Utilizzati i dati provenienti dal Mar dei Sargassi per mostrare distinte risposte climatiche stagionali e a lungo termine del fitoplancton nello strato misto.
Il fitoplancton, essenziale per i cicli biogeochimici dell'oceano, è un minuscolo organismo alla deriva che realizza circa la metà della “produzione primaria” del pianeta (formando cellule viventi mediante la fotosintesi). Tuttavia, la nostra comprensione dei cambiamenti nel fitoplancton si basa in gran parte sui dati satellitari, che possono solo valutare i cambiamenti nel fitoplancton superficiale. Il modo in cui la variabilità climatica sta influenzando la loro struttura verticale rimane poco chiaro.
Il nuovo studio, condotto dall'University of Exeter, ha esaminato il fitoplancton sulla superficie dell’oceano e il “sottosuolo” – uno strato distinto di acqua sottostante – per vedere come la variabilità climatica li sta influenzando.
Pubblicati sulla rivista Nature Climate Change, i risultati mostrano che queste due comunità stanno reagendo in modo diverso ..
Visualizzazione post con etichetta oceani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta oceani. Mostra tutti i post
lunedì 9 dicembre 2024
domenica 3 novembre 2024
Microplastiche e nanoplastiche in mare
Dieci cose da sapere sulla dispersione delle microplastiche e nanoplastiche nel mare. I risutati del progetto I-PLASTIC
La recente accelerazione dell'inquinamento da microplastiche ha aumentato la necessità di sviluppare nuovi strumenti di collaborazione per problemi sinergici che interessano gli ecosistemi costieri e oceanici. Uno degli ostacoli principali è la mancanza di informazioni standardizzate, comparabili e integrate sull'inquinamento da plastica di piccole dimensioni (micro e nano), compresa la loro abbondanza, le fonti, i punti caldi regionali di accumulo, la frammentazione e il trasporto nell'area di transizione costiera.
Il progetto i-plastic, finanziato da JPI Oceans e realizzato da un consorzio multisciplinare di esperti europei e brasiliani provenienti da cinque istituti e quattro paesi, di cui l'Università del Salento è il partner italiano, ha indagato il destino delle microplastiche (da 5 mm a 1 µm) e delle nanoplastiche (sotto 1 µm) dalla terra al mare, in regimi di flusso e climatici distinti, e la loro dispersione nell'oceano aperto ...
giovedì 3 agosto 2023
Una nuova scoperta fa luce sul passato della Terra
Scienziati dell’Indian Institute of Science e dell’Università di Niigata hanno scoperto antiche acque oceaniche intrappolate in depositi minerali dell’Himalaya, risalenti a circa 600 milioni di anni fa.
Questa scoperta fa luce sul principale evento di ossigenazione della Terra e sulla glaciazione Snowball Earth, offrendo intuizioni vitali sull’evoluzione della vita complessa e sulle condizioni chimiche degli antichi oceani.
Attraverso un esame dei depositi, contenenti sia carbonati di calcio che di magnesio, il team è stato in grado di proporre una potenziale spiegazione per gli episodi che potrebbero aver portato a un importante evento di ossigenazione nella storia della Terra.
“Abbiamo trovato una capsula del tempo per i paleo oceani”, ha affermato Prakash Chandra Arya, Ph.D. studente presso il Center for Earth Sciences (CEaS), IISc, e primo autore dello studio pubblicato su Precambrian Research ...
sabato 2 aprile 2022
Conosciamo davvero la natura?
La vulgata scientista oggi dominante vorrebbe farci credere che della natura, almeno per quanto riguarda il nostro pianeta, sappiamo ormai, se non proprio tutto, quasi tutto; che il mondo dei minerali, delle piante e degli animali non ha più segreti per noi, così come ne ha pochi il mondo dei fenomeni atmosferici; ma è proprio vero?
Cominciamo da alcune brevi, semplicissime riflessioni.
Primo: noi conosciamo appena la superficie della Terra, non le sue profondità; tutto quel che sappiamo, o che crediamo di sapere, riguardo a queste ultime, è frutto esclusivamente di congettura; di fatto, nessun essere umano si è mai spinto più in basso di qualche chilometro, mentre il raggio del nostro pianeta è di ben 6.350 km. (con una lieve differenza fra il raggio polare, più corto, e quello equatoriale, più lungo).
Secondo: tre quarti della superficie terrestre sono occupati dai mari e dagli oceani, la cui conoscenza, specialmente per quel che riguarda i fondali, è molto approssimativa rispetto alla terra ferma; anche in quest'ultima, peraltro, esistono vaste zone pochissimo conosciute.
Quel che sappiamo della foresta equatoriale, lo sappiamo quasi soltanto dalla fotografia aerea; ma essa ci mostra solo la superficie dei fiumi più larghi e le chiome degli alberi più alti, a quaranta o cinquanta metri d'altezza dal suolo; di quel che si trova al si sotto, possediamo nozioni nel complesso rudimentali ...
venerdì 16 luglio 2021
La Terra immobile: cosa accadrebbe se smettesse di girare?
Il nostro meraviglioso pianeta apparentemente sembra essere immobile e vivere in una quiete assoluta. In realtà, sappiamo bene che non è così.
Il tempo che impiega la Terra a compiere un giro completo sul proprio asse è di 23 ore, 56 minuti e 4 secondi, il cosiddetto giorno siderale.
La velocità con cui questo moto avviene è pari a 1668km/h all’equatore. Si consideri, però, che la Terra è una sfera (per approssimazione), dunque le velocità sono angolari e dipendono dalla latitudine, ad esempio al Polo Nord la velocità è pari a 0 Km/h.
Se la terra ruota su sé stessa a questa velocità, perché non ne percepiamo alcun effetto?
La risposta a questo quesito è nel principio d’inerzia, secondo cui: ciascun corpo persevera nel proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, eccetto quando è costretto a mutare quello stato da forze impresse. Il roteare costante della Terra intorno al proprio asse non è turbato da nessun tipo di forza esterna, dunque permane nel suo stato di quiete apparente definendo quel che è il moto rettilineo uniforme.
Da miliardi di anni l’uomo vive nel moto rotazionale della Terra, una danza costante e immutabile, senza percepirne gli effetti ...
venerdì 7 agosto 2020
Microplastiche, queste sconosciute: “Mancano ancora molte informazioni scientifiche”
Sul tema delle microplastiche non disponiamo ancora di molti dati scientifici, incontrovertibili ed affidabili.
C’è bisogno di tempo per studiare, di denaro per la ricerca e di uno sforzo sinergico di tutta la comunità scientifica. Nel frattempo quello che si può fare è limitare l’uso della plastica.
Negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi il tema delle microplastiche ha invaso le notizie di stampa, a volte con allarmismi ingiustificati.
C’è bisogno di tempo per studiare, di denaro per la ricerca e di uno sforzo sinergico di tutta la comunità scientifica. Nel frattempo quello che si può fare è limitare l’uso della plastica.
Non c’è dubbio che il problema dell’inquinamento da plastiche ed in particolare da micro e nano-plastiche sia un tema importante, una sfida che dobbiamo affrontare subito e con tanto sforzo da parte di tutti: ricerca, politica, opinione pubblica.
D’altro canto, però, si tratta di un tema su cui mancano ancora molte informazioni scientifiche chiare, incontrovertibili ed affidabili.
D’altro canto, però, si tratta di un tema su cui mancano ancora molte informazioni scientifiche chiare, incontrovertibili ed affidabili.
Ogni giorno esce un nuovo lavoro che conferma o smentisce la presenza delle microplastiche nelle più svariate matrici: oceani, mari, acqua reflua, acqua di falda, alimenti, animali).
Quali sono pertanto le certezze e quali i dubbi su questo tema? ...
Quali sono pertanto le certezze e quali i dubbi su questo tema? ...
sabato 6 maggio 2017
Seawer, un sistema innovativo per la pulizia degli oceani
Catherine
I marinai che solcano le acque del Pacifico lo sanno bene: sempre più frequentemente si trovano a navigare in un vero e proprio mare di spazzatura, originato dal fatto che ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, arrivando a formare vere e proprie isole di pattume non biodegradabile denominate GPGP, Great Pacific Garbage Patch.
Alcune di queste sono di dimensioni superiori ad un paese come la Francia e, guidate dalle correnti oceaniche, hanno più volte compiuto il giro del mondo costituendo una grave minaccia per migliaia di animali marini e per l’ecosistema. I rifiuti navigano talmente compatti, com’è visibile nella foto aerea a corredo, da impedire all’aria ed alla luce del sole di penetrare nell’acqua, con tutte le immaginabili nefaste conseguenze ...
domenica 2 febbraio 2014
Un mare di plastica
Nicolò Carnimeo
"Non sapevo che cosa stesse succedendo al nostro mare, come stanno cambiando i suoi fragili equilibri, non sapevo che questo avesse una diretta conseguenza sulla vita che viviamo, non sapevo che ci fossero cinque grandi continenti di plastica e che il nostro stesso Mediterraneo sta diventando un mare di plastica, non sapevo neanche quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo e quanto tritolo sia stato scaricato durante la seconda guerra mondiale, quante bombe ci siano in fondo al mare. Seguitemi, seguite me in questo lungo viaggio, salite a bordo." Nicolò Carnimeo.
L'isola di plastica
"Non sapevo che cosa stesse succedendo al nostro mare, come stanno cambiando i suoi fragili equilibri, non sapevo che questo avesse una diretta conseguenza sulla vita che viviamo, non sapevo che ci fossero cinque grandi continenti di plastica e che il nostro stesso Mediterraneo sta diventando un mare di plastica, non sapevo neanche quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo e quanto tritolo sia stato scaricato durante la seconda guerra mondiale, quante bombe ci siano in fondo al mare. Seguitemi, seguite me in questo lungo viaggio, salite a bordo." Nicolò Carnimeo.
L'isola di plastica
"Sono Nicolò Carnimeo, insegno all’Università di Bari, ma sono anche uno scrittore e un navigatore, in questi ultimi tre anni ho compiuto un lungo viaggio, che mi ha portato dagli oceani al nostro Mediterraneo, e voglio raccontarvelo.
Il mio viaggio nel mare di plastica è partito a Londra, dove ho incontrato chi ha scoperto il "Great Pacific Garbage Patch", che cosa è? È un'immensa isola formata da tutti i rifiuti di plastica che abbiamo gettato negli ultimi 50 anni. Il mare, attraverso le correnti, li fa convergere in alcuni punti e lì restano e forse resteranno per sempre.
Questo comandante si chiama Charles Moore. Siamo andati insieme a vedere l’isola di plastica. Nel mio libro “Come è profondo il Mare” (Ed. Chiarelettere) la chiamo l’isola che non c’è, perché in effetti è formata da miliardi e miliardi di piccolissimi frammenti diventati pulviscolo, perché la plastica in mare si frantuma, si degrada.
Il mio viaggio nel mare di plastica è partito a Londra, dove ho incontrato chi ha scoperto il "Great Pacific Garbage Patch", che cosa è? È un'immensa isola formata da tutti i rifiuti di plastica che abbiamo gettato negli ultimi 50 anni. Il mare, attraverso le correnti, li fa convergere in alcuni punti e lì restano e forse resteranno per sempre.
Questo comandante si chiama Charles Moore. Siamo andati insieme a vedere l’isola di plastica. Nel mio libro “Come è profondo il Mare” (Ed. Chiarelettere) la chiamo l’isola che non c’è, perché in effetti è formata da miliardi e miliardi di piccolissimi frammenti diventati pulviscolo, perché la plastica in mare si frantuma, si degrada.
Perché sono così pericolosi? Perché imitano il plancton, la base della catena alimentare. I pesci poi si mangiano, dal più piccolo al più grande, e i frammenti di plastica entrano nella catena alimentare e arrivano fino a noi, con quali conseguenze ancora non sappiamo.
Come ci si rende conto se c’è la plastica? Magari l’acqua sembra cristallina, limpidissima, ebbene si cala una rete, detta "Manta Trawl", una specie di imbuto che filtra il mare. Quando viene fuori questa rete ci rendiamo conto della quantità di plastica ...
Come ci si rende conto se c’è la plastica? Magari l’acqua sembra cristallina, limpidissima, ebbene si cala una rete, detta "Manta Trawl", una specie di imbuto che filtra il mare. Quando viene fuori questa rete ci rendiamo conto della quantità di plastica ...
Iscriviti a:
Post (Atom)







