia di persone su Facebook e nel web si stanno mobilitando per acquistare le zucchine senza sacchetto.
Spedizioni punitive di consumatori furibondi entrano nei supermercati con la maschera di Anonymous per prendere in ostaggio le bilance pesa-verdura.

Ha ragione il grande Natalino Balasso quando dice che siamo un popolo da «rivoluzione polleggiata».
«Siamo i Pile Fighter: combattenti con la tuta di pile e le ciabatte a forma di Brunetta che si scandalizzano per le ingiustizie di X-Factor».

E’ come affogare in un oceano e preoccuparsi dello schizzetto di fango nella maglietta nike...

lunedì 17 luglio 2017

Quando i clandestini eravamo noi e la Romania non voleva gli italiani

La Storia ricorda e narra soltanto ciò che fa più comodo a chi ha il potere di raccontarla. Ecco uno dei tanti esempi, quello dell'emigrazione italiana verso la Romania, forse meno conosciuto di quello dell'emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. Forse più taciuto...
Catherine


Il ministero dell’Interno nel 1942 cercò di fermare gli espatri a Bucarest dove i nostri connazionali erano malvisti. A Bombay chi aveva a che fare con la prostituzione veniva chiamato "italiano". Documenti di un'epoca nella quale a varcare le frontiere erano i poveri del nostro Paese, a volte criminali, spesso criminalizzati

di Stefania Parmeggiani

Quando i rumeni eravamo noi… E le cose andavano più o meno come oggi, solo a ruoli invertiti. Gli italiani andavano a Bucarest in cerca di fortuna, per lavorare come falegnami, nelle miniere o nelle fabbriche. Avevano un permesso di soggiorno in tasca, ma alla scadenza restavano oltre confine. Clandestini appunto. Come erano molti rumeni in Italia prima del loro ingresso nell’Unione Europea. Non graditi, come lo sono oggi che vengono guardati con rabbia e sospetto.

A metà del ‘900 non erano gli italiani a considerare i rumeni criminali, ma i rumeni a controllare le dogane per non essere invasi dagli italiani. I nostri connazionali creavano non pochi problemi: violenti, indisciplinati. La loro storia, fatta di stracci e pregiudizi, si è intrecciata con i tentativi italiani di evitare che gli indesiderabili lasciassero i confini nazionali e andassero a creare problemi alla dittatura amica del generale Ion Antonescu ...

mercoledì 1 marzo 2017

Nel mondo ci sono isole autonome al 100% grazie alle energie rinnovabili

Dal Pacifico all'Atlantico, dai mari del Nord all'Australia, in grandi e piccole isole, la transizione energetica sta producendo risultati significativi.

L’esempio arriva dalle isole nel Golfo dell’Alaska (Kodiak) alle Hawaii, da quelle australiane e neozelandesi (King e Tokelau) alla Scozia (Orkney, Eigg, Muck e Gigha), dalla Jamaica alle Azzorre (Graciosa), da Capo Verde all’Indonesia (Sumba), dal Mediterraneo con l’Isola Greca di Tilos (Grecia) alle Canarie (El Hierro), dai Caraibi (Aruba e Bonaire) ai mari del Nord con Samso e Bornholm (Danimarca), Pellworm (Germania), White (Inghilterra). Sono queste le 20 isole analizzate nel dossier “Isole 100% rinnovabili” di Legambiente (in allegato in basso).

Grazie alle fonti rinnovabili e alle batterie di accumulo stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione, che produce risultati concreti sia per quanto riguarda la percentuale del fabbisogno energetico coperto che per l’applicazione di tecnologie sempre più ricercate e innovative come ad esempio l’utilizzo del moto ondoso dei mari o di impianti idroelettrici ed eolici combinati insieme...

martedì 15 luglio 2014

La catastrofe italiana in cifre

Nonostante l'evidenza dei fatti, i politici che si succedono alla guida del paese continuano ad sommergerci di promesse e di rassicurazioni. Le parole piovono e continuano a piovere. Gli italiani si sveglieranno, fuggiranno dal Belpaese o si rassegneranno?
Diamo i numeri ....
Catherine


14 luglio. I crudi numeri non ci consegnano le dimensioni effettive del disastro economico e sociale che vive l'Italia.

Ma ci aiutano a comprenderlo, ed anche a capire come le politiche austeritarie per tenere in piedi l'euro, il sistema bancocratico e il capitalismo-casinò, abbiano affossato il nostro Paese.

- PIL: dal 2007 al 2013: -8,7% .

- PIL PRO-CAPITE: dal 2007 al 2013: - 9,1%.

- REDDITO REALE DISPONIBILE PER LE FAMIGLIE: dal 2007 al 2013: -10,2%.

- RICCHEZZA NAZIONALE: dal 2007 al 2013 persi 843 miliardi pari al -9%.

- PRODUZIONE INDUSTRIALE: dal 2007-2013: -25,5% .
Nello stesso periodo, a livello mondiale la produzione industriale è cresciuta del 10% ...

domenica 1 settembre 2013

Italia - Nazione Biologica

Gianni John Tirelli

L’Italia à uno fra i pochi paesi al mondo in grado di rendersi autonoma, in virtù di alcune prerogative ed eccellenze che la rendono unica fra tutti.

La sua ubicazione geografica al centro del mediterraneo, la varietà del territorio e del clima, il patrimonio storico e culturale, gli 8000 km di coste, la molteplicità delle sue tradizioni, l’artigianato, la cucina, l’arte, le sue foreste e montagne, il suo patrimonio idrico, il calore umano dei suoi abitanti, e più in generale, l’unicità della sua bellezza, sono tutti elementi che ci inducono a considerare la seria possibilità di liberarci da ogni altro soggetto esterno di natura economica/finanziaria e politica, che non solo condiziona, ma che ci pone in uno stato di subalternità e di dipendenza rispetto ad altri stati, che non possono in alcun modo competere con noi, per risorse naturali e storiche.

Come possiamo noi italiani, vivere da poveri, quando calpestiamo il suolo di uno fra i paesi più ricchi e straordinari della terra, per tutti i motivi sopra elencati? 
Quale altra nazione europea (per restare nei paraggi), può concorrere con l’Italia e vantarsi di una tale e così straordinaria eredità? 

Dimentichiamoci del debito, dello spread, del pil, di banche, finanzia, e della Germania! Una guerra che non potremo mai vincere! Lasciamo invece che questa terra dia il meglio dei suoi frutti, delle sue potenzialità e capacità!
Non abbiamo niente da importare – abbiamo tutto e di più! ..

venerdì 12 luglio 2013

Evo Morales / Edward Snowden, una gaffe epica ...

Un incidente diplomatico davvero sorprendente quello scatenato dagli Stati Uniti la settimana scorsa ...
Ennesima occasione per osservare il servilismo politico dei nostri governi, che scattano sull'attenti e obbediscono a occhi chiusi alle indicazioni provenienti dall'oltre Atlantico. Inquietante...
Catherine

Salim Lamrani
Translated by Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il caso Edward Snowden è stato all'origine di un grave incidente diplomatico tra la Bolivia e diversi paesi europei. A seguito di un ordine da Washington, Francia, Italia, Spagna e Portogallo hanno proibito all'aereo presidenziale di Evo Morales di sorvolare sul loro territorio.

1. Dopo una visita ufficiale in Russia per partecipare a un vertice dei paesi produttori di gas, il presidente Evo Morales ha preso il suo aereo per tornare in Bolivia.

2. Gli Stati Uniti, pensando che Edward Snowden, ex agente CIA e della NSA, autore delle rivelazioni sulle operazioni di spionaggio del suo paese, fosse sull'aereo presidenziale, ha ordinato a quattro paesi europei, Francia, Italia, Spagna e Portogallo, di proibire il sorvolare del loro spazio aereo a Evo Morales.

3. Parigi ha immediatamente soddisfatto l'ordine proveniente da Washington e ha annullato l'autorizzazione di sorvolo del proprio territorio che era stato concessa alla Bolivia il 27 giugno 2013, mentre l'aereo presidenziale si trovava a pochi chilometri dal confine francese...

mercoledì 24 aprile 2013

Gabrielli: "Terremoti inevitabili in Italia"

Aprile 2013 - Mentre oltre 40.000 persone tra ambientalisti, associazioni di categoria, centinaia di amministrazioni locali, movimenti e singoli cittadini hanno aderito spontaneamente al corteo abruzzese a Pescara sabato scorso, per fermare il progetto di trivellazioni petrolifere 'Ombrina Mare' di Medoilgas che prevede la realizzazione di una piattaforma petrolifera a largo delle coste abruzzesi e molisane (1), il Capo della Protezione Civile Gabrielli si sbilancia affermando:

«E’ dal terremoto dell’Irpinia (3 mila morti e 9 mila feriti, ndr) che l’Italia non vive un altro fenomeno di quella portata. Il nostro paese è inevitabilmente soggetto ad un altro importante terremoto. Non sapremo quando succederà, né come, né dove, ma sappiamo che succederà».

Ma se i terremoti, secondo la vulgata scientifica corrente non sono prevedibili, allora Gabrielli - non un cittadino qualunque ma un funzionario dello Stato con incarico di responsabilità, almeno sulla carta - come fa a rilasciare certe dichiarazioni? Ha la sfera di cristallo, oppure i padroni nordamericani gli hanno spifferato qualcosa? Tre fatti sono certi...

lunedì 22 aprile 2013

Italiani in fuga dall'Italia. La triste storia dell'emigrazione si ripete...

Secondo i dati dell'Aire, gli italiani espatriano per cercare un lavoro. Sei su dieci hanno scelto l'Europa, la Germania tra le mete principali..

In fuga dall'Italia. La crisi economica ha fatto “esplodere” l’emigrazione italiana, che nel 2012 ha registrato un boom che non si vedeva da decenni: più 30,1% rispetto all’anno precedente.

Ad andare all’estero sono più uomini che donne, più trentenni e lombardi.

La Germania il Paese preferito come punto d’arrivo. A rivelarlo sono i dati più recenti dell’Anagrafe della popolazione Italiana Residente all’Estero (Aire), resi noti dalla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24 oggi.

Lo scorso anno l’emigrazione dalla Penisola è passata dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini erano il 56% contro il 44% di donne, e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita “la fuga dei talenti” che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.

martedì 18 dicembre 2012

Il sistema Bestia è destinato a morire?

In quest’epoca in cui tornano in auge Berlusconi, le sue puttane e le sue puttanate e tutti si lamentano di Monti e di quello che ha fatto al povero Belpaese, se già non lo immaginate, quale sarà il futuro della nostra cara vecchia penisola?

Che sia per l’aumento della popolazione, o per la crisi economico-finanziaria, la situazione del lavoro è tragica per tutto il pianeta. A partire, ovviamente, dall’Italia, le notizie recenti riportano come la disoccupazione stia crescendo a livelli record, e che il 2013 sarà se possibile anche peggio.

Se l’Italia uscisse dall’euro, se solo ne avesse almeno l’intenzione, potrebbe risorgere e farsi addirittura portavoce, grazie alla sua eccellenza in ambito industriale e manifatturiero, di una nuova ripresa e sviluppo del mercato dell’intero bacino Mediterraneo, dagli Stati del sud d’Europa al nord Africa.

Ma questo non accadrà fintantoché chi decide le sorti dell’Italia, non gliene importa poi un granché perché è più attento a soddisfare i bisogni di un progetto finanziario mondiale globale. E se noi siamo d’accordo o no con questo progetto, non importa: zitti, lavorare, divertirsi e se vi lamentate, manganellate...

L’Italia è un Paese forte. Abbiamo un’industria di prima linea a livello mondiale (siamo anche tra i migliori produttori d’armi del mondo, settore che da sempre fa guadagnare bene) ma i capoccia della finanza internazionale vogliono che l’Italia rinunci un poco alla volta al 50% della sua produzione, in nome della globalizzazione, per agevolare la transizione al nuovo assetto geopolitico mondiale (NWO). Ciò significherà il completo collasso sia economico che sociale del Paese...