lunedì 10 aprile 2017

Cos'è la libertà?

Quest'uomo del suo tempo -- col suo zelo e la sua «botte di ferro» è dunque l'individuo sognato da Hegel al sommo della chiesa gotica che gli antichi ignoravano -- all'ultimo momento della libera evoluzione del sistema della libertà; -- egli è l'obiettivazione della libertà che è fine a sé stessa e di sé stessa gode; -- e «la persona ch'egli veste» nell'esercizio della sua carica, quella è la seconda natura -- la libertà morale, medio concreto che unifica l'idea e le passioni umane -- fine essenziale dell'esistenza soggettiva, unione della volontà soggettiva e della volontà razionale; questa è dunque l'idea divina, ciò che Iddio ha inteso di fare col mondo per ritrovare sé stesso. --

Pure io credo che la fame, il sonno, la paura -- anche se li chiamiamo «volontà razionale» -- restino pur sempre fame sonno e paura e così tutte l'altre cose per le quali non so dove sia tranquilla la riva al nostro egoismo, che quanto è tale tanto non può arrivare né dove siano la libertà morale e l'idea e il fine essenziale.

«Ma» mi direbbe il mio uomo «tutto ciò a me che importa? -- Io so che sono sicuro e nella coscienza dei miei diritti e dei miei doveri libero e potente». Oppure con le parole di John Stuart Mill ("Saggio sulla libertà") «non è qui questione della cosiddetta libertà del volere che così inopportunamente viene contrapposta alla dottrina erroneamente detta della necessità filosofica, ma della libertà civile o sociale». Della «libertà d'esser schiavo» dunque? E va bene.

Infatti è questo che l'uomo cerca, è così che crede giungere alla gioia -- né può uscire di sé per vedere di più. -- Soltanto egli paga l'ignoranza col lento oscuro e continuo tormento -- ch'egli non si confessa e che altri non vede -- poiché il destino è come un'equazione e non si lascia ingannare.

È l'altro lato dell'iperbole. L'uomo è vivo ancora, occupa ancora uno spazio e qualche cosa piccola egli deve ancor sempre fare così ch'egli senta infinito il postulato della sicurezza....
(guardate il seguente video - 2.46 m):



Come all'altro lato, l'uomo non si sentiva mai tale da poter chiedere con qualche giustizia così come giusto per sé, così qui presume sempre la sufficienza della sua qualsiasi persona; e come l'altro postulava la giustizia nella liberazione dalla volontà irrazionale, così questo cerca la sicurezza nell'adattamento ad un codice di diritti e doveri: la libertà d'esser schiavo; dove l'altro domandava la soddisfazione attuale tutta in un punto, questo cerca il modo di poter continuar con sicurezza ad aver fame in tutto il futuro.

E come quella era la via delle più grandi individualità che domandano un valore e lo assomigliano nella loro volontà libera e incrollabile, questa è la via del disgregamento dell'individualità, di coloro che si preoccupano della vita come se già avesse valore (sufficienza) e vivono l'assoluto con la previsione limitata all'attimo -- ché l'uno ama e volge gli occhi al possesso totale, all'identificazione -- l'altro è tenero e zelante di ciò che crede possedere, perché rimanga per lui anche in futuro, mentre tanto lo possiede quanto è posseduto. «E si rivolge alle cose che sono dietro a lui».

Ricordatevi della femmina di Lot -- dice Cristo 'Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva'. (Lc 17, 32-33). -- Questa è la via che ognuno batte, se voglia procacciarsi il piacere della vita.
Ma qui troviamo questi individui ridotti a meccanismi, previsione attuata nell'organismo, non però, come ci aspetteremmo, vittime della loro debolezza -- in balìa del caso, ma «sufficienti» e sicuri come divinità. -- La loro degenerazione è detta educazione civile, la loro fame è attività di progresso, la loro paura è la morale, la loro violenza, il loro odio egoistico -- la spada della giustizia.


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