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lunedì 4 novembre 2024

Ivan Illich, “Descolarizzare la società”

 di Denisa Cojocariu

Il concetto di “descolarizzazione” è stato introdotto nella letteratura socio-pedagogica da Everett Reimer, teorico dell’educazione e autore di testi fondamentali quale School is dead: Alternatives in education. 

Esso raggiunge un’ampia notorietà grazie al saggio Descolarizzare la società del filosofo e pedagogista austriaco Ivan Illich, che propone una soluzione educativa alternativa alla scuola pubblica obbligatoria, avendo constatato che, per la maggior parte delle persone, l’obbligo di frequenza scolastica si configurasse come un effettivo impedimento al diritto di apprendere. 

Nel saggio, l’autore critica aspramente la scolarizzazione tradizionale, ritenendo necessaria una revisione del sistema d’istruzione statale e l’abolizione dalla società di quella che definisce “educazione formale”.
Nel contesto italiano, si suole associare la teoria della descolarizzazione ai movimenti anarchici e, in generale, non ha trovato riscontro positivo all’interno dell’ambito accademico (a partire dagli anni ottanta non è riportata nei testi universitari) e diffusione nella pedagogia “ufficiale”, in quanto il concetto di obbligo dell’educazione ha perso la valenza del passato e all’esercizio del potere delle autorità statali nei confronti dei cittadini ... 

domenica 28 marzo 2021

Indimenticabile Ivan Illich, precursore della decrescita

di Fabio Balocco

Prima dei vari Latouche, Bonaiuti, Pallante, e compagnia, c’era Ivan Illich. 

Con questo voglio dire, a ragion veduta, che alle basi di quella che possiamo chiamare “filosofia” della decrescita, c’è quel grandissimo personaggio che fu Ivan Illich. 

Solo che, se oggi ripensare la modernità e suggerire la decrescita è relativamente facile, ai tempi non sospetti in cui Illich predicava in questo senso occorreva coraggio e illuminazione.

Incredibile, in proposito, una sua affermazione del 1978: “Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà."

Come i malati, i Paesi diventano casi critici. 
Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire “scelta” o “punto di svolta”, ora sta a significare: “Guidatore dacci dentro!”. 

Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale (…) 

La crisi come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse” ... 

mercoledì 22 aprile 2020

Ivan Illich: a che servono le crisi?

di Paolo Cacciari

Propongo una rilettura di Ivan Illich del lontano 1978 (Disoccupazione creativa, riedito da Boroli, 2005):

“Il vocabolo crisi – scriveva – indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i Paesi diventano casi critici.
Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore dacci dentro!’

Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale”.

Come non vedere che è proprio così? Creare una emergenza , provocare un pericolo catastrofico (il default, la disoccupazione, la Grecia) per annullare i diritti, ribadire il dominio della ragione economica dell’impresa e intensificare le forme di sfruttamento, concentrare il potere economico-finanziario.

Del resto sono le stesse persone che prima hanno creato la crisi dai loro posti di comando nelle istituzioni bancarie private che ora sono chiamate a “mettere in ordine” nei conti pubblici. Il loro vero obiettivo: impadronirsi anche delle casse degli stati, dei flussi fiscali, dei beni demaniali.

Quando il mondo è sovrastato da una montagna di debiti pericolanti, coloro che manovrano il denaro diventano sempre più potenti e temuti. I tecnocrati alla guida del sistema finanziario possono giocare a piacimento, con qualche telefonata tra amici, sugli spread, sui tassi di interesse, sulle valute… mettendo con le spalle al muro prima l’uno, poi l’altro governo ...