mercoledì 14 settembre 2011

Responsabilità e Giudizio

Catherine


Nell'affannosa ricerca di sé stesso l'uomo si è inventato di tutto e di più: gli oroscopi, la magia, gli oracoli, le religioni con espiazione e/o confessione dei peccati, la psicanalisi, lo yoga etc ...

Ma non ha mai del tutto compreso che da soli questi mezzi non bastano, e che finché si aspetta una soluzione indicata da qualcun altro, una ricetta già pronta, non arriverà da nessuna parte.

Le risposte alle antiche domande non si trovano all'esterno di noi stessi, è solo che ci sembra più facile cercarle fuori. Così facendo ci togliamo il fardello della responsabilità.
E ci togliamo anche l'onere del giudizio.

Giudicare o non giudicare, questo è il dilemma.

La maggior parte delle religioni, “spiegate” dai loro sacerdoti, ci ha sempre ripetuto instancabilmente che i seguaci/fedeli non devono giudicare. Mai.
Da una parte sembra corretto, fermo restando che Dio il Padre sappia tutto e quindi sia l'unico abilitato a giudicare ogni essere vivente. Dall'altra sembra che nel seguire tale consiglio/monito, l'umanità si sia ridotta a un branco di pecore incapaci di sapere individualmente chisono e ormai quasi totalmente sprovviste del senso di responsabilità.
Vediamo perché....

Premetto che sicuramente non abbiamo nessun diritto di giudicare ciò che non conosciamo. Non possedendo tutti i dati possibili senza dubbio sbaglieremmo.

Quindi è impossibile per un individuo giudicare un altro individuo, perché non potrebbe mai conoscerlo nella sua integralità mentale e spirituale, leggere i suoi pensieri o sapere senza ombra di dubbio cosa succede nella sua coscienza ..

Potremmo soltanto avere dei pre-giudizi nei suoi confronti, ma non sarebbero la Realtà. Senza contare che tali pregiudizi nascono per lo più dal proprio vissuto, vanno erroneamente attribuite all'altro, il quale spesso non c'entra affatto e ha solo la colpa di rimandarci inconsapevolmente alle proprie problematiche.. E oltretutto per noi stessi cambierebbe ben poco sapere che un tale sia buono o cattivo, o che abbia dei valori, una coscienza o quant'altro. Del resto potrebbe anche fingere, ma in quel caso il problema è e rimane soltanto il suo.

Ciò che potremmo tentare di fare è giudicare le azioni altrui, in quanto le azioni hanno un impatto in qualità/quantità anche sugli altri, ma qui bisogna tener presente che esiste un certo margine di insicurezza, mancando l'assoluta certezza sulle motivazioni che hanno provocato dette azioni. Potrebbero esserci delle attenuanti come anche delle aggravanti, intenzione di nuocere, oppure no.

Inoltre sappiamo bene che affidarsi alla macchina giudiziaria umana (non essendo Giusta) è una lotteria..

Un'azione invece più semplice e alla portata di (quasi) tutti e che (quasi) tutti dovrebbero praticare sarebbe quella di giudicare l'attività della specie umana nel suo insieme; i risultati sono evidenti e sotto gli occhi di tutti, anche se qualcuno si rifiuta ostinatamente di vederli.

Chi è capace di discernere la valenza effettiva di tali attività potrebbe segnalarla a chi non l'ha ancora vista con occhi oggettivi, cercando nel contempo, cosa non facile, di sfuggire alla trappola insidiosa della programmazione mentale indotta da famiglia, scuola, religione, media, etc ...

Per ottenere tale capacità rimane tuttavia un'unica mossa da compiere, e questa dovrebbe essere alla portata di tutti: l'autoanalisi e il conseguente giudizio di se stessi. L'unica persona che abbiamo l'opportunità di conoscere a fondo siamo noi stessi. Basta un po' di buona volontà.

Solo sapendo chi siamo possiamo andare avanti con più chiarezza. Ce lo dobbiamo. E lo dobbiamo a chi amiamo.

Chi non sa chi è non può avere un sano rapporto con se stesso, e ancora meno con gli altri. Figuriamoci col mondo ..

Chi pensa che basti “fare il bene” intorno a sé, tramite azioni caritatevoli come ci viene insegnato dalla religione, spesso non fa che fuggire da se stesso, spostando i propri conflitti verso l'esterno e, in assenza di discernimento oggettivo, prima o poi perde il senso di ciò che sta facendo. E, peggio, spesso finisce preda di chi dirige il mondo e lo aiuta più o meno consapevolmente a combinare guai su questo pianeta.

Inculcare l'abitudine generica del “non giudicare”, è una tattica insidiosa che può anche portare alla non conoscenza del sé, con la conseguenza di un rapporto distorto con l'esterno.

Somiglia molto a una forma di controllo sulle persone, convincendole che non ne sono capaci. E finiscono inevitabilmente col giudicare soltanto ciò che invece non dovrebbero, cioè gli altri.

Giudicare se stesso non è un azione egoista, ma al contrario una prova di grande consapevolezza. 
Fa di noi esseri più maturi e responsabili, che camminano senza il bastone delle leggi, civili o religiosi, e ci rende capaci di vivere nel rispetto di se stesso e altrui. Se sappiamo cercarla, quella legge divina si trova già dentro di noi. E' il semplice Amore, che ci ridà lo sguardo limpido di un bambino .. 


L'incontro con se stessi
è una delle esperienze più sgradevoli 
alle quali si sfugge proiettando 
tutto ciò che è negativo sul mondo circostante. 
Chi è in condizione di vedere la propria ombra 
e di sopportarne la conoscenza 
ha già assolto una piccola parte del compito. 

(C. G. Jung) 




5 commenti:

  1. Catherine
    hai scritto benissimo.
    La consapevolezza interiore e l'introspezione, la capacità di stare in solitudine (non "isolamento") e di meditare, sono l'unica chiave per riuscire ad "amare".
    Perchè alla fine si parla sempre d'amore ovvero della voglia di condividere con gli altri la propria gioia di vivere.
    Ciao.

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  2. Grazie Gianni. Sono sicura di essere ignorante su tante cose ma questa è per me una certezza: senza Amor proprio, che vuol dire soprattutto conoscenza e quindi rispetto di sé, non può esistere l'Amore per gli altri.
    E' un finto amore quello insegnatoci principalmente dal clero, un buonismo di facciata, e ci sta portando dritto all'autodistruzione.

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  3. Condivido tutto. Aggiungerei due particolari a questa analisi perfetta. La mia esperienza mi fa sottolineare che siamo tutti collegati, ogni nostra azione comporta una reazione che poi si espande se uno ha la capacita può verificare questo stando il più possibile nel qui-ora. Secondo sono propenso a credere che neanche DIO ci giudica come sostiene Neal Donald Walsh in conversazioni con Dio

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