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venerdì 1 marzo 2013

Terremoti e radiazioni. Il Giappone martoriato.

Benché i media non ne parlino più il Giappone deve ancora fare i conti, sempre più salati, con le radiazioni. Nemmeno la capitale è fuori pericolo. E ora, qualche giorno fa, con reattori ancora ad alto rischio, un nuovo terremoto ha scosso Tokyo ..
E' anche il caso di segnalare che il 12 febbraio una parte del muro e della copertura dell’edificio turbine del reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl è crollata... ( www.meteoweb.eu )


Gli abitanti di Tokio cominciano a fare i conti con le conseguenze dell’apocalisse di Fukushima, e molti fuggono dalla città.
Il Washington Blog è stato una delle fonti americane più informate sui fatti di Fukushima, riportando in tempo reale (fin di tempi del disastro) le notizie del giapponese EneNews.
Alla fine di questo 2012, il blog fa il punto sulla situazione a Tokio proprio in base ai moltissimi dati di EneNews, giungendo ad una serie di inquietanti conclusioni:
Il Cesio nella baia di Tokio è persino più alto di quello di Fukushima – quasi tutto il fondale sarà contaminato entro il 2014; Tokio sta continuando a subire un fallout radioattivo 5 volte superiore a quello delle prefetture più vicine a Fukushima; Secondo il Japan Times, l’area metropolitana di Tokio è una bomba a tempo. Gli esperti avvisano dell’accumulo della contaminazione da Fukushima, e del potenziale disastro al secondo più grande lago giapponese;
Il terreno di Tokio è così caldo che dovrebbe essere mandato in una discarica per rifiuti speciali;
Secondo un esperto giapponese, oltre alla fuga dalle prefetture vicine a Fukushima, sempre più cittadini stanno abbandonando Tokio;

I residenti dell’area di Tokio riportano sempre più frequentemente la presenza di cisti e noduli, mentre i dottori minimizzano;
Secondo gli scienziati giapponesi, il quantitativo di radiazioni è “salito in modo significativo” nell’area di Tokio dopo Fukushima...

giovedì 31 maggio 2012

L'insostenibile pesantezza del terremoto

Monia Benini

Notte di riposo. 
Sembra quasi un altro mondo e invece sono ad appena 150 km da Ferrara. Nella pelle e nelle ossa, le vibrazioni del terremoto. Negli occhi, lo sguardo terrorizzato della gente che ieri mattina scappava in panico dagli uffici e dalle case, riversandosi in strada. Non ho percepito la scossa delle nove: stavo guidando e la strada era sconnessa. Un istante dopo però ho visto rivoli di persone con il volto sfigurato dalla paura e in alcuni casi dalle lacrime. "E' successo qualcosa", mi dice Nando. "Deve essere tirato forte, di nuovo". Scendiamo dall'auto. Una signora in lacrime conferma il nostro timore: "Ero in bagno, tutto l'edificio ha cominciato a tremare fortissimo. E' stato come l'altra notte". E subito il pensiero corre a mio figlio, lasciato da pochi minuti all'asilo. Prendo il telefono, ma non c'è segnale. Ogni mio tentativo di chiamare qualcuno va a vuoto.

Via. 
Prendiamo l'auto e corriamo verso l'asilo. Le persone sembrano frastornate, confuse... a piedi, in bicicletta, in auto. Il cuore in gola: il ricordo della scuola di San Giuliano affiora prepotente e toglie il respiro. Arriviamo. Insieme a noi ci sono tanti genitori: entriamo nel giardinetto e i bimbi sono tutti lì, con le loro maestre, allineati. Mi avvicino a mio figlio. Mi fa un sorrisone e mi dice che è suonato l'allarme perché c'era il terremoto e che hanno fatto le procedure d'emergenza. Lo abbraccio. Trema. Insieme ai suoi amici finge spavalderia, ma è percosso dalla paura. Fra i bambini delle scuole elementari, più grandicelli, c'è chi piange. Le insegnanti sono terrorizzate, ma cercano di dissimulare con i bimbi. I telefoni sono ancora muti: non c'è modo di rassicurare i familiari. Arriva anche la decisione della Protezione Civile: le scuole vanno evacuate. Resteranno chiuse almeno un paio di giorni, ma circolano voci di chiusura dell'anno scolastico anticipato.

Fuori dalla scuola, decidiamo il da farsi: la sede di Per il Bene Comune aveva già sofferto la prima grande scossa, così come la casa di Nando (già riparata a tempo di record). Andiamo a verificare...

mercoledì 23 maggio 2012

Terremoto a Ferrara. La mia personalissima sfida.

Monia Benini
Me lo riprometto da due giorni, da quando la notte è stata squarciata dal terremoto. Mentre faccio ancora i conti con la mia paura e con il bisogno di ritornare alla normalità, ho pensato di scrivere una nota molto personale. 

Notte inquieta. Mi addormento presto, ma alle 23 e 15 mi sveglio, agitata. Faccio su e giù dal letto continuamente, non c’è posizione adatta che possa conciliare il sonno. La giornata è trascorsa serena e proprio non capisco la mia inquietudine. Vado a vedere mio figlio nel suo lettino e gli sistemo le coperte. Mi rassegno e verso le 3 e 40 guardo la radio sveglia per l’ultima volta: finalmente riesco a dormire.

Arriva come il tuono. Un fulmine che si schianta a pochi metri da me. E’ come un treno nella camera da letto. Apro gli occhi mentre comincio ad essere sobbalzata verso l’alto: un pesantissimo armadio di legno massiccio davanti a me sta oscillando paurosamente, mentre il boato cupo diventa frastuono. Mio marito si sveglia una frazione di secondo dopo di me e mi chiede: “Cos’è?”. Mentre un flash mi attraversa la mente “Impossibile qui!”, urlo “E’ il terremoto! Scappiamo! Vai da Ricky!!!” Mi puntello con mani e gomiti sul letto e cerco di correre in stanza del bambino, ma il terremoto mi sbatte da una parte all’altra. Arrivo in cameretta quasi a carponi. Mio marito è sopra di lui: vuole proteggerlo dalla caduta degli oggetti che fuoriescono dagli armadi che la furia del terremoto apre e sbatte violentemente...