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venerdì 20 settembre 2024

Qui e ora: basta per essere felici?

Il “qui e ora” viene spesso presentato con l’aneddoto del maestro zen che, inseguito da una tigre, arriva sull’orlo di un precipizio. 
Riesce ad arrampicarsi su un ramo sporgente, ma si rende conto che questo non reggerà il suo peso a lungo. Come se non bastasse, sul fondo del dirupo un’altra tigre lo aspetta per divorarlo. 
Non potendo risalire o scendere, la sua morte è certa. A quel punto l’uomo scorge una fragola lì accanto, la prende, la mangia e… “Mmm… com’è buona!”

Il qui e ora è la capacità di vivere in profondità il momento presente, senza farsi distrarre dal futuro o dal passato. Anche nel momento più terribile, schiacciato tra la vita e la morte, il saggio sa riconoscere e gustare la bellezza attorno a sé.
Affascinante, vero?

Ma quanti di noi, provenienti dalle nostre vite caotiche, materialistiche e opprimenti, sanno sinceramente gustare il qui e ora? Certo, basta guardare Facebook o Instagram per contare le centinaia di persone che giurano di essere felici solo con l’odore del caffè al mattino, il sorriso di un amico e il fiorellino che è spuntato dal marciapiede. Facciamo pure finta che sia vero, ma… il resto delle 24 ore? ..
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venerdì 5 maggio 2023

Rassegnazione, quando la disperazione ci sprofonda nel conformismo

"La rassegnazione è un suicidio quotidiano" scriveva Balzac. E non aveva torto. 

Quando la vita ci colpisce duramente e i problemi si accumulano, possiamo pensare che la rassegnazione sia l’unica alternativa. 
Crediamo di non avere altra scelta che stringere i denti e rassegnarci alla sfortuna.

Ma la rassegnazione non allevia la sofferenza, piuttosto la perpetua immergendoci in una visione pessimistica. 

Infatti, uno studio condotto presso l’Università del Manitoba ha scoperto che le persone che rispondono con rassegnazione a una diagnosi di cancro hanno un rischio maggiore di soffrire disturbi psicologici a lungo termine ...

domenica 3 gennaio 2021

Accettazione e Distacco

di Luciana Mologni

Mi sono fatta una domanda, quante volte io ho accettato di buon grado ciò che la vita mi manda: la risposta è “MAI”; eppure la crescita individuale passa attraverso l’accettazione, al meglio delle nostre possibilità, di quello che la vita ci fa incontrare.

La non accettazione porta inevitabilmente alla sofferenza: il solo sentire questa parola ci crea uno stato di disagio o addirittura di rifiuto; gli atteggiamenti che scaturiscono sono diversi, passano dalla ribellione alla rassegnazione e infine ad un ‘accettazione.

La prima fase davanti ad una situazione difficile e non trasformabile si manifesta con la ribellione, le nostre emozioni in questo caso sono ancora dominate dalla personalità, ci sentiamo impotenti davanti ad una situazione non voluta e non controllata da noi, questo ci fa imbestialire, usiamo tutti i mezzi per cercare di dominarla, verifichiamo tutti gli aspetti e proviamo in tutti i modi a cambiarla.

La seconda fase, davanti all’inevitabile, scatta nella rassegnazione: anche se di fondo la rabbia permane, ancora non siamo convinti che non si possa sanare una situazione, non riusciamo ad accettare perché al termine accettazione diamo ancora il significato di rassegnazione passiva, di debolezza, di rinuncia ...

martedì 29 dicembre 2020

Siamo tutti mosche nel fango: ma alcuni ci stanno bene, altri lottano per uscirne

di Francesco Lamendola

Una retta visione delle cose dovrebbe insegnarci modestia e senso del limite, e una veritiera percezione del nostro basso livello di evoluzione spirituale: perché, al di là dei gingilli tecnologici che sforniamo ormai a getto continuo, frutto di un Logos puramente strumentale e calcolante, quanto a consapevolezza ed interiorità, siamo tutti, più o meno, paragonabili a delle mosche che si posano incessantemente su una distesa di fango (per non dire di una sostanza ancor più sgradevole e maleodorante).

Le nostre passioni egoiche e disordinate; il nostro eterno istinto di sopraffazione nei confronti del prossimo; la nostra incoercibile brama di possesso e di dominio, ci attirano inesorabilmente verso il basso. 

Siamo uomini per modo di dire, se uomo è colui che realizza pienamente l'essenza propria della natura umana: ragionevolezza, coscienza di sé, ansia di verità, di bellezza e di giustizia, aspirazione verso la dimensione dell'assoluto e dell'eterno.

Tuttavia, non tutte le mosche umane sono eguali l'una all'altra; non tutte giacciono al medesimo livello spirituale, anche se condividono il destino comune di volare in basso, verso il peggio, e di essere immerse in una atmosfera pesante, satura di cattivi umori ..

venerdì 27 gennaio 2017

L'era della rassegnazione

di Marco Tarchi

Chi ha più di trentacinque anni e ha speso una quota del proprio tempo occupandosi del mondo che gli ruota intorno, difficilmente avrà dimenticato il clima che si diffuse negli ambienti politici ed intellettuali nei giorni e nei mesi che seguirono la caduta del muro di Berlino. Quella data dell'ottobre 1989 parve universalmente segnare un evento fatidico, un punto di svolta, e il crollo dell'impero sovietico che di lì a poco ne seguì non fece che confermare là prima impressione.

Quanti avevano in uggia il duopolio che dalla conferenza di Yalta in poi aveva indirizzato le sorti del mondo esultarono. Dilagarono i sogni di nuovi scenari in cui i vincoli oppressivi del bipolarismo si sarebbero sciolti.

Nelle ristrette ma vivaci cerchie che si attribuivano l'etichetta del non-conformismo e non avevano mai digerito molte delle conseguenze del disastroso secondo conflitto mondiale, a partire dal soggiogamento dell'Europa alle due superpotenze e dalla sua vertiginosa perdita di influenza sullo scacchiere planetario, si arrivò a supporre che si dovessero abbandonare le elucubrazioni sulla possibile costruzione di una Terza via di organizzazione della società diversa dal liberalismo e dal socialismo e si dovesse passare con urgenza alla riflessione su una Seconda via, dal momento che a rimanere in piedi era ormai quasi solo quel modello politico-culturale che si era dato — abusivamente ma efficacemente — il nome di Occidente e si fondava, per dirla con le parole di un analista che pure non ne è certo un critico prevenuto, su «una visione immobile del mondo, dominata da un pugno di principi guida: l'internazionalismo, l'espansione illimitata dell'individualismo e dei suoi diritti, l'idolatria del proceduralismo consensualistico, l'idea che l'economia rappresenti il regolatore supremo delle collettività umane»1....