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martedì 20 febbraio 2024

Questo sistema ruba il tuo tempo per non farti pensare

Il rapporto tra la velocità e il tempo è cambiato solo negli ultimi quattro secoli: alla velocità è stato assimilato un significato di efficacia, di efficienza, mentre alla lentezza viene attribuito un coefficiente simbolico di ritardo e inefficienza.

Una persona che ha dei problemi la chiamiamo “ritardata”: tendiamo a considerare poco efficiente chi, magari, una cosa la capisce dopo – chi risponde dopo, chi reagisce dopo. E’ un ritardo, che per noi oggi è automaticamente un’inefficienza, un’inabilità.

Quante volte usiamo l’espressione“perdere tempo”?

I latini dicevano “festina lente”, cioè “affrettati lentamente”. Per circa due secoli è stato il motto di case nobiliari nonché del veneziano Aldo Manuzio, il primo editore del mondo.
Già nella favola di Fedro, la tartaruga batte la lepre. Il “festina lente” lo ritroviamo nei testi più misteriosi, all’origine del rosacrocianesimo, e in Giordano Bruno, nel famoso dialogo de “La cena delle ceneri”. 
Manzoni, nei “Promessi sposi”, lo cambia in “adelante, cum judicio”: veloce, ma con prudenza...

giovedì 23 luglio 2020

Il falso mito della scoperta delle Americhe

Una faccenda alquanto intricata che ha dettato le opere più importanti del Rinascimento e ha posto le fondamenta della moderna società.

di Riccardo Magnani

Lago di Lecco, 20 luglio 2020

La questione della "scoperta delle Americhe" viene affrontata da sempre nella maniera errata, fuorviati dal fatto che dietro questo importante evento epocale si sono raccolti gli interessi politici e economici che hanno concorso a determinare l'odierno assetto mondiale, quindi cerchiamo di risolvere la questione una volta per tutte.

Per anni, mettendo in discussione la storiella che vuole il Nuovo Mondo scoperto da Cristoforo Colombo, si è parlato della mappa anacronistica dell'ammiraglio turco Piri Reis, datata 1513 e in cui si fa menzione a un infedele di Genova di nome Colombo e secondo alcuni evidenzia le coste del Brasile e dell'Antartide.

Poi è stata la volta dei Vichinghi, che avrebbero raggiunto il Canada o dei Templari, lungo le coste della Nuova Scozia, e a seguire dei Cinesi, dei Romani e degli Etruschi, alimentando un filone del mistero che è divenuto il punto di forza di una infinità di trasmissioni televisive e di pubblicazioni a tema, senza però che nessuno riuscisse a individuare il bandolo della matassa e risolvere questo interrogativo definitivamente ...

martedì 7 gennaio 2020

Da Leonardo a Kant: il "dominio" della Ragione, o della follia?

Abbiamo già più volte accennato allo "stravolgimento dei postulati scientifici" che, in modo chiarissimo ed inequivocabile, si nota dal '700 in poi nel pensiero accademico occidentale.

Ciò accade in modo evidente e massivo proprio nel pensiero filosofico illuminista, e per altri versi ma con analoghi risultati anche in quello religioso, come in tutta la rappresentazione artistica dell'epoca ...
Anzi, vedendo la tattica oggi adottata, verrebbe da dire che le "eresie" non siano state altro che una "rivoluzione colorata antesignana", avente lo scopo di demolire il potere concettuale di un dogma solo per poterne introdurre un altro, anche se ricoperto e travestito di innovative idee umanistiche - sapientemente stravolte e strumentalizzate - e qualche effettiva conquista tecnico-scientifica - sapientemente monopolizzata-.

In pratica succede che tutto l'impianto liberatorio ed il potenziale rivoluzionario scatenato dalle conquiste scientifiche e dal pensiero umanista viene ridirezionato e convogliato in una "forma mentis collettiva" che, attraverso una reinterpretazione ad hoc del pensiero dogmatico, gnoseologico, filosofico ed artistico, ha il semplice scopo di "unificare ideologicamente" e "legittimare culturalmente" quello che già dal Rinascimento era il potere reale socialmente conclamato dei Mercanti.

Classe sociale che, maturata e potenziatasi occultamente già all'ombra dei "Comuni", ( tentativo storico ahimè fallito di costruzione politica dell'"Utopia Umanistica" ) sfocia non a caso in quelle Signorie Rinascimentali dove il potere reale è assunto proprio dai Mercanti/Banchieri stessi che, conquistato con l' astuzia e la forza il predominio all' interno e attraverso la precedente istituzione comunale, si fanno ora ratificare quali "Principi" dal potere politico dell'epoca, con un procedimento in tutto e per tutto ricalcante, sia socialmente che culturalmente parlando, quanto accade anche oggi (e non è un caso che politici, presidenti e potentati vari facciano tanto sfoggio nei loro magniloquenti proclami di termini quali "nuovo umanesimo" e "nuovo rinascimento" )...

Lo scopo di questa "macchina ideologico-culturale illuminista" altro non era che quello di indurre l'immaginario favorevole al dominio dei Mercanti stessi, favorendo e ponendo inoltre le basi a quello che sarà il passo successivo di ulteriore allargamento e rafforzamento politico-territoriale del loro potere, passo che sfocerà infine nella Rivoluzione Francese, attraverso la quale un' élite "ad elezione economica" travolge e si sostituisce definitivamente a quella che fino ad allora era stata l' "élite nobiliare per diritto di nascita" ...

mercoledì 16 ottobre 2019

Leonardo Da Vinci e Raffaello, due grandi artisti uniti da 500 anni in musica

Lago di Lecco, ottobre 2019

di Riccardo Magnani

Come spesso racconto nei miei incontri in pubblico, l'importanza di studiare e conoscere Leonardo oltre i confini del personaggio come oggi viene trattato è legata al fatto che così facendo si apre la strada a nuove importanti interpretazioni circa il Rinascimento e gli artisti più importanti che lo animarono. 

Tra le molteplici attitudini artistiche, ne esiste una che viene inspiegabilmente relegata dagli studiosi a ruolo secondario, marginale, praticata dall'artista fiorentino, secondo chi ne ricostruisca le gesta, con un approccio quasi ludico, sperimentale. 

Alludo alle sue profonde conoscenze musicali, confinate appunto da chi le ha indagate a un qualcosa con la quale, invece, Leonardo si sarebbe "dilettato" a intrattenere la corte di Ludovico il Moro o a creare indovinelli e rebus goliardici, o ancora macchinari fantasiosi, come ad esempio il Cannone Musicale (in realtà un carillon che suonava un canone a quattro voci, come lo descrive lo stesso Leonardo, simile a quelli che nella nostra infanzia suonavano Fra' Martino campanaro e troviamo oggi sulle bancarelle turistiche di mezzo mondo). 

Come da tempo vado documentando, l'intera esistenza e opera di Leonardo sono state oggetto nei secoli di una azione di distrazione quasi sistematica, volta a restituirci oggi l'immagine di un personaggio posticcio, artefatto, risultato di presunzioni infondate e per questo molto diverso da quello che realmente fu o di cosa ci tramandò attraverso la sua arte e le sue opere. 

Lo stesso avviene nella considerazione dei passaggi inerenti la musica che Leonardo ci ha lasciato, e che spesso sono stati travisati. E con lui, quelli dei più grandi artisti del Rinascimento, Raffaello su tutti ...

venerdì 13 settembre 2019

Quella esposta al Louvre non è la Gioconda "La vera storia della Signora di Lo'bardia"

di Riccardo Magnani

Lago di Lecco, giugno 2019

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, forse il più celebre dipinto realizzato da Leonardo da Vinci che attira milioni di turisti tutto l'anno nelle sale del Louvre di Parigi, non è quella esposta al celebre museo francese.

Non sto dicendo che la versione esposta di quest'opera iconica ed enigmatica della pittura mondiale sia un falso. 
No.

Sto proprio dicendo che quel dipinto che tutti al mondo conoscono non è la Monna Lisa, descritta dal Vasari nel Le Vite, né tantomeno quella che in un documento del 1525 che elenca i beni di Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, viene per la prima volta menzionata come la Honda.

Si tratta proprio di un altro quadro.

"Nessuna cosa si può amare, né odiare, senza piena cognizion di causa", scriveva Leonardo in uno dei suoi innumerevoli scritti, e mai monito fu più azzeccato ...

sabato 9 marzo 2019

Jung, Leonardo e le immagini dell’inconscio

Leonardo suggeriva ai suoi allievi di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com'era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”.

Nel tedesco corrente gelassenheit significa “calma”, “tranquillità”. La pregnanza storica del termine ha le sue origini nella tradizione mistica (da Meister Eckhart, il mistico domenicano vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), in cui indicava il sich lassen, la dedizione e il completo abbandono a Dio.

L’esistenzialismo ricondusse il verbo alla radice di lassen, “lasciare”, “lasciar essere”, alludendo ad un rapporto con le cose che le rispetta nel loro disvelarsi. Jung arrivò ad intendere tale abbandono come l’attingere del singolo alla forza o volontà “superiore” che è possibile scoprire attraverso la funzione trascendente.

Nella weltanshaung junghiana infatti, l’abbandono insito nel geshehenlassen (“lasciar accadere”) assume una valenza-chiave: lasciare che tutto avvenga e tuttavia conservare intatta una vigilanza etica ed intellettuale sono le condizioni dell’individuazione, di una prova totale di sé stessi ...

martedì 13 marzo 2018

A Civate gli affreschi che potrebbero riscrivere la storia


La straordinaria testimonianza di un tempo sospeso tra gli Sforza e le Americhe 

Lago di Lecco, 6 marzo 2018

“Nessuna cosa si può amare, né odiare, senza piena cognizion di quella”.

Con questo lapidario quanto indiscutibile ammonimento, Leonardo da Vinci confinava la conoscenza - e di conseguenza il gradimento o meno di un qualcosa - a un pieno apprendimento degli elementi che la contraddistinguono.

Succede così che quasi sempre si aprano a chi adotta questo approccio stanze di conoscenza fino a quel momento precluse dal pregiudizio culturale che imprigiona, chi più chi meno, ciascuno di noi, permettendo di acquisire sempre più tessere per ricostruire quel puzzle riguardante la nostra storia che più di qualcuno, nel corso degli anni, si è divertito a scombinare.

Ricostruendo la vita e il profondo legame esistente tra Leonardo da Vinci e il nostro territorio, è stato naturale imbattermi in una preziosissima testimonianza pittorica conservata in una abitazione rinascimentale alle porte di Lecco, nel paesino di Civate ...

giovedì 2 febbraio 2017

The many secrets kept by "The Virgin of the Rocks", a painting by 
Leonardo Da Vinci


By: Riccardo Magnani, Lecco (Italy), December 14th, 2016
English version edited by: Michel van Roon

There is not one painting by Leonardo da Vinci that doesn’t hide one or more secrets, secrets disguised within the skilled brushstrokes of the genius from Florence. As a result much of his paintings have triggered the imagination of researchers and writers around the world. 

But none more than the Virgin of the Rocks, a painting which history is muddled since its mysterious origin.

The Virgin of the Rocks is a painting that was commissioned to Leonardo on April 25th, 1483 by the secular Confraternity of the Immaculate Conception. Objective was for the paining to be placed in the Church of San Francesco Grande in Milan, now destroyed. The painting, according to scholars, was the first official contract Leonardo received since his move to Milan a few months before. 

The contract, which also involved the De Predis brothers, two local painters with whom Leonardo had found his initial lodging upon his arrival in Milan, prescribed that work should be created as a triptyque, a work in 3 parts: a center-piece to be made by Leonardo involving the Madonna before God surrounded by a group of angels and two side-panels to be made by the De Predis brothers, showing 4 angels per panel, one where the angels are singing and the other where they are playing music.

There is no consensus amongst scholars why Leonardo disregarded this contract by the Brotherhood, nor is there a commonly shared opinion regarding the hypothetical but improbably attempt by Leonardo and his fellow painters to extort the Brotherhood out of more money. The only element where there is consensus on is that the original version of the work was never delivered to the Brotherhood and that after a long dispute a second version of the work was delivered...

giovedì 22 dicembre 2016

I mille segreti custoditi dalla Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci


A cura di Riccardo Magnani (Lecco, 14 Dicembre 2016) 

Non si può dire che esista uno solo dei dipinti di Leonardo che non nasconda tra le sapienti pennellate date dal genio fiorentino uno o più segreti, tanto da scatenare le fantasie di ricercatori e scrittori di tutto il mondo. 

Ve n’è però uno che li batte tutti, in questa speciale classifica, e la cui storia è ingarbugliata sin dalla sua misteriosa origine: sto parlando della Vergine delle Rocce. 

Il dipinto venne commissionato a Leonardo il 25 aprile 1483 dalla Confraternita laica milanese dell’Immacolata Concezione, per essere sistemato nella Chiesa di San Francesco Grande, oggi distrutta; è la prima commissione ufficiale da quando, secondo gli studiosi, Leonardo giunge a Milano pochi mesi prima. Il contratto, a cui presero parte anche i fratelli De Predis, due pittori presso i quali Leonardo ebbe il suo primo domicilio milanese, inizialmente prevedeva un trittico: una Madonna centrale, al cospetto di Dio e un gruppo di angeli, da eseguirsi da parte di Leonardo, e due dipinti laterali, con quattro angeli per ciascuno, nell’atto di cantare in uno e di suonare nell’altro, da eseguirsi da parte dei fratelli De Predis. 

Gli studiosi non sanno spiegare in maniera unanime quali furono i motivi per cui Leonardo disattese la commissione della Confraternita, ipotizzando anche un improbabile quando fantasioso ricatto ordito ai danni della Confraternita, con l’intento di spillare più soldi, ma si limitano a sostenere che la versione originale non fu mai consegnata ai Confratelli, ai quali, dopo un lungo contenzioso tra Leonardo e la Confraternita stessa, fu consegnato un secondo dipinto...

sabato 10 dicembre 2016

Finalmente svelati i segreti di Leonardo da Vinci. Il genio fuori di metafora

Intervista a Riccardo Magnani

Riccardo Magnani, nato a Lecco nel 1963, si laurea in Economia e Commercio. E' uno dei più affermati studiosi di Leonardo da Vinci e del Rinascimento.

- Riccardo Magnani,
come
 interpreta l'ultima rivelazione che vorrebbe lo sfondo della Gioconda di Leonardo da Vinci legata alla sua città, quella di Lecco, a motivo della somiglianza con il ponte Azzone Visconti?
Catherine 


- Intendo fare un po’ di chiarezza su quanto affermato in questi ultimi mesi in merito ai paesaggi che farebbero da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci, che qualcuno vorrebbe essere toscani, qualcuno umbri, altri ancora del pavese se non addirittura pugliesi.

“Nessuna cosa si può amare, né odiare, se non si ha piena cognizion di quella” scriveva Leonardo in uno dei molteplici codici a lui riconducibili, sparsi nei musei di mezzo mondo, e mai affermazione fu più azzeccata in associazione alle infinite amenità che si scrivono in merito alla sua eredità artistica.
Da anni mi dedico allo studio di Leonardo da Vinci e al suo legame con il nostro territorio, e l’ipotesi da me avanzata di un collegamento tra la città di Lecco e il sommo artista è nota ormai da diversi anni. Quello che è meno noto, sono le motivazioni storiche e culturali che hanno indotto Leonardo a indicare i paesaggi lecchesi nelle proprie opere; sì, al plurale.

Speculazione vuole, infatti, che ci si soffermi spesso a indicare un collegamento o con il ponte raffigurato, in questo caso individuato dal ponte Azzone Visconti di Lecco, oppure con la presunta identità della Mona Lisa stessa, insistendo dunque su una lettura puntuale e mai di carattere sostanziale, di quella che è l'opera forse più famosa di Leonardo da Vinci, la Gioconda, ignorando oltretutto totalmente il fatto che la maggior parte delle opere e dei disegni di Leonardo ritraggono la cittadina che fa da contrappunto al ramo comasco del Lario...

martedì 6 gennaio 2015

Paititi Eldorado Akakor: il mito diviene realtà

Riccardo Magnani

Come spesso accade nel mondo della ricerca, una singola intuizione può essere la chiave per aprire porte di conoscenza inattese. Studiando approfonditamente Leonardo da Vinci come forse fino ad oggi nessuno studioso era riuscito a fare, è stata proprio una intuizione, una delle tante, a permettermi di realizzare la più inaspettata e per questo ancor più bella delle mie scoperte.

L’intuizione di cui parlo è legata all’importanza delle tre costellazioni che formano il triangolo estivo, ovvero Cigno, Lira e Aquila; in particolar modo è legata alla costellazione della Lira, unitamente al fatto che Leonardo giunse a Milano alla corte degli Sforza nel 1483 accompagnato dalla curiosa definizione di “eccellente suonatore di Lyra”.​

Spesso il confine che delimita sotto il profilo nominale la cronaca storica dal mito o dalla leggenda è la presenza o meno di elementi documentali di confronto reali e oggettivi. Succede così che scoprendo una partitura musicale del più grande genio della storia (Fig. 1) (la stessa musica è nascosta nell’Ultima Cena tra l’altro) e ritrovando una definizione di Cicerone nel De Republica ("E gli uomini che sanno imitare sulla lira il concerto dei cieli hanno ritrovato il cammino che adduce a questo regno sublime"), accade che si aprano inaspettatamente all’intuito umano porte di conoscenza altrimenti inaccessibili alla sua ragione ...

giovedì 19 settembre 2013

America in a painting from 1451

A painting by Piero della Francesca, dated 1451 and located in the Malatesta Temple (Tempio Malatestiano) in Rimini, represents without a doubt the coasts of the North American continent.
By Riccardo Magnani
The Malatesta Temple in Rimini is the main church of the city and for this reason it is usually indicated by the citizens as the Duomo, the Cathedral. Completely renovated starting from 1447 with the contribution of artists such as Leon Battista Alberti, Matteo de' Pasti, Agostino di Duccio and Piero della Francesca, though not complete, it is the key work of the Renaissance of Rimini and one of the most significant architectures of the Italian 15th century
Under the lordship of Sigismondo Pandolfo Malatesta, it was immediately decided to build a chapel dedicated to St. Sigismund, namesake saint as well as patron of the customer, at first assigning the project to Matteo de' Pasti from Verona, only to entrust the remaining restoration to the highest-rated artist Leon Battista Alberti.
It is not my intention here to make an analysis of the Temple. Instead, I want to bring attention to something very significant in order to define, or rather we should say re-define, much of our history and those events that have characterized it. I am referring to a painting by Piero della Francesca located in the latter part of the Temple, which is precisely characterized by the actions of Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Herein lies the fresco made by Piero della Francesca in 1451, which in the opinion of biographers and academics portrays Sigismondo Pandolfo Malatesta praying to Saint Sigismund. In this painting, "the glorification of the customer is at the peak, the religious theme intertwines with dynastic and political aspects, as in the features of St. Sigismund hiding those of the Emperor Sigismund of Luxembourg, who, investing the Malatesta as a knight in 1433, legitimized his dynastic succession, and ratified his seizure of power" (De Vecchi-Cerchiari)... 

sabato 1 giugno 2013

L'El dorado? Eccolo qua!

Riccardo Magnani

Attraverso l’approfondimento di un particolare asterismo e seguendo le indicazioni date nelle sue opere da Leonardo da Vinci, suo preminente oggetto di studio, Riccardo Magnani ha portato alla luce i resti della più leggendaria delle città: l’Eldorado.

Ubicati nella intricata selva amazzonica, al confine tra Perù, Brasile e Bolivia, i resti individuati dal ricercatore lecchese non danno adito a dubbio alcuno, e confermano tutte le mezze verità che ogni leggenda porta con sé; la città megalitica, riemersa seguendo la logica dell’astronomia replicata in terra dagli antichi abitanti della terra, infatti, incarna perfettamente i dettami leggendari di tre miti corrispondenti: Paititi per i nativi, l’Eldorado dei Conquistadores spagnoli e Akakor, la città sotterranea narrata dal giornalista freelance Karl Brugger, misteriosamente assassinato negli anni ’80.

Il sensazionale ritrovamento porta alla luce i resti di una vera e propria città, costituita da diverse unità caratteristiche come nella logica urbanistica di un tempo, come si evince chiaramente dalle immagini riportate, rappresentate distintamente almeno da un piazzale cerimoniale principale, un tempio dedicato al culto del sole, alcuni piazzali minori e tre distinte formazioni piramidali a gradoni, e molto altro ancora; ognuna di queste opere è caratterizzata da dimensioni decisamente extra-large, fatto questo che fa pensare a una civiltà megalitica pre-incaica antichissima, con ogni probabilità coeva a Nazca e Tiwanaku...

domenica 3 marzo 2013

Intervista a Riccardo Magnani, "la scoperta di Eldorado"

A cura di Gino Perra

Lecco, dal continente ci delizia Riccardo Magnani per "Jente" come anticipato nell'articolo di presentazione del gruppo "Jente Shardana", abbiamo dato una veloce presentazione di alcuni membri del gruppo (Riccardo Magnani, che nutre una grande passione per la storia, l’archeologia e la ricerca nelle opere di Leonardo Da Vinci , anche se i suoi studi non sono propriamente mirati sulla Sardegna è un ottimo punto di riferimento nel continente e non mancherà di deliziarci con nuove rivelazioni dei suoi studi)..... e la delizia ci giunge in un brillante risultato dei suoi ultimi studi basati su Leonardo Da Vinci.... la scoperta di ELDORADO !

Le notizie stanno rimbalzando a velocità supersonica da un capo all'altro del globo e siamo ben lieti di avere Riccardo con noi in "Jente" ed oggi approfondiamo la sua conoscenza: Riccardo Magnani nasce a Lecco il 25 gennaio 1963 è Laureato in Economia e Commercio e da anni i suoi studi si dedicano a Leonardo da Vinci, divenendo uno dei più brillanti studiosi e senz'altro uno dei più accreditati. 
Autore di diverse pubblicazioni nelle quali espone le sue innumerevoli e innovative letture dell'opera leonardesca e rinascimentale in genere. Abituato a lavorare con la logica e i numeri, si é lasciato assorbire letteralmente dallo studio dei dipinti del grande maestro a tal punto da condividere una serie di aspetti finora ritenuti misteriosi e che indubbiamente illuminano il percorso della storia verso nuovi bagliori della conoscenza.

La sua più recente scoperta, ovvero la Ciudad Perdida (la città perduta) nel cuore dell'Amazzonia peruviana al confine con Perù, Brasile e Bolivia , il regno del Paititi, l'Eldorado tanto decantato dai Conquistadores spagnoli e fino ad oggi mai individuato da alcun ricercatore al mondo. Riccardo Magnani dedicandosi alla letteratura storica ha scelto di esporre rivelazioni stupefacenti che confessano la cognizione del grande virtuoso Leonardo sulle origini dell’uomo...

giovedì 4 ottobre 2012

Quanto piccolo apparirai in cielo a chi non sa volare


Riccardo Magnani è un noto scrittore italiano che nutre una grande passione per la storia, l’archeologia e la ricerca delle opere di Leonardo Da Vinci. Laureato in Economia e Commercio, per professione abituato a lavorare con la logica e i numeri, si è lasciato assorbire letteralmente dallo studio dei dipinti del grande maestro rinascimentale a tal punto da condividere una serie di aspetti finora ritenuti misteriosi e che indubbiamente illuminano il percorso della storia verso nuovi bagliori della conoscenza.
Considerato ormai un esperto nella valutazione dei tratti più inconsueti dei lavori del sommo artista fiorentino è riuscito a tradurre in termini di scrittura l’enorme bagaglio culturale nascosto nelle sue opere, estrapolandone i concetti più salienti al fine di garantire un’autentica divulgazione della verità. Riccardo Magnani dedicandosi alla letteratura storica ha scelto di esporre rivelazioni stupefacenti che confessano la cognizione del grande virtuoso Leonardo sulle origini dell’uomo.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Come è nata la passione per lo studio delle opere di Leonardo Da Vinci?

Riccardo Magnani: Direi che non c’è stato un momento iniziatico preciso, stante che Leonardo, come molti altri aspetti del nostro passato e presente, ha da sempre catturato la mia inconscia attenzione e curiosità. Nello specifico del Leonardo di palazzo Besta a Teglio, però, il momento che ha dato vita a tutto il mio percorso attraverso i misteri e le ombre del passato, dipanati attraverso una conoscenza sempre più profonda del significato con cui Leonardo intese produrre le sue opere pittoriche, tutte collegate da un solido filo conduttore unico, è stata la stesura del mio primo libro “La fede è una menzogna più grande dell’opinione – la religione come il wannamarchismo”, che prende spunto proprio dal planisfero presente nella sala della creazione di questo straordinario scrigno di conoscenza che è palazzo Besta...

martedì 17 aprile 2012

Il codice segreto di Leonardo Da Vinci

Leonardo Da Vinci in molte Sue opere ha lasciato diversi messaggi criptati, più o meno comprensibili, ma quello in cui ha trasmesso il messaggio più segreto ed inaccessìbile è sicuramente il Disegno, più conosciuto e riprodotto al mondo nelle più disparate versioni, -"l'Homo Vitruviano"- in cui "il Maestro" indica"la chiave segreta" per comprendere "la chiave massonica per la quadratura del cerchio".

UOMO GEOMETRICO

L'uomo è geometria. Il busto entra quattro volte nell'altezza, la testa otto, il volto dieci. Nel famoso Disegno di Venezia Leonardo lo inscrive nel cerchio e nel quadrato (forme di perfetta simmetria), conferendogli movimento, in un gioco di mutazione ed equivalenza.


Siamo nell'ambito della ricerca antropometrica sui rapporti armonici e proporzionali derivata da Vitruvio, una concezione che influenza l'architettura fino alla progettazione di chiese a pianta centrale, combinazione e trasmutazione di cerchi e quadrati. Questa simmetria, presente in natura, l’uomo l’ha spesso trasmessa alle proprie creazioni, a cominciare da quelle architettoniche: le Piramidi di Giza, il Partenone ,il Colosseo, la Domus aurea, Castel del Monte, la Chiesa cistercense di San Galgano, Villa Almerico detta “la Rotonda”, Piazza San Pietro, il Taj Mahal, la torre Eiffel, il Pentagono, le cupole di Buckminster Fuller...