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mercoledì 4 marzo 2026

La teoria della stupidità di Bonhoeffer

«Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodistruzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese» 
- Dietrich Bonhoeffer -

Per Bonhoeffer la stupidità non è un deficit intellettivo, ma un fenomeno morale e sociale.

Le persone stupide non sono necessariamente ignoranti: spesso sono istruite, competenti, perfino brillanti. La stupidità nasce quando l’individuo rinuncia al pensiero autonomo.

1. La stupidità come prodotto del potere
Secondo Bonhoeffer, la stupidità aumenta quando cresce il potere esterno.
Non è l’errore a renderci stupidi, ma la sottomissione mentale.
 
Quando un sistema semplifica la realtà, fornisce slogan al posto di pensieri, offre sicurezza emotiva al posto della verità, le persone smettono di pensare e iniziano a ripetere... 

giovedì 20 novembre 2025

Gli antichi sciamani toltechi svelano come l’uomo ha perso il suo potere

In Messico le civiltà precolombiane avevano un livello di coscienza e di consapevolezza molto elevato, erano in contatto con la loro vera natura e vedevano chiaramente la struttura dell’universo.

In tempi molto precedenti alla conquista spagnola gli sciamani Toltechi percepivano il mondo come energia.

Nel loro stato di consapevolezza intensificata vedevano attraverso la vista interiore, scoprendo che l’universo e gli esseri che lo popolano sono un insieme di campi energetici. La vera natura dell’energia è pura consapevolezza e per questo la nostra energia va dove mettiamo l’attenzione: nutrire pensieri limitanti e negativi rafforza quindi tale realtà. 

Le nostre azioni dipendono da quanta energia abbiamo a disposizione: maggiore sarà la nostra disponibilità energetica e più forte sarà l’intensità della nostra consapevolezza, fino a giungere a spezzare la barriera della percezione limitata e ristabilire il nostro naturale collegamento con l’infinito.

Praticamente è quello che la fisica quantistica sta affermando: la separazione è un’illusione, tutto è energia che appare come ologramma, e questo tutto è unificato e intessuto dalla Coscienza. ...

domenica 1 maggio 2022

Un secolo e mezzo dopo, il Primo Maggio

di Pierluigi Fagan

Ricorre oggi la c.d. “festa dei lavoratori”. Questa data venne fissata a seguito di vicende su cui qui sorvoliamo, originatesi negli Stati Uniti, ai tempi della Rivoluzione industriale. Tali vicende presero forma di violenti scontri di piazza, attentati veri o presunti, arresti, condanne a morte. 
Tutto ciò seguiva l’idea di estendere a tutta l’America una legge fatta nell’Illinois nel 1866, appunto un secolo e mezzo fa. La legge prevedeva, per prima, la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore. 

Sulle otto ore di lavoro al giorno si scontravano due interessi. Quelli degli imprenditori e loro logica detta capitalistica e quelli dei lavoratori. L’interesse dei lavoratori era semplicemente di tipo umano ovvero riservare otto ore per dormire, otto per lavorare, otto per tutto il resto. In quel “tutto il resto” si concentrava l’essenza umana. 

L’essenza umana, infatti, solo per ragioni biologiche ha bisogno di dormire otto ore, ma è questione del corpo immobile, quando dormiamo non siamo coscienti e non abbiamo relazioni tra noi e col mondo. Altresì, quando lavoriamo siamo coscienti ed in relazione ma in contesti e fini che non scegliamo liberamente. 
È la nostra convenzione sociale che determina il meccanismo per cui per far funzionare la vita associata e la stessa nostra al suo interno, vendiamo il nostro corpo e la nostra mente per un pacchetto di ore giornaliere, per giorni, mesi ed anni, fino a quando non lavoriamo più e poco dopo moriamo. C’è chi ne trae anche soddisfazione, materiale ed anche ideale, ma è spesso un far di necessità virtù, non è esattamente e convintamente per tutti una nostra scelta. Sicuramente non è una scelta libera ...

domenica 23 gennaio 2022

La Teoria quantistica potrebbe spiegare il "pio desiderio"

 

La Teoria Quantistica spiega il principio delle intenzioni.

Gli esseri umani non sempre prendono le decisioni più razionali. Come hanno dimostrato gli studi, anche quando la logica e il ragionamento puntano in una direzione, a volte scegliamo il percorso opposto, motivati da pregiudizi personali o semplicemente dal “Pensiero Speranzoso”.

Questo paradossale comportamento umano ha resistito alla spiegazione della teoria decisionale classica per oltre un decennio. Ma ora, gli scienziati hanno dimostrato che un modello di probabilità quantistica può fornire una spiegazione semplice per il processo decisionale umano e può eventualmente aiutare a spiegare il successo della cognizione umana in generale.

Se vi venisse chiesto di giocare in un gioco in cui avete il 50% di possibilità di vincere 200 dollari o di perderne 100, giochereste? In uno studio, ai partecipanti è stato detto che avevano appena giocato a questo gioco, e poi è stato chiesto loro di scegliere se riprovare lo stesso gioco. A un terzo dei partecipanti è stato detto che avevano vinto la prima partita, a un terzo è stato detto che avevano perso la prima partita e il restante terzo non conosceva il risultato della prima partita ...

martedì 29 dicembre 2020

Siamo tutti mosche nel fango: ma alcuni ci stanno bene, altri lottano per uscirne

di Francesco Lamendola

Una retta visione delle cose dovrebbe insegnarci modestia e senso del limite, e una veritiera percezione del nostro basso livello di evoluzione spirituale: perché, al di là dei gingilli tecnologici che sforniamo ormai a getto continuo, frutto di un Logos puramente strumentale e calcolante, quanto a consapevolezza ed interiorità, siamo tutti, più o meno, paragonabili a delle mosche che si posano incessantemente su una distesa di fango (per non dire di una sostanza ancor più sgradevole e maleodorante).

Le nostre passioni egoiche e disordinate; il nostro eterno istinto di sopraffazione nei confronti del prossimo; la nostra incoercibile brama di possesso e di dominio, ci attirano inesorabilmente verso il basso. 

Siamo uomini per modo di dire, se uomo è colui che realizza pienamente l'essenza propria della natura umana: ragionevolezza, coscienza di sé, ansia di verità, di bellezza e di giustizia, aspirazione verso la dimensione dell'assoluto e dell'eterno.

Tuttavia, non tutte le mosche umane sono eguali l'una all'altra; non tutte giacciono al medesimo livello spirituale, anche se condividono il destino comune di volare in basso, verso il peggio, e di essere immerse in una atmosfera pesante, satura di cattivi umori ..

martedì 2 giugno 2020

Le due regole inconsce con le quali scegliamo il partner secondo la psicologia archetipica

SCELTE CONSCE E INCONSCE

Partiamo dal presupposto che l’amore non si sceglie, tutt'al più è lui che sceglie noi. In particolare ci sono alcune regole inconsce alle quali sottostiamo nella scelta del partner.

Sembra quasi che l’amore capiti ad hoc, anzi a volte sembra quasi, come dice Ginette Paris, che l’amore ci sia offerto esattamente nel momento in cui siamo giunti alla conclusione che, al prezzo a cui l’amore si paga, tanto vale farne a meno.

Quando entriamo in una relazione d’amore compiamo una scelta importante: passiamo dall’affidarci all’Io, all’affidarci ad un Noi.

Come scegliamo questo noi?

Esiste un tipo di scelta consapevole e uno inconsapevole, una conscia e una inconscia.

Il conscio ci porta a scegliere l’altro per interesse, per bellezza, per condivisione di idee, per personalità, etc …
Dove ci conduce, invece, l’inconscio? Qual è il piano inconscio nello scegliere un partner?

In questo articolo voglio indagare due processi inconsapevoli di scelta d’amore: la regola del vuoto e la regola dell’inconsapevolezza.
Scopriamo insieme in cosa consistono ...

domenica 26 maggio 2019

Non bisogna aver paura di prendere le decisioni sbagliate

Le decisioni sul futuro dei giovani spesso sono accompagnate dall’ansia sulla scelta giusta da compiere, nella convinzione di non poter tornare indietro una volta intrapreso un determinato percorso. 

Se si guardano il sistema educativo e il mondo del lavoro, si può notare che studenti e laureati sono portati a prendere il prima possibile decisioni “definitive” sulla propria carriera dalle stesse istituzioni, oltre che dalle proprie famiglie. 

Non si tratta solo di trovarsi di fronte a un bivio, ma di fronte a scelte delicate e spesso fondamentali per il proprio futuro da prendere in breve tempo, non solo in un momento in cui ancora nulla si sa della vita, ma anche quando non si sa bene chi si vuole diventare.

Si tratta di una annosa questione che non appartiene solo a questa generazione che risente della crisi degli ultimi anni. 

Nel 1952, per esempio, Stig Dagerman, scrittore e giornalista svedese, dovette rispondere a una serissima lettera di una giovane maturanda, una certa signorina Tidbeck. Un giornale svedese, Idun, aveva chiesto infatti a cinque studentesse prossime alla maturità di scrivere ognuna a un personaggio del mondo della cultura. Nella lettera, la signorina Tidbeck chiedeva a Dagerman se valesse davvero la pena intraprendere un certo tipo di studi, prima ancora di sapere che persona volesse diventare e di che cosa fosse capace ...