Visualizzazione post con etichetta Venere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Venere. Mostra tutti i post

giovedì 19 dicembre 2024

I misteri delle Veneri paleolitiche


Una spiritualità dedita alle pratiche sciamaniche, profondamente connessa ai cicli naturali, ai moti celesti e alle energie della terra. Un'unica cultura che nel Paleolitico superiore andava dall'Atlantico a Bering. Ma l'origine di queste statuette va cercata molto prima: in Marocco è stata rinvenuta una piccola venere risalente a 300-500 mila anni fa.

Il primo culto

Le cosiddette veneri sono un grande classico dell'arte preistorica. Visivamente, le più note al grande pubblico sono due statuette di 25 mila anni fa, quella trovata in Austria a Willendorf, realizzata in calcare, e quella rinvenuta in Francia a Brassempouy, scolpita nell'avorio. Entrambe si ricordano per il particolarissimo copricapo intrecciato (o pettinatura afro che sia), ma la prima rappresenta la tipica donna prosperosa che incarna la Dea Madre preistorica, mentre la seconda è una testina priva di corpo, fondamentale perché è fra le più vecchie rappresentazioni realistiche della figura umana. 

Tuttavia, la storia delle veneri pare essere iniziata molto prima. La venere ritrovata a Tan-Tan in Marocco è una statuetta in quarzite, alta circa sei centimetri, risalente a 300-500 mila anni fa. Fu trovata nel 1999 a una profondità di 15 metri, sulla riva sinistra del fiume Draa. Una scoperta che retrodata incredibilmente la comparsa di queste figure. Certo non è dato sapere se anche questa raffigurazione avesse un significato sacro come quelle che hanno caratterizzato il Paleolitico superiore, a partire da circa 40 mila anni fa. Sappiamo però che era ricoperta di ocra rossa e questo pigmento è strettamente associato ai riti sacri preistorici, veniva usato nelle sepolture da Neanderthal e Sapiens ed è poi stato utilizzato nell'arte rupestre, che è altrettanto connessa al mondo del soprannaturale ...

sabato 8 agosto 2020

"Prendiamoci cura della Terra perché non esiste nessun pianeta B''

di Amedeo Balbi

Il 24 dicembre 1968 William Anders, uno degli astronauti che partecipò alla missione dell'Apollo 8, scattò la foto che passò alla storia come Earthrise, letteralmente il sorgere della Terra. 

L'immagine fu ripresa dall'orbita lunare - la "passeggiata" di Neil Armstrong sarebbe avvenuta solo il 20 luglio del 1969 - e il nome che le venne attribuito si spiega facilmente: nello scatto la Terra appare parzialmente in ombra e ricorda il sorgere del sole osservato dal nostro pianeta. 

"E' stata definita la fotografia ambientalista più importante di tutti i tempi, perché ci ha fornito per la prima volta la rappresentazione del nostro pianeta solo, fragile, nel buio dell'universo".

A parlare è Amedeo Balbi, astrofisico, professore associato all’Università di Roma Tor Vergata, i cui interessi di ricerca spaziano dalla cosmologia alla ricerca di vita nell’universo. Lo abbiamo incontrato nel corso dei Visionary Days che si sono tenuti alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, dove 1500 under 35 hanno cercato di rispondere alla domanda: "Quali Forme per il Prossimo Pianeta?".

Qui Amedeo Balbi ha affrontato un tema caro da sempre al vasto pubblico (e non solo ai fan di Stanley Kubrick) ovvero se sia o meno immaginabile per l'uomo vivere su un pianeta diverso dalla Terra ...

martedì 12 maggio 2020

Antiche conoscenze geografiche

di Mauro Paoletti

"Chiunque abbia costruito la grande piramide sapeva in che modo disegnare ottime carte celesti con cui calcolare la longitudine e tracciare carte geografiche, per affrontare qualsiasi viaggio attraverso continenti e oceani." 

Così scrive Peter Tompkins nel libro "I segreti della grande piramide", Horizon 1971.

Sembra anche che ai tempi del Faraone Necao, navigatori egiziani abbiano doppiato il Capo di Buona Speranza e superato l'equatore. Lo proverebbe la frase: "perché il sole dava a Nord", riportata in alcuni documenti. A Venezia è conservato un planisfero del 1459 che raffigura il Capo di Buona Speranza scoperto da De Gama solo nel 1497 (1). Sul planisfero esiste un'annotazione in lingua fenicia riguardante le Isole di Capo Verde, di un viaggio effettuato nel 1420 e la raffigurazione di un vascello cinese.

Certamente le conoscenze geografiche dei popoli che ci hanno preceduto erano molto più vaste di quanto noi riteniamo; la spiegazione nell'esistenza di un'antica razza di navigatori che lasciò in eredità documenti, in seguito ricopiati dai loro successori in quanto ritenuti validi per affrontare viaggi sicuri.

Le famose "portolane", ossia carte di navigazione tracciate sulla base di esperienze dirette, disegnate da cartografi del tredicesimo secolo grazie all'aiuto della bussola, che rappresentavano solo zone delimitate e servivano alla navigazione in piccoli mari, dove, di solito si poteva avvistare la terra nell'arco delle ventiquattro ore. Usando la bussola si poteva seguire una rotta prestabilita, per questo tali carte si chiamavano anche "carte da bussola"...

giovedì 16 maggio 2019

Una città sopra le nuvole di Venere?

Secondo la N.A.S.A. è possibile.

Venere potrebbe rivelarsi il giusto sostituto per il nostro pianeta. O meglio, le nuvole al di sopra del pianeta!

A sostenerlo è Geoffrey Landis, ricercatore della NASA che ha esposto la sua teoria per la prima volta nel 2011, nel corso di una conferenza sull'esplorazione spaziale ad Albuquerque.

Da quel giorno Landis ha conquistato sempre più sostenitori, tanto che, lo scorso ottobre due colleghi della nasa hanno progettato la missione HAVOC.

HAVOC prevede un’esplorazione preliminare di 30 giorni attorno alla cintura del pianeta Venere, grazie all'ausilio di velivoli a energia solare e giganteschi palloni aerostatici.

Seguiranno poi diverse analisi per capire se è possibile vivere al di sopra di questo pianeta.

Sono in molti a pensare che sarà Marte l’“erede” della Terra, tuttavia gli scienziati chiedono che le ricerche si concentrino anche su Venere ...