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martedì 7 ottobre 2025

Mascherine Covid: erano malsane, inefficaci, tossiche e immorali

È una conclusione difficile da digerire.

Il giudice tedesco che voleva esentare i bambini dall’obbligo di indossare la mascherina nelle scuole era stato destituito dalla sua carica e condannato a due anni di reclusione. 

L’ex giudice della famiglia Christian D., condannato a due anni con sospensione condizionale della pena per abuso d’ufficio, ha fallito per la seconda volta a Karlsruhe, prima davanti alla Corte federale di cassazione e ora anche davanti alla Corte costituzionale federale. VEDI QUI

“Bomba a orologeria chimica”: le mascherine per il COVID hanno generato 4,3 milioni di tonnellate di rifiuti tossici

Milioni di tonnellate di mascherine monouso per il COVID-19 stanno rilasciando microplastiche, sostanze chimiche tossiche, coloranti e metalli pesanti nell’ambiente, mettendo a rischio il benessere del pianeta....

mercoledì 6 novembre 2024

I blocchi di plastiglomerato minacciano le coste tropicali

In Indonesia (e non solo) si bruciano i rifiuti di plastica direttamente in spiaggia, creando rocce artificiali - il plastiglomerato - ancora più tossiche.

Smaltire meglio la plastica nelle aree urbane può ridurre il problema del plastiglomerato

Nelle zone costiere di alcune parti del mondo, i rifiuti di plastica vengono raccolti e bruciati direttamente sul posto. 

Un processo che produce blocchi di plastiglomerato, una sorta di rocce artificiali. In questi aggregati viene fusa non solo la plastica, ma anche componenti naturali come frammenti di corallo e sabbia. 

Un nuovo studio ha ora dimostrato, utilizzando campioni sul campo provenienti dall’Indonesia, che il plastiglomerato rappresenta un rischio ambientale maggiore per ecosistemi costieri come praterie di alghe, mangrovie o barriere coralline ...

domenica 3 novembre 2024

Microplastiche e nanoplastiche in mare

Dieci cose da sapere sulla dispersione delle microplastiche e nanoplastiche nel mare. I risutati del progetto I-PLASTIC

La recente accelerazione dell'inquinamento da microplastiche ha aumentato la necessità di sviluppare nuovi strumenti di collaborazione per problemi sinergici che interessano gli ecosistemi costieri e oceanici. Uno degli ostacoli principali è la mancanza di informazioni standardizzate, comparabili e integrate sull'inquinamento da plastica di piccole dimensioni (micro e nano), compresa la loro abbondanza, le fonti, i punti caldi regionali di accumulo, la frammentazione e il trasporto nell'area di transizione costiera.

Il progetto i-plastic, finanziato da JPI Oceans e realizzato da un consorzio multisciplinare di esperti europei e brasiliani provenienti da cinque istituti e quattro paesi, di cui l'Università del Salento è il partner italiano, ha indagato il destino delle microplastiche (da 5 mm a 1 µm) e delle nanoplastiche (sotto 1 µm) dalla terra al mare, in regimi di flusso e climatici distinti, e la loro dispersione nell'oceano aperto ...

giovedì 25 agosto 2022

Allarme microplastiche nel sangue

 
Minuscoli frammenti di plastica dispersi nell’ambiente che possono finire nel sangue ed entrare in circolazione nel corpo umano. 

Quella che prima era soltanto un’ipotesi di laboratorio è stata dimostrata recentemente da una ricerca condotta nei Paesi Bassi e coordinata dalla Vrije Universiteit di Amsterdam. 

I risultati, pubblicati sulla rivista “Environment International”, sono stati ottenuti dal gruppo di lavoro guidato dal Professor ed ecotossicologo Dick Vethaak e in cui figurano anche, tra gli altri, Heather Leslie e la chimica Marja Lamoree, nell’ambito del progetto Immunoplast.

Una scoperta che, per quanto gli effetti sulla salute umana siano ancora sconosciuti, merita certamente approfondimenti, in particolare sul possibile passaggio dei frammenti di plastica dal sangue agli organi. Insomma, un tema di grande interesse, al quale Assidai ha deciso di dedicare un approfondimento ad hoc, sempre nell’ottica di fornire ai lettori e agli iscritti al Fondo di assistenza sanitaria integrativa una panoramica completa sul mondo della salute e sulle possibili forme di prevenzione delle principali patologie croniche e non ...

domenica 20 marzo 2022

Gli Xenobot, i primi robot organici, hanno imparato a riprodursi

Gli Xenobot ora si riproducono, e in un modo che non si era mai osservato finora nel regno vegetale o animale. 

Gli scienziati hanno presentato l'incredibile scoperta scientifica all'inizio dell'anno scorso: gli xenobot sono sostanzialmente delle macchine biologiche, create a partire dalle cellule staminali di una rana (per la precisione Xenopus Laevis), larghe meno di 1 millimetro, e già nelle fasi iniziali mostravano capacità impressionanti - erano in grado di muoversi autonomamente, collaborare in gruppi verso un obiettivo comune e ripararsi (curarsi?) da soli.

Gli scienziati che li hanno creati, un team di ricercatori divisi tra l'università del Vermont, la Tufts e l'Istituto Wyss di Harvard, dicono che gli Xenobot si sono inventati, in tutta autonomia, un sistema riproduttivo completamente nuovo

In estrema sintesi: le macchine organiche raccolgono le cellule staminali e le organizzano in una palla. Questo gruppo di cellule in un certo senso "matura" e a un certo punto diventa uno Xenobot a sua volta. Il principio di base, la replicazione cinetica, è un fenomeno che è effettivamente noto, ma solo a livello molecolare. 
Non si era mai osservato a livello di un organismo intero, ma nemmeno a quello di una semplice cellula ...

venerdì 7 agosto 2020

Microplastiche, queste sconosciute: “Mancano ancora molte informazioni scientifiche”

Sul tema delle microplastiche non disponiamo ancora di molti dati scientifici, incontrovertibili ed affidabili. 
C’è bisogno di tempo per studiare, di denaro per la ricerca e di uno sforzo sinergico di tutta la comunità scientifica. Nel frattempo quello che si può fare è limitare l’uso della plastica.

Negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi il tema delle microplastiche ha invaso le notizie di stampa, a volte con allarmismi ingiustificati.

Non c’è dubbio che il problema dell’inquinamento da plastiche ed in particolare da micro e nano-plastiche sia un tema importante, una sfida che dobbiamo affrontare subito e con tanto sforzo da parte di tutti: ricerca, politica, opinione pubblica.
D’altro canto, però, si tratta di un tema su cui mancano ancora molte informazioni scientifiche chiare, incontrovertibili ed affidabili. 

Ogni giorno esce un nuovo lavoro che conferma o smentisce la presenza delle microplastiche nelle più svariate matrici: oceani, mari, acqua reflua, acqua di falda, alimenti, animali).
Quali sono pertanto le certezze e quali i dubbi su questo tema? ...

domenica 9 giugno 2019

Mangiamo 8 particelle di microplastica ogni ora, 70.000 all’anno: salute a rischio?

La plastica sta entrando nel nostro corpo sotto forma di particelle microscopiche che potrebbero entrare nei tessuti danneggiandoci e dandoci problemi di salute. Gli scienziati hanno calcolato mediamente quante particelle di microplastica ingeriamo ogni anno e il dato è preoccupante. Ecco cosa c’è da sapere.

In media ingeriamo 70.000 particelle di microplastica ogni anno, che si traduce in circa 8 particelle ogni ora, e le conseguenze per la nostra salute sono pericolose. Vediamo insieme come sia possibile mangiare tanta microplastica e quali potrebbero essere gli effetti di questo prodotto sul nostro organismo.

Un boomerang per la salute. 

La plastica è stata introdotta nel mercato negli anni ’40, da allora è diventata sempre più parte integrante della nostra vita, migliorandocela per certi versi. Purtroppo però in questi decenni, la plastica si è rivelata un vero nemico per l’ambiente, finendo in praticamente qualsiasi ecosistema e creando vere e proprie isole di rifiuti in mezzo al mare.

E non solo. La plastica è finita anche nel nostro corpo, sia attraverso i prodotti che utilizziamo, sia attraverso il cibo che mangiamo: molti animali infatti contengono tracce di plastica che da loro passa a noi ...

sabato 18 maggio 2019

Bisogni indotti: l'acqua in bottiglia


Noi Italiani siamo i primi consumatori al mondo di acque minerali in bottiglia. E' un dato di fatto. 
Mezzo litro a testa in media, ogni giorno. Quasi 190 litri a testa ogni anno.

E' opinione comune che la qualità dell'acqua di rubinetto sia inferiore a quella dell'acqua in bottiglia. E' un bisogno indotto dalla pubblicità: le aziende investono 379 milioni di euro in spot tv, giornali e radio. Fa concorrenza a quella distribuita dagli acquedotti che è buona, controllata, comoda (arriva in casa) e poco costosa.

Molti di voi potrebbero ora dire che l'acqua di rete è sporca, puzza, è imbevibile; beh analizziamo qualche dato per capire perché le opinioni comuni sono totalmente errate, conseguenti esclusivamente dalle poche informazioni e dal bisogno di bere acqua imbottigliata indotto dalla tv.

Le grandi marche dell’imbottigliamento ringraziano e condizionano le nostre vite. Ci inquinano l’aria con le diossine prodotte dall’incenerimento delle bottigliette in pet e con i gasoli dei trasporti su strada. Strapagano veline, calciatori e passerotti parlanti da fare invidia a San Francesco, per convincerci a consumare addirittura l’acqua “a zero calorie” (!), e il bello è che ci riescono, visto che ogni italiano consuma tre volte più di vent’anni fa ...