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sabato 24 gennaio 2026

Il problema delle scorie nucleari, le soluzioni sono lontane

Spararle nello spazio o nelle viscere della Terra?

Attualmente, le scorie nucleari sono gestite principalmente tramite stoccaggi temporanei in attesa di depositi definitivi. Nonostante questo problema enorme in attesa di soluzioni, il nucleare procede a gonfie vele. Per i rifiuti nucleari a bassa attività ci vogliono tra 20 e 30 anni per il loro decadimento. Quelli a media attività necessitano di circa 300 anni (derivano principalmente dallo smantellamento delle vecchie centrali).

Quelli ad alta attività potrebbero impiegare migliaia di anni per il loro decadimento e sono il combustibile esaurito e i residui dei cicli di riprocessamento.

E se si optasse per una soluzione drastica già ipotizzata da Caparezza in un suo pezzo del 2008? Ovvero. E se li lanciassimo nello spazio? O meglio. E se li mandassimo a fondere direttamente dentro il sole? Hanno fatto i calcoli ma scagliarle i rifiuti radiativi nello spazio profondo sembrerebbe sconsigliabile. Ed ecco una nuova trovata: Sparatele nelle viscere della terra.

Perché non si parla di questa soluzione? C’ é il plasma ...

giovedì 24 settembre 2020

Cosa ci sarà tra centomila anni

Invece di sviluppare tecnologie per ottenere energie non inquinanti si cerca di nascondere le scorie di quelle ad alto rischio. 
Che strategia strana ..
Catherine


Devono immaginarlo i progettisti di un deposito di scorie radioattive in Finlandia: come sarà il mondo? Come spieghiamo agli umani del futuro cosa c'è lì dentro?

In finlandese “onkalo” significa “cavità, posto in cui nascondere le cose” ed è il del primo deposito permanente di scorie nucleari pensato per durare centomila anni.

Lo stanno costruendo sull’isola di Olkiluoto, nell’ovest della Finlandia, in linea d’aria a poco più di 200 chilometri da Helsinki e quasi 300 da Stoccolma, in Svezia: sarà completamente sottoterra, le scorie saranno isolate a più di 450 metri sotto il livello del suolo e il costo stimato del progetto è 3,5 miliardi di euro.

Gli aspetti più complicati del progetto, tuttavia, non sono quelli tecnici ma quelli culturali, per così dire: come facciamo a spiegare cosa c’è lì dentro agli umani che vivranno tra centomila anni? E come saranno gli umani di quell’epoca? Che lingua parleranno? Saranno più evoluti di noi o vivranno in una nuova età del bronzo?...

giovedì 18 maggio 2017

I 10 luoghi più radioattivi del pianeta

Nonostante il terremoto del 2011 e le preoccupazioni per Fukushima abbiano riportato la minaccia della radioattività di nuovo nella coscienza pubblica, molte persone non si rendono ancora conto che la contaminazione è un pericolo che riguarda tutto il mondo.

I radionuclidi figurano tra le prime sei minacce tossiche, come indicato da un rapporto del 2010 del Blacksmith Institute, una organizzazione non governativa che si occupa di inquinamento. Potreste restare sorpresi dalla posizione di alcuni dei luoghi più radioattivi al mondo – e quindi dal numero delle persone che vivono nel terrore per gli effetti che le radiazioni possono avere su di loro e sui loro figli.

10. Hanford, USA

Il sito di Hanford, a Washington, era parte integrante del progetto di bomba atomica degli USA, avendo prodotto plutonio per la prima bomba nucleare e per la bomba “Fat Man”, usata a Nagasaki. Durante la Guerra Fredda, il sito intensificò la produzione, fornendo plutonio per la maggior parte delle 60.000 armi nucleari americane. Anche se dismesso, contiene ancora due terzi del volume delle scorie altamente radioattive del paese – circa 53 milioni di litri di scorie liquide, 25 milioni di metri cubi di rifiuti solidi e 200 chilometri quadrati di acque contaminate al di sotto dell’area, che lo rendono il sito più contaminato degli Stati Uniti. La devastazione ambientale di quest’area dimostra che la minaccia della radioattività non è semplicemente qualcosa che può arrivare con un attacco missilistico, ma può nascondersi nel cuore del proprio stesso paese...

sabato 5 aprile 2014

Lo strano caso delle armi atomiche in Italia

 Nella produzione di energia non siamo un paese nucleare e appena qualche qualche giorno fa, in occasione del vertice mondiale dell’Aja per la prevenzione del terrorismo nucleare, abbiamo ribadito il nostro impegno contro la proliferazione delle armi atomiche. 
Ciò nonostante, nei sotterranei delle nostre basi militari custodiamo decine e decine di testate nucleari americane, che di fronte a un’urgenza saremmo autorizzati a utilizzare. E nel nostro futuro prossimo non figura alcuna volontà di rimozione o smaltimento, anzi: queste bombe sono in fase di ammodernamento per diventare ancora più precise e potenti.

Ma dove sono, come sono fatti e che pericolo rappresentano questi ordigni? Ne abbiamo discusso con Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, che si occupa dei problemi legati al controllo degli armamenti, di pace e di sicurezza internazionale ...

martedì 7 gennaio 2014

Qualcosa di molto grave sta succedendo a Fukushima. Gli Stati Uniti si stanno preparando ad una pioggia radioattiva?


Dopo aver appreso che Il "Department of Health and Human Services" ha ordinato 14 milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro e non oltre il primo di febbraio, è facile prevedere che lo stesso governo federale si senta responsabile per aver permesso, senza commentare, che fossero superati i limiti radioattivi consentiti nei cibi e per aver disattivato i principali punti di controllo sulle radiazioni nucleari nella costa ovest.

In questo modo, ora ci si può preparare, nel più assoluto riserbo, per una futura fissione nucleare degli impianti di Fukushima.

Lo stesso tipo di fusione nucleare avvenuto a Fukushima è stato immaginato da eminenti scienziati, come quelli che, pochi mesi fa, hanno parlato denunciando i potenziali pericoli di Fukushima, durante il simposio scientifico tenutosi presso l'Università di Alberta. Scienziati come David Suzuki sono entrati nel merito ed hanno affermato che Fukushima è stata solo un terremoto devastante per il Giappone ma che con la eventuale ricaduta delle sue radioazioni potrà distruggere anche altre nazioni.

Durante la conferenza, Suzuki ha detto : «Ho visto un articolo che dice che se il quarto impianto dovesse essere soggetto ad un terremoto, e quella zona è molto esposta, dovremmo non solo "dire bye bye al Giappone" ma "tutti gli abitanti della costa occidentale" del Nord America dovrebbero evacuare.» ...

domenica 28 ottobre 2012

Una mega discarica radioattiva chiamata Piemonte

Andrea Bertaglio

La denuncia dell'associazione Pro Natura in base a quanto emerge dall'annuario Ispra. A Saluggia, in provincia di Vercelli, sono stoccati anche rifiuti provenienti da Olanda e Canada. “Formalmente sono depositi temporanei, ma è possibile che ospitino i materiali per molto tempo”

Il Piemonte è ormai una pattumiera radioattiva. A denunciarlo è Pro Natura, attraverso la sede di Torino: in base all’ultimo Annuario dei dati ambientali dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), gli ambientalisti mettono in guardia sui rischi corsi da una regione che, da sola, ospita oltre il 96% dei rifiuti radioattivi italiani. Una situazione allarmante, secondo l’associazione ecologista, e destinata a durare ancora a lungo: “Ci sono ben cinque nuovi depositi nucleari in progetto nella nostra regione”, scrive Rossana Vallino su Obiettivo Ambiente, il magazine di Pro Natura. Inoltre, sono ricominciati anche “gli inutili e pericolosi trasporti nucleari verso la Francia”. Un via vai di materiali di scarto radioattivi che, soprattutto in Val Susa, ha già sollevato molte proteste in passato, e che non si limita ai trasporti Oltralpe.

A Saluggia, in provincia di Vercelli, sono stoccati anche rifiuti radioattivi provenienti dal Canada e dall’Olanda. Come le lamine di Petten, ora destinate ad essere spedite negli Stati Uniti. Dopo avere attraversato in autostrada l’intero nord Italia. Rifiuti radioattivi giacenti, trasporti di materiali contaminati attraverso zone densamente popolate, scarichi di radioattività in aria e in acqua. Con il 72,3% in termini di attività ed il 96,42% dei materiali di scarto radioattivi, il Piemonte si aggiudica il poco invidiabile primato di regione più a rischio irradiazione d’Italia. Uranio, trizio, plutonio, trasporti da e per il deposito Avogadro di Saluggia: “Ce n’è quanto basta per lanciare un forte grido d’allarme”, allerta la sezione piemontese di Pro Natura. “Formalmente si tratta di depositi temporanei”, scrive Vallino, ma siccome del Deposito Nazionale definitivo, che per legge doveva essere costruito entro il 31 dicembre 2008, non c’è alcuna traccia, “è facile pensare che questi numerosi depositi saranno destinati ad ospitare i materiali radioattivi chissà per quanto tempo”...