di Giuseppe D’Avanzo
LA DISTRUZIONE del linguaggio è la premessa di ogni futura distruzione.
Se si ricorda il presagio di Karl Kraus, è indispensabile esaminare nei suoi esiti più radicali la semplificazione del discorso pubblico del governo che appare così vincente e convincente da far sostenere che «la democrazia contemporanea è più vicina a un format che a un complesso strutturato di regole»;
che «la sinistra» deve darsi da fare, lungo questa strada semplificatoria, per sopravvivere nell’èra del «pensiero sbrigativo»;
che «ridotta a format, l’offerta politica contemporanea fa riaffiorare mitologie che appartengono agli strati più remoti della rappresentazione del potere».
Credo tuttavia che il ragionamento sarebbe monco se non ci chiedessimo anche che cosa cova quella diluizione superficiale del linguaggio.
Quale pensiero, potere e democrazia annuncia quell’alienazione della parola che, colonizzati dalla cultura televisiva, diciamo format?
Quella lingua, che non riconosce alcuno statuto alla realtà, che riduce drasticamente ogni complessità (anche lessicale), è soltanto una mera tecnica di consenso o custodisce di più: una strategia e addirittura un destino politico?
Temo che l’entusiasmo per le magie del marketing politico trascuri pericolosamente l’«Ospite Indesiderato» che, nascosto nel format, bussa alla porta della nostra democrazia ...
