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martedì 20 gennaio 2026

Il mistero cosmico di 3I/ATLAS

3I/ATLAS non smette di stupire. 

Il punto sulla situazione, di Sabrina Pieragostini

Un nuovo studio internazionale, coordinato dalla Johns Hopkins University e realizzato con la partecipazione di istituzioni di prestigio come l’Arizona State University, il Caltech e il Centro di Astrofisica di Harvard, ha analizzato le caratteristiche di questo oggetto interstellare, il terzo individuato dal 2017 ad oggi. 

Gli astrofisici hanno utilizzato immagini raccolte dal satellite NASA SPHEREx subito dopo il perielio (ovvero il punto di minima distanza dal Sole), raggiunto da 3I/ATLAS tra l’8 e il 15 dicembre 2025. 

Queste osservazioni hanno portato alla scoperta di una gigantesca anti-coda dalla forma a pera lunga circa 300.000 chilometri, oltre a sei pennacchi secondari di aspetto tondeggiante.

Una peculiarità mai riscontrata prima in altre comete...

martedì 10 giugno 2025

Buchi neri: sono davvero oggetti singolari?

Dall’11 al 15 novembre scorso, una ventina di astrofisici provenienti da tutto il mondo si è riunita a Trieste per discutere di buchi neri, ma soprattutto di oggetti ultracompatti alternativi ai buchi neri, che potrebbero risolvere una delle più grandi domande dell’astrofisica dopo Einstein: esiste davvero una singolarità oltre l’orizzonte degli eventi? 

Media Inaf ha intervistato Stefano Liberati della Sissa di Trieste
di Valentina Guglielmo (09/05/2025)

Il terreno nel quale devono incontrarsi e raccordarsi le due grandi teorie della fisica moderna, la relatività generale e la fisica quantistica, è il luogo più sconosciuto dell’universo: il centro dei buchi neri. Più precisamente, tutto quel che c’è dentro l’orizzonte degli eventi, il limite osservabile oltre il quale la luce stessa è catturata dalla gravità e non può più uscire, oggi conosciuto come singolarità. Il terreno nel quale si sono incontrati fisici di tutto il mondo per parlarne, invece, è Trieste. È successo nel novembre 2024, e dalla discussione è nato un articolo, pubblicato questa settimana nel Journal of Cosmology and Astroparticle Physics. Fra gli organizzatori dell’incontro e coautori dell’articolo c’è anche Stefano Liberati, nato a Roma e ora professore ordinario alla Sissa di Trieste. 
L’abbiamo raggiunto durante un meeting di lavoro a Bruxelles, per farci raccontare di più su questa discussione ...

mercoledì 15 gennaio 2025

Cosa c’è “fuori” dall’Universo e cosa prima del Big Bang?

Rispondiamo a queste domande che causano molta confusione: andiamo alla scoperta dell’Universo volando a miliardi di anni luce.

Se l’Universo è definito come tutto ciò che esiste, allora chiedersi cosa ci sia fuori rappresenta una forte contraddizione: il fuori semplicemente non esiste. 

Se invece parliamo dell’Universo osservabile, quella sfera delimitata dalla radiazione cosmica di fondo, allora ha senso dire cosa ci sia oltre questa impenetrabile barriera spaziotemporale, ma probabilmente non lo scopriremo mai, semplicemente perché da quelle regioni non arriva alcuna informazione ...

sabato 20 aprile 2024

La Terra non è rotonda

 
 di Massimiliano Capalbo

Sono due le etichette coniate dai giornalisti e appiccicate da chiunque e all’occorrenza (spesso per evitare il confronto) a chi non si allinea al pensiero dominante: no-vax e terrapiattista

Essendomi abbondantemente occupato della prima vorrei adesso passare alla seconda etichetta. 

La nuova ondata di razionalismo che pervade le coscienze di molti italiani in questi ultimi anni, e che li fa illudere di “appartenere ad un’élite privilegiata a cui è consentito di avere una vita, altrimenti, miserabile“ come afferma Gavino Sanna, presidente dell’Associazione dei Consumatori del Piemonte, ha sconfinato anche nel campo dell’astrofisica. 

Il terrapiattista, più del no-vax, è diventato il simbolo supremo dell’ignoranza e della paranoia che a turno interessa tutti gli esseri umani, obiettivo privilegiato di comici e “scienziati”. Lungi da me l’intenzione di prendere le difese di una categoria, questo blog non ha mai condotto battaglie ideologiche, ma ancora una volta si assume il compito di porre dubbi e perplessità sul cammino dei “forti delle proprie convinzioni”.

Magari qualcuno avrà un mancamento, qualcun altro resterà deluso ma i terrapiattisti in fondo non hanno poi tutti i torti: la terra non è rotonda ...

mercoledì 6 settembre 2023

Universo parallelo, temporalmente inverso?

 di Antonio De Comite

Lo afferma, in una intervista apparsa sul sito internet di Gizmodo, Jean-Pierre Petit, scienziato francese specializzato in meccanica dei fluidi, ex direttore di ricerca al CNRS francese, che lavora da anni su una “teoria della bi-gravità”, che si basa sull’ipotesi di una struttura dove l’Universo, denominato “Giano”, possiede “una parte anteriore e una posteriore”. Nel “retro” di questo “Universo Giano”, al passaggio, il tempo scorrerebbe all’indietro.
  
Gizmodo.fr: Più di quarant’anni dopo Sakharov, l’ipotesi di un universo parallelo ma temporalmente inverso riemerge a galla. Perché c’è più enfasi oggi che negli anni sessanta del Ventesimo secolo?

JJP: Nel corso del 2011 gli astrofisici Saul Permutter, Adam Riess e Brian Schmidt hanno ricevuto il premio Nobel per aver dimostrato che l’espansione dell’Universo, invece di rallentare, accelera. Ma questa osservazione solleva una domanda imbarazzante poiché questa accelerazione poggerebbe allora su una “energia oscura”, che rappresenta il 70 percento del contenuto dell’Universo, ma di cui nessuno può definire la natura e la composizione.

La sola teoria in lizza, attualmente, consiste di attribuire questa accelerazione alla “costante cosmologica” che è presente nell’equazione di Einstein e che tutti gli scienziati, fino ad allora, erano d’accordo nel pensare che fosse … nulla! ...

domenica 26 dicembre 2021

Viviamo all'interno di un Universo alieno? Astrofisico suggerisce una incredibile teoria

Il nostro Universo potrebbe essere il risultato di una forma usata da alieni tecnologicamente avanzati per trasferire il loro mondo.

Benché ci siano migliaia di testimonianze di avvistamenti UFO, incontri ravvicinati e, nei casi più eclatanti, rapimenti e esperimenti su determinati soggetti, la scienza ufficiale afferma di non avere nessuna prova che razze aliene stiano visitando il nostro pianeta. 

Esistono protocolli ben definiti in caso di contatto alieno, fino ad ora però mai applicati perché il contatto “ufficiale” non è ancora avvenuto. 
Una nuova incredibile teoria viene proposta dall’astrofisico Caleb Scharf, direttore di astrobiologia della Columbia University di New York.

Perché ancora non abbiamo incontrato gli alieni? 

Scharf risponde a questa domanda dicendo che probabilmente l’Universo stesso è extraterrestre
Probabilmente, ipotizza l'astrofisico, l’universo rappresenta il “cervello” di una razza aliena iper-avanzata ...

sabato 8 agosto 2020

"Prendiamoci cura della Terra perché non esiste nessun pianeta B''

di Amedeo Balbi

Il 24 dicembre 1968 William Anders, uno degli astronauti che partecipò alla missione dell'Apollo 8, scattò la foto che passò alla storia come Earthrise, letteralmente il sorgere della Terra. 

L'immagine fu ripresa dall'orbita lunare - la "passeggiata" di Neil Armstrong sarebbe avvenuta solo il 20 luglio del 1969 - e il nome che le venne attribuito si spiega facilmente: nello scatto la Terra appare parzialmente in ombra e ricorda il sorgere del sole osservato dal nostro pianeta. 

"E' stata definita la fotografia ambientalista più importante di tutti i tempi, perché ci ha fornito per la prima volta la rappresentazione del nostro pianeta solo, fragile, nel buio dell'universo".

A parlare è Amedeo Balbi, astrofisico, professore associato all’Università di Roma Tor Vergata, i cui interessi di ricerca spaziano dalla cosmologia alla ricerca di vita nell’universo. Lo abbiamo incontrato nel corso dei Visionary Days che si sono tenuti alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, dove 1500 under 35 hanno cercato di rispondere alla domanda: "Quali Forme per il Prossimo Pianeta?".

Qui Amedeo Balbi ha affrontato un tema caro da sempre al vasto pubblico (e non solo ai fan di Stanley Kubrick) ovvero se sia o meno immaginabile per l'uomo vivere su un pianeta diverso dalla Terra ...

domenica 24 novembre 2019

Così nascono i magneti più potenti dell’universo

Servendosi di estese simulazioni al computer, un team di astrofisici dell'Università di Heidelberg, della Max Planck Society, dell'Istituto di studi teorici di Heidelberg e dell'Università di Oxford ha dimostrato come la fusione di due stelle sia in grado di generare forti campi magnetici, arrivando alla conclusione che, se tali stelle esplodessero in supernove, potrebbero portare alla formazione di magnetar. Tutti i dettagli su Nature ..

di Maura Sandri

L’universo è permeato da campi magnetici. 

All’interno del Sole, ad esempio, vi è una zona convettiva nella quale il movimento del plasma genera continuamente campi magnetici. «Anche se le stelle massicce non hanno tali inviluppi, si osservano ancora forti campi magnetici su larga scala sulla loro superficie, di alcune decine di percento», spiega Fabian Schneider del Center for Astronomy dell’Università di Heidelberg, primo autore dello studio pubblicato su Nature.

Nell'immagine: La simulazione rimarca la nascita di una stella magnetica come Tau Scorpii. L’immagine rappresenta un taglio attraverso il piano orbitale in cui la colorazione indica la forza del campo magnetico e il tratteggio della luce riflette la direzione della linea del campo magnetico. Crediti: Ohlmann / Schneider / Röpke

Sebbene tali campi fossero già stati scoperti nel lontano 1947, la loro origine è rimasta finora un mistero. Oltre un decennio fa, gli scienziati hanno suggerito che in seguito alla fusione di due stelle potrebbero generarsi forti campi magnetici.

«Ma fino ad ora, non siamo stati in grado di testare questa ipotesi perché non avevamo gli strumenti computazionali necessari», racconta Sebastian Ohlmann del centro di calcolo della Max Planck Society a Garching, vicino a Monaco ...

giovedì 18 aprile 2019

L’informazione resta anche nei buchi neri

Secondo Anshul Saini e Dejan Stojkovic, l'informazione contenuta in un buco nero potrebbe non essere persa per sempre. 
I risultati del loro studio implicano che per un osservatore che si trovi al di fuori dell’orizzonte degli eventi è ancora possibile recuperare l’informazione e rappresentano un passo significativo verso la soluzione dell'ormai famoso “paradosso dell’informazione dei buchi neri”

di Corrado Ruscica

L’informazione contenuta in un buco nero potrebbe non essere persa per sempre. 

E’ quanto emerge da uno studio (2015) pubblicato su Physical Review Letters secondo cui per un osservatore che si trova al di fuori dell’orizzonte degli eventi è ancora possibile recuperare in qualche modo l’informazione.

I risultati rappresentano un passo significativo verso la soluzione dell’ormai famoso “paradosso dell’informazione dei buchi neri”, un problema teorico che ha impegnato i fisici per quasi 40 anni ...

lunedì 23 luglio 2018

La geometria dello spazio

Nassim Haramein

Vi siete mai chiesti da cosa sia prodotta questa realtà? Questa struttura atomica palpabile, che sembra così reale? Com'è possibile che dal nulla emerga tutto? 

Gli atomi sono composti per il 99,99999% di spazio, quindi risulta che quella che chiamiamo realtà è soprattutto spazio con una piccolissima oscillazione, una piccola fluttuazione vibratoria o, come descritto nella teoria quantistica, una forma d'onda che genera quella che chiamiamo struttura atomica.

Una persona può chiedersi, questa fluttuazione potrebbe essere una funzione dello spazio stesso? Lo spazio potrebbe essere veramente pieno invece che vuoto? Le strutture atomiche potrebbero essere solo il sintomo della fluttuazione dello spazio?

Questo non è nulla di nuovo; le civiltà più antiche credevano in una zuppa di energia onnipervadente incorporata nel tessuto dello spazio e più tardi molti dei grandi pensatori del mondo, inclusi scienziati come Albert Einstein, Nicolas Tesla, Buckminster Fuller e Walter Russell, hanno creduto in una energia onnipervadente alla base del tessuto dello spazio.

La premessa di questa ricerca è semplice; lo spazio non è vuoto, è pieno! ...

lunedì 27 aprile 2015

Il radiotelescopio di Parkes in Australia capta una radiosorgente che sembra artificiale

Da quanto i radiotelescopi puntano le loro gigantesche “orecchie” per catturare i segnali cosmici, sembra che un paio di volte questi apparati abbiano rilevato delle sorgenti artificiali. Il 15 agosto 1977 un radioastronomo dell’Ohio gridò “Wow!” dopo aver registrato un segnale di 37 secondi, concentrato sui 1420 megahertz, frequenza non usata per le trasmissioni sulla Terra. I segnali dallo spazio sono sempre su uno spettro più ampio e dai bordi frastagliati. 

Questa “pallottola radio” è la cosa più simile ad un messaggio di extraterrestri che abbiamo mai ricevuto.

Di recente Linda Moulton Howe ha riferito di una fonte radio che possiederebbe un pattern non riconducibile alle misure naturali finora note. L’astrofisico Michael Hippke ritiene che i segnali potrebbero non essere naturali.

Se si escludono gli attuali parametri dell’Astrofisica, allora "deve essere considerata solo l’ipotesi di una sorgente non siderale (di esseri senzienti o di unità artificiali), tanto più che la maggior parte delle esplosioni è stata osservata in una sola posizione dal radiotelescopio di Parkes.” Così si è espresso Michael Hippke, Phd, Istituto per l'analisi dei dati, Germania, a proposito di una singolare radiosorgente cosmica ...

martedì 12 marzo 2013

Tyche: gli scienziati cominciano a credere alla sua esistenza

Nel 1999, una coppia di ricercatori constatò che molte comete osservate, presentavano forti deviazioni in relazione alle orbite calcolate. Secondo loro, questo sarebbe provocato dal’attrazione gravitazionale di un pianeta quattro volte più grande di Giove, nascosto dentro il sistema solare.
Hanno battezzato questo grande oggetto col nome di TYCHE.

Nell'occasione, John Matese e Daniel Whitmire, legati alla Università della Lousiana-Lafayette, pubblicarono un articolo proponendo che solamente la presenza di un oggetto di grande massa dentro la nube di Oort, una regione circolare localizzata a quasi 1 anno luce dal Sole, poteva spiegare le anomalie viste nelle traiettorie delle comete provenienti da quella regione. Secondo gli scienziati, a causa della luminosità molto tenue e della bassissima temperatura, l´esistenza di Tyche poteva essere provata solo attraverso delle immagini a infrarosso e di quella regione spaziale e hanno atteso che il telescopio spaziale WISE, lanciato nel 2009, cominciasse a inviare le immagini.

Recentemente, a causa della divulgazione parziale di dati del telescopio WISE, la teoria di Matese e Whitmire è ritornata ad essere oggetto di speculazioni e dibattiti tra gli astrofisici. Questo a causa che la NASA ha confermato che la prima parte dei dati raccolti dal satellite, saranno divulgati ad aprile 2011 e la seconda parte dei dati sarà resa pubblica nel marzo del 2012. “esistono forti evidenze che esiste un grande oggetto in quella regione” ha detto Mantese. “Il tipo di deviazione nella orbita di alcune comete persiste. È possibile che sia appena una casualità statistica, ma questa probabilità diminuisce man mano che abbiamo più dati accumulati negli ultimi 10 anni”. Mantese spiega che la quantità di dati generati dal telescopio è immensa e che utilizzare e sfruttare questo banco di dati può significare un lavoro molto lungo. “Non abbiamo una previsione esatta, forse 2 o 3 anni fino a che possiamo trovare qualche cosa, ma se l´oggetto è lì allora lo troveremo”. Nel caso che Tyche esista realmente, secondo i due astrofisici, esso si troverà a 2,25 trilioni di chilometri di distanza. Sarebbe un oggetto gassoso e avrebbe un periodo di rivoluzione di 375 anni...