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martedì 7 luglio 2026

Il Cavallo di Nietzsche

di Lorenzo Merlo 

L’opinione più diffusa sul “Dio è morto” di Nietzsche è costretta da una interpretazione lineare, pari a quella che ognuno di noi può formulare, per esempio, quando vogliamo invocare le ragioni della decadenza valoriale o spiegare quelle di un comportamento efferato. Essa è pari al concetto cattolico di “fuori dalla Grazia di Dio”. 
Ma il Dio è morto del filosofo tedesco è di altra caratura ed allude alla perdita del proprio sé e del relativo potere creativo (“Volontà di potenza”), ridotto all’io, essenza del “Ultimo uomo”. Un uomo in cui è morta la consapevolezza della natura divina di cui è espressione, uccisa dalla fede o concezione del Dio esterno, che maldestramente maledice e invoca in funzione del proprio spropositato egocentrismo, fulcro della misconoscenza di tutto, tranne che dei piccoli saperi tecnico-specialistici, per inseguire i quali ha abiurato all’anima.

[L’articolo utilizza più volte il termine “consapevolezza” secondo la seguente accezione:
Consapevolezza, la cui natura non ha carattere cognitivo-massificabile, il cui processo di reificazione non sta né consiste nella comprensione intellettuale. Si tratta invece dell’avvento di un evento ri-creativo-individuale, non metafisico, ma carnale, non acquisibile, non codificabile né protocollabile e né trasmissibile. Chi vuole provare a trasmettere consapevolezze può rivolgersi alla maieutica non certo al metodo, alla metafora, non alla frammentazione dell’analisi, al tutto non alle parti.] ...

lunedì 11 maggio 2026

Icone

Muntadhar al Zaidi era un oscuro cronista di un’emittente televisiva di Baghdad. Poi, nel 2008, è assurto agli onori dei media per aver tirato una scarpa a G.W. Bush, durante la conferenza stampa in cui il presidente USA, ormai in odore di licenziamento, affermava che l’Occidente aveva portato la democrazia e la pace in Iraq. 

Condannato per il suo gesto a tre anni di prigione, al Zaidi è diventato l’icona della ribellione spontanea, non tanto dell’islamico contro l’occidentale, quanto dell’uomo comune che si rivolta contro un potere globale che spaccia il liberismo per libertà, la speculazione per capacità imprenditoriale, il consumismo per benessere, la guerra per azione di pace e non per quello che essa realmente è: portatrice di morte e miseria. 

Che il lancio della scarpa di al Zaidi non sia stato un gesto razzista, religioso o ideologico, lo prova il fatto che il suo exploit è stato emulato da persone di varia collocazione sociale e confessionale, in luoghi e situazioni diverse, ma sempre aventi come bersaglio l’uomo di potere quando questi vuol far credere di essere terziario francescano, laddove è stretto parente di Jessie James. 

E poiché al vertice della piramide del potere mondiale si sono insediati gli Stati Uniti d’America, succede che il loro presidente incarni la perfetta icona contro cui indirizzare gli strali delle più articolate contestazioni...

domenica 1 marzo 2026

Lavorate di meno e vivete la vita: darete il via ad una grande rivoluzione sociale.

 
Ben consapevole che non tutti abbiano la possibilità di realizzare una "utopia" del genere, credo sia importante tenere ben presente il concetto.
Catherine


di Mirco Mariucci

Licenziatevi, se potete! Vendete il vendibile, riducete al minimo le spese, comprate un pezzo di terra, mettete da parte una somma di denaro che vi consenta di vivere e lasciate al più presto il mondo del lavoro.

E se proprio non potete fare a meno del reddito derivante dalla vostra quotidiana schiavitù, chiedete un part-time.

Quando sarete vecchi o malati, e realizzerete di non avere più tempo o forze per vivere la vita, rimpiangerete amaramente di aver sprecato la maggior parte del vostro tempo per il lavoro.
E purtroppo non ci sarà più niente da fare, se non consigliare agli altri di non ripetere il vostro errore.

Solo allora, forse, comprenderete che sarebbe stato decisamente meglio vivere liberi e felici, piuttosto di ridurvi ad essere degli insignificanti e sostituibili schiavi al servizio del capitale...

giovedì 18 settembre 2025

Civiltà futura: il piano che spaventa (e affascina) i futurologi

di Gianluca Riccio*

La civiltà futura perfetta esiste già. 

Nei modelli delle Nazioni Unite (la famosa “Agenda 2030” diventata un totem per favorevoli e contrari), negli studi del MIT, nelle simulazioni al computer dei climatologi. Tutto calcolato, tutto pianificato: energia rinnovabile, cooperazione globale, fine delle disuguaglianze.

Funziona sempre, nei test. Fallisce sempre, nella realtà. Non per problemi tecnici: per problemi umani. Perché l’ingrediente che manca in ogni utopia perché non diventi una distopia non si può sintetizzare in laboratorio.

I nove pilastri della civiltà futura “perfetta”

Immaginate una civiltà che affronta prima i problemi globali: cibo, acqua, alloggi, energia e istruzione per tutti prima di lanciarsi nell’esplorazione spaziale. Un mondo con migrazione libera, dove le persone possono vivere e contribuire dove preferiscono. Un linguaggio comune per facilitare la collaborazione. Innovazione aperta e tecnologia al servizio della società e della natura. 
Una pianificazione coordinata su scala mondiale...

martedì 9 settembre 2025

U-TOPIA

 
 di Vincenzo Zambone, fisico (13/101960 - 13/08/2021)

Nelle discussioni di ogni genere via internet mi capita spiacevolmente di incontrare con frequenza maggiore del conveniente (che sarebbe: zero) il commento: "Questa è utopia".
Peggio che mai, di solito la valutazione viene riferita alle mie proposte.
Profondamente commosso da tale miserevole condizione (che non è la mia, bensì quella del visionario di turno che vede utopie, quali "irrealizzabili", nelle descrizioni altrui), ho deciso di affrontare in senso generale l'argomento.
Cominciando dall'etimologia del termine, via sicura per ricostruire il significato originale autentico di ogni parola, come insisteva tenacemente il mio professore di greco antico, Sante Piccoli (il quale, a suo modo, era pur egli antico, ma pregevole).

U-topia (tòpos = luogo): luogo che non c'è.
Come casa tua prima di essere costruita.

Nel mondo artificiale non c'è niente salvo che il risultato di ciò che si fa...

domenica 11 agosto 2024

Smettere di lavorare

 di Davide Ragozzini

Questo tempo è il tempo che impone cambiamenti radicali del pensiero, del costume, delle abitudini. 
Impone lo sviluppo di capacità che ci consentano di avere una visione allargata, quanto meno in termini di possibilità, dell’universo e della sua multidimensionalità, delle nostre latenti capacità intellettive e spirituali. 
È il tempo che impone una rivisitazione degli schemi sociali, economici ma soprattutto è il tempo in cui urge la nascita di una potente pretesa della nostra libertà.

L’evoluzione, nella sua manifestazione, contraddistingue un individuo (o un piccolo numero) dalla moltitudine.
Non è mai il contrario.


Tutte le volte che accade, questo individuo è costretto a lottare con le idee e il costume diffuso e la moltitudine pretende da lui che si conformi e che soprattutto non comprometta, con le sue azioni o propagande, le loro”verità “ sulle quali arroccano le loro false certezze e le loro “comodità”, fatte spesso di ingiustizie.

Ma in lui fermenta e si agita una forza oscura che lo spinge inesorabilmente in avanti, talora procurandosi terribili sofferenze ma alla fine accade qualcosa che sembra sospinto da una forza soprannaturale: l’individuo riesce in qualche modo a stimolare l’attenzione della massa che lentamente passa da un torpore caratterizzato da scetticismo e incredulità, divenendo infine capace di innalzare la percezione necessaria a comprendere e ad accogliere la nuova visione ...

giovedì 29 giugno 2023

Albert Robida, un maestro dell'anticipazione

 
Da "Vingtième Siècle" (1883) o "i miracoli della scienza benefica" a "La Vie Électrique" (1892) o "le disavventure dell'apprendista stregone".

“Albert Robida (1848-1926) è stato il primo a saper illustrare un futuro in cui tutte le innovazioni tecniche, per quanto folli possano essere apparse ai suoi contemporanei, sono perfettamente integrate e utilizzate da tutti, naturali in una parola, in una civiltà futura.
Senza avere le conoscenze e i supporti scientifici di Verne, affidandosi alla sua fantasia e al suo intuito, è l'unico tra tutti gli anticipatori dell'Ottocento e dell'inizio del Novecento ad aver presentato in anticipo un quadro del nostro presente non troppo distante dalla realtà in cui viviamo oggi...
"
Pierre Versin.  Encyclopédie de l'utopie des voyages extraordinaires et de la science fiction. Lausanne, l'âge d'homme, 1972, articolo “Albert Robida”.

Robida scrisse il suo trittico (Le Vingtième Siècle, La Guerre au XXe siècle, La Vie Electrique) nel decennio 1880/1890, cioè in un contesto fortemente segnato dalla "elettromania", preceduto da un'intensa produzione di divulgazione scientifica e tecnica di cui Louis Figuier era uno dei protagonisti. Pubblicherà anche nella sua rivista La Science Illustrée: La Vie Electrique (dal novembre 1891) e Le Vingtième Siècle ...

lunedì 22 novembre 2021

La teoria del complotto

Non esiste alcun complotto. 
Oggigiorno il complotto è solo una parola sapientemente presentata e spacciata al posto di un'altra, così da deviare, come al solito, l'attenzione della gente dal reale problema. 

di Aramires Araras

C'è una corruzione semantica: si usa abilmente la parola complotto quando si dovrebbe usare il termine da sempre utilizzato, cioè sfruttamento.

Ed è chiaro. La parola complotto è più astratta, più ad effetto, più intrigante, devia la mente delle persone e in qualche modo le affascina, le fa sognare creando quel clima di suspence da romanzo giallo, invita la gente a rincorrere le teorie più strampalate, più suggestive, costruite ad arte con le combinazioni più fantasiose che legano tra loro le coincidenze più distanti, anzi queste ultime le si vanno a cercare apposta, con affettazione per impressionare la gente. 

Si paralizzano in tal modo le azioni delle masse, che non sanno contro chi prendersela, così da nascondere i furbi di ogni tempo, quelli che guidano e sanno abilmente approfittare di questa situazione di degrado e ignoranza collettiva, alimentandola costantemente per avvantaggiarsene ...

mercoledì 25 dicembre 2019

Parole d'amore

Catherine

L'Amore non è soltanto un sentimento, è l'energia che lega l'universo, ha un potere immenso, definitivo e inesauribile. Trovata la sorgente dell'Amore possiamo anche dispensarlo fuori. Possiamo sommergere il mondo sotto un oceano di Amore. Ne ha un bisogno urgente il mondo, ancora più che della scienza, delle tecnologie, del denaro!


L'Amore non può sbagliare se è sincero, prima di tutto verso sé stessi, perché per ogni azione intrapresa con Amore indicherà sempre la strada del cuore e quindi della giustizia. L'Amore può risolvere tutto ..

Il mio augurio per ognuno è di trovare sé stesso, poiché è in NOI che si trova la fonte essenziale di Amore. Non serve chiederlo o cercarlo fuori, fuori c'è soltanto ciò che noi emaniamo, ciò che noi creiamo. L'Amore non si ruba, non si mendica, non si arraffa, non si usa, si dona soltanto. E ne siamo ricchi, tutti, spesso senza saperlo. 

Parole sagge e senza tempo quelle di Osho Rajneesh.
Parole da ricordare ancora una volta, alle soglie di questo ennesimo e simbolico inizio di un nuovo anno gregoriano.
Auguri di cuore!


"Voi potreste essere l'ultima generazione a cui è possibile ribellarsi. Se non vi ribellate potrebbero non esserci più opportunità: l'umanità potrebbe essere ridotta allo stato di robot. Quindi ribellatevi, finché siete in tempo." ...

martedì 16 ottobre 2018

Un altro mondo è possibile. Lettera dalla Kirghisia

Un paese dove si lavora tre ore al giorno, dove non ci sono scuole, ma “valli della vita”, dove al compiere dei 18 anni ognuno riceve dallo Stato una casa da abitare, dove si mangia tutti insieme in lunghe tavolate che riservano sempre un posto in più, perché “chi arriva deve avere la sensazione che gli altri, tutti gli altri, lo stavano aspettando.”

Questo paese è la Kirghisia. Esiste davvero o è un luogo immaginario? Non importa saperlo: se lo puoi pensare, allora esiste.

Silvano Agosti, regista e scrittore, l'ha pensato e visitato e, da lì, ha inviato lettere agli amici, dove racconta il suo viaggio attraverso questa terra ideale; tanto ideale quanto semplice nelle sue regole. Le dieci Lettere dalla Kirghisia (giunto alla sesta edizione) sono la possibilità di un altro mondo, fatto a misura di donne e uomini.

In Kirghisia, il tempo non è denaro, ma un tesoro prezioso da spendere con gli altri; il lavoro non è una costrizione, ma l'espressione della propria creatività; la scuola non esiste, perché per imparare è sufficiente giocare, confrontarsi, sbagliare, essere liberi. Chi ruba non viene carcerato o condannato, ma deve vestire di giallo per il periodo equivalente a quello che, altrimenti, dovrebbe trascorrere in cella, perché “la sola condanna possibile è la consapevolezza del delitto.” ...