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domenica 21 luglio 2024

C’era una volta il mercato

Com’era bello, il mercato. È stata una straordinaria invenzione. Diecimila anni fa – o forse anche prima. 

Ancora oggi ci divertiamo, da turisti, quando in qualche paese straniero dove la tradizione sopravvive esploriamo un mercato in tutta la sua turbolenta vitalità. O quando, anche da noi, ne troviamo qualcuno che conserva la stimolante atmosfera d’altri tempi.

All’epoca in cui nascevano i mercati, viaggiare era difficile, lento e rischioso. Si andava a piedi, tutt’al più a cavallo o a dorso di cammello (o con una zattera o una canoa lungo un fiume – i più coraggiosi si azzardavano ad attraversare un po’ di mare).

Da parecchi millenni l’umanità aveva imparato che non tutti sanno fare bene tutto, non a tutti si possono insegnare tutti i mestieri, è meglio dividersi i compiti e collaborare. Poi si scoprì che è ancora più vantaggioso se, invece di restare nei limiti della tribù o del vicinato, si allarga lo scambio ad altri, che sanno dove trovare, o come fabbricare, qualcosa di diverso.

Era nata la fertile economia del baratto. Ma c’era di più e di meglio. Allo scambio di oggetti (e delle conoscenze tecniche per farli e usarli) si univa la curiosità degli incontri. Presto si aggiunsero teatranti e saltimbanchi, giocolieri e buffoni, artisti e musicisti, cantastorie e portatori di notizie o leggende su luoghi e personaggi reali o immaginari. 

Con feste e danze, giochi e scherzi, corteggiamenti e seduzioni, in cui si intrecciavano amori, tresche o avventure che contribuivano all’esigenza biologica di arricchire la diversità genetica (anche se nessuno conosceva le leggi dell’evoluzione) ...

lunedì 14 dicembre 2020

La teoria della Global Class (Classe Possidente Globale)

Classe sociale è la strutturazione gerarchica di uno strato della popolazione in un raggruppamento abbastanza omogeneo, sia da un punto di vista economico (lavoro, casa, vestiario), sia sul versante culturale (livello di istruzione, titolo di studi, cultura generale).

di Francesco Salistrari

Il tramonto della borghesia come “classe dominante” (in regime capitalista), è un lungo processo storico, politico ed economico che si è compiuto da qualche decennio, ma che affonda le sue radici negli albori stessi del capitalismo.

Il capitalismo fu sin dall’inizio un “movimento sociale” a grandissimo carattere internazionalista. La formazione di tutta una serie di “borghesie nazionali”, intorno al sorgere politico dello “Stato Nazione”, inteso come “nume tutelare” degli interessi di classe nazionali (imperialismo), fu fin dal principio accompagnata dalla “nascita” di una sorta di “classe borghese transnazionale” che si espresse attraverso varie forme ed organizzazioni, una delle quali può essere rintracciata sicuramente nella cosiddetta “haute finance” di ottocentesca memoria.

Questa classe sociale nascente, benché suddivisa comunque al suo interno su linee di classe a “base nazionale”, ha sin da subito assunto una chiara fisionomia cosmopolitica, cioè di “politica” (polités) applicata al “mondo” (cosmos). Nella sua visione aperta delle relazioni economiche umane, questa classe sociale, ha infatti espresso i suoi interessi travalicando spontaneamente le diversità culturali e formandosi spontaneamente all’interno di qualsiasi contesto, divenendo interlocutore globale di interessi seppur di matrice “locale” ...