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mercoledì 16 ottobre 2019

Leonardo Da Vinci e Raffaello, due grandi artisti uniti da 500 anni in musica

Lago di Lecco, ottobre 2019

di Riccardo Magnani

Come spesso racconto nei miei incontri in pubblico, l'importanza di studiare e conoscere Leonardo oltre i confini del personaggio come oggi viene trattato è legata al fatto che così facendo si apre la strada a nuove importanti interpretazioni circa il Rinascimento e gli artisti più importanti che lo animarono. 

Tra le molteplici attitudini artistiche, ne esiste una che viene inspiegabilmente relegata dagli studiosi a ruolo secondario, marginale, praticata dall'artista fiorentino, secondo chi ne ricostruisca le gesta, con un approccio quasi ludico, sperimentale. 

Alludo alle sue profonde conoscenze musicali, confinate appunto da chi le ha indagate a un qualcosa con la quale, invece, Leonardo si sarebbe "dilettato" a intrattenere la corte di Ludovico il Moro o a creare indovinelli e rebus goliardici, o ancora macchinari fantasiosi, come ad esempio il Cannone Musicale (in realtà un carillon che suonava un canone a quattro voci, come lo descrive lo stesso Leonardo, simile a quelli che nella nostra infanzia suonavano Fra' Martino campanaro e troviamo oggi sulle bancarelle turistiche di mezzo mondo). 

Come da tempo vado documentando, l'intera esistenza e opera di Leonardo sono state oggetto nei secoli di una azione di distrazione quasi sistematica, volta a restituirci oggi l'immagine di un personaggio posticcio, artefatto, risultato di presunzioni infondate e per questo molto diverso da quello che realmente fu o di cosa ci tramandò attraverso la sua arte e le sue opere. 

Lo stesso avviene nella considerazione dei passaggi inerenti la musica che Leonardo ci ha lasciato, e che spesso sono stati travisati. E con lui, quelli dei più grandi artisti del Rinascimento, Raffaello su tutti ...

martedì 10 febbraio 2015

Numerologia biblica (1,4,40,400)

Tratto da: "Numerologia biblica - Considerazioni sulla matematica sacra"
(Nereo Villa)

E' possibile "quantificare" l'amore, o il dolore, o il piacere o qualcos'altro che non si possa pesare materialmente? Se così fosse la quantità e la qualità delle cose potrebbero stare sul medesimo piano di misurazione, comparazione, osservazione.
Se esistesse per esempio un linguaggio che avesse numeri anziché lettere, ogni parola e quindi ogni significato in essa contenuto potrebbe essere "contato". Il pensiero potrebbe essere "pesato". In tal caso le parole "pensare" e "pesare" sarebbero parenti.
Ed è così.

Qualsiasi vocabolario etimologico lo può mostrare. Per questo motivo il soppesare e il pensare sono simili.

Ciò significa che deve esistere da qualche parte anche un linguaggio numerico.

Questo linguaggio numerico è più vicino a noi di quanto possa sembrare. Si tratta del linguaggio biblico. Si parla infatti di valori numerici delle lettere ebraiche, di "resoconto biblico" o di altre espressioni come il "rendersi conto", di "Numeri", di gematria (arte della decifrazione dei numeri), di parentela fra le parole gematria e grammatica ecc...

Sia nella lingua ebraica che nella lingua greca ad ogni lettera dell'alfabeto corrisponde un numero ...