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venerdì 12 aprile 2024

Il declino dell’uomo secondo il Premio Nobel Konrad Lorenz

 Quando nel 1973 venne attribuito il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia a Konrad Lorenz, “padre” dell’etologia, vi fu una sorta di sollevazione negli ambienti scientifici che non mancò di contagiare anche quelli politici.

Il ricercatore austriaco, noto per le sue indagini del comportamento umano attraverso lo studio dell’istinto animale e dell’adattamento ambientale, era ritenuto un fautore dell’antiegualitarismo. 

Non gli vennero risparmiate accuse anche infamanti, ma nel contempo i suoi saggi di carattere antropologico oltre che quelli strettamente connessi alla sua materia venivano sempre più studiati al fine di comprendere la decadenza che Lorenz denunciava tanto nella sfera intima dell’uomo quanto nel mondo circostante.

Al di là della “demonizzazione”, le opere di Lorenz s’imposero anche in ambito a lui non proprio favorevole soprattutto per merito di editori liberi come Adelphi in Italia che l’anno successivo pubblicò il libro di Lorenz di maggior successo, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, seguito da L’altra faccia dello specchio. In entrambi lo scienziato metteva l’umanità davanti dal suo non proprio luminoso destino determinato dagli squilibri demografici, dall’inquinamento atmosferico, dal depauperamento delle risorse naturali, dalla massificazione del consumi, dall’invadenza della tecnologia fino a criticare appunto l’egualitarismo pervasivo del quale la struttura stessa delle megalopoli era lo specchio più evidente...

martedì 26 aprile 2022

Aggressività e guerra sono genetiche o culturali?

Aggressività e guerra sono genetiche o culturali? L’aggressività che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra è un prodotto della ereditarietà umana come gli altri istinti oppure è un portato “storico” della cultura?

di Francesco Lamendola

L’aggressività umana, che culmina nel fenomeno socio-politico della guerra, è un prodotto della ereditarietà umana, come lo sono tutti gli altri istinti, oppure è un portato “storico” della cultura, cioè derivante non dalla natura umana in quanto tale, ma dalle scelte individuali o collettive, relativamente libere e consapevoli?

Questa è la domanda che si fa il lettore di due opere abbastanza recenti, ma già considerate dei classici nell’ambito dell’antropologia, mettendole a confronto nelle loro opposte tesi: parliamo de «Il cosiddetto male», del celebre etologo austriaco Konrad Lorenz, apparso nel 1963 e dedicato al tema dell’aggressività intraspecifica, e di «Origini», del paleontologo keniano di origine britannica Richard E. Leakey (figlio del celebre Louis Leakey, sostenitore della tesi che il genere Homo sia nato in Africa orientale), scritto, quest’ultimo, in collaborazione con un redattore della rivista «New Scientist», il giornalista inglese Roger Lewin, nel quale si effettua una carrellata sull’insieme dell’evoluzione umana - gli autori sono evoluzionisti darwiniani che danno per scontata la natura di certezza, e non di ipotesi, della teoria evoluzionista - che culmina niente meno che in un tentativo di previsione delle sorti future del genere umano ...