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venerdì 5 settembre 2025

Costellazioni


A cosa ci serve osservare il sistema familiare?

Molti pensano che le costellazioni siano magia.

Le costellazioni familiari non sono magia, ma si basano su un concetto preciso.

È altamente probabile che all’interno della tua struttura familiare, all’interno della storia della tua famiglia, possano esserci stati importanti (o meno) traumi senza soluzione e/o anche il ripetersi di situazioni “complicate”, di cui poi tu e i tuoi discendenti ne pagate le conseguenze.
Questi traumi potrebbero anche essere banali, (permettetemi il termine).

Ma cosa è che non è banale?
È tutto il costrutto che può essere stato messo dopo: tutto il costruito, il segreto, il non detto, tutto il ricamo che ci si può creare nel tempo sopra.
Vero è che attraverso le costellazioni familiari, molto spesso, possiamo trovare anche immensi drammi, devastazioni della famiglia, violenze importanti, abusi, abbandoni che hanno tagliato in due le gambe al sistema, hanno soverchiato e invertito i ruoli.
Bambini mai nati.
Amori mai vissuti
Rancori mai sanati
Tradimenti.

Qual è quindi l’obiettivo?... 

lunedì 14 luglio 2025

Chi siamo quando nessuno ci guarda?


di Leonardo Tasso

Ti sei mai fermato, anche solo per un attimo, a chiederti chi sei davvero? Non nel ruolo che ricopri, non in quello che fai per lavoro o per dovere. Ma proprio tu, quando nessuno ti osserva, quando il mondo intorno tace e le luci si spengono.

Quando cala il sipario della giornata e ci ritroviamo da soli, lontani dagli sguardi che approvano o giudicano, cosa resta di noi? È una domanda che scava in profondità, e forse proprio per questo la evitiamo, presi come siamo dal correre quotidiano, dal rispondere alle aspettative, dall’essere "qualcuno" per gli altri.

Ogni giorno indossiamo maschere, a volte leggere, a volte pesanti come armature. Ci modelliamo in base a dove siamo, con chi siamo. Figli, madri, amici, colleghi, amanti, sconosciuti. Ma quando finalmente restiamo soli… siamo davvero “noi”? O continuiamo, in qualche modo, a recitare anche lì, con le voci interiori che ci dicono come dovremmo essere?..

mercoledì 1 maggio 2024

Visione lucida: guardare il mondo senza giudizio

La Visione Lucida è quella capacità di leggere gli eventi senza critiche e senza giudizi, proprio come un antropologo osserva una nuova cultura o una mamma guarda il suo bambino.

di Carla Sale Musio

Nel Voice Dialogue, al termine di ogni sessione di lavoro, il cliente siede affianco al facilitatore e ascolta la descrizione dello scenario dei Sé, animatosi in precedenza, contemplando gli eventi psichici senza schierarsi.

La consegna, durante questa fase di lavoro, è di prendersi una pausa da ogni contrapposizione e di guardare il movimento interiore con occhi freschi.

Osservare la vita da un punto di vista neutrale, senza dividere gli eventi in buoni o cattivi, è un’esperienza inestimabile...

domenica 10 dicembre 2023

La Nevrosi del Salvatore

 
di Tiziano Cerulli

Nella serie “Jupiter's Legacy” i supereroi, che rappresentano gli Dei dell'Olimpo, sono persone con famiglie disfunzionali e nevrosi personali come tutti gli esseri umani. Il rigido e ormai stanco leader dell'Unione Utopian e sua moglie, Lady Liberty si scontrano quotidianamente con i figli – la ribelle Chloe e il fedele Brandon.

Utopian inizia una percorso analitico e, durante uno dei suoi monologhi da supereroe che ha vissuto all'indomani della Grande depressione del '29 fino ai giorni nostri, si lamenta frustrato di come il mondo non sia mai stato così crudele.

Lo psicoanalista lo interrompe rispondendogli: “il mondo è sempre stato caos e merda, mio caro… le sue idee le hanno dato speranza, “se faccio il bravo non succederà mai niente a me e alle persone a cui voglio bene”. E' un costrutto mentale che ha elaborato tanto tempo fa per difendersi dalla realtà ma la realtà comunque trionfa alla fine, per quanto ci scagliamo contro di essa.”

Utopian risponde frustrato: “Cosa vuol dire, che non c'è differenza tra giusto e sbagliato e la moralità è una specie di esercizio intellettuale?” 

E l'analista controbatte immediatamente: “No! io alludo al fatto che lei esiste in un mondo di sua creazione. Un mondo di bianco o nero, bene e male, e questo lo ha protetto ma non lascia spazio al mondo per come è veramente e per come la maggior parte della gente ci vive“ ...

sabato 8 ottobre 2022

Presunzione

 di Francesco Salistrari.

Il sentiero di noi poveri mortali è lastricato da pietre taglienti, a volte, da foglie morbide seppur giallastre, altre, da ispidi cespugli di spine seppur carichi di more, in alcuni casi, da profumati fiori di campagna ondeggianti agli aliti del vento, qualche volta.

E' la vita ad essere così tortuosa, come una strada di campagna. E' essa che ci deride guardandoci negli occhi.

Lasciamo molte cose a sé, senza curarcene e invece ad altre assegniamo estrema importanza, senza però saper bene ed essere sicuri che sia davvero così. E lo si vede negli innumerevoli giudizi che ognuno, singolarmente, dà delle cose del mondo degli uomini. Esistono gli accordi, le convergenze, le comunioni, ma in fin dei conti, siamo tutti soli nel giudicare la vita e le sue cose. Esistono le regole, i codici, le norme e le morali, ma son tante e così contrastanti l'un l'altra che è impossibile stabilire dove stia la verità e la certezza del giudizio.

Siamo caduchi. Com'è caduco il nostro tempo, che non è eterno, ma limitato.
Qualcuno lo imbriglia nelle formule, nelle generalizzazioni storiche delle ere, dei periodi, in base a giudizi e categorizzazioni del tutto arbitrarie. E così abbiamo gli Evi, le Età e i Secoli.

Tutti, giorno per giorno lo contiamo, il tempo, secondo dopo secondo, con i nostri imprecisi orologi, e contiamo i giorni, gli anni, i periodi della nostra vita, arbitrariamente definendoli. In fin dei conti contando, anche se non ce lo confesseremmo mai, il tempo che ci resta da vivere, soli, nella nostra solitudine interiore, in quell'urlo di paura che a tutti scappa via nel sonno e nei sogni ...

giovedì 20 maggio 2021

La spiritualità come fuga dal mondo



Anni fa ero convinto che essere persone "spirituali" significasse meditare e praticare yoga quotidianamente, seguire una dieta vegetariana o vegana, comprare solamente cibo Bio, leggere i libri di Osho o a tema "spirituale", frequentare le persone del mio "livello spirituale" guardando dall'alto in basso quelli che ancora non si erano "risvegliati". 

Sognavo di vivere in una comunità immersa nel verde dove tutti si dicessero "Namasté", sempre sorridenti, in abiti fricchettoni, fumando erba e amandosi incondizionatamente.
Quanta arroganza mi abitava!

Oggi non riesco più ad accettare quella visione immatura della spiritualità. Sono tutti cliché. Da cosa stavo scappando mi chiedo?

Questa visione "distorta" della spiritualità è figlia della controcultura hippy degli anni '60 che, poi ho compreso, non è solo irrealistica ma anche "pericolosa" perché crea isolamento e separazione invitando le persone a pensare che ritirandosi dal mondo in una comunità e quindi selezionando solo quelli che la pensano come loro e hanno le stesse idee sia un modo per essere sempre felici. 
Una sorta di bolla protettiva ...

domenica 21 febbraio 2021

Vivi e lascia vivere...

Vivi e lascia vivere: in un determinato senso, è certo un comandamento inviolabile.

Non rispettarlo, significa semplicemente tradire la nostra umanità. Nessuno, nessuno ha diritto di esercitare una violenza ai danni di un altro essere umano. Su questo siamo certo d'accordo.

Il problema, semmai, sopraggiunge allorché la nostra lingue e il significato delle sue parole viene stravolto e pervertito nei secoli a tal punto, che questa massima diviene l'alibi vergognoso e il comodo standard di ogni invidioso, parassita e psicopatico narcisista di questo mondo. 

Perché, vedete, "Vivi e lascia vivere" nel suo significato "d'armento", ai nostri travagliati tempi, si traduce puntualmente con un bel "Non interferire mai con il male che vedi compiuto. Non pronunciare, neppure per "sbaglio" una parola o un giudizio al riguardo. Non interferire, se vuoi vivere tranquillo, e girati da un altra parte".

Il manifesto del menefreghismo, in altre parole; la chiave di lettura preferita del conformista, dell'uomo medio; del mediocre. Ignorando, a mio avviso in piena coscienza, il dato di fatto ontologico che ogni essere umano viene al mondo per lasciarlo infine in condizioni peggiori o migliori di come lo ha trovato al suo arrivo ... la pecora del buon pastore ama nascondersi dietro agli alibi più spiritualeggianti, pur di celare la propria totale indifferenza nei confronti di tutto ciò che non tocchi direttamente i suoi gretti interessi ...

giovedì 31 dicembre 2020

La scienza dello spirito - superare le contraddizioni esteriori

di Massimo Scaligero

La realtà è sempre una contraddizione in divenire continuo e si evolve nella realizzazione della tesi-antitesi-sintesi e non può essere spiegata da una logica astratta che fissa una volta per tutte il bene e il male, il bello e il brutto, la verità e la menzogna; essendo la realtà una contraddizione in evoluzione anche gli esercizi contengono delle contraddizioni da superare.

1) Il pensiero obiettivo trasforma la distrazione in sicurezza e deve superare le contraddizioni delle fissazioni.
2) L’azione libera trasforma la mancanza di volontà in attività e deve superare le contraddizioni dell’attivismo.
3) L’equanimità trasforma i complessi in calma interiore e deve superare le contraddizioni dell’insensibilità.
4) La positività trasforma gli schemi mentali in nuove amicizie e deve risolvere le contraddizioni dell’ipocrisia.
5) La spregiudicatezza trasforma l’attaccamento al passato in ricettività e deve superare le contraddizioni dell’illogicità.
6) L’osservazione esatta trasforma il non ricordare in memoria e deve risolvere le contraddizioni dell’attaccamento al passato.
7) La percezione degli archetipi trasforma l’astratta dialettica in creatività e deve superare le contraddizioni della fantasticheria.
8) L’equilibrio interiore trasforma la scontentezza in armonia e deve superare le contraddizioni interiori prima di poter agire sulla realtà esteriore...

domenica 13 dicembre 2020

Hikikomori, la sindrome dei ragazzi che si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto

 
Molto diffusa in Giappone, colpisce tanti adolescenti anche in Italia. Non è depressione, non è dipendenza dai videogames, non è solo un disturbo d'ansia. Cosa c'è da sapere e come intervenire.

Il fenomeno è sconosciuto, quasi “invisibile” come i soggetti che ne soffrono: si chiama “Hikikomori”, in giapponese significa “stare in disparte” e colpisce più adolescenti (anche italiani) di quanto si possa immaginare.

Non li vediamo perché la loro vita si svolge interamente in una stanza: la loro camera da letto. Si rifiutano di uscire, di vedere gente e di avere rapporti sociali. In quella stanza leggono, disegnano, dormono, giocano con i videogiochi e navigano su Internet.

Ma soprattutto proteggono loro stessi dal giudizio del mondo esterno ...

venerdì 11 settembre 2020

Le 7 tipiche abitudini delle persone infelici

"Basta poco per rendere felice una vita; è tutto dentro di te, nel tuo modo di pensare."

Marco Aurelio

Le circostanze esterne possono certamente rendere la nostra vita complicata. Ma un ruolo estremamente importante - spesso decisivo - nel costante tentativo di essere felici è svolto dal nostro pensiero, dai nostri comportamenti e dalle nostre abitudini.

Se sulle circostanze esterne spesso non abbiamo il potere di incidere perché al di fuori della nostra sfera di influenza, il nostro atteggiamento e le nostre abitudini sono invece elementi sui quali abbiamo la possibilità di esercitare un controllo totale.

Ecco degli esempi di alcune delle abitudini quotidiane più distruttive che le persone infelici si creano da sole e che contribuiscono a minare in modo decisivo la loro felicità.

1. Temono il giudizio degli altri

Molte persone hanno una preoccupazione costante nei confronti delle opinioni e dei giudizi degli altri al punto che, pur di non prestare il fianco a critiche o commenti negativi, di fatto scelgono di non esporsi, rimangono dietro le quinte e finiscono per vivere un'esistenza estremamente limitata.

Ma perché precluderti interessanti esperienze e stimolanti novità solo perché qualcun altro potrebbe fare dei commenti su di te? ...

sabato 5 settembre 2020

Quello che gli altri pensano di te riflette ciò che sono loro, non chi sei tu

I Sioux avevano un proverbio molto interessante: “prima di giudicare una persona cammina tre lune nelle sue scarpe”. 

Si riferivano al fatto che giudicare è molto facile, capire è un po’ più difficile, ed essere empatici è molto più complicato. Questo si ottiene solo se si sono vissute esperienze simili.

Tuttavia, spesso affermiamo che gli altri ci capiscono, comprendono le nostre decisioni e le condividono, o almeno ci appoggiano. Quando non lo fanno, ci sentiamo male, ci sentiamo incompresi e anche respinti.

Naturalmente, non è colpa nostra, tutti abbiamo bisogno che in alcune situazioni qualcuno convalidi le nostre emozioni e decisioni, è perfettamente comprensibile. Ma subordinare la nostra felicità all’accettazione degli altri o prendere decisioni basandoci sulla paura che gli altri non ci capiscano è un grosso errore.

Perché ciò che gli altri pensano di te, in realtà dice molto di più di loro che della tua persona, riflette chi sono loro, non chi sei tu.

Quando qualcuno critica una persona senza essere in grado di mettersi nei suoi panni, senza mostrare un briciolo di empatia e senza cercare di capire il suo punto di vista, in realtà sta semplicemente esponendo il suo modo di essere. Con le sue parole potrebbe gridare al mondo che pensa che sei una persona cattiva, ma con il suo atteggiamento sta rivelando solo che lui è una persona insicura, con una mentalità rigida e piena di stereotipi.
Si critica ciò che non si comprende o non si vuole accettare...

venerdì 26 giugno 2020

Osservare la propria mente quando pensa - Eckart Tolle


Se qualcuno va dal medico e dice «sento una voce nella testa», con ogni probabilità sarà mandato da uno psichiatra. Il fatto è che in maniera molto simile praticamente ognuno di voi sente continuamente una voce o diverse voci nella testa: i processi di pensiero involontari che non ci rendiamo conto di poter fermare. Monologhi o dialoghi continui.

Probabilmente tutti avete incontrato per la strada persone «matte» che parlano o brontolano incessantemente fra sé e sé. Be’, non è molto diverso da ciò che fate voi persone «normali», con la differenza che voi non lo fate ad alta voce.

Questa voce commenta, opera congetture, giudica, confronta, si lamenta, esprime preferenze e avversioni, eccetera.

La voce non è necessariamente pertinente alla situazione in cui vi trovate in quel momento; può rivivere il passato prossimo o remoto oppure preparare o immaginare possibili situazioni future. Qui spesso immagina cose che vanno storte o esiti negativi: è quella che chiamiamo «preoccupazione» ...

martedì 19 marzo 2019

Saper ascoltare

di Piero Cammerinesi

- Fammi parlare…
- Ma mi stai ascoltando?
- Hai capito cosa ti ho detto?


Quante volte abbiamo sentito o pronunciato queste parole nella nostra vita.
Migliaia, sicuramente.

E non finirà certo qui dato che, forse, uno dei maggiori problemi che oggi si frappongono tra noi e gli altri è che le persone non sanno ascoltare.

Farsi ascoltare, quello si, ma ascoltare l’altro, no. E l'entità del problema è direttamente proporzionale alla opinione che abbiamo di noi stessi. 

Tanto più ci sentiamo intelligenti, sensibili, certi di possedere saldamente la nostra porzione di verità - tanto più l'altro è solo una comparsa, un figurante nel teatro della nostra mente.

Ma cosa vuol dire ascoltare? Non tanto e non solo far parlare l’altro, non interromperlo, non ‘parlargli sopra’, capire quello che dice, per poi rispondere ...

mercoledì 15 agosto 2018

Siamo già tutti in una relazione a tre

di Pierpaolo Mandetta

"Non potevo credere di essere nel salotto di una coppia aperta, che sparecchiava la tavola mentre guardavo la Tv, e tremavo all’idea che di lì a poco avrei sperimentato il sesso a tre.

Ma torniamo indietro. 
Era fine estate, quel periodo un po’ friccicarello in cui i tramonti arrivano ogni giorno un po’ prima, e col giubbotto li ammiri come se ti stessero portando via una promessa infranta. Ci si aspetta sempre grandi cose, dall’estate. Io sognavo un fidanzato con cui trotterellare verso l’inverno, lungo viali di neve, con una cioccolata in mano e le fisarmoniche suonate dai mendicanti, a cui avremmo dato qualche spicciolo per sentirci due che non solo si amano, ma fanno pure una buona azione. Lo immaginavo alto, col ciuffo fuori dal cappellino di lana e vestito di verde scuro. Imbranato, per darmi l’occasione di pulirgli la cioccolata dalla barba.

Invece, con me l’estate aveva fatto la stronza: baci deludenti, scopate sotto le stelle con turisti che all’alba mettevano in moto, e io che rincasavo sempre da solo, e mi fermavo sui gradini ad ascoltare i grilli.
Siccome era tutto magico solo nella mia testa, criticavo duramente chi umiliava la mia idea di romanticismo. Odiavo le coppie aperte, così frequenti nel mondo gay. Sbraitando che schifo le chat, che schifo le disco con le dark, che schifo chi cerca una sveltina e basta, che schifo chi tradisce. 

Ma il mio mondo era comunque in pericolo, perché in paese un sacco di matrimoni finivano in divorzio. Avvilito, mi stavo convincendo che Dawson e Joey si fossero alzati dal molo del fiume, e fossero diventati un ex alcolista e una dirigente Tv che dimentica i bambini dalla tata. L’era moderna aveva offeso la virtù della relazione ...

mercoledì 14 settembre 2011

Responsabilità e Giudizio

di Catherine

Nell'affannosa ricerca di sé stesso l'uomo si è inventato di tutto e di più: gli oroscopi, la magia, gli oracoli, le religioni con espiazione e/o confessione dei peccati, la psicanalisi, lo yoga etc ...

Ma non ha mai del tutto compreso che da soli questi mezzi non bastano, e che finché si aspetta una soluzione indicata da qualcun altro, una ricetta già pronta, non arriverà da nessuna parte.

Le risposte alle antiche domande non si trovano all'esterno di noi stessi, è solo che ci sembra più facile cercarle fuori. Così facendo ci togliamo il fardello della responsabilità.
E ci togliamo anche l'onere del giudizio.


Giudicare o non giudicare, questo è il dilemma.

La maggior parte delle religioni, “spiegate” dai loro sacerdoti, ci ha sempre ripetuto instancabilmente che i seguaci/fedeli non devono giudicare. Mai.
Da una parte sembra corretto, fermo restando che Dio il Padre sappia tutto e quindi sia l'unico abilitato a giudicare ogni essere vivente. Dall'altra sembra che nel seguire tale consiglio/monito, l'umanità si sia ridotta a un branco di pecore incapaci di sapere individualmente chi sono e ormai quasi totalmente sprovviste del senso di responsabilità.
Vediamo perché ....