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martedì 7 luglio 2026

Il Cavallo di Nietzsche

di Lorenzo Merlo 

L’opinione più diffusa sul “Dio è morto” di Nietzsche è costretta da una interpretazione lineare, pari a quella che ognuno di noi può formulare, per esempio, quando vogliamo invocare le ragioni della decadenza valoriale o spiegare quelle di un comportamento efferato. Essa è pari al concetto cattolico di “fuori dalla Grazia di Dio”. 
Ma il Dio è morto del filosofo tedesco è di altra caratura ed allude alla perdita del proprio sé e del relativo potere creativo (“Volontà di potenza”), ridotto all’io, essenza del “Ultimo uomo”. Un uomo in cui è morta la consapevolezza della natura divina di cui è espressione, uccisa dalla fede o concezione del Dio esterno, che maldestramente maledice e invoca in funzione del proprio spropositato egocentrismo, fulcro della misconoscenza di tutto, tranne che dei piccoli saperi tecnico-specialistici, per inseguire i quali ha abiurato all’anima.

[L’articolo utilizza più volte il termine “consapevolezza” secondo la seguente accezione:
Consapevolezza, la cui natura non ha carattere cognitivo-massificabile, il cui processo di reificazione non sta né consiste nella comprensione intellettuale. Si tratta invece dell’avvento di un evento ri-creativo-individuale, non metafisico, ma carnale, non acquisibile, non codificabile né protocollabile e né trasmissibile. Chi vuole provare a trasmettere consapevolezze può rivolgersi alla maieutica non certo al metodo, alla metafora, non alla frammentazione dell’analisi, al tutto non alle parti.] ...

sabato 6 aprile 2024

Possedere la verità


di Piero Cammerinesi

Mi sono sempre chiesto da dove nasca questa pervicace, ostinata e apparentemente inarrestabile tendenza a prevalere sull’altro con la propria interpretazione di un fatto, di un avvenimento o di una visione del mondo.
A voler aver ragione, a voler possedere saldamente la verità.

Vi incappano anche i più disincantati, coloro che dovrebbero sapere che, in fondo, ognuno ha la verità che è in grado di accogliere e che, quindi, non ha senso alcuno cercare di convincere chi possiede già una propria convinzione.

Il problema è particolarmente ‘sensibile’ quanto più ci allontaniamo dal ‘sensibile’ – perdonate il gioco di parole – vale a dire che tanto più abbiamo a che fare con concetti non concreti, misurabili, tanto più la tendenza a voler avere ragione, con la propria interpretazione, si fa prepotente ...

martedì 28 agosto 2012

Così parlò Zarathustra

Dell’albero sul monte.

L’occhio di Zarathustra aveva visto che un giovinetto lo evitava. E una sera, mentre andava da solo per i monti che circondavano la città detta “Vacca pezzata”, ecco: incontrò sul suo cammino questo giovinetto, che, seduto ai piedi di un albero, guardava con occhio stanco nella valle. Zarathustra afferrò l’albero, presso il quale il giovinetto era seduto, e disse:

«Se volessi scuotere questo albero con le mie mani, non ci riuscirei. Ma il vento, da noi non veduto, lo squassa e lo piega dove vuole. Sono mani invisibili quelle che più orribilmente ci squassano e ci piegano».

Allora il giovinetto si alzò, costernato, e disse: «Ecco che odo Zarathustra e proprio ora pensavo a lui». Zarathustra replicò: «E per questo sei spaventato? – Ma è per l’uomo come per l’albero. Quanto più egli vuole elevarsi in alto e verso la luce, con tanto più forza le sue radici tendono verso terra, in basso, verso le tenebre, l’abisso – verso il male».

«Sì, verso il male! gridò il giovinetto. Come hai potuto scoprire la mia anima?».

Zarathustra sorrise e disse: «Certe anime non potranno mai essere scoperte, a meno che prima esse non vengano inventate».

«Sì, verso il male! – gridò ancora il giovinetto...