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domenica 17 febbraio 2013

L'Europa della vergogna: nascosta la crisi umanitaria greca

L’Europa tace. Non vuole assolutamente riconoscere la crisi umanitaria greca causata dalle ricette che ha imposto ad Atene, come ad altri Paesi e perciò fa di tutto perché su questa storica vergogna cali il silenzio: i media in gran parte in mano a quei gruppi di interessi che hanno creato questa situazione si adeguano e danno versione ambigue ed edulcorate della situazione.

In Italia dove si vede chiaramente il risultato dell’applicazione delle medesime ricette imposte ad Atene, proprio non se ne parla, forse per non turbare la campagna elettorale a colpi bugie e cagnetti di Scelta civica, un nome che grida vendetta già in sé. Anzi l’esecutore europeo per l’Italia, Monti, accusa Grillo di trascinare l’Italia verso la Grecia e fa finta di non vedere i guai che ha causato, compreso il calo ufficiale del Pil: un -2,7% nel 2012.

Per fortuna alcune voci ci sono. Prima fra tutte un lungo articolo del Guardian che riassume con realismo e con dati alla mano la situazione. Ho tradotto qui di seguito l’articolo che non abbisogna di ulteriori commenti se non i sonori ceffoni che andrebbero dati agli stolti burocrati europei e ai loro sottocoda italiani. quelli diretti e quelli indiretti. (L’articolo in originale è qui) ...

giovedì 31 maggio 2012

L'insostenibile pesantezza del terremoto

Monia Benini

Notte di riposo. 
Sembra quasi un altro mondo e invece sono ad appena 150 km da Ferrara. Nella pelle e nelle ossa, le vibrazioni del terremoto. Negli occhi, lo sguardo terrorizzato della gente che ieri mattina scappava in panico dagli uffici e dalle case, riversandosi in strada. Non ho percepito la scossa delle nove: stavo guidando e la strada era sconnessa. Un istante dopo però ho visto rivoli di persone con il volto sfigurato dalla paura e in alcuni casi dalle lacrime. "E' successo qualcosa", mi dice Nando. "Deve essere tirato forte, di nuovo". Scendiamo dall'auto. Una signora in lacrime conferma il nostro timore: "Ero in bagno, tutto l'edificio ha cominciato a tremare fortissimo. E' stato come l'altra notte". E subito il pensiero corre a mio figlio, lasciato da pochi minuti all'asilo. Prendo il telefono, ma non c'è segnale. Ogni mio tentativo di chiamare qualcuno va a vuoto.

Via. 
Prendiamo l'auto e corriamo verso l'asilo. Le persone sembrano frastornate, confuse... a piedi, in bicicletta, in auto. Il cuore in gola: il ricordo della scuola di San Giuliano affiora prepotente e toglie il respiro. Arriviamo. Insieme a noi ci sono tanti genitori: entriamo nel giardinetto e i bimbi sono tutti lì, con le loro maestre, allineati. Mi avvicino a mio figlio. Mi fa un sorrisone e mi dice che è suonato l'allarme perché c'era il terremoto e che hanno fatto le procedure d'emergenza. Lo abbraccio. Trema. Insieme ai suoi amici finge spavalderia, ma è percosso dalla paura. Fra i bambini delle scuole elementari, più grandicelli, c'è chi piange. Le insegnanti sono terrorizzate, ma cercano di dissimulare con i bimbi. I telefoni sono ancora muti: non c'è modo di rassicurare i familiari. Arriva anche la decisione della Protezione Civile: le scuole vanno evacuate. Resteranno chiuse almeno un paio di giorni, ma circolano voci di chiusura dell'anno scolastico anticipato.

Fuori dalla scuola, decidiamo il da farsi: la sede di Per il Bene Comune aveva già sofferto la prima grande scossa, così come la casa di Nando (già riparata a tempo di record). Andiamo a verificare...

mercoledì 23 maggio 2012

Terremoto a Ferrara. La mia personalissima sfida.

Monia Benini
Me lo riprometto da due giorni, da quando la notte è stata squarciata dal terremoto. Mentre faccio ancora i conti con la mia paura e con il bisogno di ritornare alla normalità, ho pensato di scrivere una nota molto personale. 

Notte inquieta. Mi addormento presto, ma alle 23 e 15 mi sveglio, agitata. Faccio su e giù dal letto continuamente, non c’è posizione adatta che possa conciliare il sonno. La giornata è trascorsa serena e proprio non capisco la mia inquietudine. Vado a vedere mio figlio nel suo lettino e gli sistemo le coperte. Mi rassegno e verso le 3 e 40 guardo la radio sveglia per l’ultima volta: finalmente riesco a dormire.

Arriva come il tuono. Un fulmine che si schianta a pochi metri da me. E’ come un treno nella camera da letto. Apro gli occhi mentre comincio ad essere sobbalzata verso l’alto: un pesantissimo armadio di legno massiccio davanti a me sta oscillando paurosamente, mentre il boato cupo diventa frastuono. Mio marito si sveglia una frazione di secondo dopo di me e mi chiede: “Cos’è?”. Mentre un flash mi attraversa la mente “Impossibile qui!”, urlo “E’ il terremoto! Scappiamo! Vai da Ricky!!!” Mi puntello con mani e gomiti sul letto e cerco di correre in stanza del bambino, ma il terremoto mi sbatte da una parte all’altra. Arrivo in cameretta quasi a carponi. Mio marito è sopra di lui: vuole proteggerlo dalla caduta degli oggetti che fuoriescono dagli armadi che la furia del terremoto apre e sbatte violentemente...