domenica 30 agosto 2026

Negare la superiorità intellettuale degli ebrei è un atteggiamento antisemita?


Qualcuno si era domandato, tra le molte altre cose, come sia possibile che una minoranza etnica come quella ebraica in Italia riesca a "produrre" un numero percentualmente così elevato di docenti universitari, intellettuali e un numero incalcolabile di giornalisti, opinionisti presenti sui principali media italiani. 

Il curioso si era domandato se per caso questa anomalia fosse in realtà dettata dalla prassi clientelare tipica italiana con la quale vengono assegnate posizioni di rilievo all'interno delle Istituzioni pubbliche ed in particolar modo nelle Università italiane. 

Questa opinione verte quindi fondamentalmente sulla certezza personale che la presenza di questa alta percentuale di professori ebrei era dovuta essenzialmente alla gestione clientelare, politica e familiare per l'assegnazione delle cattedre nelle università e non corrispondesse esattamente a criteri meritocratici fondati sul rilievo di una effettiva capacità scientifica ed intellettuale di questi docenti....


Leggendo l'articolo sotto riportato pubblicato sull'Occidentale (2007) e da una giornalista ebrea, risulta quindi evidente che l'accusa di antisemitismo, rivolta verso l'autore di queste opinioni, che si è trasformata in una denuncia penale per istigazione all'odio razziale ed in quanto tale, fondata sulla diffusione di idee fondate sulla superiorità genetica e razziale, è stata determinata dal fatto che l'autore inquisito abbia negato e non riconosciuti validi alcuni tratti caratteristici della genetica ebraica ed in quanto tali anche presenti nel DNA di questi docenti. 
L'autore di questa lista è stato accusato di istigazione all'odio razziale ed antisemitismo perché ha negato e dubitato che gli ebrei siano geneticamente superiori come essi stessi affermano. 
Negare questa superiorità intellettuale degli ebrei è quindi un atteggiamento antisemita che si esprime nella non accettazione di alcuni aspetti di questa cultura. 

Sempre per definire ed identificare l'atteggiamento antisemita che l'opinione pubblica deve evitare di assumere è opportuno prendere in considerazione le dichiarazioni dello storico/intellettuale ebreo Piero Melograni che non esita a diffondere sulle reti televisive pubbliche le idee fondate sulla superiorità culturale ed intellettuale di Israele rispetto agli stati confinanti. 

Lo storico ebreo dichiara infatti che "non è possibile non ammettere la superiorità culturale di Israele rispetto agli stati del medio Oriente" e quindi negare questa superiorità è evidentemente un chiaro atteggiamento antisemita. 


Ecco perché è realistico parlare della superiorità del genio ebraico 

Il dibattito in corso negli ultimi anni negli Stati Uniti sulla superiorità dell’intelligenza ebraica e le recenti posizioni di alcuni genetisti e scienziati sociali analizzate con cura da Alia K. Nardini non sono stravaganze di un gruppo di accademici esaltati. 
Charles Murray non è considerato un ciarlatano negli Stati Uniti, ma un prestigioso scienziato sociale. 

Al lettore italiano il dibattito sul Jewish Genius può apparire antisemita, vagamente nazista, ma non agli americani, i quali credono nelle differenze genetiche, come nel caso dell’omosessualità, e hanno una profonda ammirazione per gli ebrei.

Da noi, quando si è scoperto che molti teorici neocon di Bush, a cominciare dal più importante, Irving Kristol, erano ebrei si è subito iniziato a parlare di complotto ebraico. In realtà, i più autorevoli cervelli neocon sono ebrei per la semplice ragione per la quale sono ebrei anche i più importanti pensatori democratici. 
Questo perché sono ebrei la grande maggioranza degli intellettuali, degli accademici delle università più prestigiose, degli scienziati che vincono i Nobel, degli editorialisti più famosi, dei giornalisti più noti, senza contare i migliori registi e attori di Hollywood. 

I Kristol, informa il Times, sono una famiglia potentissima: Irving Kristol, nato nel 1920, consigliere di Bush, è il padrino dei neocon e la moglie, Gertrude Himmelfarb, nata nel 1922, teorica del ritorno ai valori vittoriani, è attualmente la guru di Gordon Brown, oltre a essere la regina dei neocon di Bush. Il figlio William è soprannominato “il cervello di Dan Quayle”, perché era capo dello staff dello scialbo vicepresidente di Bush senior. Il “cervello di Dan Quayle” è ora il direttore del Weekly Standard e il presidente del più importante think tank neocon. Lo stesso vale per i democratici, i cui migliori cervelli sono ebrei. 

Con una tale supremazia è abbastanza comprensibile che uno scienziato sociale ebreo americano parli di genio ebraico. 

Non è neppure anomalo che Charles Murray parli degli ebrei come di una razza geneticamente superiore, perché il paradigma della superiorità intellettuale ebraica è già stato formulato in due importanti libri usciti nel 2004 da Princeton University Press

Sono due libri famosissimi e stimatissimi come "Jews and the American Soul" e "The Jewish Century" di due storici come Andrew R. Heinze e Yuri Slezkine. 

Jews and the American Soul demolisce il mito delle origini protestanti – presbiteriane e puritane – dell’America e sottolinea come già nella dichiarazione d’indipendenza di Thomas Jefferson fosse presente l’ideale del perseguimento della felicità, che anticipava la passione nazionale americana per la pace interiore, definita da Heinze un carattere psicologico tipicamente ebraico. Gli ebrei, presenti dalla fondazione degli Stati Uniti, erano studiosi della natura umana e su questo piano sfidarono i protestanti. 

Gli ebrei usavano molti termini ed espressioni entrate ora nel linguaggio comune degli americani per descrivere il perseguimento della felicità: espressioni come ricerca dell’identità, desiderio di realizzazione, volontà di superare il complesso di inferiorità, il bisogno di compensazione e di razionalizzare impulsi potenti e proiettarli sugli altri per avere con essi un’autentica relazione. Queste espressioni americane, entrate anche nel nostro linguaggio quotidiano, sono espressioni ebraiche. Per questo, per Heinze gli ebrei hanno plasmato l’anima americana

Per Heinze dal 1880 al 1920 nasce la psicologia moderna – purtroppo Heinze non distingue tra psicologia e psicoanalisi – e l’America è conquistata dalle nuove idee. Gli psicologi ebrei erano pensatori di grande valore e ci fu interazione tra valori ebraici e americani a cominciare da Benjamin Franklin. Secondo Heinze, l’attitudine intellettuale e morale degli ebrei a migliorarsi costantemente condusse alla psicoanalisi di Freud e Alfred Adler, il cui approccio alla mente è tipicamente ebraico. 

Insomma, per Heinze tra il 1890 e il 1940, gli psicologi ebrei modellarono la psiche americana e dopo il 1945 questo processo si accentuò. 
Il libro più importante uscì nel 1946, fu scritto da un rabbino americano, Joshua Loth Liebman e si intitolava "Peace of Mind". 

Liebman era un rabbino e uno psicoanalista: il libro divenne un bestseller, fu preso sul serio dall’opinione pubblica. Liebman predicò dalla radio l’ebraismo come religione dell’amore, come una nuova idea della democrazia. Sul freudismo Liebman si scontrò con i due leader cattolici più carismatici, Fulton Sheen e Clare Booth Luce: quest’ultima per le sue critiche a Freud fu accusata di antisemitismo. 

Martin Buber, Eric Fromm, Abrahm Maslow, insieme a scrittori come Saul Bellow, Philip Roth e Allen Ginsberg plasmarono direttamente o indirettamente l’anima americana. 
Donne ebree come Betty Friedan, Ayn Rand, Ann Landers, Abigail Van Buren, Joyce Brother davano consigli al pubblico americano dalla radio e dalla televisione. 

L’Olocausto fu poi fatto conoscere agli americani attraverso testimonianze come quella di Elie Weisel, che divenne il simbolo della sofferenza ebraica. Insomma, per Heinze, se gli Stati Uniti sono la grande nazione generosa piena di amore verso tutto il mondo è per l'ebraismo.

 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.