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mercoledì 15 marzo 2023

Auto elettriche, quanto inquinano realmente le batterie?

 
Tutti stiamo pensando di acquistare una macchina elettrica o ibrida: i media ci rimandano continuamente messaggi e immagini di auto elettriche. 

Sono migliori, non inquinano, sono silenziose, si possono acquistare con notevoli incentivi. 

Veniamo bombardati da immagini di auto elettriche e siamo portati a pensare che possano davvero migliorare la situazione in tema di inquinamento. 

Ma nessuno parla mai delle batterie, che - se non smaltite in maniera corretta - possono diventare delle vere bombe ecologiche.

Ma cosa sono e come sono fatte le batterie delle auto elettriche? ...

giovedì 19 marzo 2020

Il riciclo esisteva già ai tempi delle caverne

Ecco come pietre e ossa venivano riciclate

di Letizia Palmesino

Viviamo in un’epoca in cui si producono così tanti rifiuti che non sappiamo più dove metterli. Questo problema si è diffuso a partire dalla seconda metà del XX secolo perché, sino ad allora, grazie al numero contenuto della popolazione terrestre e alla sostanziale produzione limitata di beni materiali, non erano mai stati registrati problemi “globali” di gestione delle risorse.

È evidente che anche nelle epoche passate i beni realizzati non fossero infiniti, ma essendo spesso realizzati con materiali deperibili non è semplice comprendere cosa venisse riusato o riciclato. Se gli studiosi hanno potuto appurare che, in varie epoche, soprattutto in campo edile, fosse normale riciclare pezzi di edifici ed elementi decorativi, cosa sappiamo della preistoria?

Da qualche mese abbiamo un tassello in più nella comprensione di ciò che avveniva 400 mila anni fa, nel Paleolitico, quando i nostri antenati erano cacciatori- raccoglitori ma già sapevano bene che non bisognava buttare mai nulla.

Quest’anno, infatti, il Tubingen Prize for Ice Age Research è stato assegnato allo studio realizzato da un gruppo di ricercatori guidati dalla Dott.ssa Flavia Venditti Post-Doctoral Fellow dell’Università di Tel Aviv (TAU) e membro del Laboratorio di Analisi tecnologica e funzionale di manufatti preistorici (Ltfapa). La ricerca della Dott.ssa Venditti – The recycling phenomenon during the Late Lower Palaeolithic. The case study of Qesem Cave, Israel – ha portato alla luce che gli antichi cacciatori-raccoglitori vissuti 400.000 anni fa nel sito del Paleolitico Inferiore di Qesem cave, riciclavano antichi strumenti in pietra non più utilizzati per produrre piccole e taglienti schegge.

Attraverso accurate analisi microscopiche e chimiche condotte in collaborazione con il “Laboratory of Technological and Functional Analyses of Prehistoric Artefacts” dell’Università La Sapienza di Roma, la Dott.ssa Venditti ha diagnosticato tracce riconducibili alla lavorazione delle carcasse animali attraverso attività di macellazione, ma anche di lavorazione di osso, pelli e persino di piante e tuberi ...

domenica 9 febbraio 2020

Riciclato o riciclabile? Ecco il grande inganno!

di Viviana Taccione

 Oggi va di moda apparire ecologici (e nota bene che ho scritto apparire e non “essere“), e anche le aziende seguono questo trend, fermo restando che la maggioranza lo sfrutta per continuare a vendere impunemente dei prodotti inquinanti.

E anche noi consumatori più sensibili, abituati ad essere bombardati da tranquillizzanti messaggi sulle confezioni di quanto acquistiamo, spesso non abbiamo la consapevolezza, il tempo o la voglia di riflettere su quanto ci stanno comunicando le aziende.

Ma che confusione queste “eco etichette“…

Alcune sono completamente inutili, tipo la scritta “Natural“, perché tecnicamente tutto è naturale, dato che viene dal Pianeta Terra. O le diciture “Eco friendly” o “Green“… Che caspita vogliono dire esattamente? 😕

Oggi però ho trovato una scritta che le batte tutte e che troneggiava su una bottiglia di acqua minerale da 5 litri:
“Questa confezione è 100% riciclabile, il resto dipende da te“ ...

lunedì 25 novembre 2019

La crisi del riciclo negli Stati Uniti

A un anno dal blocco delle importazioni di rifiuti da parte della Cina molte città sono tornate agli inceneritori: uno dei problemi, però, è proprio la raccolta differenziata.

A partire dagli anni Ottanta i paesi industrializzati hanno iniziato a esportare gran parte dei loro rifiuti da riciclare verso la Cina, un mercato in espansione disponibile ad accontentarsi anche di rifiuti di bassa qualità per trasformarli in materie prime.

Solo per quanto riguarda la plastica si calcola che dal 1992 – cioè da quando si è cominciato a raccogliere dati a riguardo – la Cina abbia ricevuto il 45 per cento di tutti i rifiuti prodotti, arrivando nel 2016 ad assorbire più del 70 per cento di tutti i rifiuti di plastica.
La Cina prendeva dai rifiuti quello che poteva riciclare e bruciava il resto, sopperendo a una carenza di materia prima causata dall’ancora diffusa povertà del paese.

Tutto questo è stato possibile fino a quando, nell’estate del 2017, il governo cinese ha deciso di diminuire le importazioni dei rifiuti plastici e cartacei, imponendo a partire dal 1 gennaio 2018 il blocco delle importazioni di 24 tipologie di rifiuti, tra cui plastica, carta da macero e scarti tessili, a cui nel 2019 sono state aggiunte altre 16 tipologie, tra cui rottami di auto e navi demolite. Si trattava infatti di materiale considerato di bassa qualità, i cui costi di importazione e riciclaggio non erano più convenienti per il mercato cinese ...