Orwell, quando scrisse “1984”, non stava scrivendo un semplice romanzo di fantascienza. Era un monito al futuro riguardo i pericoli insiti nell'ideologia della propaganda, soprattutto quella di guerra. «Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato». Così la storia non viene più letta, ma riscritta.
Non conta più come si siano svolti i fatti, ma come vengono interpretati dalla grancassa della propaganda. Si forma, quindi, un esercito più pericoloso di quello composto da soldati: una pletora di fanatici che manderebbero al macello i propri pari pur di vedere la “propria fazione” vincere. Ragione, logica, non contano più; c'è solo emotività.
Vincere. Sono pronti al massacro e, ancor peggio, sono pronti a far massacrare. Non esiste escalation che non valga la pena perseguire pur di vincere.
La fallacia dei costi irrecuperabili diventa il motto di chi non ha problemi a veder bruciare il mondo.
Qui siamo ben oltre l'incapacità o prese di posizione buffonesche; siamo di fronte a una politica estera errata, fallimentare e deliberatamente provocatoria che ha creato una frattura insanabile (spero di sbagliarmi) tra Est e Ovest ...



