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martedì 30 agosto 2022

Il suono della Luce

 di Tiziano Bellucci

In ogni forma illuminata dalla Luce è incantata l’eco di un Suono primordiale, che attende da ora sino alla fine del mondo, di essere un giorno udita dall’uomo.
 
Suono antico che fu forza, evento, comando: energia capace di generare mondi. A mezzo di esso venne ad esistere la Luce, e tramite essa divenne visibile la Sua esistenza. Suono e Luce erano allora una cosa sola: ora sono due cose.

Quel Suono non era solo vibrazione fisica, ma sostanza di vita: pulsare ritmico di leggi planetarie e stellari, di notti e giorni, di spazi e forme, di cuori e anime. Quella Luce non era solo irradiazione luminosa, ma diventò forza di conformazione del minerale, capacità vitale del vegetale, facoltà motoria dell’animale, pensiero nell’uomo.

Musica cosmica: matematica e geometria turbinante nel cosmo, configurante esistenze e coscienze. Armonia perfetta inudibile ad orecchi umani, in perenne e costante movimento in ciò che vive, nell’intervallo di ogni vita e di ogni morte ...

martedì 29 dicembre 2020

Siamo tutti mosche nel fango: ma alcuni ci stanno bene, altri lottano per uscirne

di Francesco Lamendola

Una retta visione delle cose dovrebbe insegnarci modestia e senso del limite, e una veritiera percezione del nostro basso livello di evoluzione spirituale: perché, al di là dei gingilli tecnologici che sforniamo ormai a getto continuo, frutto di un Logos puramente strumentale e calcolante, quanto a consapevolezza ed interiorità, siamo tutti, più o meno, paragonabili a delle mosche che si posano incessantemente su una distesa di fango (per non dire di una sostanza ancor più sgradevole e maleodorante).

Le nostre passioni egoiche e disordinate; il nostro eterno istinto di sopraffazione nei confronti del prossimo; la nostra incoercibile brama di possesso e di dominio, ci attirano inesorabilmente verso il basso. 

Siamo uomini per modo di dire, se uomo è colui che realizza pienamente l'essenza propria della natura umana: ragionevolezza, coscienza di sé, ansia di verità, di bellezza e di giustizia, aspirazione verso la dimensione dell'assoluto e dell'eterno.

Tuttavia, non tutte le mosche umane sono eguali l'una all'altra; non tutte giacciono al medesimo livello spirituale, anche se condividono il destino comune di volare in basso, verso il peggio, e di essere immerse in una atmosfera pesante, satura di cattivi umori ..

sabato 19 dicembre 2020

Philip K. Dick e l'Impero Segreto

"Quando credo, sono pazzo. Quando non credo,
soffro di depressione psicotica."
Philip K. Dick


di S. Critchley

Philip K. Dick è probabilmente lo scrittore di fantascienza più importante degli ultimi 50 anni. Nella sua breve e folgorante carriera scrisse 121 racconti e 45 romanzi. Le sue opere riscossero un ottimo successo quando era ancora in vita, tuttavia fu dopo la sua scomparsa - nel 1982 - che la fama di Dick crebbe in misura esponenziale.

Molti avranno conosciuto il suo lavoro grazie ad una serie di fortunati adattamenti cinematografici come Blade Runner (tratto dal racconto Do Androids Dream of Electric Sheeps?), Total Recall, Minority Report, A Scanner Darkly e il più recente The Adjustment Bureau. Alcuni potrebbero considerarlo un comune narratore. Ma sbaglierebbero.

Con il passare degli anni la vita di Dick ha infatti assunto i connotati di una leggenda, condita da innumerevoli aneddoti di follia ed allucinazioni dovute ai suoi stati alterati di coscienza. 

Alcuni ritengono quest'aura leggendaria del tutto avulsa dalla brillantezza letteraria di Dick. Jonathan Lethem scrive - a mio parere giustamente - "Dick non fu una leggenda e non era pazzo. Visse tra noi e fu un genio." 
Eppure la vita privata di Dick continua ad influenzare sensibilmente qualsiasi valutazione del suo lavoro...

giovedì 26 dicembre 2019

Lo spirito non s'identifica con l'io ...

... ma è un ente sostanzialmente diverso da esso

di Francesco Lamendola

Curiosa coincidenza delle filosofie materialiste e di quelle idealiste: esse tendono ad identificare lo spirito con l'io; le prime, assorbendo quello in questo; le seconde, al contrario, assorbendo l'io nello spirito.

Ma lo spirito non è l'io: si identifica con esso a causa del corpo; ma si tratta di una identificazione soggettiva e arbitraria, comunque limitata nel tempo; perché, se è vero che non possiamo immaginare un io senza corpo, possiamo però immaginare benissimo uno spirito senza corpo e, dunque, senza io.

Non è che lo spirito sia il contrario dell'io; non è più grande, né più piccolo; non è più vicino, né più lontano: esso è, semplicemente, un'altra cosa. Lo spirito è diverso dall'io: è un ente a sé stante; il quale, fino a quando si trova congiunto ad un corpo, cade nell'illusione di chiamarsi «io», identificandosi con la sua parte transitoria e non essenziale.

E proprio questo è stato il fraintendimento in cui sono caduti le filosofie idealiste e, in parte, anche quelle spiritualiste: aver posto lo spirito come sinonimo dell'io, come una cosa sola con l'io. Invece lo spirito è un ente ontologicamente completo e perfetto, mentre l'io è un ente anfibio e, in ultima analisi, psicologico: è la coscienza che si pone come soggetto, ma soggetto di che cosa? Non di se stessa, perché anch'essa sta fra lo spirito e il corpo, è di natura ambigua: senza l'unione temporanea di corpo e spirito, non vi sarebbe coscienza, quindi non vi sarebbe io. Di che cosa è allora soggetto la coscienza, di che cosa è soggetto l'io?
È soggetto nei confronti del mondo esterno, nei confronti del tu ...

mercoledì 16 ottobre 2019

Leonardo Da Vinci e Raffaello, due grandi artisti uniti da 500 anni in musica

Lago di Lecco, ottobre 2019

di Riccardo Magnani

Come spesso racconto nei miei incontri in pubblico, l'importanza di studiare e conoscere Leonardo oltre i confini del personaggio come oggi viene trattato è legata al fatto che così facendo si apre la strada a nuove importanti interpretazioni circa il Rinascimento e gli artisti più importanti che lo animarono. 

Tra le molteplici attitudini artistiche, ne esiste una che viene inspiegabilmente relegata dagli studiosi a ruolo secondario, marginale, praticata dall'artista fiorentino, secondo chi ne ricostruisca le gesta, con un approccio quasi ludico, sperimentale. 

Alludo alle sue profonde conoscenze musicali, confinate appunto da chi le ha indagate a un qualcosa con la quale, invece, Leonardo si sarebbe "dilettato" a intrattenere la corte di Ludovico il Moro o a creare indovinelli e rebus goliardici, o ancora macchinari fantasiosi, come ad esempio il Cannone Musicale (in realtà un carillon che suonava un canone a quattro voci, come lo descrive lo stesso Leonardo, simile a quelli che nella nostra infanzia suonavano Fra' Martino campanaro e troviamo oggi sulle bancarelle turistiche di mezzo mondo). 

Come da tempo vado documentando, l'intera esistenza e opera di Leonardo sono state oggetto nei secoli di una azione di distrazione quasi sistematica, volta a restituirci oggi l'immagine di un personaggio posticcio, artefatto, risultato di presunzioni infondate e per questo molto diverso da quello che realmente fu o di cosa ci tramandò attraverso la sua arte e le sue opere. 

Lo stesso avviene nella considerazione dei passaggi inerenti la musica che Leonardo ci ha lasciato, e che spesso sono stati travisati. E con lui, quelli dei più grandi artisti del Rinascimento, Raffaello su tutti ...

sabato 9 marzo 2019

Jung, Leonardo e le immagini dell’inconscio

Leonardo suggeriva ai suoi allievi di guardare le macchie sui muri, le venature dei marmi, le nuvole, la cenere, per scorgervi paesaggi ed animali, cose inusitate e mostruose, com'era solito fare lui stesso, abbandonandosi alla potenza evocatrice delle “cose confuse”, perché “nelle cose confuse l’ingegno si desta a nuove invenzioni”.

Nel tedesco corrente gelassenheit significa “calma”, “tranquillità”. La pregnanza storica del termine ha le sue origini nella tradizione mistica (da Meister Eckhart, il mistico domenicano vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo), in cui indicava il sich lassen, la dedizione e il completo abbandono a Dio.

L’esistenzialismo ricondusse il verbo alla radice di lassen, “lasciare”, “lasciar essere”, alludendo ad un rapporto con le cose che le rispetta nel loro disvelarsi. Jung arrivò ad intendere tale abbandono come l’attingere del singolo alla forza o volontà “superiore” che è possibile scoprire attraverso la funzione trascendente.

Nella weltanshaung junghiana infatti, l’abbandono insito nel geshehenlassen (“lasciar accadere”) assume una valenza-chiave: lasciare che tutto avvenga e tuttavia conservare intatta una vigilanza etica ed intellettuale sono le condizioni dell’individuazione, di una prova totale di sé stessi ...

mercoledì 12 febbraio 2014

L'anima e la legge del Logos

Leon Moksha - Nicola Capuzzolo

Difficilmente una persona oggi nel corso della propria normale giornata e addirittura nel corso della propria vita si pone delle domande sulla propria esistenza. La domanda "Chi sono io?" è davvero molto rara e quando qualcuno ha intenzione di rovinare la giornata ad un'altra persona basta semplicemente porle questa semplice domanda.

Chi sono io? Nessuno lo sa.

Ancora più difficili risultano poi le risposte ad altre domande sull'esistenza. Io qui non intendo rispondere alla domanda su chi siete veramente, a quella potete rispondere soltanto voi, sono qui per cercare di capire e svelare il mistero dell'anima. 

Affrontare un argomento così delicato non richiede solo impegno e una certa conoscenza, ma esige coraggio e rispetto per la materia trattata. Quando si cerca di comprendere il mistero dell'anima bisogna essere coscienti del fatto che si sta affrontando una tematica non convenzionale e che qualcuno avrà sicuramente da dire qualcosa sulla propria visione delle cose. 
Questa posizione degli altri non deve spaventare chi intende scendere negli abissi di tali argomenti per ascendere poi alla verità delle cose. Credo sia assurdo affrontare la tematica dell'anima senza aver preso coscienza di sé e del proprio ruolo qui sulla Terra, ma penso che per me sia giunto tale momento ...