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giovedì 19 giugno 2025

Dal lenzuolo al divano, Israele torna buono

 di Pasquale Liguori

Non pochi avevano creduto - ingenui - a un barlume di rinsavimento del sistema. Persino i media liberal padronali (Repubblica, Corsera, Mentana & co.), dopo mesi di complicità, sembravano accorgersi che a Gaza si stava consumando un genocidio. 

Addirittura, il PD balbettava qualcosa del genere e quelli del “né con… né con…”, del “7 ottobre condannato senza se e senza ma” in premessa, si erano messi in marcia. 

E via poi con Ong, Onlus, Pro Loco, scout, festival, tavoli per la pace, arcobaleni, gruppi facebook infervorati. Tutti in un nuovo coro, allineato. Con le loro grafiche emotional da “ultimo giorno”, i leggiadri hashtag solidali, le bianche lenzuola stese e quei cinque minuti di buio programmato per dar luce alle coscienze.

Ricorderemo questo vivace mese di redenzione ...

domenica 1 maggio 2022

Un secolo e mezzo dopo, il Primo Maggio

di Pierluigi Fagan

Ricorre oggi la c.d. “festa dei lavoratori”. Questa data venne fissata a seguito di vicende su cui qui sorvoliamo, originatesi negli Stati Uniti, ai tempi della Rivoluzione industriale. Tali vicende presero forma di violenti scontri di piazza, attentati veri o presunti, arresti, condanne a morte. 
Tutto ciò seguiva l’idea di estendere a tutta l’America una legge fatta nell’Illinois nel 1866, appunto un secolo e mezzo fa. La legge prevedeva, per prima, la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore. 

Sulle otto ore di lavoro al giorno si scontravano due interessi. Quelli degli imprenditori e loro logica detta capitalistica e quelli dei lavoratori. L’interesse dei lavoratori era semplicemente di tipo umano ovvero riservare otto ore per dormire, otto per lavorare, otto per tutto il resto. In quel “tutto il resto” si concentrava l’essenza umana. 

L’essenza umana, infatti, solo per ragioni biologiche ha bisogno di dormire otto ore, ma è questione del corpo immobile, quando dormiamo non siamo coscienti e non abbiamo relazioni tra noi e col mondo. Altresì, quando lavoriamo siamo coscienti ed in relazione ma in contesti e fini che non scegliamo liberamente. 
È la nostra convenzione sociale che determina il meccanismo per cui per far funzionare la vita associata e la stessa nostra al suo interno, vendiamo il nostro corpo e la nostra mente per un pacchetto di ore giornaliere, per giorni, mesi ed anni, fino a quando non lavoriamo più e poco dopo moriamo. C’è chi ne trae anche soddisfazione, materiale ed anche ideale, ma è spesso un far di necessità virtù, non è esattamente e convintamente per tutti una nostra scelta. Sicuramente non è una scelta libera ...

lunedì 20 maggio 2019

La teoria delle 100 scimmie

Catherine

Se le scimmie dimostrano capacità d'apprendimento per imitazione possiamo evidentemente dedurre che gli umani abbiano per lo meno la medesima capacità.
E difatti l'umano è capacissimo di imitare, anche (soprattutto?) senza comprendere, e ciò si vede ogni giorno, basta guardarsi intorno.

Come nel regno animale dove la sopravvivenza è fondamentale - prima individuale, poi quella della specie - nel regno "umano" l'individuo tende ad adattarsi a una maggioranza che non sempre ha la ragione dalla sua parte; ma sembra che sia il prezzo da pagare per evitare l'isolamento sociale...

La scelta davanti alla quale si trovano, tra l'apparente sicurezza offerta da un gruppo che sbaglia da una parte e le convinzioni personali dall'altra, porta gli umani - i pochi che si pongono realmente il problema - a uno stato di conflitto interiore i cui strumenti per poterlo risolvere non sono stati apparentemente forniti.

Il motivo è piuttosto ovvio: una società basata sul consenso comune non può fornire gli strumenti per pensare con la propria testa. 

Un sistema i cui vertici hanno fondato la loro propria sicurezza (denaro e potere) sull'accettazione delle proprie leggi da parte della massa - con la manipolazione o con la forza secondo necessità - non ha nessun interesse a inserire, per esempio nei suoi programmi scolastici, lezioni di "pensiero autonomo" ..