Visualizzazione post con etichetta smartphone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta smartphone. Mostra tutti i post

domenica 5 aprile 2026

Perché i guru della Silicon Valley vietano gli smartphone ai figli

Il grido d’allarme di Pellai: “Il digitale sta rubando l’infanzia, ecco come salvarla”

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai, durante un incontro pubblico, affronta un tema cruciale: il conflitto tra la velocità del mondo digitale e il bisogno di lentezza nell’apprendimento infantile.

Il mantra del mondo brutto è ‘sbrigati, corri, intreccia’“, sottolinea, evidenziando come bambini, per natura, operino secondo un ritmo lento, essenziale per costruire relazioni solide. 
La fretta, invece, compromette elementi fondamentali come lo sguardo, la prossimità fisica e la mediazione verbale. 

Un esempio emblematico è l’abbandono del vocabolario cartaceo, sostituito dai motori di ricerca: sebbene questi ultimi siano più rapidi, privano i bambini del processo di scoperta attiva, fondamentale per lo sviluppo cognitivo...

lunedì 1 settembre 2025

"La generazione ansiosa" di Jonathan Haidt: analisi di un’emergenza

 
 di Enrico ReatiniPsicologo ad orientamento Cognitivo-Comportamentale

Cosa succede quando un libro ci mette davanti a uno specchio, ma allo stesso tempo ci invita a salire sul palco per cambiare il nostro destino? È esattamente questa la sensazione che si prova leggendo La generazione ansiosa di Jonathan Haidt, pubblicato in Italia nel 2024 da Rizzoli. 

Haidt, psicologo sociale e autore di bestseller come The Righteous Mind e The Coddling of the American Mind, unisce decenni di ricerca sull'etica, la morale e l'impatto dei social media, per offrire una riflessione lucida e disarmante sul “grande riprogrammamento” che sta riscrivendo l’infanzia e l’adolescenza. 

Ma, mentre leggiamo, non siamo solo osservatori passivi: siamo partecipanti attivi, parte del problema e della soluzione...

martedì 15 novembre 2022

La maledizione dello smartPhone


Se venissi paracadutato al centro di una foresta tropicale, distante migliaia di chilometri dalla civiltà, in un paio di giorni costruirei un rifugio comodo e sicuro, e il giorno successivo mi attrezzerei per sopravvivere. 

Se a queste masse di zombie dovessero togliere lo smartphone, di colpo la loro vita perderebbe ogni senso e significato, dopo qualche giorno impazzirebbero, e col tempo la depressione se li cucinerebbe a puntino, fino a rinunciare a vivere. Provare per credere!

Il livello di dipendenza indotta dal sistema necro-tecnologico, ha spento e annullato nell’individuo ogni creatività, ogni capacità di adattamento, di organizzazione e spirito di sopravvivenza. Sono soggetti totalmente separati dal resto del mondo, senza punti di riferimento, senza scale di valori e principi.

Gli individui delle nostre società moderne non si servono della tecnologia, ma ne sono posseduti. Questa possessione maligna, impedisce loro di vedere la realtà, di giungere a qualsiasi verità, di sentire, di vedere, di provare autentici sentimenti. 

Non sono più umani, ma macchine ...

domenica 12 settembre 2021

La nostra attenzione dura al massimo 8 secondi

 
La nostra capacità di attenzione e di concentrazione è calata drasticamente negli ultimi vent’anni, alcuni studi parlano di una soglia minima di 8 secondi, meno di un pesce rosso. 

La causa si nasconde nel rapporto che abbiamo sviluppato con la connettività e con lo strumento che la incarna: lo smartphone. Anche quando è nella tasca, lontano dai nostri occhi e silenzioso, ci scopriamo a pensarci, forse a sfiorarlo con le dita. 

Sbloccarlo e scrollarne i social è la fonte di una scarica di dopamina alla quale rischiamo di diventare dipendenti. «Nella scala che va dalle caramelle al crack lo schermo è molto più vicino al crack» ha detto Chris Anderson, ex direttore di Wired USA. Insomma, per passare dall’Era dell’Acquario a quella del Pesce Rosso sembra sia bastato uno smartphone. 

Ne abbiamo parlato con la giornalista Lisa Iotti, che nel nuovo libro 8 secondi ha raccontato il suo viaggio alla scoperta dei problemi dell’iperconnessione, dalla dipendenza da smartphone al multitasking ...

lunedì 16 novembre 2020

La falsa neutralità della tecnologia

Quando si parla di tecnica/tecnologia, il pensiero comune è che questa non è, di per sé, né buona né cattiva, ma che dipende dall’uso che se ne fa. 

Storicamente, la tecnica/tecnologia, ha sempre diviso. Apologeti osannanti da un lato, detrattori/denigratori feroci dall’altro. 

Io faccio parte della seconda categoria (perché a mio modo di vedere per un apparente vantaggio che essa porta seguono inevitabilmente dieci svantaggi), ma rispetto e addirittura comprendo il pensiero di chi la difende e ne è pure entusiasta, perché questo pensiero, ancorché erratissimo a mio modo di vedere, segue comunque un suo filo logico, una sua visione del mondo e della Vita che in qualche modo fanno intendere, vedere, percepire la tecnologia come “positiva”. Lo ripeto, non sono d’accordo, ma ci sta.

Ciò che invece non tollero è quello pseudo-pensiero di massa (e il fatto che sia di massa ci dice che bisogna diffidarne in partenza perché per definizione il pensiero delle masse non è un pensiero libero), secondo il quale “la tecnologia non è in sé né buona né cattiva ma dipende dall’uso che se ne fa”. Questo concetto è relativamente recente, essendo stato formulato dal filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969). 

In buona sostanza, afferma Jaspers, la tecnica/tecnologia è essenzialmente un fenomeno di per sé neutrale, un fenomeno le cui conseguenze dipendono, appunto, esclusivamente dall’uso che se ne fa...

martedì 28 novembre 2017

Ugo Mattei: perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro)

Intervento di Ugo Mattei, giurista e professore di Diritto Internazionale e Comparato alla California University e docente di Diritto Privato all’Università di Torino.
Costituzione, Comunità e Diritti – Torino, 19 novembre 2017
(Il video alla fine dell'articolo)


Negli ultimi tre o quattro anni sono stati installati, soltanto nella parte occidentale del mondo, quindi nel nord globale, circa un miliardo e quattrocentomila sensori per l’internet delle cose. Gran parte dei quali sono costruiti nei muri delle case, nei nuovi televisori – in tutti gli apparecchi elettronici che comperiamo – e nelle automobili. Parte di questi sensori, che sono invece fissi, sono inseriti negli spazi pubblici e sono quelli con i quali i nostri meccanismi elettronici si collegano senza che noi lo sappiamo.

Queste cose vengono chiamate “Smart“, nel senso che noi sentiamo parlare costantemente di “Smart City“, “Smart Card” eccetera. Tutte le volte in cui si sente la parola “Smart” io penso sempre che gli “Smart” siano loro e i cretini siamo noi. Qui la situazione sta diventando davvero molto preoccupante, soprattutto alla luce di quello che è stato detto adesso. C’è in costruzione un gigantesco dispositivo (e qui proprio la parola “Dispositivo” studiata da Foucault è direttamente utilizzabile per parlare dei dispositivi elettronici che noi compriamo).

Un gigantesco dispositivo di controllo sociale di tutti quanti, che viene ovviamente sperimentato per fare un passo in avanti in modo da rendere in qualche modo l’umanità coerente con la nuova frontiera...