di Mirco Mariucci
Con questo breve saggio intendo smentire con la forza della ragione quei millantatori che presentano la tesi del "creare più lavoro facendo crescere l'economia" come se fosse una panacea per tutti i mali della società.
La crescita del PIL, e il relativo aumento dei consumi, forse risolveranno temporaneamente la crisi occupazionale, ma di certo incrementeranno anche l'impatto ambientale e condanneranno gli esseri umani ad un lavoro totalizzante.
E tutto ciò dovrebbe accadere in un mondo con un ecosistema già fortemente compromesso, dove i lavoratori devono sacrificare 8 ore al giorno della propria unica esistenza per il lavoro, bene che vada, a prescindere dalla propria volontà.
Ma che senso ha far crescere l'economia se poi questa crescita non si traduce in un maggior tempo libero, in un minor inquinamento ambientale o in un qualche incremento di felicità per l'umanità?
Inseguiamo ciecamente la crescita economica, ma ci siamo mai fermati un istante a domandarci se questo processo sia sostenibile?
La risposta non può che essere sì, nel breve termine, e no, nel lungo termine.
Viviamo in un mondo finito ed è fisicamente impossibile che la crescita dell'economia possa continuare in modo indefinito..
