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sabato 30 maggio 2026

Non riuscire più a “sentire le stelle”


Siamo ormai “disconnessi” dalla natura e abbiamo perduto la consapevolezza di essere tutti collegati tra di noi e con tutte le creature del Pianeta.

Negli anni ’50 del secolo scorso, lo scrittore ed esploratore anglo-boero Laurens van der Post trascorse diversi mesi tra i Boscimani del deserto del Kalahari, uno tra i popoli indigeni più isolati al mondo. Egli racconta di quanto essi fossero scioccati dal fatto che il loro ospite bianco non riuscisse a “sentire le stelle”.

All’inizio pensavano che stesse scherzando o mentendo. Quando si accorsero che non poteva davvero sentire le stelle, conclusero che doveva essere molto malato e manifestarono grande dolore. Perché i Boscimani sapevano che chi non sente la natura deve avere la malattia più grave di tutte.

La disconnessione dalla Madre Terra e dal Padre Cielo, ovvero dal Creato attorno a noi...

martedì 17 marzo 2026

L’uomo ha dimezzato la vita sulla Terra


di Pierangelo Soldavini

Gli esseri umani rappresentano solo 0,01% di tutti gli esseri viventi, ma da quando sono apparsi sulla Terra hanno distrutto metà della vita esistente sul nostro pianeta, l’83% di animali selvatici e metà degli organismi vegetali. 
Mentre l’allevamento si espande a dismisura. Tutto questo ha un costo per l’ecosistema nel suo complesso.

Gli esseri umani stanno correndo a gran velocità verso gli otto miliardi – oggi siamo a 7,6 miliardi – ma rappresentano solo lo 0,01% degli esseri viventi presenti sulla Terra. 

Eppure dalla sua comparsa la quantità di “materia vivente” sul pianeta si è dimezzata.

Evidentemente la presenza dell’umano è decisamente ingombrante – nonostante il suo peso relativo estremamente basso – in conseguenza, soprattutto, della sua estrema efficienza nell’utilizzo delle risorse naturali ...

mercoledì 7 gennaio 2026

Che cos'è il disturbo da deficit di natura?

 
Tratto dal libro Il Monaco Urbano (Macro Edizioni, 2017)

Noi tutti soffriamo di quella che Richard Louv, autore di L’ultimo bambino nei boschi [Rizzoli, Milano, 2006; N.d.R.], ha denominato “disturbo da deficit di natura”. 

Due o tre generazioni fa si viveva molto più a contatto con la natura. Le nostre radici agricole furono precedute da millenni di caccia, raccolta, allevamento e pesca. Tutte queste attività richiedevano una connessione innata con l’ambiente naturale. Dovevamo saper decifrare i canti degli uccelli, interpretare le nuvole, conoscere la direzione del vento, seguire le correnti, riconoscere gli insetti nocivi e curare una mucca malata.

La nostra stessa sopravvivenza era legata a quelle forme di sapere e i nostri antenati hanno risalito la catena alimentare padroneggiando quelle preziose abilità.

Provavano un rispetto sacro e profondo per la natura, perché comprendevano il legame di nutrimento vitale che essa offriva...

sabato 12 aprile 2025

A piedi nudi nel parco

 
di Marion H. Arras Magnani

Esiste una nuova frontiera del giardinaggio. Nuova forse per i non addetti ai lavori, perché in effetti di questa innovazione si parla già da tempo. Mi riferisco al Bioenergetic Landscape.

Se è vero che tutti gli esseri viventi sono in grado di emanare delle energie ciò varrà appunto anche per le piante e dato che ogni organismo propaga vibrazioni che influenzano il nostro corpo varrà anche il concetto che ogni pianta emetterà energie diverse.

Già il contatto con la natura ha degli effetti benefici sul nostro corpo e sul nostro sistema nervoso, ma i Giardini Bioenergetici vanno ancora oltre e accolgono al loro interno piante in grado di emettere le energie di cui abbiamo bisogno, di cui siamo carenti.

Si tratta chiaramente di studiare prima gli effetti che le “emissioni” di diverse tipologie di piante hanno sull’organismo umano e imparare poi a disporre queste ultime in maniera armonica senza che le vibrazioni possano annullarsi tra di esse o “stonare” incontrandosi ...

martedì 24 dicembre 2024

Il futuro dell’umanità


Il futuro dell’umanità sarà degli uomini liberi. Sarà delle persone che si renderanno conto di avere una propria sovranità personale. Persone che rispetteranno la sovranità dell’essere umano.

Non ci saranno burocrazie che governeranno le persone. Non ci saranno persone che governeranno in modo dittatoriale gli abitanti della terra. Non ci saranno palazzi inaccessibili che si ergeranno a simboli nelle città.

Spariranno le sigle corrotte di organizzazioni che hanno ingannato i popoli della terra con le loro azioni, manipolando la mente delle persone per portarli dalla loro parte. Sparirà l’ONU, il Club di Roma, Greenpeace il WWF o l’UNICEF. Centinaia, migliaia di sigle e associazioni; strumenti nelle mani dei potenti che ci raccontano di salvare i popoli e il pianeta, ma che in realtà lavorano per il potere.

La gente o la maggior parte della gente, non sa cosa sia esattamente la vita ...

martedì 8 ottobre 2024

BAMBINI, non BAMBIN*

Il 28 settembre 2024 all'Università di Roma Tre era programmato un fantomatico laboratorio per BAMBIN* trans (dai 5 ai 14 anni). 

Dopo diverse alzate di scudi, talvolta con argomenti reazionari e fallaci, talvolta con argomentazioni di buonsenso, pare sia stato momentaneamente cancellato.

Intanto, il famigerato uso dell'asterisco dal valore neutro! L'impronunciabile oscenità del neolinguaggio che, in punta di piedi, i think tank neoaristocratici stanno instillando nel sottobosco culturale, è da rigettare al mittente.

Poi, la necessità di trattare una tematica indotta, di cui nessuno sentiva il bisogno, ovvero,
le storie di "vita vissuta" di presunti bambini trans a partire dai 5 anni in avanti ...

venerdì 12 aprile 2024

Il declino dell’uomo secondo il Premio Nobel Konrad Lorenz

 Quando nel 1973 venne attribuito il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia a Konrad Lorenz, “padre” dell’etologia, vi fu una sorta di sollevazione negli ambienti scientifici che non mancò di contagiare anche quelli politici.

Il ricercatore austriaco, noto per le sue indagini del comportamento umano attraverso lo studio dell’istinto animale e dell’adattamento ambientale, era ritenuto un fautore dell’antiegualitarismo. 

Non gli vennero risparmiate accuse anche infamanti, ma nel contempo i suoi saggi di carattere antropologico oltre che quelli strettamente connessi alla sua materia venivano sempre più studiati al fine di comprendere la decadenza che Lorenz denunciava tanto nella sfera intima dell’uomo quanto nel mondo circostante.

Al di là della “demonizzazione”, le opere di Lorenz s’imposero anche in ambito a lui non proprio favorevole soprattutto per merito di editori liberi come Adelphi in Italia che l’anno successivo pubblicò il libro di Lorenz di maggior successo, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, seguito da L’altra faccia dello specchio. In entrambi lo scienziato metteva l’umanità davanti dal suo non proprio luminoso destino determinato dagli squilibri demografici, dall’inquinamento atmosferico, dal depauperamento delle risorse naturali, dalla massificazione del consumi, dall’invadenza della tecnologia fino a criticare appunto l’egualitarismo pervasivo del quale la struttura stessa delle megalopoli era lo specchio più evidente...

mercoledì 10 aprile 2024

L'angelo e il mare

 di Massimo Cavezzali

L’angelo scosse le ali. Polvere. Il viaggio non era stato corto.
Poi entrò con la sua camminata dondolante, nella Hall dell’Albergo.
Si guardò allo specchio dell’ingresso. Ignorò i suoi capelli diventati grigi. E la solita faccia stanca.

Scendeva sempre poco volentieri sulla terra.
E non aveva nessuna voglia di andare a una Assemblea della Natura. Ma il Signore gli aveva passato l’invito, molto formale, che aveva ricevuto. Un invito strano. La Natura non si era mai riunita.
“Per una comunicazione importante”. Diceva il biglietto. Senza specificare niente.
“Vai tu” gli aveva detto il Signore “Poi fammi sapere” ...

mercoledì 14 febbraio 2024

Ascoltata la sinfonia della vita nel corpo umano

Anche il nostro corpo, al suo interno, produce musica.

La vita, dal canto suo, ha una propria sinfonia che un team di scienziati americani è riuscito ad ascoltare.
Utilizzando una nuova tecnica di imaging, i ricercatori della Buffalo University sono riusciti a osservare e a documentare le vibrazioni del lisozima, una proteina antibatterica presente in molti animali, compreso l’uomo.
Come le corde di un violino, le proteine fanno letteralmente vibrare il corpo umano in diversi modi.

Da tempo gli scienziati lo ipotizzavano. Adesso le vibrazioni di tale enzima sono state osservate.
È stato così scoperto che esse in realtà persistono nelle molecole come farebbe il  “suono di una campana”, ha detto Andrea Markelz, il professore di fisica che ha condotto lo studio. 

“Se si tocca una campana, suona per qualche tempo, e con un suono che è specifico per la campana stessa. Le proteine si comportano allo stesso modo”.

Questi piccoli movimenti consentono alle proteine di cambiare forma rapidamente in modo che possano facilmente legarsi ad altre, un processo necessario affinché il corpo possa eseguire funzioni biologiche importanti come assorbire ossigeno, riparare le cellule e replicare il DNA.

lunedì 25 settembre 2023

Horror fati, il rifiuto della natura

di Roberto Pecchioli

Un uomo ottiene di diventare donna per legge senza operazioni chirurgiche o percorsi psicologici, semplicemente perché così vuole. Il suo corpo è un mero accessorio. Adesso ha il diritto legale di essere considerato quel che non è. 

La sentenza del tribunale di Trapani minaccia di provocare una valanga: l’ultima puntata della decostruzione prima dell’esito trans e postumano. 
Un altro tizio chiede di diventare donna, farsi impiantare l’utero per poter poi abortire. In altri tempi, sarebbero stati affidati agli psicoterapeuti; oggi sono diritti. La Disney – punta avanzata della regressione woke e gender applicata ai bambini-produce una versione di Biancaneve e i sette nani senza principe azzurro (intollerabile eteropatriarcato) con nani-multietnici in omaggio all’ossessione antirazzista e inclusiva – che non sono tali: pare brutto insistere sull’ingiusta bassa statura.

Ogni giorno nuove tappe di un percorso a testa in giù che lascia sbalordito chi guarda il gaio tramonto dell’occidente con gli occhi della realtà. Diventa senso comune una sorta di horror fati, l’odio per il destino assegnato dalla natura, la tenace volontà di cambiare il corso delle cose, un rancore implacabile per ciò che è ...


Amor fati era chiamata l’accettazione serena della realtà, la presa d’atto del destino. Marcello Veneziani scrive che “nel senso corrente, il destino è pensato come un crudele gendarme che strappa alla vita inchioda a una sorte. In realtà il destino radica l’essere nell’avvenire, dà senso all’accadere, connette l’esistenza a un disegno e a una persistenza. Essere è avere un destino.”

L’orrore di quel destino, il tentativo di opporvisi con ogni mezzo è una delle caratteristiche dell’umanità contemporanea. Vi è qualcosa di faustiano – una volontà di potenza, di controllo, di superamento di ogni limite – che dimostra come la civiltà greco-romana e cristiana sia giunta al capolinea. L’uomo affida se stesso alla tecnica e alla tecnologia non per migliorare ma per diventare altro da sé. Ciò che è tecnicamente fattibile non è un’opportunità da esplorare e da sottoporre al tribunale dell’etica, della prudenza, del bene e del male, ma un’obbligazione da sperimentare ad ogni costo. Si può, dunque “si deve”, a patto, beninteso, che alimenti un mercato volto al profitto.

La decomposizione sociale diventa spappolamento e la scuola-luogo della formazione degli adulti di domani-incoraggia la carriera “alias”, l’identificazione secondo desiderio e capriccio individuale – sempre provvisorio e revocabile – non con il nome, il cognome e le caratteristiche naturali. Si deve dire “il genere attribuito alla nascita”, come se genitori e ostetrici avessero tirato in aria una moneta a testa o croce davanti al neonato. L’ invito di Friedrich Nietzsche “diventa ciò che sei” – il percorso di identificazione che libera e riconosce – è praticato al contrario. Diventa ciò che vuoi, poiché la natura ti ha rinchiuso in un corpo e in una condizione che hai il diritto di rifiutare, ricreandoli secondo desiderio, arbitrio, ghiribizzo.

L’horror fati, il rancore per ciò che siamo, è connesso a una peculiarità dell’uomo contemporaneo sconosciuta alle passate generazioni: il fastidio di non avere avuto parte nei processi che hanno portato alla nascita. 

L’uomo occidentale vuole con tutte le sue forze residue essere il creatore di se stesso. Dall’individualismo al soggettivismo a una specie di folle “ioismo”. Una ragazza ha spiegato in un video visto da milioni di persone di aver citato in tribunale i genitori per averla messa al mondo senza chiederle il permesso. Invita le donne incinte – il padre non è contemplato – a consultare un medium per domandare al fetose vuole nascere o meno. Lasciamo a chi legge ogni giudizio, come sulla proposta del Forum Economico Mondiale (Klaus Schwab, Larry Fink, George Soros con figlio omo al seguito e compagnia brutta) di legalizzare, in nome dell’inclusione, sesso e matrimonio con gli animali, scavalcando la barriera della specie.

L’ errore di chi – come noi – prova orrore dinanzi a tutto questo è di limitarsi alla condanna morale. Ovvia, necessaria, ma che non coglie il bersaglio. Tendiamo a ragionare in termini etici, o di morale sessuale. Dante nel V canto della Commedia dice di Semiramide, regina assira, che “a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per tòrre il biasmo in che era condotta.” Ossia legalizzò ogni suo vizio privato. 
È ciò che avviene qui e adesso, ma non è affatto una questione di scatenamento dei sensi e degli istinti. Questi sono semmai la chiave per destrutturare l’uomo, distruggendone l’anima razionale e socievole di creatura “politica”, per ridurlo a una massa confusa di pulsioni da soddisfare immediatamente.


Ciò che sta cambiando rapidissimamente il senso della vita, l’antropologia e l’ontologia della creatura umana, non può essere valutato in termini etici. C’è molto di più. È ben vero che “gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell’uomo che non può tenersi in piedi senza Dio” (Nikolaj Berdjaev). 

Il dramma è che siamo oltre: la dignità è concetto sconosciuto e Dio un residuo del passato, da irridere come arretratezza culturale, superata dalla luce accecante della modernità.

La negazione della natura, della verità e della realtà, l’odio per il destino e i limiti, la preferenza per l’artificiale, l’intronizzazione dei desideri, dei capricci, delle utopie , hanno un obiettivo terribile: la fuoriuscita dell’uomo da stesso. Il nuovo crinale, l’ultima, decisiva battaglia, è tra le culture umaniste e i deliri post e transumanisti, il conflitto finale in cui la posta in gioco non è il potere o la vittoria di un’ideologia, ma la persistenza della creatura umana, la specie homo sapiens. Le scosse che avvertiamo, i terremoti quotidiani che riducono in macerie la concezione millenaria di noi stessi e del mondo, sono assestamenti, le tappe di un percorso guidato il cui traguardo intermedio è il transumanesimo, il superamento della creatura umana “naturale”, per ibridarla con la macchina. Cyberuomo più Intelligenza Artificiale più ogni tecnologia presente e futura destinata a invadere il corpo e la mente della massa biochimica detta uomo.

Un transito, rivela il prefisso, giacché “trans” è ciò che attraversa per approdare altrove, a una condizione distinta da quella iniziale. L’obiettivo finale è il post uomo, la costruzione/creazione di una specie nuova. Di qui il discredito, il vero e proprio orrore – se non odio – nei confronti della natura e delle sue leggi, a cui è dato il nome riduttivo di biologia. Una trans e post umanità tecnicizzata, ibrida, da cui espellere il pensiero libero e la retta ragione, da assoggettare alla più stretta sorveglianza attraverso dispositivi artificiali controllati, posseduti da una ristretta oligarchia di cui tutti diventiamo schiavi, oggetti, api operaie di un alveare. 

L’ Intelligenza Artificiale è sinora controllata da alcuni uomini. Domani il biopotere e la biocrazia-potere sulla vita – potrebbero sfuggire dalle mani dei dottori Frankenstein postmoderni. Il rischio deve essere serio, se l’allarme è stato suonato da un gran numero di scienziati addetti ai lavori. Apparati di intelligenza artificiale pronunciano omelie, dirigono orchestre e assicurano orgogliosi che saranno presto in grado di fare tutto meglio di noi, incluso governare al posto degli umani.


Spaventa il silenzio degli innocenti – noi – l’afasia del milieu culturale, in gran parte di servizio, l’inazione del potere politico, privato di capacità di decisione, screditato agli occhi dell’opinione pubblica. Un’altra operazione voluta e perseguita dall’oligarchia dominante, a cui il ceto politico si presta volentieri in cambio di privilegi. Tra le macerie, vince il potere, che diventa Leviatano, unica entità in grado di dirigere una (dis)società transitata ormai dallo stato liquido (Bauman) a quello gassoso.

Siamo alle fasi iniziali della sfida decisiva: la lotta tra chi sostiene l’avanzamento tecnologico illimitato, chiamato progresso per impedire il dibattito, e chi è convinto che servano limiti morali, politici, materiali, e che la barriera invalicabile sia il rispetto della natura e della persona umana. Il terreno di scontro è biopolitico, il controllo della vita, del corpo, del pensiero. Chi, come stabilirà che cosa introdurre nel nostro organismo per ridisegnarlo, modificarlo, ibridarlo con la macchina? Che ne sarà del nostro cervello, del libero arbitrio, come vivremo, che cosa mangeremo? Prodotti naturali o artificiali? Diventeremo OGM, organismi geneticamente modificati? Che cosa significheranno uomo, persona, mente, libertà?

Stiamo vivendo un passaggio decisivo in cui la modernità postera di se stessa getta la maschera e disvela il volto. È il primato del divenire sull’essere, la lotta prometeica contro il destino e la natura. Offeso di non essere il creatore di se stesso, l’uomo decreta la vittoria di Eraclito: tutto scorre, panta rei, l’acqua del fiume non è mai la stessa. In principio era il Logos, il Verbo, la ragione rischiarata dalla trascendenza che sconfigge il Caos. Poi irruppe Faust, febbrile indagatore della conoscenza, e il primato passò al fare. Im Anfang war die Tat, in principio era l’Azione. Dovette esserne influenzato Marx, inaugurando la filosofia della prassi tesa a cambiare il mondo, con l’XI Tesi su Feuerbach. Suona la tromba della modernità sulla musica della rivoluzione: i filosofi hanno finora interpretato il mondo, si tratta ora di trasformarlo, ordinava l’uomo di Treviri.


Il tragitto è compiuto. Non ci chiediamo più se qualcosa è bene o male, giusto o sbagliato, ma se è “tecnicamente” possibile, fattibile e profittevole. 

L’alchimista postmoderno non tramuta più la pietra in oro, trasforma, modifica, trascende la materia per ricrearla. Trans-forma, ovvero ridisegna, rielabora, forgia un mondo continuamente mutante, la cui corsa somiglia a quella di un treno senza macchinista.

Stiamo vivendo nell’incoscienza del pensiero una rivoluzione radicale che cambia senso e destino dell’umanità. È una rivoluzione in marcia verso la neutralizzazione delle identità e delle differenze originarie, la rimozione della natura, la vanificazione degli assetti, ruoli e rapporti su cui si fonda l’umanità: la famiglia, i sessi, la procreazione. Alla radice c’è l’horror fati, l’orrore e il rigetto di ciò che siamo per natura.

La lotta contro il destino non risparmia alcuno: donna o uomo si diventa, la scelta è soggettiva, revocabile. Se salta il ticchio, si è italiani la mattina, cosmopoliti a pranzo e americani verso sera. Per l’orientamento sessuale, ampio ventaglio di scelte, i sessi sono tre o trentatré e possiamo sperimentarli a piacimento, pattinare tra i generi.

Ci autocreiamo, ma non siamo fabbri di noi stessi, piuttosto clienti della tecnica, transgender a vita, secondo moda e preferenza. Il destino è sostituito dal progresso, che però delude, un’aspettativa ansiosa, differita. Meglio l’istante, il moto perpetuo, il frammento, l’ermafrodito globale che si tras-forma, tras-ferisce e tras-corre. Tutto fluisce nel transito, si attraversa mascherati e cangianti un’autostrada eternamente in costruzione, ogni metro un’uscita e una deviazione; l’essenziale è pagare il pedaggio. Conta solo il viaggio, l’origine fa rabbia perché non l’abbiamo scelta “liberamente”.

Siamo nomadi in perenne transito anche senza muoverci, naviganti nell’oceano virtuale, uno, nessuno e centomila, mutanti e trans perfetti. Sgomentano l’insuperabile provvisorietà e l’assoluta novità di questo tempo. Si va, si attraversa, si penetrano muri, si rimuovono ostacoli creando rovine, ingombrando la strada di detriti in una corsa fine a se stessa. O meglio, il fine è l’ibridazione con l’artificiale, la macchina, il prodotto tecnico.

E’ la fine dell’umanità come l’hanno intesa tutte le precedenti generazioni, il tornante di una svolta epocale, una strada a senso unico dalla quale difficilmente si potrà ritrovare la via del ritorno. Andare oltre l’uomo, trascenderlo e trasformarlo in una specie nuova, trans e infine post-umana.

Homo sum, humani nihil a me alienum puto, scrisse il romano Terenzio in tempo di amor fati. Sono un uomo, nulla di umano mi è estraneo. Che dirà l’Intelligenza Artificiale dell’uomo odiatore del suo destino?

Fonte: www.ereticamente.net

Illustrazioni: dettagli del Trittico "Il giardino delle delizie" di Hieronymus Bosch 

domenica 13 agosto 2023

Grazie al progresso noi umani siamo diventati fossili della storia

Il progresso e lo sviluppo, lungi dall’aver risolto i problemi dell’uomo ed avergli portato benessere, lo hanno invece stritolato come una qualunque preda tra le spire di un boa constrictor. 

Mi perdonerà chi mi segue perché ripeto spesso gli stessi concetti, ma poiché considero la comprensione di questi concetti basilare al fine di comprendere il mondo in cui viviamo, continuerò a ripetermi.

Parto dunque affermando che nel regno del benessere (l’Occidente in generale ma anche tutti quei Paesi che sognano di diventare “ricchi” come l’Occidente) regna il malessere, e questo è chiaro e pacifico ormai da tempo. 

Negli Stati Uniti d’America, il Paese che con le buone o con le cattive si propone a faro del mondo, il malessere impera incontrastato. 
La devastazione, l’inquinamento ambientale, la scarsità delle risorse, sono per contro in continuo aumento e questo va a braccetto con questo malessere che impera nel regno del benessere.
E fin qui nulla di nuovo...

lunedì 10 luglio 2023

Il Sipario del Grande Silenzio

 di Silvano Agosti

Piccolo saggio che ho pensato fosse indispensabile per sconfiggere un atteggiamento ottuso e spietato delle attuale forze lavoro della cultura di Stato.

A parte che l’infinito sforzo del potere consiste nell’arginare una naturale caratteristica della natura di rendere felici tutti gli esseri viventi che ci sono sul pianeta cioè, di suo, la natura è lì per rendere felici gli esseri umani, per rispettarli.

Invece il potere fa proprio uno sforzo enorme per renderli tutti infelici, tutti contratti, per farli morire, soprattutto per non farli vivere.

E questo sforzo gigantesco, patetico, che comporta gli eserciti, le galere, le scuole, le convivenze coatte in queste gabbie che sono bicamere, tricamere, quadri-camere, cento camere chiusi con decine di antifurti, questa abiezione patetica che secondo me schiude oltre l’azzurro del cielo un immenso sorriso, di compassione da parte dell’universo rispetto a questa patetica commedia, per questo io ho parlato di sipario, il sipario è chiuso sopra un silenzio assoluto, di che cosa?

Che attualmente l’umanità sta vivendo il suo momento più felice, straordinario, come si prevedeva negli anni 80, cioè è finalmente liberata dall’obbligo del lavoro, non dal lavoro, il lavoro fa parte della creatività, è una cosa fantastica se non dura più di due ore al giorno!

È l’obbligo che sta tramontando, gli obblighi, quello di andare in guerra, di andare a scuola, l’obbligo di lavorare 9 ore al giorno, insomma, è il tramonto degli obblighi, quindi è una età felice, perché?
Perché le macchine non scioperano, non si ammalano, nessuno è crudele imponendo a una macchina di lavorare le sue venti ore al giorno, certo 4 ore, un po’ di riposo ha bisogno anche la macchina...

mercoledì 17 maggio 2023

Dopo 50 anni di ricerche trovato il motore della fotosintesi

Trovato il motore della fotosintesi clorofilliana che dà energia a piante, alghe e ad alcuni gruppi di batteri: per la prima volta dopo 50 anni sono stati risolti tutti i passaggi della reazione che due miliardi di anni fa ha prodotto l'ossigeno a partire dall'acqua, trasformando l'atmosfera della Terra.  

Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, apre a nuove soluzioni per produrre energia pulita.Mettere al loro posto tutte le tessere del puzzle della fotosintesi è stato possibile grazie alle simulazioni chimiche e ai calcoli al supercomputer fatti in Italia, dal gruppo di Chimica computazionale diretto da Leonardo Guidoni, del dipartimento di Scienze fisiche e chimiche dell'Università dell'Aquila. 

Vi hanno partecipato anche Matteo Capone e Daniele Narzi. Il gruppo tedesco di Holger Dau, della Freie Universität di Berlino ha invece raccolto i dati sperimentali ... 

lunedì 17 aprile 2023

La guerra è ad ogni passo. La Pace è ad ogni passo.

Premessa:

Viviamo tempi difficili, ma sono anche tempi di grande risveglio.

di Andrea Bizzocchi

Putin è il nuovo nemico. Un nemico improvviso. Prima il nemico era il virus, ora Putin. Anzi, la Russia. 
Da virusfobiche le masse sono diventate russofobiche. Molti, quasi tutti, hanno fatto la “doppia dose” (virusfobici e russofobici). Quale sarà la “terza”? E’ sufficiente inventare un nemico e la guerra è ad ogni passo.

In otto anni di guerra dell’esercito nazi-ucraino alle popolazioni filorusse del Donbass le vittime ufficiali sono state 22.000 (stime ONU). Da un lato o dall’altro che siano le vittime, la guerra è ad ogni passo.

Dopo il golpe Euromaidan, il presidente Petro Poroshenko (eletto da chi?) dichiara: “i nostri bambini (ucraini) andranno all’asilo e a scuola, quelli del Donbass (ucraini filorussi) si dovranno rintanare negli scantinati in mezzo ai topi”. Anche la guerra ai bambini è ad ogni passo ...

lunedì 14 novembre 2022

Contatto con la natura, cene tra amici e atmosfere soffuse: il Koselig, la filosofia norvegese per godersi l'inverno

Per molte persone, l'inverno è un periodo difficile. 
Il freddo e il buio si accompagnano ad un calo del tono dell'umore, e ad una difficoltà ad affrontare il quotidiano mentre i giorni si fanno più corti e le notti si fanno più gelide. 

Non è un caso che, fin dai tempi antichi, nel momento più oscuro che corrisponde al solstizio d'inverno, tradizioni come quella dei Saturnalia (e poi quella del Natale) cerchino di portare un po' di luce con feste e scambi di regali.

I norvegesi, però, hanno un altro modo per affrontare l'inverno. Si chiama koselig, e non ha una traduzione letterale. 

Si tratta di una filosofia che permette di avere un approccio positivo alla stagione invernale, passando molto tempo all'aria aperta nonostante le temperature basse e cercando di stare in compagnia. "Non è questione di cattivo tempo, ma di cattivi vestiti" reciterebbe un vecchio adagio norvegese ...

domenica 17 luglio 2022

L'abbraccio degli Alberi tra Storia e Scienza - Shinrin Yoku

di Rossana Carne

Quante volte ci è capitato, in momenti di alta tensione, di desiderare di staccare la spina, scegliere autonomamente di passeggiare all’aria aperta, correre in zone rurali ed addentrarci in un parco o in un bosco? Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha camminato a piedi nudi in un prato ed immediatamente dopo averlo fatto, si è sentito leggero … quasi ricaricato.

Semplice coincidenza? Secondo la storia e la scienza moderna non è così, perché l’abbracciare un albero o il camminare in un prato farebbe non solo bene alla mente, ma anche al corpo tanto che la scienza ufficiale parla di Silvoterapia che deriva, a sua volta, da pratiche molto più antiche, che trovano origine in un antico passato passando attraverso la via della seta Estremo Orientale.

In Giappone, nello specifico, questa tecnica è conosciuta con il nome di Shinrin Yoku, ovvero l’entrare in contatto con la natura e respirarne l’essenza.

Questa pratica è entrata, oggi, a far parte di tecniche vicine all’eco-terapia ovvero pratiche volte al benessere psicofisico delle persone per riportarle alla riscoperta e al contatto diretto con la natura arborea ...

venerdì 6 maggio 2022

AI: Adattamento intelligente o barbara duplicazione?

 
Quando l'umanità inizierà a diffondere le sue risorse su altri pianeti, quale dovrebbe essere il nostro obiettivo?
Fondamentalmente ci sono due opzioni:

A) Utilizzare astronauti AI per piantare i semi dell'innovazione scientifica in altri luoghi, in modo che l'intelligenza sia duplicata e non a rischio di estinzione.

B) Fare numerose copie di ciò che la natura ha già prodotto sulla Terra.

La scelta è tra essere orgogliosi di ciò che la natura ha prodotto per oltre 4,5 miliardi di anni sulla Terra attraverso l'evoluzione senza controllo e la selezione naturale (B), o aspirare per altrove a una forma più intelligente di evoluzione controllata. (A).

La scelta B è adatta a una linea di duplicazione industriale, per la quale il proof of concept della catena di montaggio è già stato dimostrato sulla Terra e che può essere riprodotto in un ambiente simile alla Terra. 

Siamo emotivamente attratti dalla scelta B, perché siamo attaccati a noi stessi e al nostro percorso naturale per assicurare la durata nel tempo delle nostre caratteristiche biologiche attraverso la riproduzione biologica ...

martedì 26 aprile 2022

Aggressività e guerra sono genetiche o culturali?

Aggressività e guerra sono genetiche o culturali? L’aggressività che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra è un prodotto della ereditarietà umana come gli altri istinti oppure è un portato “storico” della cultura?

di Francesco Lamendola

L’aggressività umana, che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra, è un prodotto della ereditarietà umana, come lo sono tutti gli altri istinti, oppure è un portato “storico” della cultura, cioè derivante non dalla natura umana in quanto tale, ma dalle scelte individuali o collettive, relativamente libere e consapevoli?

Questa è la domanda che si fa il lettore di due opere abbastanza recenti, ma già considerate dei classici nell’ambito dell’antropologia, mettendole a confronto nelle loro opposte tesi: parliamo de «Il cosiddetto male», del celebre etologo austriaco Konrad Lorenz, apparso nel 1963 e dedicato al tema dell’aggressività intraspecifica, e di «Origini», del paleontologo keniano di origine britannica Richard E. Leakey (figlio del celebre Louis Leakey, sostenitore della tesi che il genere Homo sia nato in Africa orientale), scritto, quest’ultimo, in collaborazione con un redattore della rivista «New Scientist», il giornalista inglese Roger Lewin, nel quale si effettua una carrellata sull’insieme dell’evoluzione umana - gli autori sono evoluzionisti darwiniani che danno per scontata la natura di certezza, e non di ipotesi, della teoria evoluzionista - che culmina niente meno che in un tentativo di previsione delle sorti future del genere umano ...

sabato 2 aprile 2022

Conosciamo davvero la natura?

 di Francesco Lamendola

La vulgata scientista oggi dominante vorrebbe farci credere che della natura, almeno per quanto riguarda il nostro pianeta, sappiamo ormai, se non proprio tutto, quasi tutto; che il mondo dei minerali, delle piante e degli animali non ha più segreti per noi, così come ne ha pochi il mondo dei fenomeni atmosferici; ma è proprio vero?
 
Cominciamo da alcune brevi, semplicissime riflessioni.

Primo: noi conosciamo appena la superficie della Terra, non le sue profondità; tutto quel che sappiamo, o che crediamo di sapere, riguardo a queste ultime, è frutto esclusivamente di congettura; di fatto, nessun essere umano si è mai spinto più in basso di qualche chilometro, mentre il raggio del nostro pianeta è di ben 6.350 km. (con una lieve differenza fra il raggio polare, più corto, e quello equatoriale, più lungo).

Secondo: tre quarti della superficie terrestre sono occupati dai mari e dagli oceani, la cui conoscenza, specialmente per quel che riguarda i fondali, è molto approssimativa rispetto alla terra ferma; anche in quest'ultima, peraltro, esistono vaste zone pochissimo conosciute.
Quel che sappiamo della foresta equatoriale, lo sappiamo quasi soltanto dalla fotografia aerea; ma essa ci mostra solo la superficie dei fiumi più larghi e le chiome degli alberi più alti, a quaranta o cinquanta metri d'altezza dal suolo; di quel che si trova al si sotto, possediamo nozioni nel complesso rudimentali ...

lunedì 15 novembre 2021

L'inquinamento luminoso danneggia natura, salute e portafoglio

Tutti abbiamo visto almeno una volta nella vita una falena attirata dalle luci fuori casa andare a sbattere senza alcun timore contro una lampadina.

Questo istinto è lo stesso che le guida a volare in circolo quando sono presenti le luci naturali di stelle e luna e che le fa rimbalzare sulle fonti luminose.

L’inquinamento luminoso è un fenomeno che disturba i flussi migratori, i rituali di accoppiamento, la caccia e molti altri processi essenziali per la vita di piante, insetti e animali.

MIGRAZIONE

Alcune fra le 450 specie di uccelli presenti nel Nord America utilizzano la luna e le stelle per orientarsi durante le proprie migrazioni notturne. Gli scienziati hanno documentato incidenti nei quali interi stormi di uccelli sono andati a sbattere contro degli edifici illuminati delle città. Ne sono morti decine di migliaia in una singola notte...