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mercoledì 23 maggio 2012

Terremoto a Ferrara. La mia personalissima sfida.

Monia Benini
Me lo riprometto da due giorni, da quando la notte è stata squarciata dal terremoto. Mentre faccio ancora i conti con la mia paura e con il bisogno di ritornare alla normalità, ho pensato di scrivere una nota molto personale. 

Notte inquieta. Mi addormento presto, ma alle 23 e 15 mi sveglio, agitata. Faccio su e giù dal letto continuamente, non c’è posizione adatta che possa conciliare il sonno. La giornata è trascorsa serena e proprio non capisco la mia inquietudine. Vado a vedere mio figlio nel suo lettino e gli sistemo le coperte. Mi rassegno e verso le 3 e 40 guardo la radio sveglia per l’ultima volta: finalmente riesco a dormire.

Arriva come il tuono. Un fulmine che si schianta a pochi metri da me. E’ come un treno nella camera da letto. Apro gli occhi mentre comincio ad essere sobbalzata verso l’alto: un pesantissimo armadio di legno massiccio davanti a me sta oscillando paurosamente, mentre il boato cupo diventa frastuono. Mio marito si sveglia una frazione di secondo dopo di me e mi chiede: “Cos’è?”. Mentre un flash mi attraversa la mente “Impossibile qui!”, urlo “E’ il terremoto! Scappiamo! Vai da Ricky!!!” Mi puntello con mani e gomiti sul letto e cerco di correre in stanza del bambino, ma il terremoto mi sbatte da una parte all’altra. Arrivo in cameretta quasi a carponi. Mio marito è sopra di lui: vuole proteggerlo dalla caduta degli oggetti che fuoriescono dagli armadi che la furia del terremoto apre e sbatte violentemente...