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domenica 9 febbraio 2020

Riciclato o riciclabile? Ecco il grande inganno!

di Viviana Taccione

 Oggi va di moda apparire ecologici (e nota bene che ho scritto apparire e non “essere“), e anche le aziende seguono questo trend, fermo restando che la maggioranza lo sfrutta per continuare a vendere impunemente dei prodotti inquinanti.

E anche noi consumatori più sensibili, abituati ad essere bombardati da tranquillizzanti messaggi sulle confezioni di quanto acquistiamo, spesso non abbiamo la consapevolezza, il tempo o la voglia di riflettere su quanto ci stanno comunicando le aziende.

Ma che confusione queste “eco etichette“…

Alcune sono completamente inutili, tipo la scritta “Natural“, perché tecnicamente tutto è naturale, dato che viene dal Pianeta Terra. O le diciture “Eco friendly” o “Green“… Che caspita vogliono dire esattamente? 😕

Oggi però ho trovato una scritta che le batte tutte e che troneggiava su una bottiglia di acqua minerale da 5 litri:
“Questa confezione è 100% riciclabile, il resto dipende da te“ ...

giovedì 5 dicembre 2019

Negazionisti sarete voi. Intervista a Franco Prodi

Piano col catastrofismo, dice un fisico illustre che ha studiato le nubi per tutta la vita: per il pianeta ci sono più difese in cielo e in terra che in tutte le nostre carbon tax.

Articolo tratto dal numero di novembre del mensile Tempi. (Attenzione, di norma, gli articoli che appaiono sul mensile sono riservati agli abbonati. Per abbonarti, clicca qui.)

Franco Prodi è membro dell’Accademia nazionale delle scienze detta dei Quaranta, è stato professore ordinario di Fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara e ha diretto il Fisbat (Istituto per lo studio della Bassa ed Alta atmosfera) e l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) entrambi del Consiglio nazionale delle ricerche.

In questo periodo è molto impegnato a rilasciare interviste sulla stampa non specialistica, perché è autorevole rappresentante di quegli scienziati che mostrano scetticismo nei riguardi del catastrofismo climatico.

Professore, se ho capito bene l’Ipcc (Gruppo intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico) sostiene di essere certo al 95 per cento che l’aumento di temperatura media registrato negli ultimi due secoli è dovuto all’azione umana. Perché questa affermazione è discutibile? ...

lunedì 25 novembre 2019

La crisi del riciclo negli Stati Uniti

A un anno dal blocco delle importazioni di rifiuti da parte della Cina molte città sono tornate agli inceneritori: uno dei problemi, però, è proprio la raccolta differenziata.

A partire dagli anni Ottanta i paesi industrializzati hanno iniziato a esportare gran parte dei loro rifiuti da riciclare verso la Cina, un mercato in espansione disponibile ad accontentarsi anche di rifiuti di bassa qualità per trasformarli in materie prime.

Solo per quanto riguarda la plastica si calcola che dal 1992 – cioè da quando si è cominciato a raccogliere dati a riguardo – la Cina abbia ricevuto il 45 per cento di tutti i rifiuti prodotti, arrivando nel 2016 ad assorbire più del 70 per cento di tutti i rifiuti di plastica.
La Cina prendeva dai rifiuti quello che poteva riciclare e bruciava il resto, sopperendo a una carenza di materia prima causata dall’ancora diffusa povertà del paese.

Tutto questo è stato possibile fino a quando, nell’estate del 2017, il governo cinese ha deciso di diminuire le importazioni dei rifiuti plastici e cartacei, imponendo a partire dal 1 gennaio 2018 il blocco delle importazioni di 24 tipologie di rifiuti, tra cui plastica, carta da macero e scarti tessili, a cui nel 2019 sono state aggiunte altre 16 tipologie, tra cui rottami di auto e navi demolite. Si trattava infatti di materiale considerato di bassa qualità, i cui costi di importazione e riciclaggio non erano più convenienti per il mercato cinese ...