domenica 9 agosto 2026

Le navi romane di Nemi bruciate dai nazisti


 Tra il 1928 e il 1932, a 30 km a Sud di Roma, presso il lago vulcanico di Nemi venne condotta un’impresa archeologica che ha dello straordinario: il recupero di due navi imperiali romane datate all’epoca dell’imperatore Caligola (37-41 d C) – figlio di Germanico, nipote di Druso e bisnipote di Livia.

Un territorio, quello attorno a Nemi, di straordinaria rilevanza archeologica. Ancora oggi è possibile visitare l’importante Tempio di Diana Aricina e perdersi tra la natura incontaminata del posto.

Il primo tentativo di recupero delle navi avvenne nel 1446 quando il cardinale Prospero Colonna, dando credito alla legenda che veniva tramandata dagli abitanti della piccola città, decise di avvalersi di nuotatori genovesi e di una piattaforma galleggiante adibita al recupero delle navi.

Numerosi furono i tentativi, 1535, 1827 e 1895 ma tutti terminarono senza successo...


La svolta

Il 9 aprile del 1927, in un discorso patriottico alla Reale Società Romana di Storia Patria, il Capo del Governo italiano Benito Mussolini annuncia con risolutezza la decisione di recuperare le navi sommerse. 

Il progetto dello scavo viene affidato al senatore/archeologo Corrado Ricci che insieme alla commissione incaricata dello studio e del recupero dei relitti decide i passi da seguire:

1) Svuotamento parziale del lago fino a 22 metri
2) Indagini archeologiche sulle navi
3) Esplorazione del fondale
4) Realizzazione di un museo in grado di accogliere i relitti.

Documentario rarissimo dell'istituto Luce sul recupero delle navi romane nel Lago di Nemi. Impressionante..

La grandiosità delle imbarcazioni riportate alla luce negli anni ’30, la magnificenza delle decorazioni e degli arredi ha fatto credere a lungo che queste imbarcazioni fossero luoghi di piacere destinati all’otium dell’imperatore. 
Si tratterebbe in realtà di navi cerimoniali riservate alle celebrazioni di feste e attività religiose connesse con il tempio poco distante.


Costruite in pino, abete e quercia, lo studio di queste imbarcazioni ha contribuito a migliorare le nostre conoscenze sulle tecniche navali di età romana.
Il primo scafo era lungo 71 metri e largo 20, il secondo misurava 75 metri di lunghezza e 29 di larghezza.
Entrambe conservavano la parte immersa (opera viva) e gli elementi strutturali.
Assieme alle navi emersero armi, monete, decorazioni, attrezzi, ami da pesca, chiavi, ancore, elementi decorativi.

Ciò che colpisce gli studiosi sono le particolari tecniche ingegneristiche adottate: piattaforme circolari girevoli su sfere di bronzo -un sistema che anticipa i cuscinetti a sfere-, un complesso impianto idraulico per il prosciugamento della sentina, con pompe, tubazioni e un grande rubinetto in bronzo lavorato con tale precisione da far ipotizzare l’uso di un tornio meccanico.

Mussolini e Bottai alla inaugurazione del Museo delle Navi di Nemi. Foto di anonimo – L’Illustrazione italiana del 5 maggio 1940 pag. 614 di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il Museo dopo l'incendio

L'incendio

Era la notte del 31 maggio del 1944 quando il Museo bruciò.
Non fu il cannoneggiamento degli americani a incendiare le navi.
“Molti sono i proiettili che cadono ai dintorni del Museo e sopra i capannoni, senza però incendiare le preziose navi”, riferì il custode capoposto Giacomo Cinelli.

L’incendio divampò alle 22.00 e assunse immediatamente vaste proporzioni : gli scafi, le ancore, un timone alcune imbarcazioni più piccole andarono completamente distrutte.

La commissione d’inchiesta istituita per indagare sull’accaduto arrivò a escludere che l’incendio fosse stato provocato da bombe di aviazione e da proiettili d’artiglieria, concludendo che fosse di origine dolosa.
I nazisti in ritirata incendiarono il museo distruggendo testimonianze archeologiche uniche per importanza e stato di conservazione.

(NdC - Va precisato che non ci sono prove evidenti di questa azione tedesca di "rappresaglia", n
el tempo sono emerse anche ricostruzioni alternative. Alcuni storici e ricercatori hanno evidenziato come le navi potessero essere state colpite, direttamente o indirettamente, dai bombardamenti d'artiglieria alleati diretti contro le postazioni antiaeree tedesche posizionate proprio nei pressi del museo.)


Il nuovo museo

Riaperto nel 1988 il Museo delle navi romane, seppur privato dei suoi reperti più prestigiosi, esposti presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, conserva i reperti che non andarono distrutti nell’incendio mentre una grande ala è dedicata alle testimonianze protostoriche e romane dell’area dei castelli romani e del tempio di Diana poco distante.


Nel nuovo allestimento, l’ala sinistra è dedicata alle navi, delle quali sono esposti alcuni materiali, come la ricostruzione del tetto con tegole di bronzo, due ancore, il rivestimento della ruota di prua, alcune attrezzerie di bordo originali o ricostruite (una noria, una pompa a stantuffo, un bozzello, una piattaforma su cuscinetti a sfera).
Sono inoltre visibili due modelli delle navi in scala 1:5 e la ricostruzione in scala al vero dell’aposticcio di poppa della prima nave, su cui sono state posizionate le copie bronzee delle cassette con protomi ferine.
(leggere qui: direzioneregionalemuseilazio.cultura.gov.it)

Una visita è d’obbligo in questo luogo ricco di cultura e mistero… in attesa che venga riportata alla luce una terza nave. (mai ritrovata - NdC)


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