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venerdì 25 febbraio 2022

Perché l'essere umano non è una macchina?

 di Jeffrey Tucker

A difesa degli obblighi normativi durante le discussioni orali, il giudice della Corte Suprema, Sonia Sotomayor, ha pronunciato le seguenti parole: "Perché un essere umano non è come una macchina se (mentre parla) sputa virus?" Per lei è una cosa semplice: le imposizioni normative governano il mondo delle macchine, quindi perché non anche quello umano?

La domanda è stata accolta (milioni di persone hanno ascoltato queste argomentazioni per la prima volta) con giustificata sorpresa. Come si può "ragionare" in questo modo? 

Gli esseri umani sono portatori di agenti patogeni, decine di miliardi di essi. Sì, ci infettiamo a vicenda ed il nostro sistema immunitario si adatta come si è evoluto per fare. Tuttavia abbiamo dei diritti, abbiamo la libertà e questi ci hanno concesso vite più lunghe e migliori.

La Carta dei diritti non riguarda le macchine, esse non rispettano le Costituzioni. Le macchine non hanno volizione, sono cose che devono essere alimentate da fonti esterne, programmate da esseri umani e comportarsi esattamente come sono gestite per comportarsi. Se una macchina non fa ciò che ci si aspetta, è rotta e quindi viene riparata o sostituita.

Tutto questo sembra incredibilmente ovvio ed innegabile, tanto che si può solo tirarsi indietro con timore reverenziale se qualcuno ne dubita, in particolare un giudice che tiene nelle sue mani il destino della libertà umana. 

Sembra assolutamente sorprendente che una persona del genere non riesca a cogliere la differenza tra l'esperienza umana ed un dispositivo meccanizzato ...

sabato 10 luglio 2021

In che modo si controllano le masse

 di Marco Canestrari

Come si possono controllare le masse nei sistemi moderni chiamati “democratici”, dove i cittadini possono esprimersi liberamente con il voto?

Molti sanno che la televisione influenza le persone, ma quanti sanno in che modo lo fa? 
Spesso sento dire “La televisione in Italia è spazzatura”, oppure “gli italiani sono dei superficiali”, ma cosa c’è dietro? Conosciamo il reale significato di ciò che ci viene proposto?

Data la grande risposta che ha avuto il mio primo post sul tema, ho deciso di svolgere un lavoro più ampio e di dividerlo in post più brevi e leggibili divisi in temi. Le fonti sono prevalentemente testi universitari più o meno comuni di Sociologia, Psicologia, Marketing e Statistica. Esaminerò un sistema di tecniche volte a ottenere il controllo sulle masse e la instaurazione di un regime democratico. Laddove ci sia un regime più o meno totalitario in un sistema democratico si applicano le tecniche che mostrerò.

Vorrei precisare che queste tecniche non hanno nessuna connotazione ideologica, i principi di base sono infatti stati utilizzati da ogni tipo di regime dalle epoche più lontane ai giorni d’oggi, dal totalitarismo sovietico a quello della Germania nazionalsocialista, fino a trovare dinamiche simili in molte aziende attuali, o anche in gruppi settari religiosi ...

giovedì 10 dicembre 2020

Spiritualità e Coscienza: la chiave di volta della nuova Rivoluzione

 
Il subordinare la vita terrena a principi superiori fa parte dell’organizzazione statale delle grandi civiltà, a partire dall’antica India, ma non solo.

di Roberto Siconolfi

Nell’Occidente contemporaneo, sembra davvero difficile immaginare modelli comunitari comprendendo anche l’elemento della spiritualità. Di conseguenza ciò che in base alla nostra concezione può sembrare arcaico, anti-democratico, se non addirittura tirannico, ha un suo senso alla luce proprio di una visione più complessiva della vita e dell’organizzazione di essa sulla terra.

Tuttavia non è stato sempre così e, diversamente, non è così in altre zone del mondo.

Il subordinare la vita terrena a principi superiori fa parte dell’organizzazione statale delle grandi civiltà, a partire dall’antica India dove esisteva la “visione” delle diverse ere cosmiche – gli Yuga – con propedeuticità specifiche che determinavano tutto il sistema delle caste. Quest’ultimo, invece, che oggi appare assai odioso all’uomo occidentale, era l’essenza della piena realizzazione di un’umanità differenziata. Questa trovava armonia proprio nel fatto che essere un sacerdote – Brahmana –, un guerriero – Kshatrya –, un produttore – Vaishya – o un lavoratore – Shudra – era in virtù delle più intrinseche predisposizioni personali ...

venerdì 27 gennaio 2017

L'era della rassegnazione

di Marco Tarchi

Chi ha più di trentacinque anni e ha speso una quota del proprio tempo occupandosi del mondo che gli ruota intorno, difficilmente avrà dimenticato il clima che si diffuse negli ambienti politici ed intellettuali nei giorni e nei mesi che seguirono la caduta del muro di Berlino. Quella data dell'ottobre 1989 parve universalmente segnare un evento fatidico, un punto di svolta, e il crollo dell'impero sovietico che di lì a poco ne seguì non fece che confermare là prima impressione.

Quanti avevano in uggia il duopolio che dalla conferenza di Yalta in poi aveva indirizzato le sorti del mondo esultarono. Dilagarono i sogni di nuovi scenari in cui i vincoli oppressivi del bipolarismo si sarebbero sciolti.

Nelle ristrette ma vivaci cerchie che si attribuivano l'etichetta del non-conformismo e non avevano mai digerito molte delle conseguenze del disastroso secondo conflitto mondiale, a partire dal soggiogamento dell'Europa alle due superpotenze e dalla sua vertiginosa perdita di influenza sullo scacchiere planetario, si arrivò a supporre che si dovessero abbandonare le elucubrazioni sulla possibile costruzione di una Terza via di organizzazione della società diversa dal liberalismo e dal socialismo e si dovesse passare con urgenza alla riflessione su una Seconda via, dal momento che a rimanere in piedi era ormai quasi solo quel modello politico-culturale che si era dato — abusivamente ma efficacemente — il nome di Occidente e si fondava, per dirla con le parole di un analista che pure non ne è certo un critico prevenuto, su «una visione immobile del mondo, dominata da un pugno di principi guida: l'internazionalismo, l'espansione illimitata dell'individualismo e dei suoi diritti, l'idolatria del proceduralismo consensualistico, l'idea che l'economia rappresenti il regolatore supremo delle collettività umane»1....