L’acqua radioattiva aumenta di 300 tonnellate al giorno, 120 mila persone non possono tornare a casa. Ecco a che punto siamo con la bonifica di Fukushima.
Il disastro, l’orrore, lo smarrimento, l’impatto dell’incubo nucleare su un popolo che più di tutti gli altri lo aveva già visto negli occhi. Tutto questo, e molto altro, è stata la catastrofe di Fukushima. Succedeva quattro anni fa, ma oggi non è ancora finita.
L’incidente fu una combo di terremoto e tsunami, che originò la fusione dei noccioli di tre reattori della centrale. Venne rilasciata una tale radioattività che l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) classificò l’incidente al livello 7, il massimo, raggiunto solo da Chernobyl. Fu contaminato il suolo in un’area di600 chilometri attorno alla centrale, e il mare registrò livelli di radioattività fino a 50 volte sopra i limiti di sicurezza.
In Giappone, i rischi di terremoti e tsunami erano noti da molto tempo, anche prima del disastro. L’industria e le autorità di regolamentazione avevano però rassicurato la popolazione sulla sicurezza dei reattori in caso di calamità naturale. Ma senza mai aver testato, in 40 anni, l’apparato di emergenza di Fukushima. Puntualmente, questo andò in tilt l’11 marzo 2011, e si innescò la reazione a catena: blocco del sistema di raffreddamento dei reattori, fusione del nocciolo, fuoriuscita del materiale radioattivo e contaminazione del terreno ...