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lunedì 19 luglio 2021

Il futuro è arrivato e il modello economico è giunto al capolinea

di Massimo Fini

"Il giorno del Big Bang non è lontano. Il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, rappresentazione del futuro, scommessa sul futuro, rilancio inesausto sul futuro, simulazione del futuro ad uso del presente.

Se il futuro non è eterno ma ha una sua finitudine noi, alla velocità cui stiamo andando, proprio grazie al denaro, lo stiamo vertiginosamente accorciando. 
Stiamo correndo a rotta di collo verso la nostra morte, come specie. 

Se il futuro è infinito e illimitato lo abbiamo ipotecato, con l’iperbolica massa di denaro che abbiamo messo in circolazione, fino a regioni temporali così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente.

L’impressione infatti è che, per quanto veloci si vada, anzi proprio in ragione di ciò, questo futuro orgiastico arretri costantemente davanti a noi. O, forse, in un moto circolare, nicciano, einsteniano, proprio del denaro, ci sta arrivando alle spalle gravido dell’immenso debito di cui l’abbiamo caricato.
Se infine, come noi pensiamo, il futuro è un tempo inesistente, allora abbiamo puntato la nostra esistenza su qualcosa che non c’è, sul niente, sul Nulla.

In qualunque caso questo futuro, reale o immaginario che sia, dilatato a dimensioni mostruose e oniriche dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremmo divorato"...

giovedì 8 aprile 2021

Ciao, sono l'ansia ...

 
Estratto dal libro “Le streghe vanno a letto presto” di Carla Babudri

“Ciao sono l’Ansia, non spaventarti… vengo in pace, perché ti spaventi così tanto davanti alla mia presenza?

So che ti senti male ogni volta che mi avvicino, che ti disperi e vorresti mandarmi via subito, so che se potessi mi uccideresti, soprattutto perché credi che sia io quella che ti vuole fare del male, ma credimi, non è così.
Non sono qui per arrecarti dolore, tanto meno per farti impazzire, penso di avertelo dimostrato ogni volta che arrivo. 

E’ vero delle volte sono spaventosa ma è la mia natura.
Però come vedi alla fine della giornata, non ti ho ucciso e non sei impazzito.

La verità è che quando arrivo tu stai male, senti questa sensazione dolorosa nel petto.
Purtroppo non ho altro modo per farmi ascoltare ...

domenica 18 ottobre 2020

Una crescita infinita in un mondo finito è impossibile

Deve esserci una sorta di tacito accordo in politica che impone l’utilizzo della parola ‘crescita’ ogni due frasi.

Crescita (in gergo economico) è diventato il vocabolo che unisce tutti gli americani – repubblicani, democratici, indipendentisti, liberali – diventando sinonimo di benessere e prosperità. 

Misurata dalla crescita del prodotto interno lordo (PIL), la crescita economica è diventata il Sacro Graal del mondo capitalista. 
La società è così pervasa dalla convinzione generale che più ricchezza materiale viene accumulata, maggiore è il benessere di tutti. 

Questa visione persiste nonostante sia solo l’1% dei nuclei familiari americani ad aver beneficiato del 93% di tutta la crescita economica del 2010, mentre milioni di persone devono fare i conti con la povertà e la perdita delle loro case.

Nonostante l’assurda iniquità che caratterizza la distribuzione della crescita economica, è raro trovare un economista che non la proponga come cura di tutti i mali della società, secondo l’idea che grazie ad una maggiore ricchezza si può comprare un migliore livello di benessere...

venerdì 31 luglio 2020

L'eclatante menzogna della crescita come panacea di tutti i mali della società.

di Mirco Mariucci

Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del "creare più lavoro facendo crescere l'economia" come se fosse una panacea per tutti i mali della società.

La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l'impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.

E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.

Ma che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l'umanità?
Inseguiamo ciecamente la crescita economica, ma ci siamo mai fermati un istante a domandarci se questo processo sia sostenibile?

La risposta non può che essere sì, nel breve termine, e no, nel lungo termine.
Viviamo in un mondo finito ed è fisicamente impossibile che la crescita dell'economia possa continuare in modo indefinito..

mercoledì 29 luglio 2020

Qual è il senso della vita? L'illuminante risposta di Alfred Adler

Qual è il senso della vita?
Perché facciamo quello che facciamo?

Cioè, perché ci alziamo al mattino per andare a lavoro? Perché ci sposiamo? Perché abbiamo bisogno di avere una vita sociale?

Pochi psicologi hanno chiarito le origini della motivazione umana come Alfred Adler.

In libri come “La scienza del vivere”, “Il senso della vita” o “Il coraggio di non piacere” vengono esposti i principi fondamentali della sua teoria individuale psicologica, con la quale si spiega la motivazione, e le problematiche, dei comportamenti dell’uomo.

I tre problemi della vita

Dal punto di vista pratico, lo scopo della vita è prima di tutto risolvere 3 principali tipologie di problematiche:
- Occupazione;
- Vita sociale;
- Amore.
Per alcuni sarà relativamente semplice risolvere questi problemi e trovare il giusto lavoro, gli amici giusti e il giusto partner.
Per altri sarà più complicato.

La sfida più grande per questi ultimi sarà quella di credere in sé stessi, di individuare esattamente cosa desiderano e di provare a ottenerlo.

Nella maggior parte dei casi in cui ciò non accade la motivazione più comune si trova in circostanze di vita sfavorevoli, in una inadeguata educazione o nella mancanza di adeguate attenzioni nell’infanzia.

Ma, per la psicologia adleriana, questi fattori non hanno il peso decisivo che invece avevano per Freud o altri psicologi ...

mercoledì 22 aprile 2020

Ivan Illich: a che servono le crisi?

di Paolo Cacciari

Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005):

“Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici.
Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’

Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.

Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario.

Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.

Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo ...

martedì 29 gennaio 2019

Le menzogne sulla crescita

Un fenomeno che aumenta quantitativamente non determina solo un aumento quantitativo ma una variazione radicale e qualitativa del fenomeno stesso. 
Questo processo in filosofia è chiamato eterogenesi dei fini. 
Cioè i mezzi diventano fini, e i fini diventano mezzi. 

Facciamo qualche esempio: Se perdessi un pò di capelli, la fisionomia del mio viso, sostanzialmente non subirebbe nessun cambiamento. Ma se li perdessi tutti, i lineamenti e le fattezze del mio viso, esprimerebbero i tratti di una persona calva. Quindi, l'aumento della quantità, genera il cambiamento della qualità.

Se applichiamo questa teoria sull'attuale economia, ne suscita una perplessità, come segnalata da Marx, il quale fece questa considerazione: "se il denaro aumenta quantitativamente e diventa la condizione universale per soddisfare i bisogni e produrre i beni, allora il denaro non è più un mezzo, ma il primo fine", per conseguire il quale, si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni ...

mercoledì 29 gennaio 2014

Mayday Mayday... Houston avete un problema

Fantascienza, anticipazione?
Oppure realtà? ..
Catherine


di Bruno Aliberti

Houston: Avete un problema?

Apollo: No, Voi avete un problema. E da qui, si vede benissimo.

H: che problema?

A: State consentendo una progressione geometrica della razza umana, inaccettabile per le risorse del pianeta Terra. Vi siete persi le nozioni matematiche di base su come cresce la popolazione, se consentite a tutti di fare più di 2 figli?

H: Continua. Siamo in ascolto.

A: Basta già il numero 3 per mettere in crisi il sistema. Due famiglie che mettono al mondo 3 figli ciascuna, 3 maschi e 3 femmine che poi si accoppieranno tra di loro, ed in meno di 25 anni vi ritroverete con la popolazione più che raddoppiata (2 + 3 = 5), ed in 50 aumentata di 6 volte (2 + 3 + 9 = 14). Con 3 generazioni costantemente in vita, siete fottuti. Si scanneranno e si mangeranno.

H: Nessun problema, ci abbiamo pensato e trovato il sistema per una crescita controllata.

A: ah si, bene. E come avete fatto? ...

sabato 20 ottobre 2012

Fanno il deserto e lo chiamano crescita

(Articolo del 2012)

Le piccole e medie imprese sono vicine al collasso. E' una questione di mesi.

Il tessuto produttivo del Paese si sta sfaldando. Le banche, impegnate a comprare titoli di Stato sul mercato internazionale e di nuova emissione, non concedono più crediti alle aziende. i prestiti sono in continua contrazione

Il Governo non paga i debiti della PA di 80 miliardi che Rigor Montis ha rinviato al prossimo esecutivo, dopo le elezioni del 2013. Nel frattempo le imprese sono strangolate dalle tasse più alte dell'area UE e dagli interessi di Equitalia quando non riescono a far fronte ai pagamenti. 
Ogni giorno falliscono 35 imprese. Nel 2011 sono state 11.600, il peggiore dato dall'inizio della crisi. 
La previsione per il 2012 è di 13.000 nuovi fallimenti, più di mille al mese. 

Questa è la vera emergenza nazionale. Tutto il resto, anche il paradiso, può attendere. 

La cura di Rigor Montis ha l'obiettivo di salvare le banche ed evitare la svalutazione dei nostri titoli pubblici, nel frattempo però il Paese muore. 
Un'impresa su quattro chiude entro i primi tre anni di vita. Lo Stato è totalmente assente nello svezzamento delle imprese, anzi, se può, ne aiuta la morte in culla con una burocrazia folle e tasse su redditi presunti. Se aprire un'azienda è quasi impossibile in Italia, farla chiudere è un attimo. Un'impresa che chiude lascia in mezzo alla strada i suoi dipendenti con le loro famiglie...