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domenica 14 aprile 2024

Il Giappone avverte che l'IA potrebbe causare il crollo totale dell'ordine sociale


.. Con conseguente guerra e fine della democrazia.

di Paul Joseph Watson

Due aziende giapponesi di primo piano hanno avvertito che l’intelligenza artificiale potrebbe causare un collasso totale dell’ordine sociale se non verrà rapidamente controllata.

Nippon Telegraph and Telephone (NTT) e Yomiuri Shimbun Group Holdings, la più grande società di telecomunicazioni e il più grande quotidiano del Paese, hanno pubblicato insieme il manifesto sull’intelligenza artificiale.

Il manifesto avverte che, se non viene approvata rapidamente una legislazione nei principali Paesi del mondo, l’intelligenza artificiale minaccia di decimare la democrazia e di provocare diffusi disordini sociali.

Indicando i programmi di intelligenza artificiale sviluppati dai giganti tecnologici statunitensi, il manifesto avverte: “Nel peggiore dei casi la democrazia e l’ordine sociale potrebbero crollare, provocando guerre”.... 

martedì 26 luglio 2022

Il Grande Reset: come far tornare indietro le lancette della civiltà

 
di Birsen Filip

La pandemia di Covid-19 ha mostrato una fusione senza precedenti degli interessi di grandi e potenti corporazioni con il potere dello stato. 
I politici in molti Paesi non sono riusciti a rappresentare gli interessi dei propri cittadini e a tener fede alle proprie costituzioni e carte dei diritti. 

In particolare, hanno sostenuto i lockdown, gli obblighi di vaccinazione, la soppressione di una varietà di opzioni di trattamento precoce, la censura delle opinioni dissenzienti, la propaganda, l'interferenza nella sfera privata degli individui e la sospensione di varie forme di libertà. Tutte queste politiche e misure sono state progettate a livello centrale dagli ingegneri sociali.

I globalisti, ossessionati dal controllo sociale, hanno deciso di approfittare della pandemia per aumentare il loro potere autoritario. 
Tra questi spicca Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF). 

Nel giugno 2020 ha affermato che "la pandemia rappresenta una finestra di opportunità rara ma ristretta per riflettere, reimmaginare e resettare il nostro mondo". Secondo lui "ogni Paese, dagli Stati Uniti alla Cina, deve partecipare e ogni industria, da quella petrolifera e del gas a quella tecnologica, deve essere trasformata" ...

domenica 1 maggio 2022

Un secolo e mezzo dopo, il Primo Maggio

di Pierluigi Fagan

Ricorre oggi la c.d. “festa dei lavoratori”. Questa data venne fissata a seguito di vicende su cui qui sorvoliamo, originatesi negli Stati Uniti, ai tempi della Rivoluzione industriale. Tali vicende presero forma di violenti scontri di piazza, attentati veri o presunti, arresti, condanne a morte. 
Tutto ciò seguiva l’idea di estendere a tutta l’America una legge fatta nell’Illinois nel 1866, appunto un secolo e mezzo fa. La legge prevedeva, per prima, la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore. 

Sulle otto ore di lavoro al giorno si scontravano due interessi. Quelli degli imprenditori e loro logica detta capitalistica e quelli dei lavoratori. L’interesse dei lavoratori era semplicemente di tipo umano ovvero riservare otto ore per dormire, otto per lavorare, otto per tutto il resto. In quel “tutto il resto” si concentrava l’essenza umana. 

L’essenza umana, infatti, solo per ragioni biologiche ha bisogno di dormire otto ore, ma è questione del corpo immobile, quando dormiamo non siamo coscienti e non abbiamo relazioni tra noi e col mondo. Altresì, quando lavoriamo siamo coscienti ed in relazione ma in contesti e fini che non scegliamo liberamente. 
È la nostra convenzione sociale che determina il meccanismo per cui per far funzionare la vita associata e la stessa nostra al suo interno, vendiamo il nostro corpo e la nostra mente per un pacchetto di ore giornaliere, per giorni, mesi ed anni, fino a quando non lavoriamo più e poco dopo moriamo. C’è chi ne trae anche soddisfazione, materiale ed anche ideale, ma è spesso un far di necessità virtù, non è esattamente e convintamente per tutti una nostra scelta. Sicuramente non è una scelta libera ...