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domenica 12 novembre 2023

Il mestiere fra i più antichi del mondo e la bugia del diritto al “piacere” sessuale

Si dice comunemente che “il mestiere della prostituta è fra i più antichi del mondo”: affermazione priva di fondamento, dato che dipende da quando iniziamo a contare l’inizio del mondo.

Se ci riferiamo a questo mondo, intenso come ordine culturale e di valori, è possibile che tale affermazione sia vera, dato che in effetti ad un certo punto della storia qualcosa ha iniziato a prendere una direzione imprevista, almeno dal punto di vista degli attori dell’epoca ovvero i nostri veri e più antichi antenati. Mi riferisco all’ipotesi Kurgan di cui ho già scritto in precedenza.

La mercificazione della donna, in quanto strumento per il soddisfacimento del piacere sessuale tout court, interviene proprio nel momento in cui viene introdotto un certo strumento evoluto di controllo, ovvero: il mercato.

Un mercato le cui finalità sono ottenere un “profitto”, un qualche tipo di vantaggio, ovvero un qualche tipo di piacere. La “mercificazione” deve essere visto proprio come un moderno strumento di sottomissione. 
E’ il mercato in questo senso a renderci schiavi, sofisticato e per questo considerato moderno: non c’è più un imposizione vera, ma sei tu che vedendoti costretto dalle necessità primarie ti prostituisci. Non ti obbligo più a fare lo schiavo, ma ti metto nella condizione di prostituirti. Puttane in questo senso lo sono tutti e non lo è nessuno, potenzialmente possiamo contare su 7 miliardi di persone pronte a vendersi pur di soddisfare qualsiasi genere di desiderio indotto dal sistema stesso...

martedì 21 giugno 2022

Ma ...?

 
di Pierluigi Fagan

Per trenta anni, noi occidentali, abbiamo vissuto dentro una credenza vastamente e profondamente condivisa per la quale il mondo doveva smetterla di frazionarsi in stati egoisti. Molto male proveniva dallo Stato. 

L’egoismo delle nazioni, i nazionalismi, i confini, la società non aperta, l’odio ideologico, il fascio-nazismo. Soprattutto, il frazionamento statuale impediva il venirsi a formare e liberamente funzionare dell’infrastruttura che unica ci avrebbe dato benessere, futuro, pace: il mercato

Chi sapeva del mondo guardava con ironica compassione quelle frange di diseredati che cianciavano contro la “globalizzazione”, invidiosi dell’altrui competenza e merito nel sapersi destreggiare in un gioco che non sapevano giocare perché inetti. 

Eh sì, purtroppo è la dura legge della natura, la sopravvivenza del più abile e chi non aveva certe abilità era comprensibile provasse a lamentarsi del gioco invece che capire di non esser in grado di giocarlo accettando la propria minorità manifesta. 

Costoro erano gli stessi che ti guardavano con altezzosa commiserazione perché eri perplesso davanti i peana sulla smaterializzazione del mondo ...

domenica 2 agosto 2020

Antibiotico-resistenza: un problema di Mercato

Le logiche del profitto dietro l’abuso e la mancata ricerca farmaceutica. 

di Giovanna Baer

Come vedremo, è interessante notare come alla base del problema dell’antibiotico-resistenza ci siano le logiche tipiche dell’economia di mercato.
La questione diventa più chiara quando si cercano le soluzioni al problema: logica vorrebbe infatti che, se i 'batteri killer' sono resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti, se ne ricercassero di nuovi.

Invece la maggior parte delle molecole in circolazione risale agli anni ’70, perché l’antibiotico è un prodotto poco remunerativo: si usa (o si dovrebbe usare) per un periodo di tempo limitato e il prezzo è relativamente basso, mentre i costi di ricerca e sviluppo di un nuovo principio attivo sono talmente elevati che le società farmaceutiche investono ormai solo nella cura delle malattie croniche (i cui malati consumano il farmaco per tutta la vita), oppure per i chemioterapici e gli antiretrovirali (che hanno un prezzo elevatissimo).

Le logiche di mercato appaiono dunque essere non solo la causa principale del problema (in quanto responsabili del consumo scriteriato di antibiotici…), ma anche il principale ostacolo alla sua soluzione.

Vi sono vari progetti di ricerca che mirano a sostenere la messa a punto di antimicrobici, tra cui prove cliniche su antibiotici non brevettati, sono finanziati dalla comunità europea, ma continuano a mancare gli investimenti industriali per mettere a punto questi nuovi antibiotici.
Le società farmaceutiche cioè si tirano indietro anche quando si parla del solo sviluppo...

martedì 28 aprile 2020

Consumismo, oppio dei popoli nell'era del neocapitalismo postmoderno

di HS

Se mai dovessimo attribuire una definizione che possa sintetizzare le caratteristiche principali e salienti dell’era postmoderna – ovvero quella che è succeduta alla catastrofica Seconda Guerra Mondiale – ricorrendo a un termine o a una categoria dal vasto contenuto semantico, opterei per il neocapitalismo fondato sull’imperio di un Mercato sempre più pervasivo e quasi onnipresente. 

Sul punto non vorrei essere equivocato: non intendo utilizzare il termine Mercato – con la maiuscola – per designare una sorta di entità astratta, quasi metafisica che trascende le nostre esistenze.

Mercato indica lo spazio e il tempo in cui vengono collocate le merci e i prodotti per essere smerciati e consumati senza alcun limite. Sono ormai lontani i tempi del capitalismo austero, industriale e produttivistico, per gran parte confinato nei mercati interni.

L’odierno e contemporaneo neocapitalismo “terziario”, mercantile, commerciale e consumistico si è necessariamente imposto per l’espansione inevitabilmente globale di multinazionali, corporations, istituti finanziari internazionali e delle grandi società commerciali.

L’aumento vertiginoso di investimenti e profitti determina l’allargamento e la concentrazione degli operatori presenti sui mercati che, a loro volta, contribuiscono a estendere i confini del Mercato per potenziare le possibilità di profitto ...

domenica 26 maggio 2019

Non bisogna aver paura di prendere le decisioni sbagliate

Le decisioni sul futuro dei giovani spesso sono accompagnate dall’ansia sulla scelta giusta da compiere, nella convinzione di non poter tornare indietro una volta intrapreso un determinato percorso. 

Se si guardano il sistema educativo e il mondo del lavoro, si può notare che studenti e laureati sono portati a prendere il prima possibile decisioni “definitive” sulla propria carriera dalle stesse istituzioni, oltre che dalle proprie famiglie. 

Non si tratta solo di trovarsi di fronte a un bivio, ma di fronte a scelte delicate e spesso fondamentali per il proprio futuro da prendere in breve tempo, non solo in un momento in cui ancora nulla si sa della vita, ma anche quando non si sa bene chi si vuole diventare.

Si tratta di una annosa questione che non appartiene solo a questa generazione che risente della crisi degli ultimi anni. 

Nel 1952, per esempio, Stig Dagerman, scrittore e giornalista svedese, dovette rispondere a una serissima lettera di una giovane maturanda, una certa signorina Tidbeck. Un giornale svedese, Idun, aveva chiesto infatti a cinque studentesse prossime alla maturità di scrivere ognuna a un personaggio del mondo della cultura. Nella lettera, la signorina Tidbeck chiedeva a Dagerman se valesse davvero la pena intraprendere un certo tipo di studi, prima ancora di sapere che persona volesse diventare e di che cosa fosse capace ...

martedì 29 gennaio 2019

Le menzogne sulla crescita

Un fenomeno che aumenta quantitativamente non determina solo un aumento quantitativo ma una variazione radicale e qualitativa del fenomeno stesso. 
Questo processo in filosofia è chiamato eterogenesi dei fini. 
Cioè i mezzi diventano fini, e i fini diventano mezzi. 

Facciamo qualche esempio: Se perdessi un pò di capelli, la fisionomia del mio viso, sostanzialmente non subirebbe nessun cambiamento. Ma se li perdessi tutti, i lineamenti e le fattezze del mio viso, esprimerebbero i tratti di una persona calva. Quindi, l'aumento della quantità, genera il cambiamento della qualità.

Se applichiamo questa teoria sull'attuale economia, ne suscita una perplessità, come segnalata da Marx, il quale fece questa considerazione: "se il denaro aumenta quantitativamente e diventa la condizione universale per soddisfare i bisogni e produrre i beni, allora il denaro non è più un mezzo, ma il primo fine", per conseguire il quale, si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni ...

sabato 3 marzo 2018

Dichiarazioni del pentito di Big Pharma: ho venduto la mia anima al diavolo

John Virapen, 64 anni, ex direttore della società Eli Lilly Svezia, ha scritto una confessione professionale insolita. Per ironia della sorte, il suo libro è uscito in Francia il giovedì 17 aprile l'indomani della morte di Jacques Servier (fondatore dei laboratori Servier)

"Da anni succede che a volte, nelle prime ore del giorno, delle sagome spettrali mi appaiono in sogno" scrive nell'introduzione. "Sbattono la testa contro il muro, si tagliano le braccia e la gola a colpo di rasoio. Ora mi sono reso conto che io ho indirettamente contribuito alla morte delle persone le cui ombre mi perseguitano.

Ovviamente, io non ho ucciso nessuno direttamente, ma ora non posso non sentirmi in parte responsabile di queste morti. Ero uno strumento, un esecutore, ma consenziente, nelle mani dell'industria. [ ... ] Certamente sono stato manipolato, ma non mi sono fatto tante domande. Ho venduto la mia anima al diavolo."


Il caso del Prozac

Di origine indù e figlio di pescatore analfabeta della Guyana Britannica, l'autore di questo mea culpa agghiacciante è entrato nell'industria farmaceutica nel 1968, da una porta picolissima. Da abile attore di quello che non si chiama ancora "marketing", John Virapen, già nel 1981, è direttore delle vendite della società Eli Lilly per la Svezia.
Racconta delle piccole alleanze vergognose che sono sigillate in questo ambiente felpato, e dell'influenza delle imprese sui leader di opinione, quei grandi professori di fama e custodi dell'ortodossia. Così uno di loro, specialista del trattamento del dolore ed esperto al Ministero della Salute, riceveva dalla Lilly uno stipendio fisso, in cambio di consigli, revisione di opuscoli e conferenze ...

domenica 14 gennaio 2018

Il denaro? Si è ricchi solo di ciò che si è donato

Alain de Benoist

Beninteso, tutti preferiscono averne un po’ di più piuttosto che un po’ di meno. «Il denaro non fa la felicità, ma vi contribuisce», dice l’adagio popolare. 
Bisognerebbe tuttavia sapere che cos’è la felicità. 

Nel 1905, Max Weber scriveva: «Un uomo non desidera “per ‘natura” guadagnare sempre più denaro: vuole semplicemente vivere come è abituato a vivere e guadagnare tanto quanto gli è necessario per farlo». In seguito, numerose inchieste hanno dimostrato una relativa dissociazione tra la crescita del livello di vita e quella del livello di soddisfazione degli individui: superata una certa soglia, avere di più non rende più felici.

Nel 1974, i lavori di Richard Easterlin avevano stabilito che il livello medio di soddisfazione dichiarato dalle popolazioni era rimasto praticamente lo stesso dal 1945, malgrado lo spettacolare aumento della ricchezza nei paesi sviluppati. (Questo «paradosso di Easterlin» è stato confermato ancora di recente). Ben nota è anche l’incapacità degli indici che misurano la crescita materiale, come il Pil, di valutare il benessere reale — soprattutto sul piano collettivo, poiché non esiste una funzione dall’indiscutibile valore che permetta di associare le preferenze individuali alle preferenze sociali....

lunedì 31 ottobre 2016

La politica è morta, comanda l’economia

slasch16
(un articolo dell'11 settembre 2011)

L’economia, capitalistica o meno, gode di un grosso vantaggio: sperpera consuma specula rischia ed i danni li mette in conto alla collettività di tutto il mondo.

Non si tratta di aiutare la Grecia, l’Irlanda, l’Italia, Portogallo o Spagna, si tratta solo del fatto che l’economia globale vuole imporre le regole, liberismo e mercato, in una parola sola ciò che conta è il profitto.

Ci sono altri vantaggi di cui gode l’economia parassita globale, la politica debole ed il fatto che i lavoratori, i consumatori, la massa proletaria, gli imprenditori medi e piccoli, in buona fede, di tutto il mondo non ha capito che il mercato siamo noi, se noi non consumiamo i parassiti sono morti.

E’ un problema insuperabile quello di affrontare il consumo consapevole, mirato a togliere la linfa vitale che determina il profitto dei parassiti dell’economia globale.
La provocazione di Eric Cantona, grande come uomo più ancora che grande calciatore, ha centrato il nocciolo del problema quando ha lanciato la proposta di ritirare i soldi dalle banche.

Avremmo potuto, potremmo togliere a questi parassiti dell’economia mondiale il sangue e farli morire in breve tempo.
Altrimenti ci rimane solo la rivoluzione....