Visualizzazione post con etichetta sbagliare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sbagliare. Mostra tutti i post

lunedì 17 luglio 2023

Scusarsi non costa nulla

di Piero Cammerinesi

Quando ancora un minimo di civiltà e di ragionevolezza si aggiravano nelle contrade di questo Paese si usava dire “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” [sbagliare è umano ma perseverare è diabolico].

Ora il latino non va più di moda, anzi neppure l’italiano. 

Parliamo solo in inglese o con gli emoticon, con la inevitabile drammatica riduzione del numero delle parole utilizzate e di conseguenza dei pensieri pensabili.

Effettivamente sbagliare poteva essere comprensibile e scusabile all’inizio della pandemenza, l’epidemia di irrazionalità che ha contagiato l’intera sfera terracquea poco più di tre anni fa, ma ben presto i dati disponibili avrebbero potuto – e dovuto – consentire a fasce sempre più ampie della popolazione di seguire i lumi della Ragione e non le tenebre della superstizione travestita da scienza.

C’erano ovviamente diverse persone che avevano da subito fiutato la truffa dietro alla vicenda pandemica ma furono ben presto sopraffatte dalla irragionevolezza generale che costrinse (quasi) tutti ad una cieca obbedienza al principio di autorità inteso a validare l’inganno globale, la più colossale menzogna di tutti i tempi ...

domenica 26 maggio 2019

Non bisogna aver paura di prendere le decisioni sbagliate

Le decisioni sul futuro dei giovani spesso sono accompagnate dall’ansia sulla scelta giusta da compiere, nella convinzione di non poter tornare indietro una volta intrapreso un determinato percorso. 

Se si guardano il sistema educativo e il mondo del lavoro, si può notare che studenti e laureati sono portati a prendere il prima possibile decisioni “definitive” sulla propria carriera dalle stesse istituzioni, oltre che dalle proprie famiglie. 

Non si tratta solo di trovarsi di fronte a un bivio, ma di fronte a scelte delicate e spesso fondamentali per il proprio futuro da prendere in breve tempo, non solo in un momento in cui ancora nulla si sa della vita, ma anche quando non si sa bene chi si vuole diventare.

Si tratta di una annosa questione che non appartiene solo a questa generazione che risente della crisi degli ultimi anni. 

Nel 1952, per esempio, Stig Dagerman, scrittore e giornalista svedese, dovette rispondere a una serissima lettera di una giovane maturanda, una certa signorina Tidbeck. Un giornale svedese, Idun, aveva chiesto infatti a cinque studentesse prossime alla maturità di scrivere ognuna a un personaggio del mondo della cultura. Nella lettera, la signorina Tidbeck chiedeva a Dagerman se valesse davvero la pena intraprendere un certo tipo di studi, prima ancora di sapere che persona volesse diventare e di che cosa fosse capace ...