venerdì 7 agosto 2020

Microplastiche, queste sconosciute: “Mancano ancora molte informazioni scientifiche”

Sul tema delle microplastiche non disponiamo ancora di molti dati scientifici, incontrovertibili ed affidabili. 
C’è bisogno di tempo per studiare, di denaro per la ricerca e di uno sforzo sinergico di tutta la comunità scientifica. Nel frattempo quello che si può fare è limitare l’uso della plastica.

Negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi il tema delle microplastiche ha invaso le notizie di stampa, a volte con allarmismi ingiustificati.

Non c’è dubbio che il problema dell’inquinamento da plastiche ed in particolare da micro e nano-plastiche sia un tema importante, una sfida che dobbiamo affrontare subito e con tanto sforzo da parte di tutti: ricerca, politica, opinione pubblica.
D’altro canto, però, si tratta di un tema su cui mancano ancora molte informazioni scientifiche chiare, incontrovertibili ed affidabili. 

Ogni giorno esce un nuovo lavoro che conferma o smentisce la presenza delle microplastiche nelle più svariate matrici: oceani, mari, acqua reflua, acqua di falda, alimenti, animali).
Quali sono pertanto le certezze e quali i dubbi su questo tema? ...


Possiamo dire con certezza che le microplastiche esistono, ma che non sono presenti in tutte le matrici ambientali. 

Una valutazione complessiva della contaminazione da plastica nel mondo è ancora mancante.

Oltretutto, la stessa matrice ambientale - ad esempio l’acqua di falda, utilizzata in molte città come fonte primaria per l’acqua potabile - può o meno contenere microplastiche.
Dipende dalla specifica matrice.

Non sappiamo molto sulle fonti di questi materiali, soprattutto quando vengono trovati in acque profonde.
I tessuti/vestiti sintetici sembrano essere una fonte molto probabile di contaminazione, ma non sembra essere l’unica.

Non sappiamo molto sulla reale tossicità ed ecotossicità di questi materiali e sulla loro degradazione; gli studi presenti sono ancora agli inizi, ma sembra che questi materiali possano assorbire e veicolare anche altre sostanze più o meno tossiche.


I metodi analitici utili all’individuazione di questi materiali sono ancora in fase di studio e sicuramente non standardizzati e normati a livello internazionale.

Anche la procedura di campionamento è in fase di studio per essere standardizzata a livello internazionale per poter confrontare ricerche effettuate in paesi e situazioni differenti.

In questo contesto, in presenza di tanti dubbi e tanti “sembra”, c’è bisogno di tempo per studiare, di denaro per la ricerca e di uno sforzo sinergico di tutta la comunità scientifica per arrivare a sviluppare degli obiettivi comuni e per raccogliere tanti dati utili ad una analisi statistica accurata.

Nel frattempo però, quello che si può fare è cercare di limitare l’uso della plastica nella vita quotidiana, cercando di riciclarla il più possibile. Meno ne facciamo circolare, meno ne avremo da ricercare, trovare, subire nel nostro ambiente.

* Professore Associato di Chimica Analitica Università degli Studi di Milano - Responsabile SIMA (Società Italiana di medicina Ambientale per la Qualità dell'Acqua)

Fonte: www.lastampa.it

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.