di Francesco Salistrari.Il sentiero di noi poveri mortali è lastricato da pietre taglienti, a volte, da foglie morbide seppur giallastre, altre, da ispidi cespugli di spine seppur carichi di more, in alcuni casi, da profumati fiori di campagna ondeggianti agli aliti del vento, qualche volta.
E' la vita ad essere così tortuosa, come una strada di campagna. E' essa che ci deride guardandoci negli occhi.
Lasciamo molte cose a sé, senza curarcene e invece ad altre assegniamo estrema importanza, senza però saper bene ed essere sicuri che sia davvero così. E lo si vede negli innumerevoli giudizi che ognuno, singolarmente, dà delle cose del mondo degli uomini. Esistono gli accordi, le convergenze, le comunioni, ma in fin dei conti, siamo tutti soli nel giudicare la vita e le sue cose. Esistono le regole, i codici, le norme e le morali, ma son tante e così contrastanti l'un l'altra che è impossibile stabilire dove stia la verità e la certezza del giudizio.
Siamo caduchi. Com'è caduco il nostro tempo, che non è eterno, ma limitato.
Qualcuno lo imbriglia nelle formule, nelle generalizzazioni storiche delle ere, dei periodi, in base a giudizi e categorizzazioni del tutto arbitrarie. E così abbiamo gli Evi, le Età e i Secoli.
Tutti, giorno per giorno lo contiamo, il tempo, secondo dopo secondo, con i nostri imprecisi orologi, e contiamo i giorni, gli anni, i periodi della nostra vita, arbitrariamente definendoli. In fin dei conti contando, anche se non ce lo confesseremmo mai, il tempo che ci resta da vivere, soli, nella nostra solitudine interiore, in quell'urlo di paura che a tutti scappa via nel sonno e nei sogni ...