L’ errore di chi – come noi – prova orrore dinanzi a tutto questo è di limitarsi alla condanna morale. Ovvia, necessaria, ma che non coglie il bersaglio. Tendiamo a ragionare in termini etici, o di morale sessuale. Dante nel V canto della Commedia dice di Semiramide, regina assira, che “a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per tòrre il biasmo in che era condotta.” Ossia legalizzò ogni suo vizio privato.
È ciò che avviene qui e adesso, ma non è affatto una questione di scatenamento dei sensi e degli istinti. Questi sono semmai la chiave per destrutturare l’uomo, distruggendone l’anima razionale e socievole di creatura “politica”, per ridurlo a una massa confusa di pulsioni da soddisfare immediatamente.
Ciò che sta cambiando rapidissimamente il senso della vita, l’antropologia e l’ontologia della creatura umana, non può essere valutato in termini etici. C’è molto di più. È ben vero che “gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell’uomo che non può tenersi in piedi senza Dio” (Nikolaj Berdjaev).
Il dramma è che siamo oltre: la dignità è concetto sconosciuto e Dio un residuo del passato, da irridere come arretratezza culturale, superata dalla luce accecante della modernità.
La negazione della natura, della verità e della realtà, l’odio per il destino e i limiti, la preferenza per l’artificiale, l’intronizzazione dei desideri, dei capricci, delle utopie , hanno un obiettivo terribile: la fuoriuscita dell’uomo da stesso. Il nuovo crinale, l’ultima, decisiva battaglia, è tra le culture umaniste e i deliri post e transumanisti, il conflitto finale in cui la posta in gioco non è il potere o la vittoria di un’ideologia, ma la persistenza della creatura umana, la specie homo sapiens. Le scosse che avvertiamo, i terremoti quotidiani che riducono in macerie la concezione millenaria di noi stessi e del mondo, sono assestamenti, le tappe di un percorso guidato il cui traguardo intermedio è il transumanesimo, il superamento della creatura umana “naturale”, per ibridarla con la macchina. Cyberuomo più Intelligenza Artificiale più ogni tecnologia presente e futura destinata a invadere il corpo e la mente della massa biochimica detta uomo.
Un transito, rivela il prefisso, giacché “trans” è ciò che attraversa per approdare altrove, a una condizione distinta da quella iniziale. L’obiettivo finale è il post uomo, la costruzione/creazione di una specie nuova. Di qui il discredito, il vero e proprio orrore – se non odio – nei confronti della natura e delle sue leggi, a cui è dato il nome riduttivo di biologia. Una trans e post umanità tecnicizzata, ibrida, da cui espellere il pensiero libero e la retta ragione, da assoggettare alla più stretta sorveglianza attraverso dispositivi artificiali controllati, posseduti da una ristretta oligarchia di cui tutti diventiamo schiavi, oggetti, api operaie di un alveare.
L’ Intelligenza Artificiale è sinora controllata da alcuni uomini. Domani il biopotere e la biocrazia-potere sulla vita – potrebbero sfuggire dalle mani dei dottori Frankenstein postmoderni. Il rischio deve essere serio, se l’allarme è stato suonato da un gran numero di scienziati addetti ai lavori. Apparati di intelligenza artificiale pronunciano omelie, dirigono orchestre e assicurano orgogliosi che saranno presto in grado di fare tutto meglio di noi, incluso governare al posto degli umani.
Spaventa il silenzio degli innocenti – noi – l’afasia del milieu culturale, in gran parte di servizio, l’inazione del potere politico, privato di capacità di decisione, screditato agli occhi dell’opinione pubblica. Un’altra operazione voluta e perseguita dall’oligarchia dominante, a cui il ceto politico si presta volentieri in cambio di privilegi. Tra le macerie, vince il potere, che diventa Leviatano, unica entità in grado di dirigere una (dis)società transitata ormai dallo stato liquido (Bauman) a quello gassoso.
Siamo alle fasi iniziali della sfida decisiva: la lotta tra chi sostiene l’avanzamento tecnologico illimitato, chiamato progresso per impedire il dibattito, e chi è convinto che servano limiti morali, politici, materiali, e che la barriera invalicabile sia il rispetto della natura e della persona umana. Il terreno di scontro è biopolitico, il controllo della vita, del corpo, del pensiero. Chi, come stabilirà che cosa introdurre nel nostro organismo per ridisegnarlo, modificarlo, ibridarlo con la macchina? Che ne sarà del nostro cervello, del libero arbitrio, come vivremo, che cosa mangeremo? Prodotti naturali o artificiali? Diventeremo OGM, organismi geneticamente modificati? Che cosa significheranno uomo, persona, mente, libertà?
Stiamo vivendo un passaggio decisivo in cui la modernità postera di se stessa getta la maschera e disvela il volto. È il primato del divenire sull’essere, la lotta prometeica contro il destino e la natura. Offeso di non essere il creatore di se stesso, l’uomo decreta la vittoria di Eraclito: tutto scorre, panta rei, l’acqua del fiume non è mai la stessa. In principio era il Logos, il Verbo, la ragione rischiarata dalla trascendenza che sconfigge il Caos. Poi irruppe Faust, febbrile indagatore della conoscenza, e il primato passò al fare. Im Anfang war die Tat, in principio era l’Azione. Dovette esserne influenzato Marx, inaugurando la filosofia della prassi tesa a cambiare il mondo, con l’XI Tesi su Feuerbach. Suona la tromba della modernità sulla musica della rivoluzione: i filosofi hanno finora interpretato il mondo, si tratta ora di trasformarlo, ordinava l’uomo di Treviri.
Il tragitto è compiuto. Non ci chiediamo più se qualcosa è bene o male, giusto o sbagliato, ma se è “tecnicamente” possibile, fattibile e profittevole.
L’alchimista postmoderno non tramuta più la pietra in oro, trasforma, modifica, trascende la materia per ricrearla. Trans-forma, ovvero ridisegna, rielabora, forgia un mondo continuamente mutante, la cui corsa somiglia a quella di un treno senza macchinista.
Stiamo vivendo nell’incoscienza del pensiero una rivoluzione radicale che cambia senso e destino dell’umanità. È una rivoluzione in marcia verso la neutralizzazione delle identità e delle differenze originarie, la rimozione della natura, la vanificazione degli assetti, ruoli e rapporti su cui si fonda l’umanità: la famiglia, i sessi, la procreazione. Alla radice c’è l’horror fati, l’orrore e il rigetto di ciò che siamo per natura.
La lotta contro il destino non risparmia alcuno: donna o uomo si diventa, la scelta è soggettiva, revocabile. Se salta il ticchio, si è italiani la mattina, cosmopoliti a pranzo e americani verso sera. Per l’orientamento sessuale, ampio ventaglio di scelte, i sessi sono tre o trentatré e possiamo sperimentarli a piacimento, pattinare tra i generi.
Ci autocreiamo, ma non siamo fabbri di noi stessi, piuttosto clienti della tecnica, transgender a vita, secondo moda e preferenza. Il destino è sostituito dal progresso, che però delude, un’aspettativa ansiosa, differita. Meglio l’istante, il moto perpetuo, il frammento, l’ermafrodito globale che si tras-forma, tras-ferisce e tras-corre. Tutto fluisce nel transito, si attraversa mascherati e cangianti un’autostrada eternamente in costruzione, ogni metro un’uscita e una deviazione; l’essenziale è pagare il pedaggio. Conta solo il viaggio, l’origine fa rabbia perché non l’abbiamo scelta “liberamente”.
Siamo nomadi in perenne transito anche senza muoverci, naviganti nell’oceano virtuale, uno, nessuno e centomila, mutanti e trans perfetti. Sgomentano l’insuperabile provvisorietà e l’assoluta novità di questo tempo. Si va, si attraversa, si penetrano muri, si rimuovono ostacoli creando rovine, ingombrando la strada di detriti in una corsa fine a se stessa. O meglio, il fine è l’ibridazione con l’artificiale, la macchina, il prodotto tecnico.
E’ la fine dell’umanità come l’hanno intesa tutte le precedenti generazioni, il tornante di una svolta epocale, una strada a senso unico dalla quale difficilmente si potrà ritrovare la via del ritorno. Andare oltre l’uomo, trascenderlo e trasformarlo in una specie nuova, trans e infine post-umana.
Homo sum, humani nihil a me alienum puto, scrisse il romano Terenzio in tempo di amor fati. Sono un uomo, nulla di umano mi è estraneo. Che dirà l’Intelligenza Artificiale dell’uomo odiatore del suo destino?
Fonte: www.ereticamente.net
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